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STORIE E RACCONTI EROTICI

VIETATI AI  MINORI DI 18 ANNI

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L’AMORE PERVERSO

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VIETATO AI MNORI 18 ANNI.

L’AMORE PERVERSO.

 

 

Note:

"Ama e fa ciò che vuoi: se taci, taci per amore, se parli, parla per amore, se correggi, correggi per amore, se perdoni perdona per amore. Sia in te la sorgente dell'amore, perché da questa radice non ne può uscire che il bene".

Sant'Agostino (In Ep. Jo. 7, 8)

 

 

 Cap. 7 RIMORSO e RIFLESSIONE

 

Il mattino dopo Daniela si alzò presto, aveva dormito poco e male, mentre Alberto aveva ronfato in tutte quelle poche ore di sonno. Il primo pensiero fu su quello che era successo la notte prima e restò un attimo ferma nel letto a riflettere, poi si alzò e andò in bagno a prepararsi e truccarsi. Aveva un accenno di occhiaie dovute alla stanchezza che la rendevano più matura e sexy. Si truccò cercando di nasconderle. Quando uscì dal bagno se lo trovò davanti in piedi che la guardava sorridente.

“Vieni qui amore!” le disse.

Lei si lasciò abbracciare ma gli tenne il muso, accolse il suo bacio della buona giornata sulle labbra e uscì per andare in banca.

Era ritornata di nuovo la dottoressa Daniela, la signora direttrice, donna per bene, onesta,

rispettata e integerrima.

Durante la mattinata Alberto la andò a trovare in banca, le chiese se potesse fare una pausa caffè e parlare un po' con lei. Alberto la coccolava.

Lei avvisò il personale che usciva un attimo per un caffè nel bar di fronte.

“Come sei bella stamattina!” esclamò Alberto appena furono soli.

“Ehh sì! ...Con quello che ho passato stanotte!” rispose allusiva.

“Sei ancora arrabbiata?” chiese lui.

“Perché non dovrei esserlo? “disse irritata.” Mi hai lasciata sola in quel locale ad essere mostrata nuda a tutti e accarezzata da quel vecchio spregevole del tuo amico dottore e mi fermo qui...!” esclamò.

“Però ti è piaciuto!” fu la sua risposta pronta.

“Senti Alberto!... Ci siamo capiti né! ...” Disse risentita” Lasciamo stare questi discorsi. Non mi va di parlare di queste cose! Lo sai che sono a disagio, mi sono sentita umiliata. Sto male!”

“Vedrai che passerà!” rispose lui serio.

“Speriamo!” ribatté lei!

” Ne sono sicuro! “aggiunse lui.

A lei faceva rabbia Alberto perché minimizzava tutto, anche la sua emozione e sentimenti, per lui non era successo niente, era stato un fatto normale.

Si lasciarono con un bacino sulla guancia, lei l'aveva perdonato ma era arrabbiata e lo aveva fatto per amore, solo per amore e non per convinzione o per fargli piacere.

In ufficio però pensava spesso a quello che era accaduto, le venivano in mente le parole del

dottor Angelo” Ci rivedremo ancora!”

Passarono i giorni e Alberto per dimenticare tutto portò Daniela in vacanza assieme a sua figlia Sabrina e sua madre Matilde al mare a Spotorno.

“Ho prenotato una settimana di vacanza per tutti e quattro, due camere matrimoniali in albergo, una per noi e l'altra per mamma e Sabrina. Vengono anche loro” disse chiamando Matilde affettuosamente mamma sapendo di farle piacere.

Daniela, Sabrina e Matilde, le sue donne come gli piaceva pensare, dai 18 ai 65 anni.

Al mare sulla battigia, seduto sulla sdraio, lui guardava Daniela passeggiare in riva al mare

chiacchierando con sua figlia, osservava i loro corpi, quello di Daniela maturo e lo confrontava a

quello acerbo e adolescenziale di Sabrina, ne studiava le differenze, il seno, il sedere, le cosce, i fianchi. Soffermandosi anche sul suo ventre piatto, quasi incavato internamente dalla magrezza giovanile, e quello leggermente pronunciato quello di Daniela. Quanto all'altezza corporea, era più o meno uguale, molto più snella e appena più bassa Sabrina, con il suo culetto sodo e sporgente.

Daniela indossando un bikini classico, alto di vita e basso di gamba, riusciva a nascondere tutta la sua peluria sessuale ed a contenere il suo splendido sedere, il reggiseno a coppa ampia riusciva a racchiudere le grosse e superbe mammelle.

Aveva un corpo stupendo che esaltava eroticamente le sue forme adulte evidenziate dalla pancetta da signora borghese, bella e sexy, dal culo fantastico pieno e tenero e dalle cosce lunghe e affusolate, per non parlare del suo collo, snello, lungo e regale valorizzato dai lunghi capelli raccolti sulla nuca.

Il suo pudore al mare aveva del fantastico, quando si accorgeva di essere osservata sul pube con insistenza dagli uomini, per fuggire infastidita agli sguardi, si cingeva la vita con una grande asciugamano fasciandosi le gambe fino alle ginocchia come se fosse una gonna lunga.

Meravigliosa! ...Era erotica e affascinante nella sua moralità e pudicizia.

Sabrina appariva stupenda alla luce del sole come una cavallina per le gambe magre e lunghe e i suoi lunghi capelli legati a coda come quella di una giovane puledra docile e ubbidiente. Cadevano tra le spalle e sulla schiena su cui era stata spalmata la crema solare a proteggere la sua pallida e sensibile pelle.

La figura della giovane ragazza sprizzava sensualità e desiderio da quel suo corpo acerbo che stava per sbocciare come un fiore. Appariva longilinea, con gambe dritte ed un culetto da ninfa nibelunga scolpito sulla carne, accentuato e sodo come le due tettine giovani e sensuali che si delineavano sotto il costume.

Il suo sorriso candido, sia d'animo che di espressione, era in tono con la sua innocenza e pudicizia nel mostrarsi, nel parlare e nel muoversi.

Fantastica!... Era eccitante solo ammirarla.

E che dire della nonna, la signora Matilde.

Tutto sommato ancora desiderabile per un sessantenne o qualche giovane extracomunitario

disoccupato.

La donna vegliarda indossava un bikini classico, un po’ più ridotto di quello di sua figlia, forse di una misura minore di quello che avrebbe dovuto indossare. Quell’indumento delineava un ventre mollo, sporgente, ricco di adipe e smagliature, con il reggiseno copriva le grosse mammelle cadenti e probabilmente aveva la presunzione inconscia di mostrarle.

Lo slip, copriva e sosteneva un grosso sedere prominente e molle, tenuto su da due grosse cosce, posteriormente cellulitiche e lisce e pallide davanti, che la donna continuava a coprire di crema solare assieme alle braccia, il torace e il ventre.

Il viso era truccato pesantemente, nel patetico tentativo di essere piacente per nascondere le rughe e l'età, alle labbra portava un rossetto vistoso e due vistosi orecchini dorati ai lobi anche in spiaggia.

A differenza della figlia, alla vecchia madre piaceva essere ammirata, esibirsi passeggiando sulla battigia con il suo prosperoso corpo duttile e cedevole nei movimenti, tenuto su solo dal tessuto del bikini.

Il suo pudore da vedova si perdeva nel lasciarsi piacevolmente ammirare da anziani, dispensando sorrisi a chi la osservava. A differenza di sua figlia ne era soddisfatta quando gli sguardi maschili si posavano su di lei e la scrutavano.

Alberto scherzò e corteggiò sapientemente tutte tre, compresa la cavallina Sabrina e la nonna,

ciascuna nella giusta misura e rispetto, facendo sentire ognuna bella e importante per lui.

Esteriormente Alberto era tanto simpatico quanto perfido e perverso interiormente ma per loro

era amabile e gli volevano bene. Lui le considerava le sue donne e si sentiva il loro uomo … il loro futuro padrone.

Terminata quella vacanza rilassante e meravigliosa, servita ad approfondire i legami famigliari e riporre fiducia su di lui nonché rinsaldare il legame d'amore con Daniela facendole dimenticare ciò che era successo alcune settimane prima, ritornarono in città.

Era tornato il sorriso, suggellato da un abbraccio tra Daniela e Alberto, lei aveva dimenticato. Infondo si amavano e lui era il suo uomo, quello di prima, come piaceva e lo voleva lei, bello, giovane, desiderato e guardato dalle altre donne, educato e rispettoso sia di lei che della sua famiglia, il resto non le importava.

” Chi non ha qualche difetto intimo?” pensava.” Ci sono uomini che non toccano con un dito la moglie, la tengono chiusa in casa e vanno a prostitute e ci sono quelli come lui che la amano e la rispettano, ma hanno piacere nel mostrarla.

Meglio così com'è lui!” si diceva Daniela giustificandolo e accettandolo.

Ma il ricordo di quello accaduto le sarebbe ritornato molto presto.

Pochi giorni dopo il rientro dalla vacanza al mare, una mattina nel suo ufficio in banca, Daniela sentì squillare il telefono interno e vide lampeggiare il led riferente alla cassiera.

“Sì! “rispose “Mi dica!” esclamò all’impiegata.

“Dottoressa c'è un signore che vuole parlare con lei”

“Con me? ...Lo faccia parlare con Paola, la ragioniera. Veda cosa vuole e poi mi riferirà. Io ora non ho tempo”

“No dottoressa, dice che vuole parlare esclusivamente con la direttrice”

“Be' allora lo faccia aspettare, quando potrò lo riceverò” e posò la cornetta sull’apparecchio.

Era prassi non fare mai passare subito i clienti, ma farli attendere un poco.

Dopo 15 minuti prese la cornetta e chiamò l'impiegata” È ancora lì quel signore? “chiese.

“Sì, dottoressa!” rispose la cassiera.

“Lo faccia entrare allora!” Poco dopo senti aprire la porta del suo ufficio e dire dall’impiegata: “Prego si accomodi!” E richiudersi subito.”

Lei spostò gli occhi dalla schermata del suo computer su calcoli di finanza e abbassando appena la testa guardando da sopra gli occhiali da lettura per focalizzare la figura, le si gelò il sangue nelle vene.

Quell'uomo che si trovava davanti a lei era il dottor Angelo. La vista l’ha paralizzò ed il cuore

si mise a battere fortissimo, arrossì violentemente in viso e mentre il dottore si avvicinava lentamente alla sua scrivania, Daniela prese la cornetta, premette il tasto e disse all'impiegata di non voler essere disturbata assolutamente per nessun motivo.

“Buongiorno!” disse il dottore sedendosi senza invito nella poltroncina di fronte a lei. “Passavo di qua e ho pensato di venire a salutarla! ... Spero che non le dispiaccia?”

Daniela a disagio muoveva gli occhi e le mani in modo irregolare per l’agitazione mentre lui la osservava.

Nel suo ufficio Daniela si trovava di fronte l'uomo che l'aveva mostrata nuda a decine di persone e l'aveva masturbata davanti a loro.

Era imbarazzata, ma da donna intelligente cercò di mantenere la calma facendo finta di niente mentre lui continuava a parlare in modo pacato e gentile, gesticolando con la mano mostrando le sue lunghe dita, magre e nodose, proprio quelle dita che erano entrate nel suo sesso e nella sua vagina e l'avevano masturbata.

“Non mi ha detto se le fa piacere la mia visita dottoressa?” le chiese.

Daniela doveva rispondere correttamente, tenere il discorso a quel livello di civiltà, educazione e rispetto che c'era stato fino a quel momento e che il suo ruolo di direttrice le imponeva e lo fece con garbo, giocando sull'equivoco.

“È una visita professionale?” chiese imbarazzata e tachicardica.

“Oh no! ...È una visita di cortesia” rispose lui.

“Grazie allora!” rispose lei in evidente disagio.

E lui continuò “Dopo quella sera, non l'ho più vista e mi sono chiesto che fine avesse fatto e non potendo rivederla mi sono accontentato di guardare le sue foto. Bellissime!!”

“Che foto?” Chiese Daniela.

“Ma quelle fatte al circolo quella sera, ricorda i flash? ... Ma sì che le ricorda ne abbiamo anche parlato, ma già… lei era confusa. Quelle foto in cui lei era splendidamente nuda e si lasciava masturbare godendo”

Daniela arrossì ancor di più in viso, i palmi delle mani le sudavano, non riusciva a parlare e

farfugliò qualcosa di incomprensibile.

Il dottore non aggiunse altro, si alzò dicendo “Ora devo andare. Ho degli appuntamenti per delle visite da compiere” e allungando la mano in segno di saluto le disse soltanto” Spero di rivederla molto presto dottoressa. Mi venga a trovare nello studio!”

Lei si alzò e strinse la mano per cortesia in modo passivo e lasco con il disgusto sul viso avvertendo quel contatto viscido e perverso, ma anche elettrizzante nel sentire, nella sua mano sinuosa e curata, le dita scarne e nodose di quel vecchio perverso e depravato che stringeva la sua. Ripensando che erano entrate in lei, nella sua vagina e le avevano procurato piacere.

Quando il dottore uscì, Daniela si risedette esterrefatta e stordita sulla poltrona girevole osservandosi la mano.

D'improvviso prese il suo cellulare e chiamò Alberto in negozio: “Vieni subito in banca, ti devo parlare!”

“È successo qualcosa? “chiese lui.

“Ti ho detto di venire subito!... Io non posso muovermi e non voglio parlarne al cellulare”

“Va bene arrivo, calmati!” rispose Alberto.

Giunse dopo un quarto d'ora. Lo fece entrare subito nel suo studio e lo mise al corrente della visita e delle parole che le aveva detto il dottore ricordandole le foto con lei nuda.

“Mi ha detto che le ha ancora e le guarda spesso. Tu mi avevi detto che le avrebbe distrutte!”

“Se non lo ha ancora fatto, lo farà presto, te lo prometto, lo conosco, è un uomo di parola” Rispose Alberto.

Ma Daniela proseguì: “Mi ha parlato in modo sibillino. Mi ha fatto capire che vuole rivedermi, che intenzioni ha?”

“Non so!” rispose lui” Mi sembra strano, comunque parlerò io con il dottor Angelo. Sentirò

cosa mi dice”

Dopo la breve chiacchiera i due si salutarono dandosi appuntamento a casa come erano soliti fare da un po’ di tempo.

Il Mattino dopo Daniela tornò in ufficio, al suo lavoro da signora perbene, da direttrice bella e attraente, come sempre stretta nel suo tailleur, stavolta amaranto.

Ricevette l'abituale telefonata da Alberto, che le ricordava che l'amava sempre al di sopra di tutto e soprattutto” Del peccato” come diceva lui

Poi il lavoro e i suoi pensieri ma doveva riflettere e disse all'impiegata allo sportello di non essere disturbata per un'ora.

Abbassò la luce in ufficio, la penombra l'aiutava a pensare, a vagare serenamente nella memoria.

Osservò il vuoto, i mobili e gli scaffali attorno, tutti simmetrici, la loro simmetria era perfetta anche nel disordine, come lo era lei dentro sé stessa. Libri, carte, fogli, monitor e quadri alle pareti le passavano davanti agli occhi, la tendina veneziana alla finestra era tirata giù e lei si era seduta in quella grande poltrona di pelle nera girevole, dietro alla scrivania, dalla parte del comando, delle decisioni importanti.

Ma ora era lì per pensare e decidere su sé stessa. Nessun rumore oltrepassava i doppi vetri della finestra e l'imbottitura della porta di sicurezza.

Seduta sembrava non sentire l'angoscia che in certi momenti la pervadeva, in silenzio voleva fare ordine mentale, dare perfezione hai suoi pensieri, mentre con i suoi occhi azzurri, stringendoli e allargandoli sotto la concentrazione dei pensieri, emetteva una luce strana, che li faceva brillare.

Sapeva che se avesse voluto poteva scatenare le sue ire, diventare feroce, imponendo la sua morale a sé stessa e a loro, ma avrebbe potuto farlo con Alberto, non certo con il dottore che era un uomo potente.

Quindi si sarebbe sfogata sulla persona che amava, l'unica che era stata sincera con lei nell'esporre le sue particolarità sessuali, che la amava ed era contraccambiato da lei.

Sapeva che una sua reazione avrebbe fatto clamore e scalpore in città, sarebbe stata uno scandalo a cui non poteva sottoporsi, per lei stessa e per la sua famiglia. Sarebbe stata la sua rovina, la vergogna morale e l'umiliazione. Derisa e additata dalla gente, ed avrebbe avuto conseguenze anche professionali, prima con la sospensione dal lavoro, poi l'allontanamento in altra agenzia ed a seguire il licenziamento con grande gioia di qualche sua collega.

No! Doveva pensare dell'altro, un’altra soluzione.

Era pentita di quello che aveva fatto, di essersi lasciata andare, mostrare, toccare, da sconosciuti e da quel vecchio vizioso.

Ricordava le sue dita che l'accarezzavano e la penetravano, il suo sguardo freddo, da padrone, la masturbazione subita fatta in quel modo, in piedi davanti a lui e ad un pubblico depravato.

Sguardi viziosi, turbati, con Alberto spettatore che osservava e approvava.

Nervosa si alzò e iniziò a camminare per l'ufficio, si passò la mano tra i capelli e li accarezzò dolcemente, poi scese sul collo e prese la collana tra le dita e riflettendo iniziò a giocarci. Daniela era slanciata sui modesti tacchi di scarpe per ufficio e fasciata sobriamente nel tailleur che la faceva sentire una signora sicura di sé anche se dentro di sé vacillava. Sapeva di essere a un bivio e non pensava mai di doversi trovare nella condizione di dover scegliere tra il bene ed il male. Scegliere se continuare a vivere un amore perverso con Alberto, oppure lasciarlo e tornare ad essere quella di prima, single, soffocando l'amore e i sentimenti che vivevano in lei per lui.

In fin dei conti sentiva un'attrazione verso quelle trasgressioni anche se non voleva confessarlo a sé stessa. E poi la vicinanza di Alberto le dava pace, esaltazione e felicità allo stesso tempo e lo amava ugualmente anche se aveva quelle tendenze particolari. Lui era capace di portarla in un senso di irrealtà totale che a volte la faceva persino dubitare di essere veramente lei a fare ed accettare quelle cose, come se si sdoppiasse e in lei avvenisse una dicotomia mentale.

“Forse è il destino che ha voluto così” pensava.

Le loro affinità caratteriale erano sempre state ampiamente compensate da un'eccellente intesa erotica. Così, come contro ogni aspettativa iniziale la loro storia d'amore era nata e andata avanti, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, sempre più intensa e profonda fino ad arrivare quasi all’anno.

Daniela al risveglio alla mattina, quando ancora assonnata e stanca più della sera precedente, prima di alzarsi ed andare in bagno e prepararsi per andare al lavoro, osservava il corpo di Alberto al suo fianco e sentiva i suoi odori, i suoi respiri. Lo accarezzava mentre ancora dormiva ricevendo sensazioni tattili meravigliose a toccare quella pelle viva, bella, calda e giovane più di lei e lui, come un bambino si svegliava alle sue carezze.

Momenti belli, carichi di emozione e sensualità, teneri, che non voleva perdere, volendo continuare ad osservarlo, viverlo, toccarlo.

Capitava anche sul lavoro che dopo qualche ora che non lo sentiva o non lo vedeva, percepisse la sua presenza astratta e l’eccitazione aumentava per il desiderarlo e volerlo vicino, stringerlo e baciarlo.

In quei momenti, quando il sogno la pervadeva facendola fremere di desiderio, d’istinto, si toccava i capelli e se li accarezzava, come se fossero le mani di lui a farlo, in una trasposizione di emozioni fortissima.

Ritornava con la mente a quando era bambina, al mare con sua madre al sole a fare castelli di sabbia sulla riva, quando non doveva fare scelte ma le facevano i suoi genitori per lei.

Sospirava e si illudeva, sognando e ricordando.

Voleva come allora avere qualcuno che le potesse indicare un percorso di vita.

Ma ora doveva decidere da sola o con la mente o con il cuore, e non voleva farlo.

Se ascoltava la sua anima, doveva credere in lui e nascondersi tra le pieghe della realtà e dell'amore che gli offriva, sia esso convenzionale o no, ed accettarlo e stringerlo a sé, perché dato dal suo amore con dolcezza, affetto e peccato. Oppure avrebbe potuto rifiutare tutto e restare fedele al suo rigore, ai suoi principi e ai suoi valori morali?

Era una scelta rischiosa quella che si accingeva a fare. Ma rifiutare sarebbe stato distruggere tutto.

Sarebbe stato come lasciare l’anima e la ragione senza futuro, senza tempo, senza amore e sentimento, senza sogno e senza peccato.

Tutto questo ora era nei suoi pensieri, nei suoi dubbi, nei suoi occhi, e carcava di risolverli. La sua meditazione era ricca di contraddizioni, che si perdevano nel suo sguardo da signora borghese. Eppure da brava manager qual era, doveva trovare una soluzione, una terza via che soddisfacesse tutte e due. Lei e lui, il corpo e l'anima, e avrebbe reso tutto accettabile. Questa sarebbe stata la soluzione o forse un compromesso.

Ma i ricordi continuavano negativi. Passavano nella sua mente le mani di quel vecchio e perfido medico, assieme al ricordo delle persone sconosciute che la osservavano lasciarsi fare quegli atti libidinosi da quell'uomo perverso, e di Alberto fermo, impassibile tra gli spettatori ad osservarla come un semplice spettatore. Nonostante tutto, non riusciva ad odiarlo, lo amava.

Erano ricordi che poi si tramutavano a figurare il sorriso di sua figlia Sabrina e il volto di sua madre.

Accostamenti che non avrebbe mai voluto fare, ma che le venivano spontanei, involontari, inconsci, trovandosi ad amalgamare con la mente, il sacro con il profano, l'immagine pura e virtuosa dei suoi cari, della sua famiglia, con quella viziosa di quei perversi.

“Perché? Quando l'amore è in noi, supera tutto e al cuore non si comanda?... Allora è vero? “si

chiedeva.

Eppure c'era il perdono, il cuore le batteva forte per lui, sentiva d'amarlo anche se era stato complice del dottore e lei aveva ceduto agli eventi.

Quando la stringeva tra le sue forti braccia e la accarezzava dolcemente con quelle mani di seta, baciandola sul collo e sulle labbra, sentiva l'amorevolezza e una forte attrazione sessuale per lui, la sua giovinezza, il suo ardore nello stringerla e nel fare l'amore con vigore. Rifletteva anche sulle parole, pensando all'amore.

“Ma cos'è l'amore?” si chiedeva “Quante forme può avere una o mille?”

Ricordava l'amore giovanile per suo marito, i primi baci e il batticuore, a quando aveva concepito Sabrina, di quando la portava in grembo e quando crescendola nel suo ventre, nutrendola le deformava il corpo, la rendeva goffa e sfatta, eppure l'amava, amava quei momenti di quella sua trasformazione fisica a causa sua.

Ricordava quando l'aveva partorita, il dolore provato, le urla e poi la gioia e il pianto di felicità e quando i suoi seni maturi, gonfi di latte, come quelli che avevano avuto sua madre per lei, l'allattavano. Era amore anche quello.

E si diceva” Quello che sento per lui e mi brama le carni, il cuore e la mente è un amore diverso, sconosciuto, nuovo!”

Le creava ansietà il pensare che non c’era avvenire nell’amore senza lui, che in base alla scelta che avrebbe fatto, lo avrebbe vissuto solo al passato o al presente, senza futuro e l'affliggeva il sapere che da un domani non avrebbe più potuto vederlo, non avrebbe più creato segreti con lui.

Tutto questo l'angosciava, era un amore diverso quello che gli chiedeva di vivere lui e doveva scegliere tra questo e la sua intransigenza, il suo decoro, la sua decenza e il suo passato.

Ma era proprio il ricercare una terza via, il coniugare le due cose che le dava speranza e desiderio di non cedere a una di quelle due scelte e di continuare per trovare una terza soluzione.

Se avesse accettato la sua scelta, il suo futuro con Alberto sarebbe stato quello di esibirsi per altri, con lui consenziente e spettatore e forse giocare e fare sesso con loro, come fanno alcune donne della borghesia Italiana, e tutto questo con la sua disponibilità, il suo consenso, in silenzio e riservatamente.

Tutto sommato non le dispiaceva, avrebbe potuto gustarsi un piacere diverso che le dava i brividi e in fondo, dentro qualche angolo della sua mente lo desiderava, eccitandola. Ma aveva anche il dubbio di non sapere come avrebbe risposto a quel gioco una volta iniziato, cosa le avrebbe comportato il provare un piacere non voluto, ma accettato e goduto con altri, ma da donna pratica, erroneamente, era sicura di sé.

Si conosceva bene Daniela, e detestava i suoi desideri di sottomissione, non erano da lei accettarli, lei era una dominante per natura, nella vita e sul lavoro e si sentiva umiliata solo al pensare di averli.

Ripensava a quando costretta, si mise nuda davanti al dottore e alla sua imposizione di camminare di fronte a lui e ad altra gente, ubbidire arrendevole alle sue richieste. Tutto questo la sconvolgeva e la eccitava. Si sentiva in colpa verso sé stessa ed era andare contro i suoi principi per come si era lasciata umiliare, dagli altri uomini e dalle donne a cui era stata mostrata.

Ma sapeva anche, che non avrebbe mai avuto il coraggio di lasciare Alberto, preferendo rimanere e vivere vergognosamente nel peccato con lui, alla luce dei suoi occhi e della sua perversione.

Ma se accettava di soccombere per lui, mettere da parte tutti i suoi valori, il suo orgoglio, doveva essere solo momentaneamente e gli doveva parlare chiaro, dirgli che lei lo avrebbe fatto solo per un periodo limitato e per amore, solo per quello.

E doveva parlargli soprattutto di Sabrina e sua madre, non voleva assolutamente che sospettassero anche minimamente queste cose.

Il solo fatto che Alberto, quando scherzava con Sabrina, l'abbracciasse e si lasciasse abbracciare, la metteva a disagio ora che conosceva i suoi gusti.

Con Sabrina avrebbe dovuto essere rispettoso e lui glielo doveva promettere.

In un attimo nella sua mente ci fu un vortice di pensieri ed emozioni, poi tutto si appianò come un mare calmo e si disse “Si ho deciso! Accetterò!... Ma lo farò per lui e gli parlerò chiaro oggi pomeriggio.”

Il pomeriggio la banca chiuse alle 16.00 e gli impiegati uscirono alle 16.30, la cassaforte aveva la chiusura centralizzata, perciò non c'era pericolo, poteva fermarsi un'oretta oltre l'orario dicendo che doveva espletare del lavoro, come a volte faceva realmente.

Invece diede appuntamento ad Alberto che giunse puntuale verso le 17.00.

“Aspetta! Chiudo la porta metto l'allarme e andiamo nel mio ufficio.

Vieni accomodati.” gli disse quando entrò.

“Ehhh!! Come sei gentile stasera! ...Vuoi farmi qualcuno dei tuoi finanziamenti o vendermi qualche cedola della banca?” disse Alberto in tono scherzoso.

Daniela sorrise.

“No niente di tutto questo, voglio parlare di noi, della nostra vita e del nostro futuro. Ho riflettuto molto su quello che ho fatto e che mi chiedi di rifare, la prima reazione è stata quella di mandarti al diavolo.

Ma sai che ti amo, e nella riflessione è prevalsa la ragionevolezza “

“Bene!” Esclamò Alberto” Allora sei d'accordo! Ne sono felice, amore, ti assicuro che non ci saranno problemi, anche perché... “

Non fini la frase perché Daniela lo interruppe, severa e decisa, dicendogli:” Non interrompermi per favore! Sai che non mi piace essere interrotta, stammi ad ascoltare…”

“D'accordo!” rispose lui, acconsentendo.

“Ascolta! Ho deciso di provare a vivere l'amore in questo nuovo modo, come vuoi tu e piace a te! In modo sessuale e peccaminoso. Ma a delle condizioni precise e mi piace essere chiara” lo informò Daniela.  

“Sei proprio una bancaria! Lo sentivo che c'erano della condizione, delle clausole e postille!” disse lui ridendo, seduto nella poltroncina davanti alla scrivania.

“Ssssshhhhhhh!!! Non interrompere!” esclamò severa Daniela proseguendo: “Ti dirò la verità! Non ti nascondo che, anche se è disgustevole, sotto certi aspetti mi eccita compiere certe cose”

Alberto sorrise compiaciuto, ma lei proseguì seria.

“Ma lo faccio per te, solo per te!” esclamò decisa.

Alberto sorrise ancora dondolando il capo ma lei proseguì “Ti amo, come tu ami me, ed è stata una decisione sofferta e non c'è motivo almeno per non provare. Ora ti dico le mie condizioni. È una terza via tra me e te quella che ho pensato, che accorda il tuo modo di vivere con il mio.

Innanzi tutto, dovrà essere un gioco temporaneo, per un periodo che stabiliremo, un paio di mesi… tre forse.

Niente forzature. Solo esibizioni e atti libidinosi e basta e nessuno dovrà mai sapere niente. Sarà un nostro segreto e per favore, le foto che mi ha fatto quel vecchio perverso, …  il dottore, te le fai ridare perché voglio distruggerle io personalmente. Anche i file originali.

E non dovrà sospettare niente nessuno, soprattutto mia madre e Sabrina. È una specie di compromesso tra me e te, tra il tuo modo di intendere e vivere il sesso e il mio e conciliarlo con il nostro amore. Spero che ti vada bene!” concluse Daniela sospirando.

Lui esitò un attimo, rifletté velocemente. Non era quello che voleva ma sapeva che tutto stava ad iniziare e il resto sarebbe venuto dopo.

“D'accordo!” rispose” Mi sembra ragionevole” e sorridente fece per alzarsi e avvicinarsi a lei per baciarla ma Daniela lo fermò.

“Aspetta!... Non ho finito!” aggiunse con eleganza dicendogli il punto più perfido che riguardava lui direttamente: “Non ti offendere Alberto!... Ti ripeto, non offenderti e non prendere negativamente ciò che ti dico. È solo l'esteriorizzare una mia inquietudine. Quando sei con Sabrina, preferirei che non scherzaste in modo corporeo con strette e abbracci e che mantenessi verso di lei un comportamento fisico e mentale di distacco e di rispetto”

Ci fu un attimo di silenzio. Lui la guardò freddo e “Pensi che possa insidiarla?” rispose risentito.

“No! ...No assolutamente!... Non ho detto questo amore e non l’ho mai pensato. Calmati! ...Non fraintendere, ho piena fiducia in te e in Sabrina e potete stare anche da soli e fare passeggiate insieme. Quello che voglio dirti è che è solo per una tranquillità psicologica.

Sapere che io e te ci amiamo in un determinato modo, non convenzionale, mi crea disagio nel vedervi abbracciare anche se innocentemente.” Disse dispiaciuta di averglielo detto. “Cerca di capirmi, è una mia reazione inconscia. Ma ti ripeto, non offenderti, sai che ti amo e ho fiducia piena in te e puoi frequentarla quando vuoi”

Risentito interiormente, Alberto non rispose più, inghiottì il rospo e sorrise, faceva bene Daniela a preoccuparsi, lui sapeva bene cosa avrebbe fatto a quella verginella ma bisognava solo aspettare il momento giusto.

“D'accordo! Va bene! ... Accetto le tue condizioni, per un periodo di due mesi e poi vedremo e con Sabrina farò il bravo papà!” esclamò sorridendo.

Daniela sorrise anche lei, si alzò dalla poltrona e si avvicinò per baciarlo.” Lo sapevo che avresti capito!” le sussurrò felice.

“Certo!” Rispose lui.” Per te accetterei qualsiasi condizione, perché ti amo e ti voglio mia moglie al più presto. Questa intesa amorosa è il primo passo, anzi, il primo gradino verso qualcosa di nuovo… “disse perfido “Vivremo il nostro amore, senza forzature e obblighi e tra due mesi faremo un bilancio o io mi adeguerò a te o tu a me” concluse sorridente.

“Ohh ...sarai tu ad adeguarti a me!” rispose Daniela sicura, sorridendo.

Lui la guardò dall'alto con i suoi occhi di ghiaccio pensando che il primo passo era stato fatto, lei era una preda ambita e con l'aiuto del dottore l'avrebbe sottomessa per sempre rendendola schiava.

Daniela con quella scelta, aveva percorso un altro gradino scendendo nella sua degenerazione.

Alberto la osservava nella sua delicata femminilità mentre stringendola a sé per la vita lei inarcava la schiena un po’ indietro guardandolo in volto, pronta per condividere il piacere del bacio con lui. Muovendo la mano sfiorava i suoi seni e i suoi capezzoli turgidi sotto il reggiseno e la camicetta, mentre accarezzava il suo corpo teso e vibrante nel piacere di essere stretta da lui.

Daniela gli prese il volto fra le mani con la sicurezza che l'aveva sempre contraddistinta e cominciò a baciargli le labbra con lentezza, lui cedette e ricambiò il bacio. Si abbracciarono e strinsero forte e si diedero un lungo bacio passionale.

Sembrava una scena incredula, dopo quella discussione così perversa e degenerante dove lei contrattava la sua disponibilità sessuale alle particolarità richieste da lui, Daniela si abbandonò a un lungo bacio con ardore.

Era scandalizzata da sé stessa, da quello che aveva deciso, ma eccitata allo stesso tempo, quella trasgressione la intrigava e sorrise lasciandosi andare tra le sue braccia.

Era la prima volta che faceva una cosa del genere, comportandosi in quel modo facendo un simile accordo, ma era contenta, aveva trovato la terza via per conciliare tutto assecondando il loro modo d'amare così diverso tra loro ed era eccitata.

Si sentiva geniale pur non sapendo a cosa andava incontro.

La sua riflessione, i suoi pensieri, l'avevano portata a considerare ed accettare quella realtà come una trasgressione, un gioco.

Alberto gioiva, era caduta nella sua rete e con lo sguardo la fissava negli occhi, mentre lei pensava che quello sguardo così profondo e intenso fosse per amore, invece nella sua mente turbinavano pensieri strani, su di lei, su sua figlia e anche su sua madre.

Quel baciò frenetico e pazzo, era l'inizio di un amore perverso.

Alberto, fantasticava perversamente sui loro futuri incontri, sia che lui fosse stato presente o no, di come si sarebbe trasformata, da donna in carriera dominante a schiava sottomessa. Come molte donne era predisposta senza saperlo, se n'era accorto quella sera in casa quando indossò la lingerie intima e giocarono, e se ne era accorto anche il dottore al circolo da come vibrava ad essere esibita.

Era predisposta e lo capì anche lei provando dei brividi di eccitazione sulla pelle, per questo era timorosa ad accettare quell'accordo scellerato che inconsapevolmente l'avrebbe portata nella degenerazione più profonda, fisica e mentale.

Staccandosi da quel bacio ardente Alberto le sussurrò " Tesoro! ...Vedo che la nostra intesa ti ha rigenerato, vedrai che ti piacerà giocare e lo faremo alla tua condizione.”

Il suo sussurrò lasciava poco spazio all'interpretazione dell'accordo d'amore.

"E tu che ne pensi Alberto?" Bisbigliò maliziosamente a bruciapelo lei "Anche a te piace giocare...no? "

Alberto la guardò senza rispondere, le sorrise e la strinse a sé.

 

 

 

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