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STORIE E RACCONTI EROTICI
VIETATI AI MINORI DI 18 ANNI
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STORIE IGNOBILI

VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI.
LA MOGLIE INCINTA
NOTE:
“Rubare la moglie a uno stupido è come rubare granelli di sabbia su una spiaggia deserta.”
Ovidio.
DA UNA STORIA VERA.
Questa storia, per quanto possa apparire assurda e boccaccesca a chi legge è accaduta realmente qualche anno fa, con il risultato finale dell’accettazione di quello avvenuto.
Siamo la coppia di una famiglia cattolica molto praticante, coniugata da 18 anni, il mio nome è Mario, quello di mia moglie Anna, nel periodo in cui narro la storia Anna aveva 41 anni ed era una signora di una bellezza pulita, casalinga e materna, leggermente formosa senza apparire, con i capelli color castano scuro costantemente in ordine e sempre vestita in modo sobrio per non dire serio. Era ed è insegnate delle scuole medie nella cittadina limitrofa a quella in cui viviamo. Io in quel periodo avevo quarantatré anni, ero e sono impiegato comunale, un uomo normale. A detta di tutti prima eravamo una bella coppia e poi siamo diventati una bella famiglia con valori morali, di comportamento e di fede che abbiamo trasmesso ai nostri due figli maschio e femmina, Massimo e Giulia, di 15 e 13 anni. Vivevamo la nostra vita serenamente nella nostra comunità, in un paese di 2500 anime del nord Italia, una comunità parrocchiale cattolica frequentata anche dalla cittadinanza noi eravamo attivi e partecipi come tutti i nostri compaesani alle iniziative religiose.
Eravamo e siamo come tante altre famiglie cattoliche fondata sull'unione tra un uomo e una donna, genitori con figli che vivono i valori cristiani nel quotidiano, nella preghiera, la partecipazione alla santa messa, l’educare i figli alla fede, ai valori morali e alla responsabilità sociale e religiosa.
Le donne nella nostra comunità svolgevano e svolgono molteplici ruoli nella vita parrocchiale, in genere di lavoro volontario, partecipano alla pulizia e alla cura della chiesa e della sacrestia, all’abbellimento dell’altare con fiori fra una cerimonia e l’altra, alla santa messa, all’organizzazione di eventi, a progetti, a gruppi di lettura o formazione sociale e religiosa e a insegnare il catechismo ai ragazzi. Così pure la mia consorte compiva queste azioni e insegnava catechismo ai giovani. E tutte considerano questo lavoro e partecipazione di volontariato come un servizio al Signore e alla chiesa.
Negli anni spesso la curia vescovile organizzava viaggi in missioni religiose in Africa, con invio di donazioni, farmaci e persone per l’insegnamento dottrinale e a istruire i nativi alla costruzione di un villaggio, piccole case di legno e canne composte da chiesa, scuola, ambulatorio e abitazioni e non capanne come vivevano loro. Non era la prima che si organizzava avvenimenti del genere, avveniva ogni tre, quattro anni sotto la egida del nostro vescovo, con missionari, sacerdoti, suore e laici tutti volontari. Anni prima c’ero stato anch’io da solo senza mia moglie perché i bambini erano piccoli. Quell’anno c’era un'altra missione in Africa e la parrocchia ci aveva invitato entrambi, ma io non potevo partecipare per motivi di lavoro. Mia suocera era ormai anziana, non stava bene e non poteva seguire i ragazzi e siccome mia moglie era desiderosa di partecipare e compiere quell’esperienza anche spirituale oltre che fisica e rendersi utile insieme ad altre parrocchiane per il prossimo, in comune accordo decidemmo che sarei restato io a casa e avrei tenuto da solo i ragazzi e lei avrebbe preso parte e contribuito a quell’apostolato in Africa. Così visto che i figli oramai erano grandini e abbastanza indipendenti e vi erano altre parrocchie circostanti alla nostra cittadina a partecipare e a quella missione di volontariato ero tranquillo. Sarebbe stata guidata da Don Carlo il vice parroco della cittadina limitrofa, ed ero sereno, lo conoscevo appena, ma sapevo che era una persona seria e attenta ai problemi, ed era anche un buon confessore e tutte le parrocchiane compresa Anna i miei figli e io la domenica quando era in parrocchia ci rivolgevamo a lui per il sacramento della confessione.
Il nostro gruppo, quello in cui partecipava mia moglie con altre parrocchiane avrebbe fornito assistenza sanitaria, istruzione, formazione professionale e servizi di sviluppo sociale agli abitanti del posto e l'accesso ai servizi essenziali, come l'acqua potabile, l'igiene e l'istruzione. Mia moglie in missione avrebbe organizzato la scuola, i libri e insegnato e svolto un po' di catechesi... Il gruppo della nostra cittadina era composto da dieci donne e cinque suore, tre uomini sotto la direzione del viceparroco Don Carlo.
La partenza fu un’emozione e una gioia immensa per noi parrocchiani, come una festa per me che ero orgoglioso della mia consorte e lo era anche per lei, mia moglie che era la prima volta che partecipava a una missione volontaria in Africa, e dietro mio consiglio e di chi c’era già stato prima di lei, visto il caldo torrido del luogo, si era portata abiti leggeri, traspiranti, con capacità di mantenere freschi e proteggere dal sole. Tutti gli indumenti erano in tessuti naturali come cotone, lino e seta, e su mio e altri suggerimenti così fece, si portò abiti larghi e ampi, con maniche lunghe sulle braccia, gonne e qualche pantalone lungo per proteggere la pelle dal sole e dalle punture di insetti. Tutto di colore chiaro, bianco, beige e sempre dietro mio consiglio vista la mia partecipazione precedente, un cappello a tesa larga, oltre a occhiali da sole e scarpe a sandalo morbide e comode. Tutti indumenti e accessori leggeri, confortevoli e funzionali, che consentivano di muoversi liberamente anche sotto il sole cocente alle calde temperature africane.
Così dopo aver praticato i vaccini richiesti e preparata tutta la documentazione necessaria iniziò con felicità e partecipazione quel viaggio della speranza ed esperienza come volontaria missionaria che l’avrebbe arricchita anche interiormente spiritualmente, ma non mi sarei mai immaginato come sarebbe finito.
Arrivati in Africa, lei e le altre compaesane parrocchiane furono adibite a preparare una scuola a istruire chi c’era già e a formare e insegnare agli altri nativi quello che imparavano, cosa e come fare per leggere e scrivere, portando con loro quaderni, libri, penne, cartine geografiche a muro e materiale didattico raccolto con donazioni in Italia.
Inizialmente la missione doveva durare un mese, ma per problemi logistici e bisogni dei locali si fermarono 40 giorni. Eravamo sempre in contatto io e mia moglie, ci sentivamo tutte le sere con lo smartphone quando si riusciva che c’era campo e nella missione c’era segnale satellitare, oppure con il radiotelefono della missione in caso d’emergenza. Il fuso orario essendo longitudinale differiva soltanto di un’ora dall’Italia. Nei nostri incontri telefonici serali, mi diceva che si trovava bene, che era felice e si sentiva arricchita da questa esperienza religiosa di volontariato e ci scambiavamo effusioni, baci e saluti e desiderio di rivederci presto. Dopo di me conversava con ragazzi che si facevano raccontare dalla mamma com’era il posto, la gente ed erano tanto orgogliosi della loro mamma missionaria come lo ero io di mia moglie e di seguito tra bacini inviati ci salutavamo con l’accordo di risentirci la sera dopo.
Come detto precedentemente in quella missione li accompagnò Don Carlo, il viceparroco della parrocchia di una cittadina vicino, che spesso veniva anche nella nostra a coadiuvare e sostituire il nostro vecchio parroco cittadino ormai anziano, ed era conosciuto e benvoluto da noi e dalle nostre associazioni religiose. Era un uomo quasi cinquantenne, alto, prestante, con pochi capelli ma dai bei lineamenti e gli occhi chiari. Era già stato in varie missioni, Africa, Asia e Sud America, era simpatico, scherzoso e disponibile e tutta la comunità parrocchiale si trovava bene con lui.
La storia che sto per narrare iniziò al ritorno di mia moglie Anna dal volontariato missionario in Africa.
Passati 40 giorni tornarono in Italia, li andammo a prendere con un pullman prenotato per l’occasione all’aeroporto di Milano Malpensa e rientrammo tutti in paese, dove nel piazzale davanti alla parrocchia i parenti, amici e parrocchiani aspettavano e c’era anche l’anziano Don Luigi e per mia moglie oltre che me, c’erano i figli e sua madre e tra baci e felicità l’abbracciarono. Quella sera fummo a cena tutti insieme in famiglia ci fu una piccola festa e Anna, mia moglie, rispose alle nostre curiosità sul luogo, cosa facevano, com’era la gente e dopo un paio di orette di racconti, domande e risposte andammo a letto a dormire, ero felice e orgoglioso di avere mia moglie affianco a me. Non facemmo l’amore quella sera, era stanca e lo ritenni importuno in quel momento religiosamente intimo per lei. Ebbe una notte agitata, dormì poco e si rigirava nel letto e io di conseguenza a lei lo stesso e diedi la colpa al fuso orario, al cambio di temperatura e del materasso a cui non era più abituata. Il giorno dopo essendo ancora in aspettativa scolastica per due mesi accompagnò i ragazzi a scuola e mentre ero al lavoro andò a salutare i parenti gli amici i conoscenti e poi a fare la spesa con sua madre. Quel pomeriggio prima che io rientrassi dal lavoro tornò a prendere i ragazzi a scuola e passo qualche ora con loro. Eravamo proprio una bella famiglia e lei una moglie straordinaria, oltre che bella anche dolce e buona.
Quella sera dopo essere stati insieme in famiglia e aver guardato la Tv andammo a letto. La seconda notte posso dire che fu peggio della prima, era sempre agitata, insonne, si rigirava nel letto, si alzava, andava in bagno a urinare e ritornava. Al mattino le chiesi se avesse qualcosa, se volesse farsi vedere dal medico, fare degli esami ematici visto il posto che era stata.
“No.…no, sto bene, solo che mi devo riabituare al cambiamento…” Rispose sorridendo.
Mi dissi che era come pensavo, che la sua agitazione notturna era dovuta al riadattarsi al nostro clima e ambiente.
Passarono alcuni giorni, forse una settimana o poco più e la vedevo pensosa, a tratti assente da sembrare preoccupata, non era più la stessa Anna, spesso era in uno stato d’ansia e apprensione permanente, dal mio punto di vista immotivato, ma certamente dal suo c’era qualcosa che la tormentava. In quel periodo alla sera provai anche ad avere approcci intimi, ma non volle fare l’amore, motivando che non si sentiva, e vista la sua condizione anche psicologica desistetti per riprovare in seguito in un momento migliore, quando fosse stata calma e tranquilla.
Non le chiesi più nulla di come stava e si sentiva per non assillarla, passarono ancora alcune settimane e riprendemmo la nostra vita coniugale e famigliare e lei tornò a insegnare, quando una mattina dopo essersi riordinata e vestita, mi venne davanti mentre bevevo il caffè dicendo:” Accompagno i ragazzi a scuola e poi torno, devo parlarti! Mi aspetti in casa!?”
“Ma dovrei andare in ufficio al lavoro…?” Risposi.
“Telefona e informali che oggi non vai… Ti devo parlare.” Ripeté seria con una espressione preoccupata.
“Ma c’è qualcosa di grave Anna?” Domandai visto che mi chiedeva di non andare al lavoro.
“Si, è importante, quando torno ne parliamo…” Ribatté.” Anch’io ho telefonato che oggi non vado in istituto a svolgere lezione…”
“Va bene!” Risposi:” Aspetto in casa che torni, avviserò che oggi non vado in ufficio.
Così dopo aver dato colazione ai figli uscì e li portò a scuola e io ignaro e preoccupato di cosa avrebbe dovuto dirmi aspettai in casa.
Dopo un’oretta tornò, tolse il soprabito e lo appese all’attaccapanni, posò la borsetta su una sedia e venne da me, mi prese per mano dicendo:” Vieni Mario, ti devo parlare di qualcosa d’importante!” E mi portò in soggiorno. Eravamo in piedi, uno di fronte all’altro, la vedevo tesa, aveva gli occhi umidi, la voce sotto il tono dell’emozione, le mani tremanti che toccavano continuamente il volto o i capelli dal nervoso o le dita tra di loro.
“Parla, dimmi, non avere paura amore, non tenermi sulle spine.” La sollecitai.
Lei si voltò verso di me scoppiando a piangere, coprendosi il viso con una mano e singhiozzando.
“Ma che succede Anna…?!” Domandai avvicinandomi sorpreso di quel comportamento, stringendola per le spalle con il braccio, spostandole la mano e guardandola in volto piangente.
“Sono stata violentata…! Sono stata violentata…!” Esclamò guardandomi negli occhi biascicando le parole, mescolandole al singhiozzo e gettandosi contro di me abbracciandomi piangente.
Restai sconcertato, pensai di non aver capito bene le parole e le chiesi incredulo e confuso: “Come sei stata violentata?! Che significa? Spiegati!”
E tra le lacrime e il singhiozzo esclamò: “Si… in missione, un uomo mi ha violentata, mi ha preso sessualmente con la forza contro la mia volontà…”
Restai sconvolto:” Ma come violentata in missione? Ti ha stuprata?” Ripetei confuso e spaventato.
“Si!” Ripeté abbracciandomi forte sul collo e piangendo sulla spalla.
La staccai da me con dolcezza:” Calmati amore, spiegami bene cosa è successo.”
Prese un fazzoletto in mano asciugandosi gli occhi e poi passandoselo sotto il naso rimosse il muco che le colava dal pianto e sempre tenendolo alternativamente contro le narici e in mano ripeté:” È successo all’improvviso…”
“Ma dove? Chi è stato?” Domandai interrompendola.
“In camera, uno sconosciuto…” Balbettò.
“Ma non c’era nessuno? Non è intervenuto nessuno?”
“No…non c’era nessuno, ero sola in camera. Non lo sa nessuno quello che mi è successo!” Rispose sempre piangendo ma lentamente.
“Calmati Anna! Spiegami bene come è avvenuto. Siedi qui raccontami!” La esortai abbracciandola facendola sedere sul divano vicino a me ripetendo:” Ma non piangere. Spiegami! Chi era? Un nero? Uno del luogo?” Domandai subito senza ancora conoscere la realtà dei fatti, ma d’istinto colpevolizzando la gente di colore del luogo per quello che mi diceva le era successo dello stupro subito.
“No, era un bianco come noi…” Rispose guardandomi.
“Un bianco?” Ripetei stupito.
“Si, un’occidentale…c’era tanta gente bianca che lavorava nella missione, camionisti, manovali e persone di altre parrocchie che istruivano, sarà stato qualcuno di loro che mi ha vista e probabilmente seguita.” Aggiunse abbassando il capo sconfortata.
“Qualcuno della comunità parrocchiale?” Domandai stupito io.
“Credo di sì…” Rispose:” Se non del nostro gruppo, senz’altro di un altro…i nativi erano tutti scuri di pelle, neri… e quell’uomo, quel violentatore era occidentale e bianco come noi.”
“Va bene, calmati e continua, vai avanti spiegami come è avvenuto.” La sollecitai.
E lei tra il singulto tirando su di naso ogni tanto incominciò: “Era un pomeriggio molto caldo e il sole picchiava e scaldava forte pur essendo coperte dagli abiti, erano più di venti giorni che eravamo arrivati e ci eravamo un po' ambientati e svolgevo le mie mansioni insieme alle altre con entusiasmo e dedizione.
I nostri alloggi erano casette fatte di legno e canne rialzate da terra, tipiche nell’espressione del luogo, come la scuola, l’ambulatorio e la chiesa che costruivano. Noi qui diremmo etniche come si usa dire per rilevarne lo stile, ma per loro erano soltanto dovute alla povertà e alla mancanza di pietre, acqua, mattoni e cemento, ma la missione con l’abbondanza di alberi dalle grosse foglie e canne di bambù sopperiva con quello a tale mancanza.
Ero sola in camera le altre amiche e colleghe erano fuori dalla missione, come sai la fa molto caldo in Africa, ero sudata e avevo approfittato di essere sola per fare la doccia. Non c’era nessuno e a quell’ora c’era l’acqua che era contingentata soltanto in certi orari vista la scarsità per la difficoltà a farla giungere dal fiume. Così chiusi la porta con un giro di chiave, mi tolsi i sandali, la gonna lunga fino al polpaccio e la camicia bianca che era bagnata di sudore, tolsi anche le mutandine, umide di sudore anche quelle. Feci in fretta, in meno di un minuto ero e restai completamente nuda …”
Il reggiseno non lo indossavo, molte di noi non lo portavano perché nei movimenti con il sudore e lo sfregamento del tessuto sulla pelle, la arrossava fino a irritarla e fare male. Misi le mutandine sporche e la camicetta traspirante ormai umida di sudore appena tolte dentro a un contenitore che fungeva da raccoglitore di biancheria sporca, che in seguito avremmo lavato al fiume distante un chilometro dal villaggio e lo chiusi. La gonna lunga la piegai su sé stessa perché l’avrei rindossata, preparai l’intimo pulito, che poi era soltanto una mutandina bianca e una camicia e misi gli indumenti da indossare pronti su una sedia.”
A quel punto fece una pausa tirando su di naso insieme a un lungo sospiro:” Per me Mario è sconvolgente ricordare e raccontare quello che mi è successo…” Farfugliò.
“Lo capisco amore, deve essere stato terribile ma è giusto che tu mi spieghi tutto bene per vedere cosa fare dopo…” Mormorai tenendole le mani nelle mie.
“Si è giusto!” ripeté anche lei e proseguì:” Mi avviai alla doccia, aprii l’acqua che arrivava da una cisterna esterna che alta la raccoglieva dal fiume tramite condotte. Mi insaponai, lavai e risciacquai, stavo bene sotto l’acqua fresca, ma feci in fretta, perché l’acqua non c’era sempre e non bisognava sprecarla. Al termine mi asciugai bene dappertutto e uscii da quello che definire bagno con doccia era solo un eufemismo e andai verso il letto dov’era la sedia con gli indumenti puliti che avevo preparato, quando all’improvviso con la coda dell’occhio alla mia destra vidi un’ombra, una sagoma umana, mi voltai di scatto, era un uomo che mi guardava.
< Chi è lei…che fa qui? Come è entrato? Vada via…> Gridai mentre con l’asciugamano tenendolo davanti a me cercavo di coprirmi il sesso e il seno perché ero nuda…”
In quel momento fece una pausa e abbassò il capo, poi provata e affranta con me che la confortavo e ascoltavo riprese il discorso:” Quell’uomo si avvicinò e lo minacciai < guardi che grido aiuto…> esclamai e vedendo che non desisteva ma continuava ad avvicinarsi e a guardarmi con degli occhi di fuoco pieni di libidine, allora urlai: < Aiuto!> Ma non venne nessuno. Anzi a quel grido quell’individuo si avvicinò di più, mi diete uno schiaffo sulla guancia con la mano destra, mentre con la sinistra prese l’asciugamano sulla parte superiore che mi copriva il seno e con uno strattone forte e violento verso il basso e verso di sé la tiro strappandomela dalle mani e non riuscii a trattenerla; togliendola e lasciandomi nuda completamente davanti a lui… imbarazzata e piena di vergogna, terrorizzata di quello che voleva farmi.”
Quel racconto faceva stare male anche a me, mi riempiva di rabbia e impotenza, ma mi turbava anche, le strinsi ancora le mani e accarezzandola la tirai a me abbracciandola sollecitandola:” Deve essere stato terribile amore… Continua.” La incalzai accarezzandole dolcemente i capelli.
Anna riprese la spiegazione oramai senza piangere, ma con gli occhi umidi e parlava e narrava come se si liberasse da un peso che aveva dentro…” Nuda cercai di reagire, urlai ancora, ma lui tirandomi un altro schiaffo con una spinta sul torace, mi fece indietreggiare fino a battere i polpacci sul bordo del letto e venendo ancora avanti verso di me, mi fece cadere indietro con il sedere e la schiena sul lenzuolo…”
“Bastardo! Maledetto!” Mormorai ad alta voce nell’apprendere come l’aveva violentata:” Ma non ha detto niente, ti ha minacciata?!” Domandai.
Esitò poi facendo memoria pronunciò: “No, mi ha dato soltanto quei due schiaffi e mi ha spinto indietro sul letto, avevo paura che mi facesse del male, provai quella resistenza verbale ma poi mi sopraffece con lo sguardo e la sua presenza minacciosa.”
“Continua…” La incoraggiai e vedendola riprendere a piangere silenziosamente le diedi un bacio in fronte.” Non avere paura amore, ora ci sono io con te, non sei sola!”
Lei proseguì con il viso malinconico, l’espressione afflitta e lo sguardo addolorato. “Lui era davanti a me mentre io ero sdraiata di traverso al letto nuda sul materasso, con le gambe al ginocchio piegate e pendenti dal bordo del letto stesso. Si avvicinò guardandomi minacciosamente e libidinosamente in viso, mi osservò con una smorfia di sorriso il sesso, si slacciò la cintura dei pantaloni, mentre io terrorizzata senza riuscire a parlare lo osservavo e li abbasso insieme allo slip, tutti e due insieme in una volta sola facendo uscire e apparire all’improvviso tra di noi il suo disgustoso fallo eretto. Dio fu uno shock Mario quella visione, vedere quell’uomo con la sua asta eretta davanti e rivolta verso di me. Fu terribile Mario osservarla, svettava nella sua impudicizia e indecenza virile oscillando e immaginai cosa volesse fare:< No… la prego! ...No…! Non lo faccia…! > Gridai ancora, ma fu inutile. Lui come un barbaro si avvicinò maggiormente, mi prese con la morsa delle sue mani grandi e forte le ginocchia e le allargò brutalmente con un gesto unico e rapido, divaricandole e guardandomi ancora il sesso con oscenità, lussuria e desiderio sfrenato. Dio mio… cosa ho provato in quel momento, morivo di paura e di vergogna, avrei voluto sprofondare, mi sentivo come sacrificata alla brutalità degli uomini.”
“Ma non l’hai visto in faccia? Chi era, come era fatto? Perché non ne hai parlato con qualcuno, con Don Carlo… lui ti avrebbe aiutata.”
“Si l’ho visto in faccia, aveva un volto mefistofelico, lo sguardo lussurioso, la bocca socchiusa e umida che pareva un sorriso demoniaco e la pelle del volto congesta. Ma l’ho rifiutato, ho ripudiato la sua immagine e allontanato dalla mente quella visione terribile tanto che l’ho dimenticato, non riesco più a ricordarlo anche se volessi. Mi faceva orrore e l’ho allontanato dalla mente e anche in seguito non sapevo più riconoscere chi era stato.” Disse desolata.
“È stato lo shock che probabilmente ti ha procurato questo stato di amnesia e per reazione lo hai cancellato dalla mente. Ma prosegui, cosa è successo dopo?” La esortai.
“Subito si è inginocchiato tra le mie gambe divaricate mettendosi tra di esse e spostandosi avanti con il bacino si avvicino tanto che lo sentii appoggiare con il glande alla vulva, sui peli e la fessura sotto di essi e prese a muoverlo su e giù, fermarsi in centro e a un mio nuovo :< No la prego… non lo faccia…> Spinse e lentamente mi penetrò.
Con orrore avvertii il glande rigido e l’asta lunga di quell’uomo divaricare le piccole e grandi labbra ed entrare lentamente, tutto, sfregandomi nella penetrazione le pareti vaginali finché giunto in fondo, si fermò contro l’utero. A quella introduzione sussultai, gridai un<No!> che mi morì in gola e mi inarcai per allontanarlo, scacciarlo da me, da dentro il mio corpo con il suo fallo. Ma lui oramai era all’interno e osservandomi dall’alto al basso incominciò a muoversi…”
“Bastardo maledetto!!” Esclamai:” E che ha fatto? Ti ha posseduta carnalmente? “Domandai irato per il male e l’oltraggio che aveva compiuto a mia moglie.
“Si, che potevo fare Mario? Avevo paura, era dentro di me e mi dava colpi brutali con il suo fallo in vagina e restai ferma, passiva in uno stato di confusione e incredulità…”
“Sei restata ferma a che lui ti possedesse?” Domandai arrabbiato e sconcertato da quello che diceva mentre lei con gli occhi lucidi mi guardava.
“Ma che potevo fare Mario? Era sopra e dentro di me, mi ha posseduta in quel modo osceno, terribile, io sdraiata sul letto… e lui inginocchiato sul pavimento tra le mie gambe larghe… tirando il mio bacino verso di se.”
“Quanto è durato?” Domandai con fastidio e curiosità.
“Non so, tre, quatto, forse cinque minuti o di più, ma che importanza ha? ....” Esclamò:” … Ero terrorizzata. È stato terribile credimi…” Ripeté rimettendosi a piangere:” Lo sentivo dentro di me muoversi…il suo fallo eretto andare su e giù, sbattermi e farmi dondolare sul letto e contro la mia volontà baciarmi con foga il seno e poi il collo, il volto e le labbra, giravo la testa ma mi inseguiva con la sua…con le sue labbra e la sua lingua. Lo sentivo ansimare, vedevo il suo volto congesto e libidinoso sopra il mio e per non osservarlo chiusi gli occhi. Era terribile Mario, mi stringeva le mammelle con la mano, toccava i capezzoli con le dita, li leccava… mi oltraggiava dappertutto sul corpo. È stato spaventoso e insopportabile, se ripenso ancora al suo alito, alla sua lingua sulla mia pelle, alle mani che mi accarezzavano il corpo e stringevano il seno, alle spinte brutale e profonde che dava dentro di me in vagina … mi sento male.”
“E tu che facevi?” chiesi comprensivo del suo tormento accarezzandole il dorso delle mani.
“Te l’ho detto ero ferma, passiva, aspettavo che passasse e che tutto finisse in fretta…”
Non volli chiedere di più in proposito al rapporto sessuale, era provata e ricordare i particolari di quella violenza, come a me il suo narrare, la facevano stare solo male e le pronunciai soltanto:” E poi?”
“Poi è finito, scuotendosi e scuotendomi si è mosso più forte e ha eiaculato…”
“Dove?” Esclamai subito preoccupato.
“All’interno!” Disse tra le lacrime.
“Ti è venuto dentro quel bastardo?”
“Si! Poi lo ha sfilato dalla vagina e staccandosi come sfregio si è pulito il glande sui miei peli pubici, successivamente si è alzato e tirando su mutande e pantaloni se lo rimise dentro, li abbottonò, allacciò e strinse la cintura, si voltò e se ne andò aprendo la porta con il giro di chiave…”
“Quindi la porta era chiusa dall’interno…” La interruppi.
“Si! Probabilmente era entrato dalla finestra visto che eravamo al piano terra…”
“Tu che hai fatto dopo, hai cercato aiuto?”
“No, sono restata ferma, attonita e sdraiata sul letto come mi aveva lasciato lui, a guardare il soffitto di canne, mi sentivo paralizzata e sporca, oltraggiata da quell’uomo, in seguito mi feci forza, mi rialzai e incredula e smarrita di quello che mi era accaduto, mi rilavai nella doccia e mentre piangevo, pensavo a te…” A quelle parole l’abbracciai e baciai sui capelli e sul volto mentre lei riprese a piangere silenziosamente.
“Ma perché non hai detto niente a nessuno?”
“Avevo paura Mario, ho tenuto tutto per me, non l’ho detto a nessuno perché temevo che mi cercasse e mi facesse del male.”
L’abbracciai più forte: “Cerca di dimenticare questa violenza amore” dichiarai stringendola e baciandole le lacrime. “Grazie di avermelo detto, di essere stata sincera con me, di aver diviso la tua esperienza violenta e la tua sofferenza con me…”
La strinsi tra le braccia teneramente e tra i singhiozzi aggiunse esitando:” C’è un’altra cosa che devo dirti Mario…”
“Cosa?” Mormorai anch’io triste e depresso dall’accaduto e dalla sua confessione, accarezzandola sul volto.
“Non mi sono più venute le mestruazioni…”
“Come non ti sono più venute?” Ribattei alzando il capo e osservandola.
“Si! Non mi sono più venute, sono in ritardo di dieci giorni.”
Ci guardammo in silenzio negli occhi e poi mormorai:” Come mai questo ritardo? Non sarai mica incinta Anna? Hai fatto qualche esame?”
“No, finora non ho fatto niente…” Esclamò asciugandosi con il fazzoletto il muco dal pianto dal naso.
Ci guardammo ancora e ripetei:” Da quando non ti vengono?”
“Te l’ho detto mi dovevano venire dieci giorni fa, ma ancora niente.”
“Può darsi che sia un ritardo…” Mormorai facendo l’ottimista.
“Si ma dopo quello che è successo e mi ha fatto quell’uomo… se non lo è?” Dichiarò interrogativa. Aveva ragione anche lei, poteva essere incinta. Riflettei e poi le dissi: “Vai in farmacia e compra il test rapido e proviamo a farlo…” Aggiungendo: “Ma non andare nella farmacia del paese, che se no poi si fanno tante domande e spettegolano in giro, prendi l’auto e vai nel paese vicino.
Così fece intanto che io preoccupato di questa nuova terribile realtà aspettavo a casa. Mise il soprabito, prese la borsetta e uscì in apprensione. Con l’auto andò nella farmacia del paese vicino ad acquistare il test e quando tornò controllò, andò in bagno, fece la pipì dentro il contenitore e tornata in salotto Immerse l'estremità assorbente dello stick nell'urina per il tempo indicato nelle istruzioni, la tenne vari secondi, poi lo tirò fuori e con il cuore in gola attendemmo il tempo indicato. Apparvero due linee che confrontate con l’immagine fornita dal kit, significava che era gravida.
“Sei incinta…” Mormorai incredulo e sconvolto guardando lo stick.
Lei mi osservò. “Che facciamo ora Mario?” Chiese con gli occhi lucidi.
“Non lo so! Che vuoi fare? È un bel casino Anna, è il concepimento della violenza sessuale che hai subito, non è il mio!” Enfatizzai. Lei si mise a piangere e io disperato e commosso la strinsi a me, l’accarezzai e la baciai in fronte, era vittima due volte, di uno stupro e dell’essere restata gravida da quella violenza.
Riflettei con lei seduta sul divano, passeggiando avanti e indietro. “Dobbiamo parlarne con Don Luigi… ci aiuterà, ci dirà cosa fare.” Dissi.
Don Luigi era il vecchio parroco, il nostro Padre spirituale, per anzianità non aveva partecipato alla missione, ed era all’oscuro di tutto e poi ci conosceva da ragazzini, da trent’anni e ci aveva sposati lui.”
“Vuoi parlare con lui…?” Domandò mia moglie.
“Dobbiamo Anna…” Risposi:” … Gli telefonerò e prenderò un appuntamento nel pomeriggio.” Difatti lo chiamai:” Don Luigi io e mia moglie dobbiamo parlarle urgentemente.”
“Ci sono problemi?” Esclamò lui.
“Si, si tratta di un problema serio, morale e fisico.” Lo informai.
“Allora venite nel pomeriggio alle 15.00 in canonica.” Disse:”Che vi aspetto…”
Il pomeriggio andammo da Don Luigi, nel suo studio in canonica dietro la sacrestia. Fui io a parlare, mia moglie confermava soltanto con un sì o con un no e con il gesto della testa se era corretto quello che dicevo. Gli parlai dello stupro, glielo spiegai come m’aveva detto mia moglie… Anche lui come me restò scioccato.
“Oh santiddio… non è mai successa una cosa del genere, perché non l’ho hai detto subito Anna? Avremmo potuto intervenire e prendere questo tipo e avrebbe pagato per il male che ti ha fatto. Ora questa persona che ti ha posseduta sessualmente contro la tua volontà (non disse la parola violentata) è libera e può perpetrare nuovamente la sua brutalità, ripetere con altre parrocchiane o suore della missione il male che ha fatto a te.”
Mia moglie restava seduta in silenzio con lo sguardo basso. Don Luigi si avvicino e l’accarezzò sul capo.” Prima di continuare vieni, confessati con Dio, continuiamo dopo.” E rivolgendosi a me disse: “Faremo presto, ma prima si deve comunicare con il signore…” Mi fece cenno di accomodarmi sul divano dell’ufficio, cosa che feci, loro sì appartarono oltre la scrivania, lui si sedette su una sedia e vidi mia moglie inginocchiarsi di fianco a lui e iniziare a parlare sottovoce. La confessione come sacramento era segreta comunque io non sentivo niente lo stesso. Vedevo lei con il capo chino parlare e lui con la testa annuire alle sue parole. Poi le posò la mano sul capo e la benedì.
Ritornarono, lui si sedette dietro la scrivania e fece cenno a me e a mia moglie di sederci nel lato. “Continui quello che diceva Mario…” Mi esortò don Luigi.
“Ecco padre, al di là della violenza sessuale subita, il problema più grosso ora è un altro, lei è restata incinta da quello stupro.” Esclamai.
“Lo so, me lo ha detto nella confessione.” Mormorò.
“E quindi non sappiamo come comportarci, se abortire o tenerlo? Il vescovo non le può dare una dispensa a che pratichi l’aborto a non tenere il frutto non di amore ma di una violenza carnale?” Domandai.
Scosse il capo:” Il vescovo non vi darà nessuna dispensa e nemmeno ve la darò io a uccidere una vita che ha già in grembo. Voi siete dei buoni cattolici praticanti e quindi sapete qual è la posizione della chiesa e che deve essere anche vostra…” Affermò il vecchio parroco.
“Ma Padre! ...” Esclamai:” Questo significa tenerlo!”
“Si Mario e Anna…” Asserì:” … la soluzione più facile non sempre è la migliore, ma può rivelarsi quella giusta, abortire sarebbe semplice e facile oggi, ma andrebbe contro i valori etici della dottrina della chiesa e del cattolicesimo, si ucciderebbe una vita dentro di lei. Nel nostro credo diverremmo una sorta di assassini…” Disse don Luigi riprendendo:” …. Ora il problema morale è il principale.” E dicendo quelle parole disse subito:” Tu Mario, ti senti di diventarne un padre putativo?” Con quelle parole mi spiazzò, mentre mia moglie ascoltava in silenzio:” Io so che saresti un buon padre anche se biologicamente sai che non è figlio tuo, ma lo educheresti nella nostra religione cattolica e lo cresceresti con amore secondo i nostri comandamenti e la nostra dottrina e Dio te ne renderebbe merito.”
Po si rivolse a mia moglie:” E tu Anna, vuoi abortire, uccidere una nuova vita che porti dentro di te. In grembo…?” Le chiese.
Lei portandosi le mani sul volto scoppiò a piangere scuotendo il capo e dicendo:” No…non voglio! Non voglio Padre, non voglio ucciderlo…”
“Quindi vuoi averlo? Tenerlo e partorirlo anche se è il figlio di un altro, uno sconosciuto e non di tuo marito? “
“Si vogliono averlo… voglio tenerlo…” Disse tra le lacrime singhiozzante guardandomi.
“Quindi io vi consiglio di tenerlo e amarlo come se fosse vostro figlio, è il Signore che ve l’ha mandato, che vi mette alla prova.”
Parlammo ancora e alla fine con il suo conforto e la sua benedizione uscimmo decisi a tenerlo… era stato persuasivo Don Luigi e poi la nostra religione cattolica, la nostra fede non l’avrebbe permesso. Per lo stupro si propose di segnalare il fatto laggiù al capo missione, dicendogli di prendere delle iniziative di tutela per le suore e le altre parrocchiane che arrivavano in missione, senza fare nomi e dire chi era stata violentata, mettendoli a conoscenza soltanto del fatto che era accaduto...
Uscimmo dalla canonica e ci avviammo verso casa con me che l’abbracciavo, avevamo fatto la nostra scelta, che era il silenzio. Amavo mia moglie e per lei avrei accettato tutto, anche un figlio non mio frutto di una violenza carnale.
Così informammo prima i figli dicendo:” Sapete che la mamma vi compra un altro fratellino o sorellina…” e poi mia suocera, i parenti ed infine amici e conoscenti informandoli che Anna era di nuovo incinta a 42 anni, dopo tredici anni dall’ultima, Giulia.
“Eh è arrivato… Il Signore ce l’ha mandato e ce lo teniamo…” Dicevo a chi mi faceva notare la differenza di età dall’ultima gravidanza di mia moglie a quella attuale. In quel periodo riprendemmo anche i rapporti sessuali tra di noi, con attenzione e senza pensare al peso di quello che era successo a lei in missione in Africa e mi parvero normali, soddisfacenti, non manifestava nessuna reazione di rifiuto o repulsione come dicono accade verso il sesso maschile al sentirsi penetrata di nuovo dopo lo stupro. Fui contento che non le fossero restati strascichi psicologici, di comportamento e avversione alla sessualità da quella violenza che aveva ricevuto.
I primi mesi furono un periodo di grandi cambiamenti in noi, dopo aver accettata la gravidanza, ci prese anche la contentezza che tutto sommato avremmo avuto un altro figlio e anche ai ragazzi prese per l’arrivo di un fratellino o una sorellina a cui non dicemmo mai la verità. Nei mesi il corpo di Anna iniziò a trasformarsi e far notare il pancione e nella nostra mente vivevamo una esperienza nuova. Anche Anna mi voleva bene e non voleva perdermi, mi era grata della scelta che avevo compiuto di accettare il frutto della sua violenza che portava in grembo come mio davanti a Dio e alla nostra comunità. In Anna nel primo trimestre si manifestarono i sintomi iniziali della gravidanza come la nausea, giramento di testa, la sensibilità agli odori e al gusto, l'affaticamento, l’inizio della tensione mammaria, l'aumento di peso e il cambiamento di forma corporea.
Compiva i controlli ginecologici e ecografici con frequenza. Assumeva una dietra equilibrata e faceva attività fisica moderata, come passeggiate e spesso andava in chiesa a pregare per noi, per il bambino che doveva nascere e per la sua salute e nei pomeriggi riposava per evitava lo stress intanto che la pancia le cresceva. Anna seppur gravida al mattino alcune ore continuava a insegnare a scuola, smise poi al sesto mese, quando la pancia diventò pancione e visibile a tutti.
Ma in quei primi tre mesi tutto procedeva normalmente, come le gravidanze precedenti che aveva avuto di Massimo e Giulia, anche se erano passati molti anni dall’ultima il nostro lavoro e la nostra vita continuava.
Erano passati quasi tre mesi, e iniziava a evidenziarsi l’addome globoso da gravida, mi pareva che fosse diventata più bella, nuda era una meraviglia della natura, aveva l’addome che cresceva e lei si arrotondava sempre più.
Un giorno arrivato in ufficio tra la varia corrispondenza mi trovai una lettera sulla scrivania spedita dal paese vicino, con la data del timbro postale sul francobollo di pochi giorni prima. L’aprii con non curanza e distacco, tirai fuori il foglio piegato in tre e lessi:” Il figlio che tua moglie porta in grembo non è tuo e tu lo sai, e di Don Carlo il vice parroco, è stata lui a ingravidare tua moglie in Africa nella missione, è stata la sua amante. Compivano spesso sesso lei e il prete.: Sono sacrileghi…” E seguiva la firma:” Un’amica…” Il tutto probabilmente scritto e stampato da qualche computer.
Restai scioccato a leggere quella frase, il mondo mi crollò addosso, ero incredulo. “Sono state le malelingue…” Pensai:” … gente che si diverte a fare del male agli altri. Mia moglie non può aver fatto sesso con Don Carlo il vice parroco responsabile del loro gruppo di parrocchiane durante la missione…”
Volevo cestinare quella lettera ma non lo feci. Però ci pensavo, quella lettera mi aveva infilato un tarlo in testa.” E se fosse vero?” Mi domandavo. Io non sapevo quasi niente di quello che era successo nella missione se non quello dettomi da mia moglie, che era stata violentata e ingravidata da uno sconosciuto.
Non dissi niente a nessuno, nemmeno alla mia consorte della lettera, però ci pensavo, a volte la tiravo fuori dal cassetto chiuso a chiave in ufficio, la guardavo e rileggevo e mi chiedevo:” …chissà chi l‘ha inviata e perché dovrebbe mentirmi e farmi del male?” Mi domandavo.
A casa osservavo mia moglie nella sua quotidianità, nei sorrisi e nella maternità e mi dicevo:” Figuriamoci se mia moglie ha avuto una relazione con don Carlo fino a farsi ingravidare da lui che ha quasi dieci anni più di lei. È’ impossibile. E poi lui è sempre stato gentile con noi, è una persona retta, moralmente a posto…” Comunque aldilà delle mie considerazioni mentali, in me nacque una irrequietezza composta anche da pensieri intrusivi:” E se fosse vero quanto scritto? In fondo in missione lui era la sua guida spirituale… Come faccio a conoscere la verità?” Mi struggevo.
Ci pensai vari giorni e settimane, finché me ne arrivò un'altra. La riconobbi subito quando la vidi sulla scrivania identica uguale alla precedente, stessa busta, timbro, luogo di invio e battitura al computer…solo la data differente. La aprii con le mani tremanti, la sfilai dalla busta e lessi:” Visto che non ti muovi e la ripudi, ne deduco che ti piace essere cornuto e padre del figlio di un prete oltra avere una moglie sacrilega. Guarda le foto che hanno fatto in missione, dove tua moglie è sempre vicino a lui… possibile che sei tanto cornuto che non ti rendi conto che ti ha tradito!”
Mi arrovellai a capire chi fosse questa” amica” che mi inviava le lettere anonime sollecitandomi a lasciare mia moglie, ma non riuscii a identificarla tra le varie amiche parrocchiane della mia consorte che erano nella missione con lei. Era chiaro che per sapere quelle cose qualcuna doveva essere stata la con lei, e pensai:” Sarà certamente una di quelle donne che erano in missione con lei e che forse avrà visto davvero qualcosa. O la sua compagna di stanza Elvira…. Ma che posso fare? “Alla fine la rimisi nel cassetto insieme all’altra e chiusi a chiave. Guardai le fotografie che mi aveva inviato Anna con lo smartphone, ed era vero, nel gruppo erano sempre vicini lei e Don Carlo, spalla a spalla, anche nelle altre fotografie dov’erano n due o tre parrocchiane che lavorando si sorridevano c’era lui vicino.
Non significava niente, ma a forza di pensarci entrai in una sorta di crisi, uno stato di gelosia, rabbia e impotenza.
In quello stato emotivo, alcuni pomeriggi la seguii, se era bel tempo passeggiava, altre volte andava con le parrocchiane nell’oratorio a mettere a posto qualcosa, ma non era mai sola, c’era sempre qualcuna o qualche suora. Avrei voluto entrare all’improvviso, vedere cosa faceva ma mi era impossibile, avrei dovuto suonare, e se fosse stato vero che ci fosse stato anche Don Carlo, avrebbero trovato il modo per fare sembrare tutto normale, ma forse lo era davvero tutto normale ed ero io che mi fissavo. Anche i rapporti sessuali con mia moglie prima si diradarono e poi li sospendemmo visto che le cresceva il pancione ed era rischioso.
Alla fine tormentato sentivo che quel dubbio mi stava logorando e visto che tra noi c’era sempre stato un rapporto d’amore, di fiducia e di sincerità decisi di dirglielo, di informarla di quelle lettere anonime ricevute. Prese le lettere dall’ufficio, un pomeriggio che eravamo a casa da soli le dissi che le dovevo parlare, i ragazzi erano in oratorio a svolgere attività ricreativa, ci sedemmo sul divano e iniziai prendendole la mano:” Dimmi cosa è successo realmente in missione Anna, dimmi la verità…” La esortai.
Lei non se l’aspettava quella mia richiesta, arrossi e divenne nervosa, muoveva le mani e le dita in modo scoordinato: “Ma non capisco Mario … che significa, cosa dovrei dirti?” Rispose.
“Tra te e don Carlo cosa c’è stato in missione?” Domandai brutalmente.
Restò sorpresa borbottando: “Come cosa c’è stato tra me e don Carlo? Fece una pausa proseguendo agitata:” …Ma niente! Ma figurati! Cosa ci deve essere stato… è un sacerdote lui. “Poi capendo il senso della mia domanda esclamò:” Chi ti ha messo in testa queste cose? Come puoi pensarle? Non c’è stato niente… soltanto amicizia, simpatia e rispetto reciproco, perché?” Domandò
Sei sicura?” Chiesi. La vedevo nervosa, smarrita, non si aspettava quella discussione.
“Ma si Mario…. Ma che succede…perché questa domanda?”
“Succede che mi sono arrivate due lettere anonime scritte da qualcuna che era con voi in missione e che mi scrive che tu e Don Carlo facevate sesso insieme…”
A quelle parole arrossì violentemente in viso, la pelle le diventò colore del fuoco, non se l’aspettava che quella mia insinuazione fosse suffragata da prove certe come le lettere anonime e iniziò a balbettare:” Che lettere?” Domandò.
“Tieni guarda tu stessa!” Dissi mostrandogliele e dandogliele in mano:” Mi danno del cornuto, dicono che ti hanno visto fare sesso con Don Carlo. Qualcuna che era in missione ti ha visto e ha scritto le lettere …” Ripetei agitato.
“Ma non è vero Mario!” Rispose:” Sono soltanto malelingue…” Affermò continuando ad agitarsi, quasi a piangere.
La guardai agitata e spaventata con gli occhi lucidi e dichiarai: “Va bene amore, io ti credo che sei stata violentata da uno sconosciuto, quando nascerà il bambino gli faremo l’esame del DNA e lo faremo compiere anche Don Carlo, ce lo porterò io di peso a farlo se non vuole e se risulterà suo poi andrò in curia a dire al vescovo che eravate amanti, perché se è suo, è chiaro che avete fatto sesso e quindi eravate amanti e chi ha scritto le lettere ha ragione e detto la verità. Se è così, ci sarà uno scandalo in paese e io ti lascerò.” Affermai serio e agitato.”
Vidi che incominciò a pensare a fare espressioni da pianto trattenendosi, era spaventata delle possibili reazioni che potevo avere io e che altri avrebbero potuto avere e delle conseguenze, non fisiche perché non l’avrei mai toccata con un dito, ma quelle psicologiche, sociali, matrimoniali e famigliari. Sarebbe stato uno scandalo nel nostro paese e tutta la provincia. Temeva davvero che una volta nato il figlio facessi fare l’esame del Dna al bambino e a Don Carlo e che scoprissi la verità che non poteva nascondere e quello che ne conseguiva, che andassi dal Vescovo, la lasciassi e mi separassi da lei.
La discussione finì lì, presi le lettere e le misi via, mentre ripeteva:” Non è vero niente Mario, sono soltanto malelingue…maldicenze… credimi!”
“Va bene, vedremo! ...Io ti credo!” Affermai. E chiusi il discorso.
Quella sera, era pensosa, anche con i ragazzi inquieta, a letto nonostante il ventre evidente mi cercò, accarezzò, ma non volli fare niente di sessuale. La notte dormii, lei era agitata. Il mattino andò a scuola a fare lezione normalmente e verso le tredici mi chiamò sullo smartphone dicendo:” Oggi pomeriggio ti devo parlare Mario…”
“Pensando che volesse ammettere e confessare il suo tradimento dissi:” Va bene, vengo a casa alle 15.00 manda i ragazzi da tua madre o all’oratorio per quell’ora.”
Quel pomeriggio appena arrivato a casa andammo in salotto:” Allora, cosa mi devi dire?” Domandai serio.
Mi guardò e scoppiò a piangere portando ancora le mani sul volto dicendo:” Si… sì… è suo il bambino che aspetto, è di Don Carlo, ma non c’è stata nessuna relazione tra noi, io non volevo fare sesso, è stato lui a violentarmi.! Don Carlo.”
A quelle parole ci fu silenzio e lei incominciò a piangere. Io restai allibito, sconcertato e confuso. “Come è stato lui a violentarti?” Ripetei incredulo cadendo dalle nuvole.
“Si è stato lui Mario!” Ribadì:” Don Carlo. Io non volevo, mi ha violentata lui. “
“Ma avevi detto che era uno sconosciuto entrato probabilmente dalla finestra?”
“No, non è vero, gli ho aperto io la porta…”
“Come le hai aperto tu?” Domandai sempre più sbalordito e confuso, spiegami le dissi.
Si sedette sul divano e incominciò a raccontare di nuovo tra le lacrime con la faccia spaventata:” Come ti ho detto, quel pomeriggio faceva caldo, ero sudata, la mattina ero stata soltanto con la camicetta che bagnata di sudore lasciava intravvedere il seno sotto e la forma rosa delle areole e dei capezzoli, ma questo non succedeva soltanto a me, ma anche alle altre parrocchiane, sudavano anche loro chi più, chi meno. “
“E perché eri…eravate senza reggiseno?” Domandai interrompendola.
“Te l’avevo già detto, perché con il caldo e il sudore il reggiseno nei movimenti sfregava sulla pelle e l’arrossava e irritava fino a fare venire bolle o lesionarla…”
“Va bene, continua, hai detto che gli hai aperto tu.” La sollecitai.
“Si!” Rispose soffiandosi il naso con un fazzolettino.” Quel pomeriggio chiusi la porta a chiave e come ti ho detto mi spogliai nuda e andai bel bagno a fare la doccia… Fu rinfrescante, quando finii, sempre nuda andai nella camera, presi l’asciugamano grande e mi asciugai ed ero pronta per vestirmi e indossare l’intimo pulito, quando sentii bussare forte alla porta. Pensavo che era Elvira la mia compagna di stanza, che volesse rinfrescarsi anche lei e comunque chiesi chi fosse.” Chi è? “Esclamai avvicinandomi.
“<Sono don Carlo, le devo parlare Anna. Mi deve dare il passaporto d’urgenza.> Pronunciò.
Non le dissi che ero nuda, per non sembrare una provocatrice…”
“Hai fatto bene!” Affermai credendo a quella nuova versione che mi spiegava, le presi la mano e sentendola tremare la misi tra le mie.
“In quel momento non sapevo come fare, a vestirmi ci avrei messo del tempo e lui era dietro la porta che aspettava gli dessi il passaporto e mi venne l’idea di mettere il grande asciugamano intorno al corpo come se fosse un pareo, come faccio a volte quando andiamo al mare insieme io e te. E così feci e andai ad aprire socchiudendo la porta:< Cosa c’è Padre?> Domandai dall’apertura mentre io con il corpo ero nascosta dietro di essa e si vedeva soltanto la testa con i capelli bagnati che si affacciava dal profilo di chiusura.
<C’è la polizia del posto fuori che deve controllare i passaporti di chi è in missione…li sto raccogliendo, mi può dare il suo Anna? >
<Certo…> Risposi e tranquilla e fiduciosa mi voltai per prenderlo, andai in una specie di comò, aprii il cassetto e presi la busta dei documenti e lo tirai fuori.
Quando mi voltai, vidi lui che entrava nella stanza e giratosi chiudeva la porta a chiave:< Cosa fa Padre?> Domandai stupita, e per risposta guardandomi e sorridendo si sbottono la parte anteriore e superiore della tonaca bianca che d’estate indossano di quel colore perché il nero assorbe i raggi solari e quindi calore. Guardandomi se la sbottonò lentamente davanti fino allo stomaco, aprendola sul torace e lasciandola scivolare sulle spalle e le braccia facendola scorrere lungo al suo corpo e cadere ai suoi piedi, restando in mutande con il suo pacco gonfio tra le gambe. E mentre gli dicevo:< Ma che fa Padre?... Si rivesta!> Scavalcò con il piede la tonaca bianca a terra e venne verso di me che ero incredula e attonita del suo comportamento. Mi tolse il passaporto dalle dita gettandolo sulla sedia e mettendo la mano sinistra sul margine superiore dell’asciugano all’altezza del seno che indossavo come un pareo, con un colpo deciso verso il basso, me la strappò lasciandomi completamente nuda e guardandomi.
<Dio Che vergogna ho provato Mario … > “Pensai :< Mi vede nuda.>.
<Ma che fa! È impazzito Padre?> Pronunciai unendo le gambe strette piegandomi leggermente in avanti con il busto mentre con una mano mi coprivo il sesso e l’altra con l’avambraccio nascondevo il seno…:< Esca fuori subito, se ne vada se no grido!> Esclamai. Ma lui per risposta mi venne incontro con un sorriso lussurioso e beffardo facendomi indietreggiare fino a battere con il polpaccio sul bordo del letto e con la sua mano sul torace mi spinse indietro facendomi cadere con il sedere e la schiena sul materasso. Quando fui sdraiata lo vidi avvicinarsi con uno sguardo lussurioso e mefistofelico, mi prese per i polsi e tolse con forza la mano dalla vulva e l’avambraccio dal seno, osservandomi con lascivia e libidine le mammelle e il sesso nudo e vedendo la mia resistenza e l’agitarmi mi diede uno schiaffo forte sul viso e mi lasciò così. In piedi davanti a me che lo osservavo incredula, sorridendo prese per l’elastico le sue mutande, le abbassò alle ginocchia e fece uscire fuori il suo coso... il suo fallo eretto che oscillava davanti al suo bacino e verso di me. Fu terribile e tremendo Mario vedere la sua asta di carne dura, virile in erezione, era mostruoso, con il glande rivolto verso di me che si avvicinava.
<No che vuole fare!> Gridai sperando tanto che sentisse e arrivasse qualcuna delle parrocchiane o Elvira che divideva la camera con me… e invece non arrivò nessuna, restai sola con lui.”
“E che fece?” Domandai osservandola nella sua espressione di sofferenza.
“Don Carlo si avvicinò con me sdraiata sul letto, mi prese le ginocchia, mi allargò le cosce e mi guardò direttamente il sesso, tanto intensamente da farmi vergognare… morivo di vergogna e di paura Mario. <Mi lasci!> ripetevo e lui invece si inginocchiò mettendosi tra le mie gambe divaricate, avvicinandosi maggiormente. Restai sdraiata senza forze, ero terrorizzata e sgomenta da quello che accadeva e fissavo il soffitto di canne e paglia. A un certo punto avvertii quello che pensai fosse il glande pennellarmi la fessura della vulva sulla peluria, senza ritegno, su e giù sui peli, fermarsi al centro, premere il bacino verso di me, farsi strada e penetrarmi lentamente. Avvertii il glande penetrare, divaricare le grandi e piccole labbra, entrare in me e salire su, su… strisciando le pareti vaginali fino a giungere all’utero, urtarlo e fermare la penetrazione. Mi mancò l’aria… era entrato completamente in me.
È stato spaventoso Mario, mi sentivo svenire a sentire il suo fallo eretto entrare in me, ero inorridita da quello che stava compiendo, dalla sua energia e per reazione mi inarcai per cercare d’allontanarlo, mandarlo via da me, farlo uscire dal mio corpo, cacciarlo dalla vagina, ma lui era più forte e mi tenne pressata sul materasso. Si abbassò e incominciò a baciarmi e leccarmi il seno e succhiarmi i capezzoli che dalla paura mi erano diventati turgidi e poi salire su… più su, fino alla gola, leccarmi anche quella e continuando passare sul volto a fare lo stesso con la sua lingua ruvida e salivosa… Era disgustoso Mario. Cercava di baciarmi in bocca, io voltavo il capo da una parte e dall’altra per impedirglielo, mi dimenavo, non volevo, ma tenendomi ferma la testa ci riuscì… Io tenevo le labbra serrate, ma lui con la sua lingua spingeva tra esse, finché per prendere aria le dischiusi un poco e lui subito mi infilò la lingua in bocca. Fu sconvolgente sentire la sua saliva abbondante e la ruvidezza della grossa lingua…”
“Ti ha baciata in bocca?” Domandai alterato interrompendola, ansioso e turbato da come era avvenuta quella violenza sessuale.
“Si!” Rispose con gli occhi lucidi:” … è stato disgustoso sentire la sua lingua contro la mia, avrei voluto morire.”
“E poi che ha fatto? “Domandai sempre tenendo la sua mano tra le mie.
“Non era dolce e delicato come te quando facciamo l’amore, lui pareva un diavolo, era infoiato, iniziò a muoversi avanti e indietro dandomi dei colpi profondi in vagina da farmi sentire il glande urtarmi l’utero, dondolarmi sul materasso e fare ballare il letto. Piangevo e gridavo, ma lui continuava, mi possedeva con foga come una bestia, come se fosse Satana. Mi abbracciava, accarezzava, leccava e succhiava il seno, i capezzoli, la pelle e le labbra, poi con un grido bestiale l’ho sentito venire, avere l’orgasmo mentre lo sfilava fuori dalla vagina, eiaculandomi probabilmente all’interno per errore. Successivamente per sfregio mentre ero sdraiata e smarrita si pulì il glande strusciandolo sui miei peli, si tirò su lasciandomi sdraiata sul letto nuda, a gambe divaricate come se fossi stata una sgualdrina. Tirò su la mutanda e sudato si rimise la tonaca e intanto che infilava le maniche e l’abbottonava disse:< Non stare a dire niente a nessuno, è meglio per tutti e due.> Si voltò andò verso la porta, l’aprì girando la chiave, uscì la richiuse e se ne andò…”
“E tu che hai fatto?” Le chiesi.
“Poco dopo mi alzai, ero indolenzita e disgustata di me stessa e dell’accaduto, piangendo silenziosamente andai a rifarmi la doccia, mi insaponai tutta per togliermi da addosso l’odore e la saliva di quel prete malefico, di Don Carlo. Mi rivestii e non dissi niente a nessuno.
La sera lo rividi a tavola, a cena con altri commensali e le suore, mi sorrise facendomi segno di sedermi vicino a lui, ma io non andai, mi sedetti nel tavolo di fianco, con le altre parrocchiane…” A quelle parole la interruppi chiedendole:” Ma perché prima in che tavolo pranzavi e cenavi, con lui?”
In quello centrale, il suo, a rotazione con qualche altra parrocchiana che aveva desiderio di pranzare o cenare vicino a lui a Don Carlo e le suore, per questo in qualche fotografia a tavola ero vicino a lui.”
“Va bene continua.” La sollecitai.
“A cena ci guardammo soltanto negli occhi, lo osservai con odio per quello che mi aveva fatto. Lui parlava, sorrideva e rincuorava tutti, era tornato prete…”
“Bastardo! Maledetto!!... Ma perché non mi hai detto subito la verità, che era stato lui Anna, avrei reagito in modo diverso?”
“Avevo paura.” Fu la sua risposta.” Ero la, in Africa nella missione da sola, che potevo fare? E al ritorno con te a dirti subito la verità avevo paura che tu andassi in Curia dal vescovo e lo denunciassi e che lui negasse tutto e sarebbe stato peggio, per questo ho detto che era stato uno sconosciuto.”
“Sarebbe da denunciare e dirlo alla curia davvero…” Mormorai ad alta voce:” Ma questa verità non cambia la situazione dello stato di gravidanza in cui sei, ma almeno ora so chi è stato, chi ti ha violentata…e chi è il padre biologico della creatura che porti in grembo. Sarebbe da fargliela pagare!”
“No Mario, lascia stare, dimentichiamo tutto, perdoniamolo, oramai come dici tu non possiamo fare niente se non creare altro male a noi stessi, ci penserà il Signore a lui. Restiamo uniti così noi. Tu mi vuoi sempre bene?” Mi chiese tra le lacrime.
“Certo amore…” Risposi abbracciandola:” Il figlio anche se biologicamente suo, sarà nostro, lo terremo perché è tuo, anche se figlio di una violenza carnale. Ma lui lo sa che il figlio che aspetti è suo?” Domandai.
“Non lo so…!” Rispose:” … non ho più voluto vederlo dopo la violenza, quando lo incontro cambio strada, ma non credo o forse si, ma penso che creda che sia tuo figlio davvero.”
“Meglio così!” Mormorai.
“Ora sai la verità Mario, stammi vicino amore, non mi lasciare mai che ho bisogno di te… Non lasciarmi sola, dimentichiamo quello che è stato…”
Riflettei ed esclamai: “Si, hai ragione, guardiamo avanti. Ma chi può aver scritto quelle lettere?” Domandai.
“Non so!” Rispose mia moglie.
“Forse quell’Elvira stessa o qualcuna che era in una stanza vicina che vi ha visto. Ti ha visto mentre ti violentava. Ma allora perché non è intervenuta in tua difesa a fermare tutto? Bastava che gridava, quindi sarà qualche sua complice almeno dal punto di vista morale se non intenzionale. Forse è una di quelle che aveva rapporti sessuali con lui visto che la lettera dice che ha avuto rapporti sessuali anche con altre parrocchiane durante la missione di volontariato. E comunque qualcuna oltre a noi sa cosa è successo!” Dissi dispiaciuto pensando:” Ma perché se aveva rapporti sessuali con altre parrocchiane ti ha violentata?”
“Non so!” Rispose mia moglie con gli occhi umidi e agitata:” So solo che l’ho ha fatto!”
“Forse le piacevi molto, sapeva che tu non eri come le altre… Ma chissà. L’avrà fatto anche con altre.”
“Dimentichiamo anche questa malalingua Mario che resterà delusa e sconfitta vista che la sua intenzione è farci dividere e lasciare. Scusami Mario e scusami se non sono stata forte e non ho reagito come avrei dovuto, ma non ne ho avuto la forza.”
“Ma non è stata colpa tua amore, ti ha violentata…tu che potevi fare se non subire?” La confortai.
Anna mormorò: “Ti chiedo anche perdono perché ti do un figlio che non è il tuo”.
“Amore non pensare nemmeno per scherzo a questo, il figlio è nostro e anche mio e basta, dobbiamo ritornare come eravamo prima, perdonare e andare oltre il rancore e l’odio che proviamo per lui e per quella che è una maligna mittente anonima. Ricostruiremo il nostro legame con un altro figlio nuovo mandatoci dal cielo e questo richiederà riconoscere i propri errori, ascoltare il Signore e trovare un terreno comune per continuare ad amarci aldilà del fatto in sé stesso. L’amore richiede impegno e sincerità, per evitare che la situazione peggiori o che vengano generate ulteriori ferite. E tu hai fatto bene ad essere sincera e a dirmi la verità, sei stata una moglie onesta e sono io che ti dico grazie Anna di essere stata onesta e sincera con me.” Feci una pausa e continuai proteggendola e tutelandola da sé stessa e dalla sua colpevolizzazione: “Tu anche se sei senza colpa ti sei scusata sinceramente con me e io ti rispetto amore. Andiamo avanti ricordando i momenti felici e il legame che ci unisce ci può aiutare a superare il rancore, ritrovare la serenità e crescere questo nuovo figlio che hai in grembo e deve arrivare.”
Quella sua confessione e che io l’accettassi come verità anche per me, la rese felice, mi abbraccio piangendo e ci baciammo.
In quel periodo diventò affettuosissima, a casa si sedeva sempre vicino a me, mi baciava, accarezzava. Per strada mi prendeva a braccetto camminando fiera con il pancione affianco a me, appoggiando la testa sulla mia spalla.
A quel racconto confessione da buon marito ci credetti, odiavo anch’io Don Carlo anche se non lo conoscevamo bene e poi a mia moglie non l’avrei mai abbandonata, l’amavo ricambiato.
Riprendemmo la vita normale cercando di dimenticare l’accaduto, oramai Anna stava entrando nel sesto mese di gravidanza e si vedeva un bel pancione arrotondato e il corpo che in alcuni punti si riempiva di adipe. Aveva smesso di dare lezioni a scuola ed era entrata in maternità.
Una domenica dopo messa, passeggiando dietro la parrocchia ci trovammo davanti Don Carlo, che usciva dalla sacrestia e si avviava verso la sua auto per andare nella sua parrocchia nel paese vicino. Quando ce lo vedemmo in quella tonaca nera con il cappello a tricorno sul capo con delle riviste ecclesiastiche in mano, mia moglie sbiancò in volto dicendomi:” Andiamo via Mario non voglio incontrarlo.” Ma avendolo quasi davanti decisi di affrontarlo e dirgli cosa pensavo di lui e che non l’avrei denunciato per misericordia. Lui ci vide e ci venne incontro sorridendo e salutò:” Buongiorno Anna! Come va la gravidanza!?” Porgendo la mano da stringere che ne io ne lei gli demmo.
“Come va!?” Risposi risentito guardandolo in faccia:” Dovrebbe essere lei a dirmi come va dopo che ha conciato mia moglie in questo stato...” Dissi facendogli cenno al pancione mentre mia moglie mi tirava per il braccio ripetendo:” Andiamo via…andiamo via…lascialo stare…”
“Che significa? “Disse lui cadendo dalle nuvole con un sorriso smorto compiendo una espressione sorpresa.
“Ah fa finta di niente?” Replicai io...aggiungendo:” Guardi che mia moglie mi ha detto tutto…”
Mentre lei tirandomi per il braccio diceva:” Andiamo via Mario… non voglio parlargli…lascialo stare.”
Ma io continuai: “Con che coraggio fa il prete, indossa quest’abito religioso dopo quello che le ha fatto…!”
Lui mi guardò e poi guardò mia moglie che incrociando i suoi occhi abbassò lo sguardo. “Mia moglie mi ha detto tutto Don Carlo, lei è un essere ignobile, spregevole…”
Guardò ancora Anna mormorando rassegnato capendo che sapevo tutto:” Beh è accaduto, l’intenzione non era questa, è accaduto…la debolezza della carne…” Pronunciò, mentre mia moglie continuava a sollecitarmi di lasciare perdere e andarcene…
Ma io voltandomi verso di lei dissi: “No Anna, la storia è finita e chiusa, ma quest’uomo indegno, questo stupratore di donne inerme e indifese che approfitta della loro fede religiosa per stuprarle deve sapere che non è degno di fare il prete.”
“Come… come… come…stupratore? Io stupratore? Come si permette di dirmi certe cose...” Replicò alterato, diventando serio e scuro in volto…”
“Mi permetto eccome…” Risposi:” …. dopo quello che ha fatto a mia moglie e avrà compiuto senz’altro ad altre donne. L’ha violentata!” Urlai. “Meriterebbe di essere denunciato alla polizia e alla curia ed essere cacciato da sacerdote… scomunicato.”
Ma lui seppure stupito rispose: “Che cosa?... Cosa le ha detto sua moglie che l’ho violentata?”
“Si!” Risposi deciso e ringrazi Dio che siamo troppi buoni, gente onesta, praticante e timorata da Dio, se no come gli ho detto l’avremmo denunciata…gliel’avrei fatta pagare.” Mentre Anna continuava a sollecitarmi e tirarmi per il braccio:” Lascia perdere Mario, andiamo via…”
E al gesto che feci per voltarmi e andarmene lui mi fermò:” Eh no caro lei! Io non sono uno stupratore, avrò ceduto alla carne quel pomeriggio, è vero c’è stata una breve relazione tra noi, ma non ho mai violentato nessuna… È stata lei a provocarmi a invitarmi ad andare in camera sua… era consenziente e desiderosa che io la possedessi!” Esclamò fermandomi.
“Non è vero!” Ribatté mia moglie agitata con il pancione:” Mente!”
“Come non è vero, menti tu per salvarti, per non fare vedere e credere a tuo marito quella che sei…” Le disse prendendo a darle del tu, come se ci fosse conoscenza e confidenza tra loro.” Perché non gli hai detto la verità a tuo marito!” Esclamò Don Carlo.
“L’ho detta!” Ribatte mia moglie agitata e imbarazzata con il suo pancione gravido davanti…”
“Quello che ha in grembo…” Disse Don Carlo rassegnato e vergognandosi:” … non lo nego, è opera mia, ho ceduto alla tentazione, al diavolo, ma non è stata stuprata, era consenziente… anzi provocatrice…mi ha provocato e invitata lei in camera e più di una volta...”
“Non è vero Mario!” Ribatte la mia consorte irritata e irrequieta:” Non credergli dice così per salvarsi… e negare quello che ha compiuto. Mi ha violentata…!” Esclamò.
E Don Carlo rivolgendosi a lei continuò:” Ah serpe…! Bugiarda!... Lo dico io a tuo marito cosa è successo realmente visto che non glielo hai detto tu e mi fai passare per stupratore…” Quella discussione tra me e lui, si era trasformata in un litigio tra lui e mia moglie, con Don Carlo che l’accusava di aver mentito e lei che si difendeva, e lui proseguì:” Ora la dico io la verità a tuo marito…” Fece una pausa mentre mia moglie lo guardava timorosa e con odio…
“Deve sapere Mario, che la sua bella consorte qui presente e incinta da me, è una bugiarda. Da quando arrivammo in missione non perdeva occasione di venire a cercarmi arrivando al punto di presentarsi davanti a me soltanto con la camicetta bagnata, senza reggiseno sotto, dove si vedevano bene la forma delle mammelle e i capezzoli…”
“Non è vero!” Lo interruppe lei:” Ero così perché faceva caldo e sudavo e il reggiseno con i movimenti delle braccia sfregava sulla pelle e la irritava. Te l’avevo detto Mario, e comunque altre parrocchiane come me che il reggiseno stretto le irritava la pelle se lo erano tolto e non lo portavano, erano senza… perché noi in missione lavoravamo … non stavamo ferme e faceva un caldo tropicale.”
“Eh già! Vede la verità…” Esclamò don Carlo sorridendo sarcasticamente:” … le altre parrocchiane quando venivano da me, per il ruolo religioso che svolgevo si coprivano il seno con il braccio, la sua signora no, mi veniva davanti provocante, praticamente mostrandomi le mammelle sotto il tessuto bagnato diventato trasparente, anche se io cercavo di non farci caso e non osservare…”
“Se è capitato… è stato per caso o perché avevo le mani impegnate, portavo delle scatole e non potevo coprirmi...” Subito si giustificò Anna.
E visto con mia sorpresa che stava diventando una discussione tra loro due che litigavano, andando in soccorso a mia moglie dichiarai:” Cosa centra il mostrare le mammelle sotto la camicia sudata o bagnata con lo stupro che gli ha compiuto? Forse perché nell’intravvedere le mammelle di mia moglie in trasparenza perché sudata forse l’ha interpretato come una provocazione e questo gli ha dato il diritto di violentarla sessualmente, di stuprarla?”
“Ma quale stupro e stupro, la smetta Mario… io non ho violentato nessuna, gli racconto io la verità di cosa è successo quel pomeriggio nella missione. La sua consorte era sempre dietro me a cercarmi, …Don Carlo qui, Don Carlo là…persino a tavola si metteva vicino a me a pranzare e cenare e qualche parrocchiana forse invidiosa ha notato il suo atteggiamento troppo confidenziale. Io le dicevo di non venire vicino a me, ma niente, non sentiva, si sedeva sempre accanto.
Quel giorno a pranzo, ridendo e scherzando a bassa voce mi invitava ad andare nella sua stanza che voleva mostrarmi dei documenti… farmi vedere il passaporto che si era strappato in un punto. Le dissi che non potevo, che ero impegnato nei lavori e che poi alle 17.00 c’era la funzione del Vespro, ma lei insistette. Allora le dissi che sarei passato alle 16.00 che a quell’ora avevo un momento libero. Ignaro che questa Circe di sua moglie mi stava ingannando e aveva già organizzato tutto.”
“Io non sono una Circe...” Urlò Anna agitata.
“Si che lo sei, sei una Circe…una Circe …” Urlò Don Carlo arrabbiato, continuando. “Comunque alle 16.00 andai, era un’ora particolare le parrocchiane e le suore erano tutte nell’ambulatorio a lavorare. Nel passare davanti alla casa del loro dormitorio non volevo entrare, ma d’istinto raggiunto dalla provocazione della sua bella consorte, di questa Circe… “Disse con disprezzo:” …entrai nella casetta riservata alle parrocchiane. Sapevo che erano stanze per due, ma lei era sola, seppi poi che allontanò volontariamente la sua collega Elvira…”
“Non è vero!” Affermò mia moglie:” Mente! Non credergli Mario. Andiamo via!”
“E invece sì…è tutto vero e tu lo sai bene.” Disse Don Carlo:” Arrivato bussai alla porta, mi venne aprire sua moglie facendomi entrare. Aveva i capelli bagnati ed era fasciata nel corpo in un asciugamano bianco che la copriva dalla mezza coscia fino sopra il seno e falsa mi disse: <Mi scusi se sono così Don Carlo, ho appena fatto una doccia perché non resistivo più con questo caldo, mi ha colta in un momento particolare e intimo, ma appena esce mi rivesto.>
<Va bene, ma cosa mi deve fare vedere Anna…> Domandai imbarazzato.
<Ora le mostro il passaporto…> e nel girarsi lasciò cadere volontariamente l’asciugamano a terra restando completamente nuda...”
“Non è vero Mario…non è vero…non credergli, è stato lui che me l’ha strappata da addosso lasciandomi nuda…”
Ma don Carlo continuò: <Io subito le ho detto sì copra signora…> e mi sono voltato dall’altra parte mettendomi una mano davanti agli occhi per non vedere le intimità di sua moglie…”
“E’ un falso… mi guardava nuda sorridendo, annuendo con il capo. Non credere a quello che dice Mario…”
Ma don Carlo non ascoltando le sue esclamazioni proseguì:” La sua signora invece di riprendere l’asciugamano sul pavimento di legno e ricoprirsi, si avvicinò a me sorridendo e intanto che mi guardava negli occhi iniziò a sbottonarmi la tonaca, partì dalla gola in giù sul torace. Avrei dovuto fermarla, questo sì, ma sono un uomo anch’io e sono caduto nella tentazione e nel peccato, sua moglie è una bella donna e ho ceduto ai morsi della carne e al peccato. E mentre restavo fermo e incredulo davanti a lei, sorridendo mi sbottonò la tonaca sul torace, spingendola una volta aperta sulle spalle e da lì sulle braccia facendola scendere lungo il corpo e cadere a terra, lasciandomi soltanto con le mutande e prendendomi la mano mi tirò a lei e mi fece uscire da sopra la tonaca lasciandola sul pavimento. Ricordo che dissi:< Non dobbiamo Anna, tu sei sposata e io sono un sacerdote… è un sacrilegio quello che compiamo. > ma lei si piegò sulle ginocchia e abbassò guardandomi il pacco genitale che avevo, prese per l’elastico sui fianchi e mi tirò giù le mutande, provocando l’uscita della mia erezione involontaria. In quel momento la vidi sorridente, mi osservava il fallo con desiderio, fuori, oscillante ed eretto, allungò la mano e lo accarezzò … Era eccita la sua signora… questa Circe…” Ripeté con sdegno guardandola.
“Falso! Giuda!” Ribatté mia moglie con gli occhi lucidi, ma lui proseguì.
“Quando fui completamente nudo, mi prese per le mani e camminando all’indietro come i gamberi mi invitò e trainò verso il suo letto:< Vieni!> Mormorò e quando fummo davanti uno all’altro, sempre tenendomi le mani si sedette nel letto, si sdraiò con la schiena sul lenzuolo allargando le gambe mostrandomi il suo sesso desideroso e palpitante, invitandomi e tirandomi verso di lei:< Vieni! Prendimi!> Ripeté. Fu un attimo, davanti al suo corpo nudo provocante, al suo sesso pulsante e invitante persi la testa e mi sdraiai su di lei, tra le sue cosce divaricate. Sentivo il suo seno morbido contro il torace e il mio fallo ancora più eretto appoggiarsi contro la sua vulva ricoperta da una peluria bruna e soffice. Fremente se lo prese lei in mano eretto e duro e mentre ero sdraiato su di lei che la baciavo, tenendolo se lo porto sulla fessura e spennellò la peluria con il mio glande, e stringendolo in mano si fermò al centro della fessura vulvare tra le grandi labbra vaginali … < Premi… premi…> mi sollecitava sua moglie e aiutato da lei appoggiandomi le sue mani una sul fianco e l’altra sui lombi, mi tirò verso di sé e la penetrai lentamente fino a fondo.
Ricordo ancora le sue parole da invasata eccitata: <Entra in me come quando entri in chiesa…> Sussurrò la sacrilega…”
“Non è vero! Non è vero Mario! Non crederle, io non ho mai detto quelle parole.” Gridò Anna pallida e con gli occhi sempre più lucidi vicino al pianto.
“E invece si!” E non ascoltandola lui osservando me taciturno e incredulo di quella narrazione proseguì.
“Sembrava una invasata posseduta dal demonio, mi ripeteva :< muoviti… muoviti…> mi prendeva la testa tra le mani e mi baciava il volto e iniziammo un rapporto sessuale con lei partecipe, anzi faceva da guida, conduceva lei il rapporto sessuale e si muoveva con il bacino spingendolo verso di me in modo che la penetrassi di più e in profondità e godeva… godeva e mi baciava… altro che stupro.”
“Non è vero!” Gridò mia moglie con gli occhi umidi e lacrimanti toccandosi il pancione, difendendosi:” Sono tutte falsità!”
“Falsità!?” Rispose don Carlo:” Ho ancora i segni delle graffiate che mi ha fatto sulla schiena mentre godevi…e avevi l’orgasmo…”
“Sono falsità le tue parole!” Urlò mia moglie.
“Falsità? ...” Ribatté ancora lui:” …Non ricordi quando dicevi:< …ancora! Spingi di più! Sfondami! Mio marito non è bravo come te…> Non ricordi?”
“Non ricordo queste parole perché non le ho mai dette e non sono vere!” Gridò mia moglie scoppiando a piangere in preda a una crisi isterica.” Come fai ad ascoltarlo offendere tua moglie…” Esclamò verso di me Anna disperata.
“Come no…!” Ribatté continuando Don Carlo voltandosi verso di me:< …ci dava tanto sua moglie Mario, che faceva cigolare il letto di bambù. Ha avuto più di un orgasmo gemendo. Si scuoteva tutta, ansimava, respirava talmente forte dal piacere che provava, che soffiava come gli animali quando vanno in calore… Mi baciava con la bocca, con la lingua, era tanto calda e partecipe che mi faceva quasi paura vederla così. Mentre praticavamo sesso era adesa a me, avvinghiata con le braccia che da sulle spalle mi cingevano la schiena e le cosce sui fianchi a stringermi muovendo la pelvi contro di me possedendomi anche lei, non solo io”
“E’ un bugiardo, si inventa tutto Mario perché a paura che lo denunci…! Non è vero quello che dice…!” Ripeté mia moglie interrompendolo e tirandogli contro la borsetta da passeggio mentre lui alzava il braccio a ripararsi.
” Mi hai violentata… io non volevo… mi muovevo nel letto per liberarmi da te e non perché provavo piacere…” Replicò agitata sempre dandole del tu.
Ma don Carlo mentre raccoglievo la borsa rispose:” Ti muovevi sotto di me e davi colpi con il bacino perché godevi, non per liberarti da me, tu mi tenevi stretto eri avvinghiata a me… “E rivolgendosi ancora verso di me che attonito e incapace di muovermi e reagire sbalordito ascoltavo, Don Carlo affermò: “E anche il fatto che è restata incinta, che le ho eiaculato in parte dentro, lo ammetto è stata anche colpa mia. Eravamo talmente presi dal rapporto sessuale, che non capivamo niente, lei godeva tanto che quando gli dissi vengo e volevo tiralo fuori, involontariamente mi trattenne per un attimo perché gli piaceva. In quel momento stava avendo un altro orgasmo e non capiva nulla, confusa mi trattenente facendomi eiaculare in parte dentro la vagina e in parte sulla coscia mentre lo tiravo fuori.
E ci siamo incontrati altre volte, quella non è stata l’unica… e sono stato io ad allontanarla, a dirle che non dovevamo più pranzare e cenare alla stessa tavola in missione, stare sempre vicino e insieme, che la gente e anche le suore se ne accorgevano delle sue attenzioni e disponibilità provocatoria nei miei confronti. Mi cercava sempre, era gelosa delle altre parrocchiane, voleva rifare ancora sesso con me anche dopo che l’avevo allontanata e voleva che ci rivedessimo anche tornati qui in Italia. Sono io che l’ho allontanata, se no ora sarebbe ancora la mia amante…”
“Bastardo! Non è vero Mario non credergli.” Urlò nuovamente mia moglie.
Ci fu una pausa mentre mia moglie presa dalla crisi isterica piangeva, ma lui continuò per farmi conoscere la sua verità. “Quando lo tirai fuori che eiaculai in parte all’interno della vagina e in parte sulla coscia sinistra, al termine ansimando estasiata me lo riprese in mano ancora eretto e si passo il glande sulla vulva, sopra i peli, come a volermelo pulire, tenendolo poi stretto in mano con gli occhi chiusi. Successivamente mi lasciò restando sdraiata volgarmente, con le gambe divaricate, mostrandomi tra la peluria il foro vaginale ancora aperto e circolare dal rapporto sessuale avuto e l’interno color corallino, con la coscia sinistra sporca di sperma…
Mi resi conto di cosa era accaduto, c’eravamo fatti prendere dai sensi e dalla carne e mentre mi tiravo su le mutande e rimettevo la tonaca le dissi a bassa voce:< Non dobbiamo più rivederci Anna, quello che abbiamo fatto non è giusto. Ora lavati!> e mi avviai alla porta, l’aprii e uscii lasciandola ancora sdraiata nuda sul letto a gustarsi il piacere del nostro rapporto sessuale per lei peccaminoso e per me sacrilego …” Disse Don Carlo. In seguito non so cosa fece …” Fece una pausa sospirando forte Don Carlo e proseguì a terminare:” A cena ci vedemmo, voleva venire ancora a sedersi vicino a me, mi guardava, ma tra la confusione e il vociare ebbi modo di ripeterle quasi sussurrando:< … non dobbiamo farci vedere più insieme Anna…”
“E allora vienimi a trovare tu...” Mi rispose.
“Non deve succedere mai più quello che era accaduto oggi Anna, lo capisci che è un sacrilegio, io sono un sacerdote…> E invece il giorno dopo sono ritornato, stessa ora e ci siamo rivisti e abbiamo copulato. Ammetto che sua moglie mi piaceva molto Mario, era difficile resistergli. In missione mi cercava e io c’ero, piaceva anche a me possedere carnalmente sua moglie, poi quando ho visto che si stava innamorando di me, mi ha cercato ma non ho più risposto e l’ho allontanata. Seppi ultimamente che era incinta, immaginai che fosse il mio, ho pregato e mi sono pentito per averla ingravidata e non l’ho più cercata e lei in seguito si è rassegnata e ha fatto lo stesso.”
“Non è vero…!” Ripeté mia moglie facendosi venire un crollo emotivo dallo stress:” …Falso! ...Bugiardo! ...Giuda! Dice così perché ha paura che io e te lo denunciamo…” Riprendendo a darle del lei.
A quel punto vedendola agitata che respirava affannosamente e a fatica presi le difese di mia moglie gli dissi: “Vada via mentitore!” Mentre la facevo sedere in una panchina:” E paghi il suo peccato!” Aggiunsi irato: “Per aver messo in dubbio l’onestà e la fedeltà di mia moglie.”
“Si vado via, vado, ma è vero quello che ho detto Mario…” Si voltò e se ne andò lasciandoci seduti sulla panchina...con me che la consolavo e abbracciavo mentre lei piangeva.
“Non è vero…non è vero Mario quello che dice lui.” Ripeteva mia moglie piangendo rivolgendosi verso di me.
La rasserenai:” Stai tranquilla amore, che io credo a te e non a lui...” Le mormorai baciandola sul volto, sulle lacrime salate e abbracciandola ci alzammo e avviamo verso la nostra auto e poi a casa.
Durante la serata si avvicinò a me, voleva le coccole e mi ripeté più volte che Don Carlo mentiva per salvarsi, che era stata violentata e che lei mi amava e amava soltanto me e lo ripeté anche i giorni seguenti, poi nelle settimane smise e vedendo il mio amore e la mia tenerezza nel credere a lei riprendemmo la nostra vita coniugale.
Passò ancora qualche settimana, forse un mese, in cui pensavo a quello che aveva detto Don Carlo su il comportamento di mia moglie nella missione, sapemmo in quei giorni da una parrocchiana amica vera di mia moglie, che Don Carlo sarebbe partito e sarebbe andato a Roma a svolgere il suo ministero ecclesiastico. Anna fu contenta che si allontanasse per sempre, io invece rimuginavo sopra a quello che aveva detto e così un pomeriggio che ero in ufficio, prima che partisse, all’insaputa di mia moglie, in privato lo andai a trovare nel suo ufficio in canonica. Appena mi vide sulla porta ebbe un sussulto, pensava che volessi fargli del male, ma lo assicura: “Sono soltanto venuto qui a salutarla Don Carlo, mi hanno detto che va via?”
“Si, ho fatto richiesta di andare a Roma, così non mi vedrete più.” Rispose.
Fu a quel punto che gli domandai:” Ma mi dica la verità Don Carlo, da uomo a uomo, è vero quello che ha detto su mia moglie?”
Lui chiuse la porta facendomi entrare. “Certo che è vero…” Rispose sicuro:” … io non mento, non sono uno stupratore, odio quella gente li, lei è stata provocatrice e consenziente…” Poi facendo una pausa mi chiese:” Come sta ora!”
“Sta meglio, ha avuto soltanto una crisi di nervi.”
“Mi spiace che stia male per colpa mia, ma è sempre così quando qualche parrocchiana si innamora del parroco o è gelosa…” Esclamò continuando a trafficare tra le sue cose.” A sua moglie è capitato così, probabilmente si è innamorata di me e era gelosa, e nell’incontro che abbiamo avuto ha negato me e sé stessa fino all’ultimo, e ha avuto quella reazione isterica dove mi incolpava di stupro per non dovere dire a lei Mario che è suo marito la verità, che si era innamorata e aveva praticato sesso con me, che l’aveva tradito…che mi aveva cercato lei e che era consenziente. Ma da una parte la capisco e la perdono…” Fece una pausa fermandosi guardandomi e proseguì:” … le stia vicino che in fondo anche se mente è una buona mamma, moglie e parrocchiana.” Disse con dispiacere.
Ci guardammo un attimo e poi mentre lui era indaffarato a rimettere libri nelle scatole esclamai:” Ma gli è già successo?”
“Cosa?” Domandò distratto.
“Quello che è capitato con mia moglie, gli è già successo con altre parrocchiane?”
“Ma sì Mario…” Fece una pausa e disse:” … ma non da metterle incinta. Ora parliamo da uom o a uomo Mario, Anche il prete è un uomo… a volte capita che qualche parrocchiana s’innamori del sacerdote e ci siano delle storie sessuali più o meno lunghe, ma poi muoiono così come sono nate e nessuno sa niente. Cosa vuole, anche tra di noi religiosi a volte capita con qualche suora … sono verità che non dovrei dire ma è la realtà…”
“Anche tra di voi avvengono?” Domandai stupito e curioso.
“Ma si… ci sono ecclesiasti a cui piacciono le donne come a me e si sentono attratte da loro e ad altri gli uomini, così come ci sono suore a cui piacciono gli uomini e ad altre le donne… e ci si accoppia di conseguenza. È la sessualità… mi creda con tutta la volontà che si ci mette è difficile da tenere a freno la voglia… Il desiderio morde la carne…è tentazione, seduzione, corruzione morale…” E guardandomi continuò:” … Io a sua moglie piacevo già prima di partire per la missione, me ne accorsi dagli sguardi e dalla sua disponibilità a compiere qualsiasi cosa le chiedessi, e anche a me piaceva lei, è davvero una bella signora, così quando le dissi della missione in Africa, che cercavamo volontarie, lei sapendo che c’ero io, accettò subito. Le ripeto…non nego che sua moglie Anna mi piacesse, è una bella donna… si piaceva anche a me e forse anch’io speravo in quello che è accaduto, cioè di compiere sesso con lei, ma non certo di ingravidarla, purtroppo siamo stati tutti e tre sfortunati perché è restata incinta.”
“Ha detto che l’ha compiuto più volte con Anna…” Domandai.
“Si, c’è stata una breve relazione di una ventina di giorni…ci incontravamo a fare sesso una volta al giorno, tutti i giorni. Poi ho chiuso.”
È vero che ha praticato sesso anche con le altre parrocchiane?” Domandai curioso o forse solo per consolarmi del fatto che anche loro come Anna avevano fatto cornuti i mariti con il prete.
Lui si fermò, mi guardò dicendo:” Si… Ma non gli dico con chi…! Come le ho detto a volte capitano piccole avventure, a volte brevi o lunghe relazioni… Sarà in fascino nella tonaca, appena vedono un prete giovane ne vengono attratte.” Proseguendo: “È incredibile Mario dove arrivano le donne per mascherare i loro tradimenti è giustificare una relazione adultera e una gravidanza che non avrebbero voluto. Se non fosse restata gravida magari io e Anna avremmo avuto una relazione e continuato a vederci e amarci carnalmente anche qui, copulando, come capita. Invece presa dalla paura di trovarsi incinta e di non sapere come giustificarlo con lei, suo marito che ne sarebbe venuto a conoscenza, le è crollato addosso il mondo… a visto in pericolo la sua vita da moglie di madre, i suoi figli, la gente e da come mi ha raccontato lei Mario, prima ha il detto di essere stata violentata da uno sconosciuto subito dopo la doccia, pensando di avere messo tutto a posto in quel modo.
Ma quando lei ha ricevuto le lettere anonime di qualche malalingua e pettegola, che forse non sapeva nemmeno la verità, ma la supponeva nella sua invidia, gelosia e cattiveria e le ha mostrate ad Anna dicendole che avrebbe chiesto il test del DNA del nascituro e il mio e avrebbe scoperto la verità, probabilmente è andata nel panico. Non potendo tornare indietro e cambiare versione e dire che lo aveva fatto consensualmente con me, presa dal panico si è inventata che lo stupratore che diceva che l’aveva violentata ero io. Così anche se lei Mario avesse fatto eseguire il test del DNA, sarebbe risultata la nuova verità che diceva lei, che si era inventata sua moglie. Non rendendosi conto che con quella accusa anche se aveva una forma d’amore intrinseca con me, la uccideva del tutto.”
“Mi creda Mario, io in seminario ho studiato anche psicologia. Sua moglie ha mentito e alterato i fatti per evitare problemi famigliari. Ha trasformato un atto sessuale consenziente e d’amore in menzogna, che ha ingrandito sempre di più per nascondere il suo adulterio, ma soprattutto la sua gravidanza non desiderata, premeditando fino ad autoconvincersi di essere stata violentata davvero. Perché lei ora si è autoconvinta di essere stata violentata, lei lo crede davvero.
La realtà di quello che aveva fatto e il successivo rifiuto di quello compiuto con me, ma soprattutto essersi ritrovata incinta le aveva creato una situazione di timore e forte tensione. Nella sua testa, ipotesi e immaginazione sono stati un modo per evitare il problema della realtà e della verità ma in questo modo accusandomi non ha evitato proprio nulla e, anzi, è stato motivo di maggiore scontro tra lei, me e lei Mario.
La paura delle possibili conseguenze, del castigo, di essere ripudiata, la vergogna di essere incinta di un altro, di un prete, ma anche l’amore per lei Mario, per la famiglia, la paura di perderla l’hanno indotta a mentire a inventarsi e immaginarsi uno stupro. Il costo della menzogna era inferiore al costo del danno per la verità. Per non rovinare irrimediabilmente il rapporto con lei Mario, con la sua famiglia, il suo mondo, la sua vita.
Ha mentito per proteggersi. Ma mentire per proteggersi non è la soluzione, prima o poi la verità viene a galla e quando accadde che ci incontrammo per caso quel giorno finita la messa dietro la sacrestia, lei Mario accusandomi di stupro ha fatto sì che si scoprisse la verità.” Fece una pausa fermandosi e proseguendo: “Ha mentito e inventato per non distruggere la vostra relazione, non per ingannarla… so che è difficile da capire, ma è così Mario. Ha mentito per mantenere il vostro matrimonio vivo, per salvarlo, per preservare il rapporto con lei suo marito, ha evitato la verità che temeva potesse portare a un conflitto con lei e che lei Mario la lasciasse.
Ha mentito e si è inventata tutto si può dire per amore, per rimanere insieme, e poi ha mentito ancora per gestire l'infelicità e il timore che questi accomodamenti avevano creato in lei. Nella sua psiche si sono trasformati compartimenti stagni pur di evitare di rivelare a lei Mario e a sé stessa la verità che non accettava.
Non è possibile interpretare con la propria logica i fatti di un’altra, la persona ridisegna in continuazione quanto pensa o adotta le idee altrui … Mentire o dire la verità per lei sono state due facce della stessa medaglia.” Pronunciò Don Carlo, quasi giustificandola, perdonandola mi veniva da pensare, ma forse era proprio così.
“Si probabilmente è andata così.” Mormorai sconsolato abbassando la testa ragionando e considerando quanto mi aveva detto.
“Si è andata così…” Ribatté lui:” …E lei che è un uomo onesto e buono ci ha creduto a quello che diceva e per sua moglie ancora una volta tramite le bugie dette era tutto a posto. Poi ripeto quando ci incontrammo per caso e io ignaro di quello che le aveva detto vi venni incontro per salutarvi, lei Mario mi ha aggredì e attaccò con quella verità orrenda di sua moglie, dandomi dello stupratore e io ho reagito. Ho detto non la mia, ma la verità e sua moglie lo sa…”
Già mormorai rendendomi conto che probabilmente era andata come diceva lui:” Ma io le voglio sempre bene e l’amo e le ho detto che ho accettato la sua di verità… quella di mia moglie.”
“Gliela faccia credere se resta calma e tranquilla, dirle che è vero che è stata violentata come ripete lei tra di voi non cambia nulla oramai, resta sempre incinta. Se Invece le dicesse che crede a me e non a lei, che mi ha parlato e ho ragione io che lei era consenziente, vi provocherebbe soltanto problemi, litigi, sofferenza e dolori. Lei Mario è una persona buona e intelligente, chiuda gli occhi su questo aspetto e accetti quello che le ha detto lei come ha accettato la sua gravidanza, è accaduto come volontà di Dio…. Se vuole denunciarmi alla polizia o alla curia lo faccia, ma sappia che non è vero…”
“No… non la denuncerò Don Carlo, ora so la verità.” Risposi.
Ci salutammo, gli diedi anche la mano e uscii dal suo ufficio. Mia moglie non seppe mai nulla di quella nostra conversazione. Nei giorni seguenti alla sua partenza notai qualche altra parrocchiana molto dispiaciuta:” Era tanto bravo Don Carlo, una brava persona, peccato che è andato via, era sempre disponibile e pronto ad aiutare il prossimo…”
“Già il prossimo o la prossima?” Pensai dentro di me, e magari proprio quella che lo diceva era stata più fortunata di mia moglie, si era fatta chiavare senza restare incinta… e senza che nessuno sapesse niente.
Comunque la nostra vita e la sua gravidanza continuò.
Non le dissi più niente si autoconvinse che era andata come diceva lei e io confermai di credere in lei.
Il seguito della gravidanza proseguì, fino al nono mese con il suo pancione che cresceva sempre più rendendola maggiormente bella e attraente. A volte anche quando veniva a letto la guardavo nella sua trasformazione fisica e pensavo che era incinta di un prete, di Don Carlo, il buon Padre confessore a cui le parrocchiane compresa mamma aprivano il cuore e forse non solo quello.
Alla fine dei nove mesi nacque un’altra bambina, Elisa la chiamammo, dicemmo a tutti che era nata settimina, naturalmente il cognome fu il mio. Ora ha quattro anni, è bellissima, mia moglie ha 46 anni, è restata un po' forosetta, sta entrando in menopausa, a volte scherzando con me stesso mi dico:” Meno male, almeno non potrà restare più incinta.”
È restata sempre una donna di chiesa, soltanto che il nostro parroco Don Luigi è anziano, ma parlano già che la curia ha intenzione di sostituirlo o di mandarne uno più giovane a coadiuvarlo.
Ma speriamo bene…
Mario.
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