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STORIE E RACCONTI EROTICI

VIETATI AI  MINORI DI 18 ANNI

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STORIE IGNOBILI

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VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI.

UNA MOGLIE DELUSA

(Storia di una moglie innamorata che si ritrova un marito cuckold.)

 

Michela e Gianni.

 

Note:

“Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione.”

(Oriana Fallaci)

 

PARTE SECONDA.

Un pomeriggio dopo quasi un anno dalla gravidanza e di vita tranquilla tornò a casa e mi disse:” Fatti bella Michela, infighettati tutta che stasera usciamo…voglio che tutti ti guardano e sbavano dietro.”

“E la bambina?” Domandai subito preoccupata.

“Non preoccuparti la terrà Anna la baby sitter finché torniamo. “Accettò.

Così quella sera uscimmo, mi feci bella come voleva lui, e sapevo come dovevo apparire per colpire. Mi misi la gonna sopra le ginocchia che anche se avevo ancora le cosce grosse che si evidenziavano di più, me le nascondeva. Calzai le scarpe con i tacchi e una camicetta nera con brillanti aperta sul decolté. Lui era al mio fianco che sorrideva soddisfatto, io ero elegante, truccata con mascara ombretto e rossetto, per quella sera e tutta profumata.

“Come sei bella e attraente amore!” Mormorò guardandomi sorridendo.

“Grazie!” Risposi, ero felice di piacergli, di essere la sua donna e lui il mio uomo.

Mi portò in un ristorante tranquillo, dove chiacchierammo del più e del meno rilassati, e cenando mi disse:” Dopo andremo in una sala da ballo e faremo un gioco.”

“Che gioco?” Domandai curiosa.

“Tu sarai una single in cerca di compagnia e io in disparte ti osserverò e farò tifo per te…” E sorrise.

“Ma come in cerca di compagnia?” Domandai.

Gianni sorrise ancora:” Dovrai sedurre qualche maschio, con le movenze del corpo, le espressioni del viso e soprattutto con lo sguardo e il sorriso… che hai bellissimo.”

“Eh ma Gianni lo sai… non sono capace a fare queste cose io…” Ribattei:” Mi vergogno, sai che sono timida…”

“Ma lui sorrise dicendo:” Ci riuscirai ne sono certa, sei brava a sedurre…”

“E che locale sarebbe?” Domandai sorseggiando il vino.

“Oh è un night di persone adulte.” E riprese a pasteggiare.

Ero preoccupata immaginando il proseguo. Io proprio non avevo mai messo piede in un locale simile, avevo il timore inconscio di trovare nello stesso locale il capo, il collega o magari gli amici di famiglia.

Sapevo dove saremmo andati, ero cosciente e agitata, in un certo senso quella richiesta aveva uno strano effetto su di me.

Naturalmente per accettarmi in quel ruolo che lui chiamava di seduttrice, ma che per me era da adescatrice di maschi, per farmi coraggio ed eliminare i freni inibitori bevvi del vino... stavo per fare una cosa che non avrei mai e poi mai pensato di fare... l’adescatrice di uomini. Mi feci coraggio e con l'aiuto di mio marito svuotai la testa dai dubbi e timori acconsentendo.

Lui cenava piano, e chiacchierava tranquillamente, osservandomi sempre più intensamente gli occhi, ogni tanto si interrompeva dicendomi:” Come sei bella… e sexy Michela. Mi piace pensare al reggicalze che hai sotto, che nessuno vede ma io so che indossi, a quelle calze di seta tenute su da esso e al nuovo e sexy indumento che indossi.”

“Ho paura Gianni…” Ripetevo sperando fino all’ultimo che cambiasse idea. Invece lui sorridendomi diceva:

“Stai tranquillo amore, lasciati guidare da quello che ti dirà il tuo corteggiatore, è già tutto concordato, lo conosco, non è un estraneo, è pulito ed educato e poi io sarò sempre presente vicino a te. Farà tutto lui, tu non devi compiere niente, solo assecondare quello che ti dirà, se hai dei dubbi o dei timori guardami che ti passeranno. Ero consapevole che quella sarebbe stata una sera particolare e sospirai.

Alla fine di cenare uscimmo che erano quasi le 23.00 salimmo in auto ripiombando nel silenzio e partimmo. L’auto sfrecciò veloce verso il locale, che stranamente non era mai stato nominato quale fosse quella sera, ma che incombeva su tutti nostri pensieri e arrivammo in un locale a circa una trentina di km da dove abitavamo noi.

Giunti, posteggiò in fondo a un grande parcheggio nell’oscurità e a piedi ci avvicinammo all’entrata. Giunti davanti alla porta entrammo e ci staccammo, lui si allontanò da me quattro cinque metri e mi fece cenno di proseguire da sola. Davanti alla porta pensavo: “L’importante è entrare… per il resto si vedrà!”

Appena entrata, seppur a disagio fui elettrizzata dall’atmosfera, mi guardai attorno, c’era una buona musica lenta e sensuale e un buon profumo nell’aria e cercando di non dare nell’occhio e di essere sola, osservavo le persone che erano sprofondate nei divani. Il pensiero che erano tutti lì per fare sesso, mi turbava e metteva a disagio.

Da una parte c’era il bar e la sala con poltrone e divani e dall’altra vari locali divisi da tendaggi dove poter stare in intimità con divani occupati da uomini e donne.

Una volta presa visione, sentii le farfalle nello stomaco e assurdamente l’eccitazione salirmi.

I camerieri mi sorridevano, io mi sedetti da una parte e mio marito da un'altra, entrambi nei due tavolini che aveva prenotato, mentre vari uomini seduti, mi guardavano con desiderio e libidine da imbarazzarmi. Appena seduta, completamente sola sul divanetto nel margine anteriore verso il bancone del bar. Dal cameriere mi fu servita una bevanda molto alcolica da bere, whisky e coca, informandomi mentre la posava sul tavolino:” Le è offerta da quel signore…” E mi fece cenno due tavoli dopo il mio e che era mio marito pur apparendo un cliente qualsiasi; e visto il caldo e la tensione sorseggiai volentieri. Guardavo mio marito Gianni tranquillamente seduto qualche tavolino un po' più in là, mentre io friggevo dall’agitazione. Lui dopo essere stato brevemente seduto, si alzò e si mise difronte a me, facendo notare a tutti che ero sola. Inquieta da tutti quegli sguardi su di me, mi fece segno di sedermi al banco bar e mi alzai e sedetti in uno sgabello, proprio come una vera seduttrice con i tacchi delle scarpe posati ai poggia piedi che davano modo alla gonna di salire e mostrare le cosce. Ero a circa cinque metri da mio marito, con il bicchiere in mano, sotto il suono di quella musica sensuale, mentre con lo sguardo agitato e curioso osservavo la gente ballare in sala. Ero fortemente imbarazzata, non sapevo fare l’adescatrice, avrei voluto scappare.

Bevevo piano il whisky e coca che mi aveva ordinato Gianni, mentre con gli occhi scrutavo nella semioscurità colorata del locale nel tentativo di capire chi ci fosse. 

Lo stomaco si stringeva. Dalla tensione sudavo, mi sentivo come un’animale messo lì come esca, preda di qualcuno che venisse a prendermi.  E intanto intimorita, guardavo quella gente che nell’oscurità e luci colorate non riuscivo a vedere e identificare, i miei occhi sembrano impazzire nel roteare vertiginosamente per esaminare tutto quello che era possibile osservare attorno a me. Guardavo quelle donne che c’erano e mi dicevo:< Chissà come si comportano realmente, fuori da queste mura…” E per annullare l’agitazione ed estraniarmi mi misi a cercare d’indovinare la professione di chi guardavo:< Questa sarà un’impiegata, questa una professoressa, quest’altra senz’altro una casalinga come me...> Chiedendomi:< Chissà se vengono anche commesse o operaie qui! >

Mi chiedevo qual era la personalità degli individui e donne che c’erano.

Un uomo con un bicchiere in mano si avvicinò all’improvviso sorridendo, notai che guardava mio marito nel divanetto, che senz’altro prima nell’entrare aveva notato affianco a me. Gianni ingannato dalla penombra, come se lo conoscesse gli fece un cenno affermativo con il capo, sia a lui che a me… e lui si sedette al mio fianco con il bicchiere in mano. Era molto più grande di me di me di età:” Sarà un cinquantenne! Ma perché li sceglie così vecchi…” Pensai con rabbia.

Ma era elegante, gentile ed educato, e aveva un buon profumo addosso.

Era uno sconosciuto, almeno per me, si avvicinò di più e si sedette anche lui su uno sgabello e iniziò a corteggiarmi.

Con apprensione riguardai mio marito che mi fece segno di no con la testa. Si era reso conto che non era lui. Mi spostai di sgabello e mi voltai dall’altra parte, ma quel tipo continuava a guardarmi. D’istinto tirai più giù che potevo la gonna. strinsi forte le gambe unite come a proteggermi ma lui continua in quell’atmosfera sensuale ad ammiccare l’occhiolino o simulare il bacio con le labbra invitandomi a ballare.

“Non gli do corda così si alza e se ne va.” Pensai.  Guardai mio marito che sorrise. Ero tesa, stordita, accaldata e anche su di giri per l’alcol bevuto.

All’improvviso altri uomini si avvicinarono. “Oddiooo!!” Dissi dentro di me. Guardai ancora mio marito che sorrideva divertito del mio disagio. Subito dopo si avvicinò un altro signore, pure lui cinquantenne di bell’aspetto. Anche lui si sedette vicino a me nello sgabello dall’altra parte libera. Sorseggiando il whisky e coca guardai ancora mio marito che annuì con il capo… Era quel tipo che aspettavamo. “E’ lui mi dico…” Con un senso di liberazione.

Lui dopo avermi fatto delle avances e dei complimenti, mi invitò a uscire dandomi subito delitu.

“Vieni!... andiamo fuori, fa caldo qui e c’è troppa gente!” Mi esortò e si alzò.

Guardai ancora mio marito Gianni che intuì l’intenzione che aveva concordato con lui, e mi fece un cenno positivo con il capo. Mi alzai dallo sgabello e a fianco a lui, facendomi strada lo segui scappando da quella bolgia di altri uomini che nel frattempo si erano avvicinati e mi erano addosso. Seguendolo per uscire passai davanti a Gianni seduto nella poltrona e notai che i loro sguardi per un attimo si incontrano in un’intesa di complicità.

Gianni guardò anche a me e mi sorrise come a dire:” Vai! Vai con lui e fai quello che ti chiederà…” E mi rimbombavano ancora le sue parole a cena:” Tu non devi fare niente, farà tutto lui, tu dovrai soltanto lasciarlo fare…” Mi sentivo accaldata, assente, strana e passandoci davanti sotto il suo sguardo proseguimmo verso l’uscita. 

Piena d’apprensione, voltandomi ancora prima di uscire vedi lui che si alzava, pagava il cameriere e ci seguiva… ero assurdamente eccitata lo ammetto, confusa ma eccitata di quello che stava avvenendo, di seguire quell’uomo sconosciuto che certamente avrebbe abusato di me... Quell’uomo appena fuori mi appoggiò la mano sulla spalla, girai il capo e alzai un poco il mento e lo guardai essendo più alto di me, e visto che mio marito che mi sorrideva soddisfatto poco dietro... gli lasciai la mano sulla mia spalla.

Camminammo verso l‘oscurità del fondo del piazzale, io di fianco a quell’uomo e mio marito poco dietro di noi, e disse con sicurezza quell’individuo:” La mia auto è laggiù…!”  Facendo segno nell’oscurità con la mano. Era poco distante dalla nostra e il cuore mi incominciò a battere forte, ero accaldata dalla tensione mi sentivo mancare:” E ora che faccio?” Mi dicevo:” … Mi sta portando alla sua auto. Cosa vuole fare?” Mi chiedevo confusa anche se dentro di me sapevo, che una volta arrivati mi avrebbe presa e avrei fatto sesso con lui.  Deglutivo mentre camminando sui tacchi non essendo abituata sembrava che dondolassi, avevo paura volevo fuggire, ma ero anche irrazionalmente eccitata e volevo restare, e lasciare fare a lui. Ci avviammo alla sua auto. Nell’andare allungando la mano mi passò bene il braccio sulla spalla e dietro il collo, abbracciandomi praticamente, ed ero assurdamente eccitata. Camminando mormorando mi fece i complimenti osservandomi alla luce dei lampioni e della luna. “Sei molto bella, sei una signora affascinante e brillante e dovresti essere lassù…” E feci segno con il dito in alto e io alzando il capo vidi il cielo stellato e continuò:” Tra di loro, tra le stelle …” Era anche romantico e gli abbozzai un sorriso, ma ero inquieta, elettrizzata.  

All’improvviso avvicinandoci al posto che mi aveva indicato, azionò il telecomando dell’auto e lampeggiarono i fanalini, suonò l’antifurto e scattò l’apertura delle portiere. Appena giunti davanti alla portiera della sua auto, quell’uomo mi prese per le spalle, mi girò verso di lui e cercò di baciarmi in bocca inaspettatamente, con me che sorpresa e improvvisamente disgustata e infastidita allontanai il capo indietro e guardai mio marito a sei sette metri dietro noi, tra le altre auto che arrivava.

“Che ti prende?” Mormorò lui.

E Con il cuore al massimo sospirando forte ripetei dentro di me:” Già che ti prende Michela? Eri già a conoscenza che finiva così…”  E non sapendo cosa dire risposi: “Non voglio essere baciata…” Ero agitata…non so di preciso cosa ero… volevo e non volevo, non sapevo nemmeno io.  Mentre mio marito silenzioso mi guardava.

Quell’uomo aprì bene la portiera e tenendomi per le spalle spingendo in basso mi accompagnò e fece sedere dal lato del passeggero dicendo:” Rilassati, sei troppo eccitata…”  E con me inattiva, abbassandosi, con il gesto del braccio alzò e mi mise dentro le gambe sul tappetino.  E mentre lui era in piedi affianco a me, sentii aprire l’altra portiera, quella posteriormente il sedile del guidatore, vedendo entrare mio marito calmo e tranquillo e sedersi nel divanetto dietro al posto di guida. Subito quell’uomo chiuse la portiera al mio fianco, fece il giro dell’auto dall’altra parte, aprì quella del guidatore ed entrò nell’abitacolo e allungando il braccio in avanti accese lo stereo con la nostra musica preferita, la mia, dolce e romantica, portando subito la mano a manovrare lateralmente il mio sedile, abbassando più che si poteva lo schienale.

Nel frattempo sentii infilare una mano sotto la gonna e quell’uomo toccarmi in mezzo alle gambe, tra le ginocchia, continuando a tirarmi su la gonna e arrivare ad accarezzarmi le cosce, mentre mio marito seduto dietro lui in silenzio guardava. Ero agitata ma lui mi spinse indietro con il tronco facendomi adagiare con le spalle sullo schienale abbassato e la sua mano iniziò ad accarezzarmi i capelli. Se voltavo il capo a sinistra, vedevo mio marito seduto dietro lui che mi osservava dolcemente e presami la mano sinistra io stringevo la sua in segno di fiducia.

Mi resi conto che ero in una posizione strana, se guardavo in alto vedevo il tettuccio dell’abitacolo, se voltavo il capo a sinistra, c’era mio marito che mi teneva e accarezzava la mano e se guardavo in avanti vedevo quell’uomo che si stava preparando a venire sopra di me. Stranamente iniziavo ad essere eccitata, il cuore mi batteva fortissimo. Giravo il capo e lo guardavo mentre quell’uomo mi accarezzava le cosce e mi scopriva le calze, il reggicalze e le mutandine, mentre Gianni mio marito accarezzandomi la mano mi sorrideva. Non so descrivere cosa provai in quel momento.

Osservavo mio marito e non guardavo quell’uomo che mi aveva alzata la gonna tutta su. Sentii le sue mani forti sulle anche, e a una a una si misero a sganciare la chiusura delle giarattelle del reggicalze che tenevano su le calze, finché con capacità le sganciò tutte e lasche si allargarono, portandole lui con la mano verso le ginocchia. E subito riprese ad accarezzarmi le cosce nude e nel tessuto sul sesso, e portò le mani ancora più su e prese sui fianchi per l’elastico le mutandine dicendo con brutalità:” Alza il culo...su dai!” Ripetendolo:” Alza il sedere…”  Contemporaneamente mio marito capendo la mia confusione mi sollecitò:” Su alzalo amore…” Tenendomi sempre per la mano sinistra, quella dove c’era la vera matrimoniale.

Lo staccai dal sedile e lui pronto tirò su tutta la gonna togliendola da sotto a scoprimi le natiche e ripreso l’elastico delle culotte di seta, con uno strattone dietro l’altro le tirò giù e in un attimo furono sulle cosce, tirandole giù fino al polpaccio insieme alle calze di seta e scoprendomi il sesso. Provai con quella manovra in quel momento una fitta al cuore e un gran calore in vagina, che lui poté vedermi sul viso e mio marito sentirlo nella stretta più forte che diedi alla sua mano.   Mentre lui senza fermarsi e continuando fece scivolare le mutandine fino ai piedi, togliendole insieme alle scarpe e alle calze. Praticamente restai nuda dall’ombelico in giù, soltanto con il reggicalze alla vita e le giarettelle pendenti libere.

A un certo punto sentii dire dalla voce calma di mio marito:” Metti il preservativo, tieni!” E gli passò un blister che lui aprì e abbassandosi i pantaloni e lo slip, fece svettare fuori e davanti a me un’asta di carne dura già vigorosa. Lo vidi appoggiare sul glande l’anello e in un attimo in quella semioscurità lo srotolò fino alla radice coprendolo tutto di lattice.

Ero agitata, inquieta ad averlo visto prepararsi per possedermi in macchina, cosa che non avevo mai fatto nemmeno da ragazza. E fu in quel momento che mentre con il capo rivolto a sinistra, guardavo mio marito, Gianni si avvicinò iniziando a baciarmi sul volto e sul capo sempre tenendomi la mano. E fu sempre mentre mio marito mi baciava che sentii quell’uomo che mi toccava e accarezzava le cosce e salì su e iniziò a sbottonarmi la camicetta, aprendomela osservandomi il reggiseno e tirando su in alto quest’ultimo fece uscire le mie mammelle nude, pallide con i capezzoli rosa turgidi alla sua vista; e iniziò ad accarezzarmele e manipolarle delicatamente.

Mio marito smise di baciarmi mentre quell’uomo chinandosi a sinistra lo sentii sdraiarsi su di me a baciarmi, leccarmi e succhiarmi i capezzoli in una tempesta di eccitazione. E intanto che mi baciava e mio marito mi accarezzava i capelli sentii le sue mani che mi divaricavano le gambe allargandomi le cosce e subito ad accarezzarmi con le dita il sesso, sulla peluria dandomi come una scossa elettrica piacevole. Lo toccava e accarezzava con i polpastrelli, accorgendosi senz’altro che ero umida… Assurdamente mi piaceva quella condizione, essere tra due uomini, mio marito che mi guardava e quel tipo che mi manipolava sessualmente. E mentre voltata a sinistra a occhi chiusi baciavo ancora mio marito, avvertii Il suo glande appoggiarsi alla mia vulva sfregarlo sopra lungo la fessura su e giù, dandomi piacere immenso e incontrollato che io con vergogna manifestavo baciando con più intensità mio marito e stringendogli la mano. E poco dopo, fermatosi al centro lo sentii premere e spingere con forza fino a divaricare la fessura delle grandi e subito dopo le piccole labbra ed entrare lentamente e inesorabilmente in me, nella mia vagina, nel mio corpo, facendomi sussultare di gioia. D’istinto, per reazione all’avvertire la sua penetrazione e il glande come una testa d’ariete sfregarsi sulle pareti della vagina, strinsi fortissimo con tutta la forza che avevo la mano di mio marito con la mia sudata, mentre lui continuava a baciarmi sulle labbra, la fronte, i capelli e con l’altra ad accarezzarmi il seno a tranquillizzarmi, dicendomi:” Rilassati amore… vedrai sarà bellissimo…!”

Dietro il sussurro della voce di mio marito chiusi gli occhi e sentii quell’uomo spingerlo ancora dentro di me facendomi sussultare e lo sentii giungere in fondo e iniziare a muoversi, avanti e indietro dentro di me… mi stava possedendo carnalmente con mio marito di fianco che mi accarezzava e teneva la mano. A quella sensazione il mio corpo fu invaso da un grande calore. Aprivo gli occhi e vedevo i loro volti, quello di quell’uomo trionfante su di me che mi possedeva e quello felice di mio marito con un sorriso dolce a osservarmi e coccolarmi nel vedermi dondolare con il corpo su e giù alle spinte peniene di quell’uomo in vagina, sotto di lui. Di seguito avvertii un grande calore come un fuoco nella pelvi, e sentii la vagina dilatarsi e contrarsi ripetutamente, stavo godendo, indipendentemente dalla mia volontà godevo e il respiro mi divenne ansimante e quell’uomo si muoveva sempre più veloce e profondamente dentro me, urtandomi l’utero con il glande…

Non ce la feci più e gemetti e godetti, allentando nel piacere anche la presa alla mano di mio marito, che a un certo punto all’improvviso la lasciò e mi sentii persa senza la sua mano che stringeva la mia, perché mi dava sicurezza e la cercai a tentoni. La volevo, ma non la trovavo più, e sentii quella di quell’uomo prendere il posto della mano di mio marito. Non volevo, l’allontanavo la sua, ma afferratemela la stinse forte lui e portando la sua bocca sulla mia, iniziò a baciarmi sul volto.

Non volevo che mi baciasse in bocca quell’uomo, sentire il sapore della sua saliva di tabacco e liquore, ma al suo possedermi e al piacere sconvolgente che provavo, sussultai e lo strinsi a me gemendo aprendo per reazione le labbra.  E subito mi prese il volto tra le mani, si avvicinò e non feci in tempo a richiudere la bocca, che già la sua lingua veloce era dentro alla ricerca della mia. E tenendo la sua bocca sulla mia mi baciò appassionatamente e quella volta senza il mio rifiuto, ma anzi, ricambiata da me, ormai eccitata sempre più stringendolo forte e avvertivo le sue labbra succhiarmi le mie.

Non so cosa mi accadde, stordita ed eccitata assurdamente contraccambiavo il bacio con la lingua e godevo nell’assaporare la sua saliva dal gusto di tabacco e liquore che mal volentieri al primo bacio mi dava disgusto.  

Avvertivi nella mia bocca il suo gusto e anche se non mi piaceva lo lasciai baciarmi, ricambiando e pian piano lasciandomi andare sempre di più, facendo sesso con lui senza più mio marito vicino che mi teneva la mano.

In quel momento ero accaldata, avevo il sesso assurdamente bollente dalla sua penetrazione voluminosa e profonda. Il suo odore di maschio mi entrava nelle narici e mi stordiva, sapeva di profumo e virilità e mi inebriava completamente. La sua pelle, leggermente sudata come la mia per la tensione e l’abitacolo dell’auto, assurdamente mi mandava in estasi. E mentre mi possedeva continuammo a scambiarci baci in bocca, con la lingua. Ebbi come un’esplosione dentro di me, tremavo e fremevo tutta, godevo, quando lui mi baciava con la lingua contro la mia, il mio palato, le guance interne e io ricambiavo cercando nella sua bocca… Nel piacere non mi controllavo più, iniziai a stringerlo a me con le mani sulla camicia, era bravo sessualmente, ci sapeva fare molto di più di mio marito. Lui era affianco ame che mi accarezzava il capo e la fronte ripetendomi:” Brava amore, così, lasciati andare, abbandonati, lasciati chiavare da lui…” E quel sussurrarmi di Gianni all’orecchio mi dava quasi fastidio…  

All’improvviso Intravvidi mio marito che nell’oscurità dell’abitacolo, seduto affianco a me, ancora con la lucina del flash accesa dello smartphone ci riprendeva… stava di nuovo riprendendo il mio amplesso con quel uomo e lo puntava su di me, sul mio viso godente.

Chiusi gli occhi e mormorai:” No dai Gianni, non riprendermi…” Ma lui continuava e al mio partner sessuale pareva che non gli desse fastidio essere ripreso.

Non capivo più niente, sentivo i colpi del suo glande dentro me e alle sue spinte vigorose l’auto ondeggiare sotto di noi e continuai a godere maggiormente, e d’istinto per reazione lo strinsi con le cosce sui fianchi avvinghiandomi e muovendo il sedere contro di lui. Era vergognoso quello che facevo mentre mio marito mi riprendeva, ma non me ne rendevo conto. E Gianni continuò a riprendermi con lo smartphone, accarezzandomi e coccolandomi con la mano libera … dicendo frasi vergognose ma che probabilmente lo eccitavamo.

“Mi raccomando, chiavala bene la mia bella moglie, falla godere tanto…” E poi rivolgendosi a me.” Brava amore, godi… godi con lui, lasciati chiavare che stai facendo felice te stessa, lui e me che ti ascolto e osservo godere…”

Poi portò la mano ai pantaloni, aprì’ la cerniera e lo tirò fuori già eretto e mentre noi chiavavamo e lui rirendeva, con l’altra mano si masturbava.

La cognizione del tempo mi era totalmente scomparsa, l’avevo persa.

Quell’uomo mentre mi possedeva, mi aprì maggiormente la camicia davanti e tirò più su il reggiseno a scoprirmi completamente le mammelle e riprese a manipolarle a mano piena, a stringerle e rilasciarle, a baciarle e succhiarmi i capezzoli.  Era fantastico, adrenalinico.

A un certo punto sentii che si mise a muovere velocemente facendolo entrare tutto in profondità, arrivandomi a battermi sull’utero il glande con le sue spinte vigorose, facendomi gemere, sussultare e scuotermi tutta provocando al dondolio dell’auto. Ebbi un orgasmo inaspettato, forte, intenso e violento da farmi tremare tutta e mi misi a gridare nell’abitacolo dell’auto, sentii il suo glande contro l’utero che me lo spingeva e un piacere enorme sottoforma di calore immenso invadermi la pelvi, dandomi fuoco al corpo, fino al cervello. Ero accaldata e bruciante come se avessi avuto la febbre a quaranta gradi e per reazione continuavo a stringerlo baciandolo istintivamente. Ebbi un orgasmo intensissimo… dove sotto di lui, mossi scoordinatamente tutto il corpo, il culo sul sedile e il bacino verso lui a urtare il suo. E lo sentii ansimare e godere, e venire anche lui eiaculando dentro di me nel preservativo, avvertendo improvvisamente una variazione di temperatura sulla cervice uterina, era il suo profilattico che riempiendosi di sperma eiaculato restava contro e a contatto inducendo il calore del suo seme alla porzione vaginale dell’utero. Restò sdraiato sopra me a farmelo sentire ancora rigido pulsare in vagina, mentre la lucina del flash dello smartphone di mio marito ancora accesa ci riprendeva.  All’improvviso si spense e mentre ero in preda all’orgasmo mio marito piegò il capo, e mentre si masturbava mise la sua bocca sulla mia e con la lingua all’interno iniziò a limonarmi e ad accarezzarmi. Ero ancora accaldata, in estasi, ricambiavo il bacio di mio marito, ma lo sentivo diverso, meno passionale, sensuale e sessuale da quello del tipo che mi aveva chiavato, meno intenso e più affettivo. L’altro con la lingua in bocca mi leccava tutto se ci arrivava anche le tonsille, ma non gli dissi nulla e lo baciai a modo nostro, era mio marito. Lo sentii ansimare ed eiaculare godendo della mia visione dove gioiosa venivo chiavata da un altro uomo.

Quando il mio partner lo sfilò da dentro me, e si rivoltò nel suo sedile del guidatore, avvertii come un vuoto in vagina ed entrare aria fresca come se la risucchiasse. Restai ferma sdraiata, ansimante sul sedile. Gianni mio marito smise di baciarmi, ed entrambi aprendo le portiere uscirono dall’abitacolo caldo e gonfio di odori e io restai sola, a gambe larghe ancora stordita e incredula di quello che avevo fatto, di quanto avevo goduto, mentre mio marito senza più la lucina dello smartphone mi guardava esternamente alla portiera aperta sorridente. E mentre ero ancora sdraiata e ansimante, a loro fuori dall’auto li vidi parlare, sorridersi reciprocamente, evidentemente compiaciuti e soddisfatti del rapporto sessuale.”

Mio marito si avvicino a me dalla portiera anteriore del passeggero sussurrandomi. “Lo so amore che hai goduto tantissimo e sei ancora in estasi, ma l’auto non è la sua e deve andare via, devi uscire, vieni a sdraiarti nella nostra.”

Lentamente stordita e smarrita mi tirai su, senza guardare cercai le scarpe a tentoni sul tappettino e sentendole con la mano al buio le presi e le calzai, e aiutata dalla mano di mio marito che mi guidava misi i piedi fuori e scesi, usci dall’abitacolo. Avevo la gonna arrotolata alla vita che mostrava sotto esso il reggicalze con le giarretelle pendenti e libere e le calze di nailon nero in fondo ai piedi. Avevo un bisogno impellente di urinare visto quello che avevo bevuto. La prima cosa che feci cercai la pochette, allungandomi, mostrando dietro di me senza volerlo il mio culo nudo a tutti e due; la presi sul cruscotto. Mi avvicinai a mio marito richiamando la sua attenzione sussurrai a bassa voce:” Devo fare pipì Gianni …”

“Falla qui dietro la macchina…” Rispose lui.

“Eh… ma Gianni… c’è lui!” Esclamai con un senso di pudore che ancora avevo, pensando:” Chi è quest’uomo? Chi lo conosce? Va be che abbiamo praticato sesso insieme, ma ora è tornato un estraneo per me. Ora è tutto normale, come prima e non voglio che mi veda in un mio atteggiamento intimo urinare.” Ma mio marito mi gelò:

“Embè…” Disse ridendo:” … ti ha chiavata fino adesso e ora ti vergogni di farti vedere pisciare? Su dai! Accovacciati dietro la macchina e falla.”

Ero stordita, non resistevo, mi scappava, non ce la facevo più, non ribattei per non discutere, ma umiliata mi tirai su la gonna che nell’uscire dall’auto era scesa e senza mutandine mi accovacciai dietro le gambe di mio marito a ripararmi dallo sguardo di quell’uomo in un momento così intimo per una donna. Gianni però all’improvviso ridendo si spostò subito lasciandomi accovacciata al suo sguardo. Ero piena di vergogna.

E dopo una breve pausa di concentrazione, guardando accucciata i loro pantaloni e le scarpe incominciai a urinare a intermittenza... davanti ai loro piedi e ai miei, getti irregolari all’inizio, ma che nel mingere ed espellere l’urina diventarono continui.

“Ora la signora ci farà vedere anche la sua pioggia dorata…” Pronunciò quell’uomo osservandomi. Era la prima volta che sentivo quella parola, pioggia dorata, ma in seguito capii cosa significasse.

Sollevata sui tacchi alti di dieci centimetri da terra, facevo zampillare l’urina sull’asfalto in un getto che da intermettente divenne continuo, che rompendosi in schizzi nell’urto li faceva saltare brillando alla luce del lampione. Sotto di me, guardando in basso, tra i miei sandali alti, vidi la chiazza della mia pioggia dorata che si allargava spandendosi lentamente in una macchia schiumosa e calda sotto le mie cosce aperte, bagnando l’asfalto.

Mi sentivo bene a svuotare la vescica ma umiliata dal doverlo fare davanti a quello sconosciuto eccitato che mi guardava. Avrei voluto sprofondare, sentivo il viso caldo, ed ero imbarazzata nell’espressione piacevole del mio volto nell’urinare.

Al termine mi alzai da quella macchia calda e schiumosa sotto di me, che seguendo la pendenza si perdeva in vari rivoli nell’asfalto.

Rialzandomi presi dalla pochette i fazzolettini e mi asciugai la vulva, i peli e la fessura internamente, osservai imbarazzata in viso mio marito, mentre muovendomi mi guardavano il seno gonfio ballare tra la ampia scollatura della camicia aperta

Le mutandine, erano sul cruscotto, allungai la mano le presi e le misi, poi tirai su le calze sulla coscia pinzandole al buio alle giarretelle del reggicalze, mettendomi in ordine velocemente.

Appena pronta il partner salì in auto e accendendo il motore sorridendo si allontanò…

Guardai Gianni, sorrideva anche lui, era euforico come fuori di sé, sembrava avesse vinto alla lotteria, mi abbracciò e baciò continuando a ripetermi che mi amava e che ero la donna della sua vita...

“Si però potevi risparmiarmi l’umiliazione di farmi vedere accovacciata a urinare da quell’uomo.” Esclamai. Lui non disse nulla, sorrise e mi abbracciò ancora e poi appoggiata con la testa a mio marito andammo verso la nostra auto. Sembravo ubriaca, disordinata e spettinata, per fortuna non c’era nessuno. Risalimmo in auto e ripartimmo…

Mentre guidava, portò la mano dietro di me, mi sorrise e accarezzò sulla nuca sotto i capelli e piano scese sulle spalle.   “Hai visto amore?  È stato bellissimo per tutti, anche lui è restato molto contento di te. “Disse.

“Mezza stordita non sapevo che dire, se essere felice davvero di quello che avevo compiuto o triste del complimento che mi aveva fatto.

Tornammo a casa, la prima cosa che feci fu andare a vedere la bambina:” Dorme, si è addormentata…è brava!” Disse la baby sitter Anna. Era mezzanotte passata, nelle strade c’era ancora gente visto che era estate. Ci salutò e andò via per ritornare l’indomani.

Quando fummo soli mio marito si avvicino eccitantissimo, mi abbracciò dicendo:” Andiamo in camera…” Intuendo cosa volesse fare risposi:

“No Gianni, sono stanca, l’ho appena fatto con quell’umo hai visto anche tu…” Ma insisteva, avevo paura che svegliasse la bambina e poi ero ancora eccitata e andammo in camera. Esaltato iniziò a spogliarmi dicendo:” Ti è piaciuto?  È bravo a chiavare lui?”

“Si!” Risposi offendendolo ed eccitandolo:” Chiava bene. È più bravo di te a chiavare, mi ha fatto godere di più…” E sapendo che gli piaceva sentirselo dire perché me lo aveva detto lui di farlo che lo eccitava aggiunsi;” Tu Gianni non vali molto in confronto a lui. Lui sì che sa come fare godere una donna…” A mio marito piaceva sentirsi dire da me quelle frasi che lo umiliavano, lo eccitavano e continuò:” Ce l’aveva grosso?”

“Si, più del tuo, virile e bello grosso…hai visto quanto mi ha fatto godere…il tuo è piccolo… non sei capace a farmi godere…”

Ma a quel gioco che lo eccitava ed eccitava anche a me, non corrispondeva la sua erezione avendo bevuto ed essendosi già masturbato da poco, mi spogliò tutta, calze, reggicalze e mutandine, si inginocchiò davanti a me e si mise a leccarmela dopo che quell’uomo mi aveva chiavato. Facemmo l’amore leccandomela, fu strano ma molto appagante per entrambi. Ci lavammo e andammo a dormire.

 

La mattina dopo mi alzai presto e andai subito dalla bambina, la presi in braccio e andammo a fare colazione in cucina, lui dormiva, ma io era ancora arrabbiata e delusa per il mio e suo comportamento.

L’arrabbiatura, o meglio, la vergogna stava passando. Quello accaduto mi sembrava inverosimile, aver fatto sesso nell’auto di quell’ uomo con Gianni seduto dietro che mi guardava e riprendeva con lo smartphone. Aver dovuto umiliarmi e accovacciarmi per urinare davanti a quell’uomo e poi alla sera a casa, non riuscire a penetrarmi e avere un rapporto sessuale con me, sua moglie... e accontentarsi di leccarmela, fu deprimente per me come donna e moglie.

La serata era stata eccitante e soddisfacente ma mi aveva lasciato ancora l’amaro in bocca.

Oramai avevo accetto quel ruolo, di moglie del cuckold mi piaceva, ma poi mi venivano i ripensamenti.

Lui si svegliò, si alzò e all’improvviso apparve sulla porta della cucina e fece colazione con me e la bambina, giocando con lei mentre preparavo il latte e il caffè. Tutto era come prima, io ero tornata ad essere una mamma amorevole e tenera e una brava moglie affettuosa e premurosa, e tornerai ad avere quell’aria da donna tranquilla e morigerata di sempre, da signora per bene, della moglie di un graduato delle forze dell’ordine, stimata e rispettata dalla gente. E lui il padre affettuoso e il marito premuroso, nonché il rappresentante delle istituzioni, tutore dei cittadini. Avevo davanti agli occhi ancora lo sguardo, voglioso, intenso e caldo di quando mi guardava possedere da quell’uomo.

“Ritornerò a tutte le ipocrisie e i tabù che ci accompagnano tutti i santi giorni. “Pensai con arrendevolezza e una sorta di rassegnazione.

Mentre mio marito seduto a tavola con la bambina sulle gambe faceva colazione scherzando e giocando con lei, appariva proprio un padre e un marito amorevole.

Io mi ero accettata, oramai ero una sweet, la moglie del cuckold e con mio marito avevamo una doppia vita, sessuale e sociale.

Che potevo fare se non rassegnarmi e accettare tutto? Trasformarmi in come mi voleva Gianni? Quando eravamo soli che parlavamo di quello diceva: “Finalmente ti vedo come ti ho sempre desiderata io, libera dai tabu, di esprimerti sessualmente e di fare quello che più desideri. Sei sempre la stessa Michela, ma però femmina in tutto e per tutto, con le stesse mie voglie e desideri.

Oggi sei Michela, mamma amorevole, dolce e premurosa e moglie seria, coscienziosa e fedele, ma in alcune sere, ti trasformi diventando Michela, la mia femmina lussuriosa, pronta e vogliosa.” Continuando:” Sono eccitato al massimo ed orgoglioso di te Michela, ho ancora il desiderio di guardarti, di vederti, di osservarti per scorgere fino a che grado raggiungerà la mia aspirazione, il desiderio di soddisfare la mia necessità del piacere e della mia eccitazione con te. Fino a che punto arriverà il mio amore libero e trasgressivo per te!”

A volte quando ero sola ci pensavo. In pochi anni con lui persi tutto ciò in cui credevo, la mia moralità e i miei valori e iniziai a frequentare più uomini sessualmente e devo dire per essere sincera anche con piacere nonostante non li volessi. Mio marito era bravo, li cercava con determinati requisiti, li istruiva in modo che mi piacessero e mi appagassero, che l’incontro per me fosse più gradevole e gioioso possibile e io accettassi di ritornare a rifarlo nuovamente come è accaduto. Compivo atti morali e sessuali peccaminosi, di cui non mi rendevo pienamente conto. Se li compivo era solo per stare meglio e per sentirmi amata.

Provai ad allontanarmi da Gianni, ma non ce la facevo ritornavo sempre da lui, perché non riuscivo a stargli lontano. Con le sue strane richieste ero caduta nel precipizio del peccato e della lussuria. Compivo violenza a me stessa nel praticarli, psicologicamente accettavo tutto, ero finita in una bruttissima voragine e avevo trasformato il mio modo di pensare. E comunque fu la sua vicinanza il suo amore a rendermi felice anche in quella condizione.

Come scritto all’inizio cercai di oppormi, ma soltanto con lui mi sentivo veramente amata e donna. Tra di noi ci furono le discussioni, musi, litigi e poi l’ultimatum o acconsentivo alla sua richiesta e al suo modo di vivere la sessualità o mi lasciava, e accettai perché lo amavo e amo tutto ora. Non facemmo mai nulla di troppo estremo, non mi impose mai di avere rapporti orali o anali, non ci furono mai anche se sia io che lui a volte lo desideravamo. Compiere quegli atti per me era come passare a un altro livello e non volevo e lui lo sapeva e a modo suo in un certo senso mi rispettava, non me li faceva praticare. A lui piaceva che altri mi guardassero, mi desiderassero e possedessero sessualmente mentre lui ci osservava e poi da soli stare con me, insieme, accarezzarmi, baciarmi, farmi sentirmi sua.

Tutto questo durò parecchi anni, e non si tornò più alla normalità, a livello sessuale si era rotto qualcosa, non eravamo più gli stessi. Lui con il tempo mi possedeva sempre meno e quando facevamo sesso, non sempre riuscivo a godere come quando praticavo sesso con i partner. Mi vergogno a dirlo ma, con loro era un’altra cosa, tutto diverso, sesso vero, godimento, orgasmo, adrenalina, con lui no, c’era solo affetto, dolcezza manualità. Alcune sere su sua iniziativa ci guardavano i video hard e dopo quando andavamo a letto mi ricordava quello visto o parlava degli amplessi che vivevo con i partner quando li incontravo e si eccitava e diventava attivo, altrimenti se non giocavamo, era soltanto sesso vuoto, che durava poco. Spesso non gli venivano le erezioni complete e passava il momento di intimità ad accarezzarmi, a leccarmela e a parlare di quanto ho detto sopra. Quindi non riuscivo nemmeno a fare l’amore con lui, ma lo amavo. Per lui era un gioco.

Ci fu un periodo che stavo andando fuori di testa non sapevo cosa pensare, mi chiedevo perché facesse così, che fosse colpa mia, ed iniziai a pensare che non mi amava per trattarmi così. Mi chiedevo perché dovevo sottostare alle sue voglie, ai suoi giochi se io non li vedevo tali. Li vedevo e vivevo solo come una forma di trasgressione peccaminosa. Però quando avveniva ed eravamo in quegli incontri, lui ritorna passionale attento alle mie esigenze ed io diventavo lussuriosa. Per accontentarlo, cambiai e feci morire dentro di me la mia sessualità composta di pudore e amore e non di sesso e peccato, ma accettare la sua. 

 

In quel periodo mio marito dopo un trasferimento e una ulteriore promozione era in servizio in una grande città del nord. I giorni che precedevano gli incontro con un partner di quella zona, nell’organizzare tutto come al solito era eccitato, in quei momenti che mi doveva offrire sessualmente a qualcuno era come preso da un impulso e desiderio sessuale irrefrenabile.

Come ho già detto era un marito e un padre premuroso, pieno di attenzioni per noi, ed era anche stato promosso nella sua carriera, aumentando di grado e di stipendio, e a me lo ammetto, mi piaceva essere ossequiata, riverita e chiamata con rispetto e timore signora dalle autorità, dai negozianti o commilitoni di Gianni.

Un giorno dopo qualche mese, mio marito mi parlò della possibilità, di fare una gita il sabato seguente nel basso Piemonte e già che eravamo là, al Village Outlet, visto che era da parecchio tempo che voleva andare, ma non ne avevamo mai avuto la possibilità per motivi contingenti. Li avremmo potuto fare acquisti per noi, per la bambina e per i nostri parenti, ma prima di fare ritorno e venire giù avremmo potuto avere anche un incontro sessuale in auto che lui stava programmando.

Storsi il naso perché avremmo dovuto andare soltanto io e lui senza la bambina, ma quel suo desiderio assopito, nascosto e vergognoso, si era manifestato nuovamente anche in me e anche se la sua era una richiesta sconvolgente ero arrivata al punto che lo comprendevo e giustificavo quel suo desidero sessuale, arrivando fino a capirlo e capirmi e lo accettavo e condividevo anche se dentro di me ero sempre contraria. Così quando me lo chiesi, non dissi di no, a essere sincera a volte lo desideravo anch’io che mi portasse a fare sesso con qualcuno veramente bravo, dotato e capace e lo praticavo con più passione di prima, seppur con una certa resistenza da parte mia. Avevo il sostegno di Gianni, mio marito, e a lui andava bene che lo facessi cornuto e da brava moglie questo mi bastava e lo cornificavo.

Oramai avevo accettato quel vivere con quelle trasgressioni e rapporti sessuali saltuari, in auto, camera o altri posti, in fin dei conti il mio con lui era soltanto un problema morale e non coniugale, che superai, eravamo sposati e avevamo una figlia di tre anni e ogni tanto tutto sommato soddisfaceva sessualmente anche a me avere partner carnale bravo, visto che Gianni da quel lato lì non era il massimo.

“Con chi mi dovrei incontrare?” Chiesi indifferente ma curiosa a Gianni.

“Un genovese!” Rispose lui sorridendo:” L’ho contattato io, è una persona in regola, pulita.”

“Quanti anni ha?” Domandai.

“Una cinquantina… è di Alessandria, ben dotato.” Mi rispose, ma poi scoprii che ne aveva di più di anni.

Come detto precedentemente anche se moralmente ero contraria tutto sommato fisicamente erano sodisfacenti e appaganti quegli incontri sessuali e poi non avevo voglia di fare discussioni con lui e che mi tenesse il muso. Così accettai.

“L’hai già incontrato?” Chiesi

“Si!” Rispose:” Ha un’inserzione su -Annunci 69-, un sito di annunci internet, e una sera me lo fece vedere al pc e mi parlò di lui. Gli ho spiegato sommariamente le nostre richieste, le tue abitudine e cosa ti piaccia faccia a te… e lui ha risposto tramite smartphone, dicendosi d'accordo, che le accetta.” E continuò mio marito:” In qualche giorno di corrispondenza abbiamo approfondito con breve mail, quasi fossimo in chat, e gli ho chiesto se era d'accordo che avremmo potuto incontrarci al centro commerciale di Serravalle Scriva, al Villaggio Outlet che lui è di quelle parti e conosce bene i luoghi essendosi incontrato in auto già con altre coppie.”

“E dove lo faremmo?” Domandai.

“In machina!” Rispose quieto Gianni:” Ma non come l’altra volta, questa volta cambi e lo fai a pecora…!”

“A pecora…!!?” Risposi io… “Ma che cos’è?”

“A pecora è una posizione sessuale che volgarmente si dice a Roma e nel sud, a pecora vuol dire alla pecorina, che significa a carponi…” E rise della mia non conoscenza di certe cose,

“Ah!” Esclamai, sapendo cosa significa a carponi.

“E perché così in macchina? Come si fa a fare a carponi in auto, c’è il tettuccio, non c’è spazio…”

“C’è… c’è… lo spazio per farlo, vedrai quando saremmo là…”

“Ma perché lo facciamo a carponi?” Domandai ancora.

“Cambiamo un po'…!” Rispose lui mentre io pensavo:” Che buffo…a pecora… ce ne vuole fantasia.”

Comunque quando me lo disse, l'idea non mi dispiacque, avremmo potuto fare acquisti per noi e nostra figlia e alla sera, prima di venire giù avremmo potuto avere anche l'incontro sessuale in auto che stavamo programmando e tanto anelava mio marito.

Idea che dopo la sua spiegazione accettai. Lo vidi subito che era felice, ma non immaginavo minimamente cosa avesse in mente.

Si scrissero ancora si scambiarono anche fotografie, la mia la solita in bikini con il volto coperto in spiaggia, piacque subito, le sue le avevamo già viste sul sito, con lui nudo a volto scoperto con il pene eretto.

“Uniremo l’utile al dilettevole…” Mi disse sorridendo.

Gianni mi raccontò come avvenne l’incontro a Genova e mi disse anche:” Quando ci incontrammo quel tipo era vestito con jeans e giacca a vento impermeabile rossa, tipo kway e io con giacca di pelle nera e pantaloni beige. E ci riconoscemmo subito. Ci sedemmo a un tavolino del bar e parlammo del più del meno, e gli ho chiesto che tipo era, se era sposato e aveva figli, lui confermò e gli ho spiegato bene tutto con calma e precisione.”

“Cosa gli hai detto?!”  Domandai curiosa …” 

“Che mi piacerebbe vedere mia moglie fare sesso con lui, che il mio era un desiderio da cuckold.” Ma omettendomi di dire mio marito una parte importantissima della sua richiesta, di quello che voleva e che scoprii anni dopo, e continuò: “Abbiamo chiacchierato ancora prendendo il caffè, e mi ha detto che lavorava con sua moglie a fare il mercato, che vende frutta e alimenti salati in salamoia fatti da loro, che hanno un furgone e che lui ha la passione di fare sesso con le moglie di altre coppie e lo ha già fatto con vari coniugi piemontesi.”

Ricordo che quella volta lo interruppi sorridendo dicendole scherzosa.” Con un ambulante mi fai andare?!” 

“Meglio Michela, sono persone insospettabili e poi a noi interessa solo avere un rapporto sessuale e non importa se sia un laureato o un analfabeta... Fisicamente è una persona normale, anonima ma ben dotata sessualmente hai visto anche tu le foto…” Fece una pausa e proseguì:” E così abbiamo concordato di incontrarci il prossimo sabato all'Outlet village di Serravalle Scrivia, davanti al negozio diesel factorye…” E dichiarò, lo ricordo ancora:”… per le 20,30 dobbiamo essere lì e poi lui ci  accompagnerà nel luogo del rapporto sessuale.”

Sul lato della sicurezza ero tranquilla, mio marito prendeva sempre la targa dei mezzi con cui arrivavano e da loro terminale di servizio risaliva al proprietario e faceva le sue indagini per vedere chi era, se aveva precedenti penali o era un normalissimo marito anche lui con il desiderio di trasgredire.

Come dicevo, quegli incontri saltuari, oramai facevano fanno parte della nostra vita sessuale e li desideravo anch’io, anche perché come detto, lui sessualmente non mi soddisfaceva pienamente, ero diventata esigente e quindi ben giungessero ogni tanto dei partner virili e vigorosi anche per me che mi possedessero da lasciarmi senza fiato, qualche maschio dotato e amatore che mi soddisfacesse sessualmente.

L'Outlet di Serravalle Scriva, praticamente era un grande centro commerciale con parcheggi all’aperto dove avremmo dovuto appartarci dopo cena al buio.

Decidemmo di andare e anche se non essendo della zona lo avremmo trovato certamente come poi è stato. Quel tizio che avrei dovuto incontrare e avere il rapporto sessuale si chiamava Antonio o almeno così diceva di farsi chiamare.

Alla mia curiosità di come si farebbe svolto, mio marito mi informò:” L’incontro lo avremmo nel parcheggio in auto, con te in ginocchio sul sedile e lui in piedi dietro. Come ti ho detto ti prenderà a carponi…”

“A pecora…” Lo interruppi ridendo.

“Si a pecora!” Sorrise lui:” Vedrai che ti piacerà.” Non so perché chiamare quella posizione con quel nome buffo mi faceva ridere, ma aggiunse Gianni: “… così non avrai nessun contatto diretto e anteriore con lui e non lo vedrai nemmeno in faccia …”

“Nel parcheggio?” Domandai.

“Si! Mi ha detto che nell'orario invernale del centro commerciale, alle 20.00 -20.10, chiudono tutti i negozi e il centro commerciale, e una volta che ci incontreremo con lui ci porterà in un luogo sicuro dove consuma i suoi rapporti sessuali con altre coppie come noi, come fa sempre con chi incontra.”

“Ma sei sicuro che è una persona apposto, pulita?” Gli domandai.

“Si, è una persona a posto e pulita, è come le altre l’ho contattata e c’ho parlato di persona prima.”

“Gli hai detto chi sei?”

“No… se gli dico chi sono si spaventano…” Disse ridendo:” … si bloccano e scappano a dover chiavare la moglie di un rappresentante delle forze dell’ordine, oppure non vengono all’appuntamento. Ma stai tranquilla, come al solito è tutto calcolato, ho letto anche la sua scheda sun terminale del ministero degli interni, è una persona a posto, soltanto qualche multa. L'incontro è programmato per sabato.”

Dopo altre assicurazioni seppur dubbiosa mi ritenni soddisfatta delle informazioni.

 

Quel sabato Gianni non era in servizio era libero e io non lavoravo essendo impiegata come al solito part time in un ufficio comunale.  E quel giorno, pranzammo qualcosa rapidamente e di primo pomeriggio dopo aver lasciato la piccola da mia suocera e affidata anche alla nostra baby sitter fidata Anna, dicendole che saremmo stati a fare una gita e saremmo tornati alla sera tardi, e che comunque ci saremmo sentiti telefonicamente. Ci salutammo, baciammo la bambina e partimmo. In meno di due ore facemmo circa 150 km di percorso. Uscimmo al casello di Serravalle Scrivia è alle 15.30 andammo subito al Village Oulet.

Appena giunti all’interno posteggiammo e girammo i negozi e il centro commerciale a fare spese, come una tranquilla coppia di coniugi per bene. Prima facemmo shopping e girato tutto il borgo e i vari negozi facendo alcuni acquisti portandoli nel bagagliaio dell’auto.

Eravamo a metà febbraio e il cielo era coperto, verso sera alle 20.00 circa iniziò una pioggerellina e a formarsi una leggera foschia che non era nebbia. Prima della chiusura andammo al ristorante a cenare. Era un posto strano di cui ricordo ancora il nome, il Burger King, detto anche dallo Spizzico. Una cena veloce e frugale, ci tenemmo leggeri e facemmo presto, vista la stagione e l’ora c'era poca gente.

Usciti visto che pioggerellava prendemmo l’auto e andammo nel luogo stabilito, con il navigatore lo trovammo e ci fermammo davanti al negozio della Disel factory abbigliamento, che si trovava poco distante dal ristorante. Io stufa di stare seduta scesi a curiosare nelle vetrine antistanti e poco dopo lui arrivò in auto, una panda smarmittata e vecchia, saranno state le 20.30. Mentre mio marito si avvicinava a lui a scambiare qualche parola dal finestrino, io davanti a una vetrina, facevo finta di niente, di guardare gli articoli esposti ma li osservavo riflessi nella vetrina. A un certo punto quell’uomo disse a mio marito di seguirlo con la nostra auto. Gianni venne verso di me e mi disse:” Vieni andiamo in auto che comincia a piovere, lo seguiamo con la nostra macchina.”

“Si, ma dove andiamo Gianni?” Chiesi, preoccupata dal tipo, pur sapendo che a volte mio marito per servizio era armato, pensavo di andare in qualche radura o posto isolato, ma mio marito rispose:” Restiamo qui!”

“Qui dentro?” Domandai.

“Si, lui conosce i posti…”

“Mah…!” Pensai:” Vediamo!”

Saliti ci muovemmo, ma a un certo punto giunto in fondo vicino alla siepe si fermò scese e venne nel finestrino riparandosi la testa con la mano per la pioggerellina, dicendo con il segno dell’altra mano:” È qui!”

Lo guardai, sarà stata la pioggia o la situazione, ma piegato sul finestrino di mio marito appariva quasi gobbo, con il naso grosso e gli occhi piccoli…so solo che pensai:” Dio che orrore!”  Ed esclamai a Gianni doppiamente sorpresa da quel partner e dal luogo: “Come qui?

“Si, infondo all'area sosta non c'è nessuno…” Dichiarò a mio marito:” …  è sicura, è la zona dove ci vanno le coppiette…”  Rispose sorridendo:” ...e non ci fanno caso.”

 Capii cosa intendeva per coppiette (le prostitute). Risalì sulla sua auto e gli andammo dietro, come sempre in quelle situazioni ero inquieta e dissi a mio marito:” Ma non c’era una persona migliore…”

Lui sorrise:” Non lo vedrai nemmeno in faccia, sarà dietro te…” Ma subito risposi:

“Non pretenderai che io entri in quell’auto a fare sesso? L’hai vista com’è conciata?”

“Tranquilla amore, lo faremo sulla nostra, questa.”

Lo seguimmo per una trentina di secondi, fino a che non si fermò, facemmo in auto circa 200.300 metri tra posteggi deserti, fino ad arrivare all'angolo del piazzale parcheggi, vicino a una entrata opposta a quella da dove eravamo arrivati noi.

Mise la sua auto lateralmente davanti alla nostra in modo trasversale da formare con le nostre auto una elle, in maniera da coprire eventualmente lo sguardo di qualcuno e non farci vedere davanti alle portiere se fosse passata un’altra auto dall'area di sosta. Mi guardai attorno, l’ambiente per il tempo e le luci dei lampioni appariva desolante…

Dietro noi, avevamo una lunga siepe alta un metro e mezzo che delimitava il parcheggio stesso dalla strada esterna scorrevole, che a quell'ora o quella sera uggiosa, non era trafficata e ci nascondeva. Oltre, si vedeva una rotonda e invece in fondo al parcheggio un'area camper con due o tre mezzi in sosta chiusi.

Io quando ci fermammo esclamai meravigliata a mio marito:” Ma qui Gianni?! Ma siamo in un parcheggio pubblico!! È un posto inusuale. Corriamo il rischio di essere visti. E poi di là c'è la strada scorrevole. “Aggiunsi preoccupata.

Ma quell’Antonio senza che lo avessimo chiamato, sceso dalla sua auto scassata si avvicinò al nostro Suv presentandosi a me, dicendo:” Buonasera signora, mi chiamo Antonio…” Io non risposi nemmeno, feci un cenno della testa e voltai il capo in avanti, ma vidi con la coda dell’occhio che lui abbassando lo sguardo quasi dentro al finestrino mi guardò a lungo, era chiaro che le piacevo.

Ci tranquillizzò, dicendo:” “Qui è sicuro, vengono molte coppie in questo parcheggio ed è tranquillo e non fanno caso se ci sono altri.”

Per noi era una cosa nuova, soprattutto per me avere un rapporto sessuale in un parcheggio vuoto, quando era avvenuto fuori dal night anni prima almeno c’erano auto attorno che ci nascondevano e riparavano, Ma li no! Era deserto, solo le nostre auto. Io era contraria mi avvicinai e sussurrai:” No Gianni, qui no! Andiamo via, non lo facciamo.”

Ma lui insistetti:” Dai! Qui non ci vedrà nessuno, stai tranquilla sarà più eccitante.” Mi rispose mentre iniziava a piovigginare forte, ed eccitato e deciso ci esortò:” Preparatevi dai!” Rivolgendosi in modo autoritario ...sia a me che a lui.” Scendi dall‘auto Michela!”

E accese lo stereo a basso volume con il cd delle nostre canzoni preferite, a cui oramai avevamo associato i miei rapporti sessuali trasgressivi.

Scesi ma non ero tranquilla, c'era semi buio, una oscurità illuminata solo dagli alti lampioni del parcheggio, dove a guardare controluce si vedeva la pioggerellina cadere.

Guidata da mio marito, come d’intesa mi sono messa in ginocchio sul sedile del passeggero, a carponi o a pecora come lo chiamavano volgarmente loro, con la portiera aperta e quell’Antonio dietro di me. Con la coda dell’occhio vidi che tirò fuori dai pantaloni il suo fallo già duro e bello lungo e spostandosi di lato si fece vedere da me mettere il preservativo che le aveva passato mio marito. Quella del preservativo era la regola, senza non l’avremmo fatto, al che io per non guardare quella scena di preparazione mi girai a osservare avanti, verso il volante e la portiera dandogli il sedere. Sentii che parlavano a bassa voce tra loro, ma non capivo cosa dicessero.

Io ero voltata e inginocchiata nel mio sedile quello anteriore del passeggero, e guardavo verso quello del guidatore. Quell’Antonio con il preservativo messo era pronto dietro me e mio marito al suo fianco a osservare e dire come e cosa fare e come in un rito che lo eccitava. Gianni lentamente mi tirò la gonna sulle natiche e poi gradualmente ripiegandola su sé stessa fin sulla schiena scoprendomi completamente il sedere. E allo stesso modo con la gestualità di un rito mi prese l’elastico e lentamente abbassò giù le mutandine fino alle ginocchia, scoprendomi tutto il sedere, mostrandoglielo nudo a quel partner provvisorio, che sentii borbottare essendo più vicino:

“Che culo meraviglioso nudo e pallido…Proprio un bel culo da signora…”

E mio marito gratificato rispondergli:” Ne hai mai chiavate di signore così belle?”

“No mai!... Sua moglie è la più bella di tutte le donne che ho chiavato!” E subito dopo prendendo le mutandine Antonio esclamò tirandole:” Alzi le ginocchia!”  Cosa che uno alla volta feci e facendole scivolare alle caviglie me le sfilò dai piedi lasciandomi le scarpe e gettandole sul cruscotto. E subito prendendomi per le caviglie mi divaricò bene le gambe fin dove la base del sedile del passeggero dov’ero inginocchiata lo consentirono. Ogni tanto mio marito si chinava sul mio orecchio e accarezzandomi i capelli diceva: “Stai tranquilla amore, va tutto bene, è tutto sotto controllo. “E lo sentivo dalla voce eccitatissimo, e anch’io incominciavo ad esserlo, le mie apprensioni stavano scemando e un calore insieme alla adrenalina stava invadendo il mio corpo. Gianni chinandosi ancora al mio orecchio mi mormorò: “Ti metto il gel acquoso che ti ha dato il ginecologo per i rapporti sessuali. Guarda che te ne metto molto per lubrificare bene la vagina anche internamente…” Pronunciò.

“Ma perché ne metti tanto? …Ce l’ha grosso?!” Domandai.

“Un po', ma è per farlo scivolare meglio, intanto e acquoso, al termine ti bagnerà soltanto un po' le mutandine…”

Era strano quel suo comportamento e quella preoccupazione, non aveva quasi mai messo il gel soprattutto dentro la vagina, ma non ci feci caso, la presi come una attenzione nei miei confronti.

E con le dita sentii che spalmava l’idrogel, lo spinse dentro la fessura e lo misi anche dentro la vulva, davvero tanto, che la sentivo già bagnata prima di iniziare il rapporto sessuale, sapevo che il gel con il calore della vagina e per il rapporto sessuale si sarebbe liquefatto e avrebbe macchiato lo slip, ma io eccitata e fiduciosa di mio marito lo lasciavo fare.

Quell’Antonio avvicinatosi mi accarezzò il culo da dietro, i glutei e la figa bagnata di gel per un po’, eccitandomi di più con le sue mani rozze e callose e quando fu pronto che lo ebbe bello duro e dritto lo strusciò su e giù sul gel e sentii la voce di mio marito dire:” Bene, ora penetrala tutta, fai con calma…”

In quel momento sentii il suo grande glande appoggiarsi tra le grandi labbra vaginali e premere divaricandomele e penetrandomi, e andare avanti e salire sempre più su. Sussultai all’introduzione. È lui lo spinse fino in fondo, a toccare con la cappella fasciata di lattice l’utero. Lo sentivo entrare lentamente e voluminoso dilatare le pareti vaginali e salire in me, arrivando in fondo e fermarsi contro la cervice uterina, con i suoi inguini pelosi contro le mie natiche pallide e morbide, facendomi inarcare e sussultare da toccare il tettuccio dell’auto con i capelli dal piacere alla sensazione che provavo nel sentirmelo entrare. E prendendomi per i fianchi con le sue mani rozze, iniziò a dondolarmi il bacino avanti e indietro possedendomi.

Ero piena di adrenalina in quella posizione animale in un parcheggio vuoto e sotto la pioggia, dove Gianni teneva l’ombrello per non bagnarci. Mio marito era sempre affianco a quell’Antonio e mentre mi possedeva, lui si masturbava guardandoci. 

Iniziai a dondolare avanti e indietro inginocchiata sul sedile con il capo a volte toccavo il tettuccio, lo sentivo dentro, virile e lungo urtarmi l’utero con il glande, li sceglieva tutti dotati ed esperti per me mio marito. Quel tipo mentre mi possedeva mi accarezzava la schiena, i fianchi e le natiche e mi piaceva come mi prendeva, avvertivo le dilatazioni e contrazioni vaginali sul suo fallo, ed era bello, a testa bassa dondolare e scuotere il capo assieme ai capelli lunghi e godere. Dava colpi profondi quell’Antonio e sentii la mano di mio marito appoggiarsi dietro tirando più su la gonna sulla vita a scoprirmi anche i lombi dicendogli:” Guarda che bel culo... Questo è un vero culo da signora per bene, e la devi chiavarla bene…” Io non li vedevo perché voltata in avanti, ma sentii la voce di Gianni mio marito quasi sottomissiva verso quell’Antonio dire:” Mi raccomando, chiavamela bene, fammela godere tanto…”

“E lui rispondere tenendo il mio sedere tra le grosse mani:” Stai tranquillo…me la godrò tutta fino in fondo questa bella signora…” Quel modo di fare, di parlare eccitava mio marito, ma anche a me a sentire dire quelle volgarità.  

A un certo punto si mise a piovere forte, sentivo le gocce fare il tipico rumore sulla lamiera e cadermi anche sul sedere e quell’Antonio bagnarsi. Mio marito andò nel portellone posteriore, lo aprì e prese l’ombrello dal bagagliaio e a scattò lo aprì appoggiandolo al tettuccio e riparandoci, e io venivo chiavata mentre pioveva forte e Gianni teneva l’ombrello in mano. A immaginarla era una scena surreale quell’uomo che mi prendeva vaginalmente ma a posteriori, io inginocchiata sul sedile dell’auto e mio marito in piedi dietro di me con l’ombrello aperto che ci riparava dalla pioggia.

A un certo punto capii che il mio godere si stava trasformando in orgasmo, sentivo il fuoco dentro la pelvi, la sua asta eretta continuare a percuotere l’utero e a muoversi velocemente. Ero incontrollabile, con le mani appoggiate, impiantai le unghie sul coprisedile, come se fossero artigli di un rapace e godendo stringevo le dita sul tessuto con la rabbia del piacere.

Dopo alcuni minuti quando raggiungemmo l'orgasmo, lo sentii irrigidirsi e spingerlo lentamente, avvertii che stava per venire anche lui e fui presa da un grande calore nella pelvi e nella vagina. Lo sentii spingere forte ma lentamente con i reni e appoggiare il glande sull’utero da spostarlo leggermente in avanti, fermandosi e iniziando a eiaculare dentro di me, contro il mio utero, ma ero tranquilla aveva il preservativo e come le altre volte godevo di quella eiaculazione protetta dentro me. L’accettavo perché conoscevo che era fittizia, sapendo che il suo sperma era fermato dall’involucro di lattice come le altre volte e che tutto restava dentro il preservativo. E anche mio marito sapendo che iniziava ad eiaculare dentro me, contro il mio utero, si masturbò più veloce eiaculando anche lui, allungando la mano e accarezzandomi il sedere.

In quel momento non capivo niente, godevo soltanto. Lui allungando le braccia dai fianchi le portò sotto la maglia e in avanti, mi prese le mammelle, le tolse dal reggiseno tirandolo su e incominciò ad accarezzarle, stringerle con le dita e a sfregare con i polpastrelli i capezzoli.  Mi dimenavo dal piacere muovendo il culo di lato e indietro a farmi penetrare ancora più a fondo da lui.

Il piacere che provai in quel parcheggio fu indescrivibile, una adrenalina e una eccitazione mai avuta in vita mia, nemmeno la prima volta, specie nel momento dell’orgasmo, perché dentro sentivo tutto caldo, bruciare e intorno la pioggia, la penombra e la paura di essere vista.

Al termine restammo fermi in quella posizione, ansimanti come animali. Sentii che lo tirò fuori dalla vagina, e io in preda al tremore del piacere mi lasciai cadere sui gomiti mi accasciai su di essi e sul torace. E in quel piacere mi sdraiai e allungai piegata con il viso sul sedile del guidatore vicino al cambio delle marce con il sedere in aria, spossata dal godimento e ancora stordita dal piacere. Poi mi tirai su e mi guardai in giro nel buio, c'era il piazzale vuoto sotto la pioggia e le luci dei lampioni e qualche auto da lontano che scorreva sulla strada oltre la siepe illuminandoci

Quando scesi anch’io e mi alzai su in piedi, prima che mi pulissi la vulva piena di lubrificante ormai acquoso e umori di piacere, mi voltai e mentre mio marito mi accarezzava e baciava sui capelli e sul collo, vidi quell’Antonio rivolto verso la siepe a pulirsi il glande con il fazzoletto di stoffa e a mettersi a posto i pantaloni mentre mio marito faceva lo stesso. All’improvviso mio marito esclamò, mettendomi paura e spaventandomi:

“Coprirti subito che può arrivare qualcuno… fai presto” E d’istinto mi spaventai e preoccupai e lo feci subito. Allungai il braccio sul cruscotto, presi le mutandine e di impulso, un piede alla volta incagliandole anche nel tacco le infilai e veloce le tirai sulle ginocchia, le cosce fino a coprirmi la vulva e il sedere, indossandole, senza nemmeno asciugarmela e pulirla con i fazzolettini come facevo le altre volte. Abbassando subito la gonna preoccupata davvero che qualcuno potesse avvicinarsi a noi e vederci, senza nemmeno urinare come facevo di solito.

“Quell’Antonio mi guardò a lungo imbarazzandomi, voleva parlare e andare a prendere un caffè tutti assieme, ma mio marito conoscendo la mia contrarietà ad entrare in confidenza con certa gente, tagliò subito dicendogli che era tardi e dovevamo andare via. Ci salutammo chiedendoci lui di incontrarci ancora. Con la risposta di mio marito che lo avrebbe risentito per email...

Appena partiti dissi a mio marito:” Gianni, ho voglia di urinare, mi scappa… non ce la faccio più!” Lui fece come una inversione di marcia, fece il giro lungo sul piazzale mi portò davanti alla siepe dicendo:” Falla qui dietro la macchina.”

Scesi pensando:” Meno male che qui c’è buio…” Tirai su la gonna mi accucciai e urinai. Quando mi alzai dissi verso mio marito:” Passami la pochette che prendo i fazzolettini Gianni, sono bagnata…”

“Sarà il gel lubrificante che con il caldo si è sciolto…” Dissi. E comunque al buio me l’asciugai.

Risalita in auto, abbiamo ripreso la strada allontanandoci dall'outlet per un centinaio di metri e poi girato a sinistra fino in fondo, tra i parcheggi vuoti per fermarci proprio al termine della stradina segnata dalle strisce sull'asfalto che girava per tornare indietro.

Era stato eccitante solo per il luogo, con il rischio di essere visti ed era piaciuto ad entrambi. Mio marito era felice che quell’Antonio mi aveva chiavata e fatta godere, si allungava dalla mia parte e mi baciava mentre guidavo e io facevo lo stesso, oramai lo conoscevo e avevo accettato, sapevo di essere diventata la moglie di un cuckold.

Poi per più di un’ora siamo stati seduti in auto, e a ritorno con la scusa della foschia e della strada bagnata dalla pioggia andava piano. Per star comoda mi fece togliere le scarpe e appoggiare i piedi sul cruscotto, per tenere in scarico le gambe che a volte le sentivo stanche e gonfie, mettendomi in quella posizione comoda. Restai in quella posizione con le gambe in scarico parlando del più e del meno, di nostra figlia e chiedendomi se mi era piaciuto in quel modo, praticamente in un parcheggio e quasi fuori dell’auto...la mia risposta fu affermativa.

Giungemmo al nostro domicilio, oltre le ventidue. Io andai subito a vedere la bambina e sentire la baby sitter. Poi tranquillizzatami mi affrettai per andare in bagno a urinare, ma lui mi fermò:” Lasciamela baciare un po'…” Mormorò senza che la Babysitter sentisse...

“Devo andare Gianni… me la faccio addosso non riesco più a trattenermi…” Esclamai stringendo le cosce.

“La fai dopo. Solo un momento!” Esclamò eccitato. Sapevo che quella era la sua parte di piacere a quel rapporto sessuale, e mi fermai. Diede un pensiero che avevamo acquistato alla babysitter che lei felice prese e aspettammo che andasse via e fossimo soli con la bambina tranquilla che dormiva e chiusa la porta a chiave tirai su la gonna e le mutandine a mezza coscia dicendo:” Solo un momento però…”

“Si! ...Si! ...” Esclamò mio marito abbassandosi quasi in ginocchio davanti a me prendendomi con le mani sui fianchi iniziando a baciarmela tutta, sui peli e a dare anche delle leccate… Dopo quasi un minuto che leccava, gli dissi:” Dai non ce la faccio più Gianni, te la faccio addosso…”

“Si! “Rispose eccitato:” Se vuoi farmela addosso io sono pronto…” E non scherzava quando lo diceva. Ma non mi andava di fare quelle porcherie perverse, come urinare in faccia a mio marito, che tante volte mi aveva fatto vedere nei video hard e risposi di no, che non volevo. Lui quasi subito dopo si staccò e alzò, con il mento sbavato di saliva e io corsi subito in bagno a urinare e lavarmi, mentre lui accendendosi un’altra sigaretta aspettava fuori.

In bagno abbassai velocemente le mutandine, le tirai giù e mi sedetti nella tazza a urinare con forza visto l’attesa, e mentre urinavo guardavo il cavallo delle mutandine alle ginocchia, era bagnato a formare un alone ma pensai che fosse del lubrificante e la saliva. Non ci feci caso, le tolsi e gettai in lavatrice subito assieme ad altra lingerie sporca da lavare con i delicati, mi lavai insaponandomi facendo come al solito, a ogni rapporto sessuale anche una lavanda vaginale, risciacquandomi e mettendomi le mutandine pulite e dopo aver chiacchierato con Gianni andammo a dormire, faceva freddo.

 

Passarono i giorni e quell’incontro finì come gli altri, nei bei ricordi. Riprendemmo la nostra vita comune e normale, il lavoro, la casa, la figlia. A quell’incontro come agli altri non ci pensammo più, almeno io, per un altro incontro sarebbero passati alcuni mesi fino almeno in primavera inoltrata. Riprendemmo la vita tranquilla, normale, coniugale, soltanto che quella volta dopo i canonici 28 giorni non mi vennero le mestruazioni, pensando a un ritardo fisiologico aspettai ancora una decina di giorni, poi preoccupata andai in farmacia ad acquistare un test rapido che feci subito e risultò positivo.  Mi sentii sprofondare, ero incinta… Quando scoprii di esserlo ripetei il test che risultò ancora positivo. Preoccupata chiamai al telefono immediatamente il mio ginecologo avendo il numero diretto perché moglie di un ufficiale rappresentante delle forze dell’ordine, chiedendogli se gentilmente anche se non avevo appuntamento poteva visitarmi, ed essendo la moglie di un rappresentante delle istituzioni, mi diede appuntamento tra una e l’altra visita. E mi visitò e fece l’ecografia e confermò il lieto evento.

Quando uscii chiamai subito mio marito: “Ti devo parlare Gianni, subito!” Gli dissi.

“Ora non posso sono in servizio, stiamo interrogando delle persone, mi dirai stasera “Rispose come faceva di solito quando non poteva. Io invece presa dall’ansietà e nervosa ribadii con tono autoritario. “Ti ho detto che ti devo parlare subito, adesso e non dopo, è una cosa importante.”

“Va bene, ma non posso assentarmi, vieni qui sotto che parliamo in auto.” Disse.

Poco dopo arrivai lui mi aspettava davanti all’edifico con l’ombrello, appena salito in auto mi chiese: “E allora amore! Cos'è tutta questa fretta!?”

Io l’ho guardai seria ed esclamai senza tanti giri di parole:” Sono incinta Gianni!”

Ci fu un attimo di silenzio tra noi che sentivamo la pioggia sull’auto e ci guardammo negli occhi.

“Come sei incinta?” Rispose mio marito io. Ma io seria replicai:

” Non sto fingendo Gianni per favore, se ti dico che sono incinta, sono incinta davvero, arrivo ora dal ginecologo, oltre i test me l’ha confermato anche lui.”

Pareva sorpreso: “Ma sei sicura?” Mi chiese.

” Si, mi ha visitato e fatto anche l'ecografia, l’utero si sta ingrossando. “

Mi guardò in silenzio poi esclamò:” Ma dai è uno scherzo Michela!?” Ripeté sorridendo.

A quel punto non ci vidi più, mi incazzai... e tirai un urlo furioso dentro all’abitacolo dicendo:” Ti ho detto che è vero, che sono incinta e non è uno scherzo.” Venendomi gli occhi lucidi.  Lui vista la mia agitazione mi calmò e parlammo. 

“Mi ha visitata il ginecologo! Mi ha detto che sono di un mese e mezzo e che ho già l'utero ingrossato e leggermente retroflesso, mi ha fatto l'ecografia e si vede già l’embrione, è quasi di  un centimetro.” Dalla borsa tirai fuori le foto dell'ecografia dicendo: “Tè guarda se non mi credi, è già di due centimetri e mezzo e palpandomi ha detto che ho già il globo uterino sull'addome e si vede anche se nascosto dalla pancetta.”

Non sapevo più cosa dire, se gioire o dispiacermi di essere di nuovo incinta, dentro di me sentivo una forma di smarrimento pervadermi tutta.

“Sai cosa significa questo Michela?” Mi disse serio:” Noi non abbiamo più avuto rapporti sessuali negli ultimi mesi… “E facendo un calcolo mentale aggiunse:” … l'ultimo oltre un mese e mezzo fa, lo hai avuto in quel parcheggio a Serravalle Scriva.” Guardandomi in silenzio e pronunciando a bassa voce. “Sarà stato lui!”

 Sapevo anch’io che non era suo il figlio che aspettavo e avevo in grembo. E gli chiesi preoccupata e confusa:” Ma come può essere successo Gianni?”

“Non so!” Rispose serio e pensoso: “Forse si è rotto il preservativo… o forse lo ha fatto apposta e se le tolto in un momento di nostra distrazione...” Aggiungendo subito:” … hai visto anche tu che se lo è messo, che ce l'aveva quando ha iniziato il rapporto sessuale. “

Ed era vero, avevo visto che ce l’aveva e annuii con il capo dicendo “Ma allora come è possibile. Io non ti ho mai tradito dopo Gianni.” Non sapevo cosa dire, ero sorpresa come lui se non di più di essere incinta. Restammo per molti secondi in silenzio in auto, non eravamo preparati a quella evenienza e trovarci in quella condizione cambiava tutta la nostra vita davvero.

Lui mi osservava e non parlava, ma il suo sguardo non era severo al contrario del mio sembrava d’accettazione, rassegnazione.

Quando compresi che lui sospettava che a mettermi incinta fosse stato quel tipo, quell’Antonio, ebbi una reazione stranissima, avvertii un fremito sulla pelle e una scarica di adrenalina sul corpo, inconsciamente a sapere che fosse stato quel tipo a ingravidarmi vivevo una sensazione strana, di disperazione ed eccitazione.

Ma mio marito mi parlava, sapeva che era uno shock per me il suo modo di parlare, di cercare una motivazione, sapendo di essere incinta di uno sconosciuto, un partner di giochi sessuali, un bull, donnaiolo che viveva chiavando le mogli degli altri. Ci guardammo negli occhi e pronunciò:” Come possa essere accaduto non lo so, ma quello che è certo che è stato quell’uomo a ingravidarti…Quel Bull che ti ha chiavata quella sera a Serravalle Scriva.” Ora lo sappiamo.

Sconfortata gli chiesi:” Vieni a casa con me Gianni, non lasciarmi da sola, ho bisogno di te ora. Dobbiamo parlare non mi sento di restare sola sono scossa... ho paura. Cosa facciamo?!”

 Lui mi tranquillizzo momentaneamente, tornato indietro avvisò i sottoposti che doveva assentarsi e ritornato venne a casa con me.  Facemmo il viaggio di ritorno in silenzio.

 

In casa eravamo soli, nostra figlia era all’asilo, io ero nervosa, inquieta e ansiosa, continuavo a fare avanti e indietro nel soggiorno mentre lui seduto mi guardava. Non mi davo pace e non mi capacitavo di quello che era successo, che ero incinta di quel tipo, un fruttivendolo già con chi sa quanti altri figli... Alternavo momenti di silenzio ad altri di angoscia in cui parlavo in continuazione, chiedevo, volevo spiegazioni, sapere cosa fare, domandavo, riflettevo e parlando mi rispondevo da sola. E lui seduto, in silenzio mi ascoltava.

“Non sappiamo nemmeno chi è quello lì…” Esclamai rabbiosa:” … quel maledetto... che mi ha messo incinta!”

E poi presa dalla rabbia e dall’ira con gli occhi che mi lacrimavano in un momento di impeto esclamai:” Io non lo voglio un figlio da quell’uomo! Piuttosto abortisco!” A quelle parole lui si alzò mi venne vicino stringendomi e abbracciandomi:” Non devi ragionare così Michela e lo sai, farti prendere dalle emozioni, riverifichiamo i fatti. Domani ritorneremo insieme dal ginecologo, ci sarò anch'io e parleremo di tutte le possibilità.” Mi strinse e mi baciò sul viso le lacrime e scoppiai a piangere singhiozzando contro il suo torace.

Mi aveva calmata, telefonò lui al ginecologo chiedendo un altro appuntamento per la mattina dopo, che gli diede subito. Poi uscimmo e andammo a prendere la bambina all’asilo, insieme, tornammo a casa, discutemmo ancora, poi baciando me e la bambina saltando la cena per motivi di servizio tornò al suo lavoro. Io misi a letto Simona e accesi il televisore, fuori pioveva forte e saltai la cena anch’io, tanto ero tesa e nervosa.

Ero incredula di essere incinta, era assurdo che fossi restata incinta di quell’uomo, quell’essere immondo, un puttaniere, che fosse capitato proprio a me e non me ne capacitavo, mi sembra impossibile. Uno sconosciuto, un bull degli annunci che viveva e si sfogava chiavando le mogli degli altri, mi aveva messo incinta. “Non potevo crederci.

Quella sera quando Gianni tornò a casa era tardi, la bambina era già a letto e come lo vidi scoppiai a piangere, lo abbracciai forte e lo baciai sulle labbra e sul volto. Ci sedemmo a tavola e io in camicia da notte feci qualcosa da cenare. Era pensoso:” A cosa pensi?” Domandai.

“A come abbia potuto ingravidarti quell’uomo se aveva il preservativo, perché i casi sono due, che l’abbia fatto volontariamente o involontariamente. Se è la prima, è stato un bastardo che merita una punizione, se non è stato lui di sua volontà vorrei sapere come è successo. Finito di cenare vado a vedere su internet.”

 Al termine lo segui e mi sedetti vicino a lui al pc. Lo accese e poco quando apparve Google scrisse sulla barra: “Quali sono le probabilità di rimanere incinta usando il preservativo?”

E apparirono varie voci, cliccò sulla prima e leggemmo:” Il profilattico può fallire la sua funzione contraccettiva. Il rischio è pari al 7%. La pillola anti contraccettiva ha una sicurezza del 99.9 per cento e per il profilattico 93-95 per cento.

“Te l’avevo detto che era meglio se prendevi la pillola…” Sbottò leggendo.

“Mi voltai lo guardai ed esclamai stizzita:” Forse sarebbe stato meglio non farlo per niente… non fare questi giochi... cosa ne dici?  Almeno sarei stata sicura al 110%!” Poi mi calmai, non volevo litigare, Gianni restò in silenzio. Poi lesse ad alta voce le cause:

“Rottura del profilattico: questa può avvenire se è difettoso, se è scaduto, se è stato esposto a lungo a fonti di calore, se la donna usa gel lubrificanti, se lo applica lei e inavvertitamente lo lede con le unghie, se si inserisce in modo maldestro. Se la misura non è adatta, troppo stretto si rompe a taglio e fa uscire parte di sperma, se troppo largo dopo eiaculato, può tornare verso la radice e fuoriuscire in vagina. Oppure quando si cerca di "prolungare" il rapporto sessuale continuando a muoversi dopo l'eiaculazione ovvero a riprendere il rapporto con lo stesso preservativo. Ciò fa aumentare il rischio di gravidanza, anche se il preservativo non si è rotto.” Restammo in silenzio:” Ci stanno tutte…” Disse mio marito:” Magari lui non se ne è nemmeno accorto, sarà stata una fatalità… il destino.” Poco dopo abbracciati andammo a dormire se così si può dire, agitata com’ero non chiusi occhio tutta la notte, mentre lui tranquillo ronfava affianco a me.

Il giorno seguente andammo dal ginecologo, parlando con lui, mio marito gli disse:” Sa dottore, mia moglie è agitata e lui rispose sorridendo:

“Lo so, anche ieri in studio quando le ha dato la notizia, ha esclamato, < non è possibile!> e mi sono reso conto che era agitata.” Poi parlando pronunciò: “A voi forse pare strano, ma sono in aumento le donne verso i quarant’anni che restano gravide, sono in ascesa e anche alcuni papà sono felici nonostante siano quasi cinquantenni. A parte che sua moglie ha 39 anni… ed è ancora giovane” Affermò scherzoso.

“Io personalmente sono felice dottore…” Gli rispose mio marito:” … ma non le ho detto nulla a mia moglie perché ha dei dubbi se tenerlo…” Esclamò Gianni, e il ginecologo gli rispose: “Vedrà che la convinceremo a tenerlo e sarà un bel bambino di cui andrà orgogliosa. “

Il ginecologo mi rivisitò e rifece l’ecografia con le foto, confermando che c’era l’embrione, che misurava quasi un centimetro e da ora crescerà 5 cm al mese.” Disse.

Al termine della visita mi rivestii e ci sedemmo dietro alla scrivania.

Il ginecologo fu chiaro e mi disse: “Capisco il suo stupore signora a scoprirsi nuovamente incinta a quasi quarant’anni, forse lo ha preso come un piccolo shock, ma come le dicevo, guardi che sono molte le donne ultra quarantenni che hanno figli. Oggi il livello di maternità si è alzato di molto”. Continuando: “Siete una coppia a posto, rispettata e di buon ceto sociale, suo marito magari involontariamente la fecondata di nuovo, e mi ha detto che vorrebbe abortire. Le chiedo perché signora?” Gianni in quel momento allungò il braccio, mi prese la mano e me la strinse forte in segno d’amore, mentre il ginecologo continuava:” Siete sposati regolarmente, vi volete bene e andate d'accordo e poi avete già una figlia!” E ci informò:” Comunque se lo vuole fare non può abortire, la legge 194 lo permette, non è illegale però io non pratico aborti perché sono obiettore di coscienza. Potrebbe farlo in ospedale se vuole le preparo la certificazione per farlo.” Disse il ginecologo aggiungendo:” Corre più rischi ad abortire che a portare avanti la gravidanza… E comunque se vuole deve decidere in fretta perché siamo al limite del consenso legale. Ma precisò:” … si ricordi che è già formato…” Lasciandomi intendere che sarebbe stato un delitto. Gli chiesi quale potesse essere un’altra alternativa e lui mi rispose davanti a mio marito:” Tenerlo!”

“Va bene dottore, ci pensiamo un poco e domani le diamo la risposta per una o per l’altra scelta.”

“Va bene, aspetto che mi chiamate.”

Così tornammo a casa con me che piangevo e che l'abbracciavo e giunti, mio marito mi fece la proposta di tenerlo.

“Ascolta Michela, è capitato e sei incinta, non importa da chi se deciderai di tenerlo, sarà anche il mio, sarò io suo padre per tutti, per lui e per me stesso. Se è figlio tuo mi basta, nessuno sa niente, solo noi. Lo teniamo, tu porti avanti tranquillamente la gravidanza e diremo a tutti che è il mio, mio figlio e io sono il padre e gli darò il mio cognome. Sarà nostro figlio a tutti gli effetti Michela e nessuno saprà e potrà mai dire niente. Ma se tu non lo vorrai, rispetterò la tua scelta anche se non la condivido.”

Ero abbattuta. E mio marito mi disse:” Più di così non si può fare, ma voglio che sia tu a scegliere amore, tu sai di chi è figlio e che è frutto di una trasgressione, di un fruttivendolo ambulante e lo so anch’io...” Fece una pausa e riprese: “Io ti capisco che è una scelta doppiamente difficile, perché se accetterai di tenerlo accetterai anche tutte le perversioni che derivano da questa scelta, avremo un ricordo perpetuo di quello che siamo, ma accetterò qualsiasi tua scelta.” Ripeté e continuò.

“Poi quali sono le tue paure? “Mi chiese. E visto che me ne aveva parlato prima le rimisi tutte davanti a lui. “Ho quasi 40 anni Gianni?” Farfugliai.

“Ma te lo ha detto anche il ginecologo che ci sono donne che partoriscono anche oltre i 40 anni. Ti vergogni per i conoscenti, i parenti e i colleghi sul lavoro? Non c'è problema, ti prendi un anno e anche due di aspettativa retribuita o non retribuita e te ne stai a casa finché non partorisci, poi rientri al lavoro, problemi economici non ne abbiamo lo sai...” E vedendomi prostrata mio aggiunse: “Sei preoccupata di cambiare fisicamente? Che ingrassi, che ti sformi? Che ti rovini il fisico? Se così sarà, vorrà dire che dopo quando partorirai, ti farai qualche ritocchino di estetica, lo fanno tutte, anche le tue amiche e lo puoi fare benissimo anche tu, rifarti il seno, l'addome e la liposuzione ai fianchi al sedere o dietro le cosce e se ti resta del grasso da qualche parte lo toglierai anche da lì!” Disse:” In seguito assumeremo una ragazza o una signora che ti segua e ti aiuterà in tutto, sai che possiamo permetterci questo e altro. Per il resto sarà nostro figlio, indipendentemente da con chi lo hai concepito. Amorevolmente e affettuosamente lo considero già mio, e anche se è di un altro in noi non cambia niente amore, io più di così non so che dirti, di tenerlo anche se sai che è di quel tipo.” Diceva lui mentre con gli occhi lucidi l’accarezzavo sul braccio.” E proseguì:” Poi io rispetto ogni tua scelta e decisione Michela, ti appoggerò in tutto e per tutto quello che sceglierai di fare, perché ti amo lo sai. E riguardo alla piccola Simona, sono sicuro che sarà felici di avere un fratellino o una sorellina.” È restò in silenzio.

Io non sapevo cosa rispondere, che dire, che fare e con le lacrime agli occhi gli chiesi:” Ma tu davvero lo accetteresti come tuo? Non avresti problemi? ...Mi vorresti sempre bene come prima Gianni?”

“Certo! Di più amore…” Mi rispose abbracciandomi e baciandomi mormorando ...” Dio c'è l’ha mandato, teniamocelo anche se è frutto del peccato e della nostra trasgressione. Noi siamo più, forte di quello, superiori.”

Ero in decisa: “Non so ...non so… Gianni!” Ripetevo mentre lui mi diceva:” Pensaci e poi mi dirai… “

Ero preoccupata. Non risposi, andai in camera e mi sdraiai sul letto frastornata dal pianto e lui mi seguì sedendosi affianco a me tenendomi la mano e accarezzandomela facendomi assopire. Ero tormentata, ma alla fine decisi di tenerlo, lui quando glielo comunicai mi abbracciò e baciò dicendo:” Grazie amore…è quello che volevo sentirmi dire da te, ero certo che sceglievi la vita, l’amore.” Avvisai il ginecologo che avremmo portato a termine la gravidanza e ne fu felice.

Informammo tutti della mia nuova gravidanza, lo dicemmo ai genitori, parenti, amici e colleghi, soprattutto ai suoi che gli fecero i complimenti.

Cambiai ancora stile di vita e della dieta, la stanchezza, le nausee e anche se la gravidanza era meravigliosa, era anche travolgente. Ma Gianni mi sosteneva e mi aiutava ed era sempre presente.

Se da un lato gli effetti psicologici della gravidanza mi provocavano gioia e felicità, dall’altro si presentavano come emozioni, irritabilità, tristezza e preoccupazione per quel che vivevo.

Nei mesi mi comparvero i sintomi della gravidanza e delle reazioni del corpo. Mi aumentò di volume e sensibilità il seno e i capezzoli, oltre la pancia, il sedere e le cosce. Mi venne nausea, vomito, disturbi dell’appetito, sonnolenza, sbalzi d’umore, stanchezza e frequente bisogno di urinare stitichezza e al contrario stitichezza, con somministrazione di lassativi e anche di purghe. E il mio ventre cresceva sempre più insieme ai fianchi che si allargavano. Da leggermente pronunciato, settimana per settimana i primi mesi mi venne il pancino.

Durante la gravidanza Gianni mi seguiva con morbosità, non perdeva occasione di avvicinarsi, accarezzarmi il pancione, baciarmelo, cosa che non aveva mai fatto con la prima gravidanza, che era si felice e dolce ma distaccato. Nella seconda gravidanza invece era diverso, le piaceva vedermi completamente nuda davanti, di profilo e dietro mentre il pancione mi cresceva, sapeva che non era suo il figlio che portavo in grembo eppure alla vista del pancione mi sorrideva, lo accarezzava e baciava e io lo ammiravo per tanto amore per me e il nostro nuovo figlio in arrivo.

” Mi ama, mi vuole bene al di sopra di tutto…” Pensavo:” … pur sapendo che il figlio non è suo…che non è il padre biologico.” E lo amavo anch’io, di più, lo adoravo, perché mi accoglieva e accettava mio figlio come nostro anche se era figlio di una casualità.  

A vote mi sembrava eccitato quando mi faceva tutte quelle coccole e attenzioni, dicendo anche frasi volgari, ma era il suo modo di essere. Baciava il pancione e lo leccava dicendo parlando con il feto: “Mamma mi ha fatto cornuto sai e sei arrivato tu…! Ma io ti voglio bene lo stesso, di più...” Mi faceva mettere in piedi davanti allo specchio nuda, mi accarezzava tutta guardandomi riflessa e mi baciava il corpo, il sesso, il seno e il ventre pronunciando eccitato:” Certo amore che quel bastardo ti ha riempita ben bene…” E frasi su questo tipo. Lo lasciavo dire pensandola come una mania, come il cuckoldismo, in fin dei conti erano i fatti e non le parole quelle che contavano e lui era sempre attento, dolce e disponibile.

Ma mi pareva strano il suo comportamento, le sue attenzioni, come detto era diverso dall’atteggiamento della prima gravidanza. A volte mi domandava:” Sei felice di essere gravida ora, pur sapendo che il padre non sono io?” E io stupita da quella strana domanda gli rispondevo:” Si…! Ti amo moltissimo per come sei Gianni, per l’amore che mi dimostri.”

Nove mesi dopo quell’incontro sessuale a carponi, a 40 anni d’età diedi alla luce il mio secondo figlio, nacque un bel maschietto che chiamammo Carlo come mio padre, con capelli e occhi scuri e le sue attenzioni aumentarono, sembrava essere felice di avere un figlio da me non suo…. Dopo la maternità passarono i mesi e i primi due anni vedendolo crescere, mi diceva sempre:” Assomiglia a lui…” E mi sorrideva felice… Non gli dicevo niente di quelle battute ed esternazioni, sapevo che era il suo modo di parlare e lo accettavo.

 

L’anno seguente, lentamente finita la maternità, quando stetti bene saltuariamente riprendemmo gli incontri trasgressivi come prima, oramai lo avevo accettato pienamente come cuckold e quel su accettare il bambino era la più grande prova d’amore che mi poteva dare e gliene ero grata e accettavo tutto da lui. Lui era un cuckold e io sua moglie e mi stava bene.

In quei primi due anni dopo la nascita mi accorsi che Carletto era un ragazzo cagionevole, soggetto a bronchite oltre che le patologie esantematiche dei bambini e alle domande del pediatra se qualcuno in famiglia avesse avuto problemi respiratori, non sapevo che dire, inventavo o dicevo sì, potevo parlare solo per la mia parte famigliare. Non sapevo chi era il padre, se avesse avuto malattie anche ereditarie e questo mi creava preoccupazioni e volevo tutelare nostro figlio al massimo.

Così pensando e ripensando ne parlai anche con mio marito della mia preoccupazione.” Non conosciamo niente del padre biologico Gianni, non sarebbe meglio se ci interessassimo per sapere qualcosa di lui dal punto di vista sanitario?” Ma fu evasivo…

“Sono passati due anni, oramai non so nemmeno più chi è e come rintracciarlo ho cancellato tutto dal pc e dal mio portatile. E non è nemmeno conveniente cercarlo, perché se sa che il nostro è suo figlio biologico potrebbe ricattarci, Conviene lasciare le cose come sono, ma stai tranquilla, era sano come tutti quelli che incontriamo…” Dichiarò.

Nei mesi mi fissai, non potevo vivere con questa spada di Damocle sulla testa di mio figlio, così decisi di ricercarlo io e scoprire se lui o i suoi avevano qualche patologia particolare. Non sapevo da dove partire e di nascosto da mio marito quando era in servizio andai a curiosare nel suo pc portatile. Non fu una ricerca facile ma lunga, perché era protetto, ci misi più di sei mesi a scoprire le password, dovetti andare indietro con le email di due anni, quasi tre, finché alla fine trovai le email della loro corrispondenza, non so perché le aveva tenute, forse per ricordo o perché lo eccitavano rileggersele.  Le lessi anch’io, ma erano niente di speciale, parlavano solo di come impostare il nostro incontro, non c’era nessun riferimento ne indizio su come rintracciarlo, se non scrivergli anch’io sperando che il suo indirizzo fosse ancora attivo e rispondessi, e così feci. Gli scrissi da mio pc fisso e da un mio nuovo indirizzo elettronico, le mandai una email scrivendo semplicemente:” Buongiorno signor Antonio, si ricorda ancora di me? Abbiamo avuto un incontro sessuale nel parcheggio dell’outlet di Serravalle Scriva…” E nient’altro, senza specificare nulla.

Alcuni giorni dopo quando non ci speravo più mi scrisse trepida aprii la mail:” Certo che mi ricordo di lei, la bella signora misteriosa che ho chiavata alla pecorina in macchina davanti al marito… Vuole rifarlo?”

Fu breve anche lui nella risposta.

Gli risposi dicendogli che mi sarebbe piaciuto parlargli di persona, incontrarlo senza impegno e poi vedere, chissà che non fosse nato un altro appuntamento per un incontro, e lui accettò. Ci saremmo visti a metà strada a Genova. Naturalmente a mio marito Gianni non dissi nulla delle mie ricerche e scoperte, se no mi avrebbe proibito di approfondire.

Lui sarebbe stato vestito con jeans e un kway verde e io giacca di pelle nera e pantaloni beige, un paio di occhiali da sole grandi e un foulard in testa, per cercare di rendermi meno riconoscibile. Difatti nel luogo dell’incontro ci riconoscemmo quasi subito. Come detto mio marito non c’era, lo lasciai all’oscuro di tutto, gli avrei spiegato dopo.

Di persona seduti a un tavolino di un bar presso via xx settembre presi un caffè e lui una Vecchia Romagna. Ero molto imbarazzata, avevo davanti a me il padre del mio secondo figlio ma lui non lo sapeva, e volevo solo conoscere chi era, se aveva qualche malattia particolare… e stavo per parlargli quando lui sorseggiando la Vecchia Romagna disse:” È ancora più bella di come mi ricordo quella sera…”

“Grazie!” Replicai e lui subito, pronto guardandomi e sfregandosi le labbra con il liquore:” Vuole rifarlo? Sa… non mi era mai capitata una donna che volesse che gli sborrassi dentro a parte mia moglie…” E rise sorseggiando la Vecchia Romagna.

Restai stupita da quella frase e ripetei:” Come una donna che volesse che gli venisse dentro? Perché cosa le disse mio marito quando vi incontraste?”

“Le solite cose dei mariti cornuti che si vogliono fare chiavare le consorti e poi mi chiese se volevo avere un rapporto sessuale con sua moglie e che a lei sarebbe piaciuto farsi sborrare dentro la figa, che le piaceva, che intanto prendeva l’anticoncezionale… e che era un suo desiderio di lei.”

A quelle parole mi crollò il mondo addosso, balbettai ma riuscii a mascherare e a fare finta di non essere all’oscuro. E domandai seria con un finto sorriso:” Ma cosa gli ha detto di preciso…io non lo ricordo più bene…”

E sempre sorseggiando la Vecchia Romagna e accendendosi una sigaretta mi disse tipo: < A mia moglie piace farsi sborrare dentro, ha la spirale e non c’è nessun problema fecondativo, che resti incinta. Non devi parlare, dire niente, solo chiavarla e sborrale dentro e basta…> Ero attonita e incredula da quello che sentivo.

“Gli disse così mio marito?” Domandai sconvolta nascondendo il mio stato d’animo e lui rispose:” Si, di preciso ora non ricordo bene le parole dopo due anni, ma era pressappoco:

< Sai, mia moglie usa come antifecondativo la spirale, perché le piace sentirsi venire dentro da me quando chiaviamo, ma mi piacerebbe se anche tu gli eiaculassi in vagina. Non ci sono problemi fecondativi…> Ecco più o meno disse e aggiunse:< A me piace vederla chiavata senza preservativo o meglio che lo metti all’inizio e poi lo togli mentre la chiavi. Però lei non vuole farlo con gli sconosciuti per motivi igienici…> E ricordo che io subito gli risposi:< Io non ho problemi, sono sano come un pesce, e chiavo regolarmente anche mia moglie senza preservativo, tutti i giorni quasi. Se ti piace che vuoi che anche a lei la chiavo senza e che ci sborro dentro per me va bene…> E lui continuò a informarmi, a spiegarmi dicendo:

< Ma se tu mi dici che sei una persona pulita, ci credo. Però mi piacerebbe che la chiavassi da dietro e che le venissi dentro in vagina di nascosto a lei, senza dirglielo e farti accorgere che a me eccita di più. > Ero sconvolta, incredula di quello che diceva quell’uomo, non aveva nessun motivo per mentirmi: “Questo gli ha detto mio marito?” Domandai fingendomi evasiva…

“Si gli risposi:< Per me va bene venirle dentro, basta che non succedono storie dopo…> Ma lui mi rassicurò:< Se lo fai bene non se ne accorgerà nemmeno, tu davanti a lei metterai il preservativo, lei si metterà a carponi su sedile e tu lo toglierai appena si girerà in avanti senza farti vedere, prima di penetrarla…> E alla fine ho accettato tutte le sue condizioni, di sborrarle dentro senza fargliene accorgere e l’ho fatto.”

Ero esterrefatta, sbalordita, impressionata, mormorai soltanto:” Ma gliela detto mio marito queste cose, di eiacularmi in vagina e come fare?”

“Eh sì! Me lo ha ripetuto più volte anche dopo durante la nostra corrispondenza, dicendomi che lei sarebbe stata a pecora con le ginocchia sul sedile e io dietro.  Io acconsentii a tutto pur di chiavare una bella signora come lei e risposi :<In genere con nessuna lo faccio senza preservativo se non con conosco più che bene la partner…sai ho moglie e figli anch’io, quattro…> Gli dissi, e lui mi rassicurò ancora insistendo:< Ti garantisco che mia moglie è una donna pulita oltre che bella… E vedrai che ti piacerà venirle dentro.> E alla fine ho accettato tutte le sue condizioni, di sborrarle dentro senza fargliene accorgere, senza che lei signora si rendesse conto che io fossi senza preservativo.”

Ricordo che feci mente locale a quella situazione e pensai:” Non mi sono accorta di nulla mentre questo porco che ho davanti eiaculava volontariamente dentro me.”

Ero allibita da quello che mi aveva detto, impressionata, non potevo crederci, era stato mio marito a dirgli di eiacularmi in vagina, consapevole che mi avrebbe ingravidato … e questo bastardo l’aveva fatto.

Ero pallida, mi tremavano le mani nel tenere la tazzina del caffè, ma chiacchierammo ancora e approfittai e mi informai il più possibile su di lui per il motivo per cui gli avevo chiesto di incontrarlo domandai:” Lei che lavoro fa Antonio?”

Sorrise e mi rispose:” Io lavoro con mia moglie a fare il mercato, abbiamo una bancarella frutta e alimenti salati e in salamoia fatti da noi. Mia moglie ha questa passione, certo non è bella come lei, è un po' grassa, ma mi ha dato quattro figli….

“Sono grandi?” Domandai.

“Sono due femmine e due maschi, la prima femmina ha 27 anni è sposata ed è mamma, mi ha già fatto nonno. I maschi 25 e 23 anni e lavorano con noi come la piccola che ha 21 anni.” E sorrise orgoglioso, non sapendo che aveva un altro figlio maschio con me di due anni.

“Ma stanno bene?” Domandai:” Non hanno malattie?”

“No!” Rispose stupito:” Sono sani e forti come i pesci…”

“E lei e sua moglie siete sani?” Domandai ancora.

“Mi guardò più stupito dicendo:” Si perché?”

“Così! Siete una bella famiglia…” Sorrise.

“Si stiamo tutti bene grazie a Dio. Sa, io all’insaputa di mia moglie ho chiavato parecchie mogli di coppie piemontesi e con molte mi rivedo, se vuole possiamo rivederci anche noi e rifare sesso, la chiavo come vuole… Se le piace che le sborro dentro, io le sborro dentro, intanto lo abbiamo già fatto…”

“Più avanti forse…” Dissi per non destare sospetto alla richiesta di un nuovo incontro.

“Eh lo so che a voi donne quando vi viene voglia, vi fate chiavare anche attaccate al muro…” Esclamò finendo la Vecchia Romagna e rise. Lo guardai bene quella volta, fisicamente era una persona normale, anonima, non bella assolutamente. Non gli chiesi altro per non insospettirlo, ma ora avevo la certezza che mio figlio Carletto aveva altri due fratelli e due sorelle maggiori.

Mi alzai sconvolta e confusa, mentre lui mi domandava ancora:” Se vuole lo rifacciamo…”

“Non so, glielo detto… glielo faccio sapere, gli scrivo…” Borbottai sempre più confusa.

“Va bene, allora aspetto la sua mail…” Ribatté. Email che non ci fu mai.

Ero attonita e impressionata, era stato mio marito a farmi fecondare da lui, a farmi ingravidare perché avessi un figlio da un altro:” Ma perché? Perché l’ho ha fatto…” Mi chiedevo:” … poteva benissimo chiedermelo ingravidarmi lui, ne sarei stata felice, gli avrei detto di sì. Perché mi ha fatto ingravidare da uno sconosciuto?” E quella domanda mi batteva in testa.

 

Al ritorno non gli dissi nulla a Gianni, dovevo metabolizzare quanto avevo appreso prima di affrontarlo. Passai giorni terribili, tutto mi crollò addosso, l’amore e la fiducia per mio marito svanirono. Lo vedevo con occhi diversi, stavo male, ero tormentata, piansi anche, passai una settimana terribile e se ne accorse anche lui e alla fine decisi che era il momento e gliene avrei parlato, l’avrei affrontato, volevo sapere le sue motivazioni, la sua verità e glielo dissi.

Un pomeriggio che non era in servizio, in casa, gli raccontai tutto, il motivo perché avevo incontrato quell’Antonio, quello che mi aveva detto lui:” È stata una tua richiesta di farmi eiaculare in vagina…” Gli gridai:” Hai voluto farmi ingravidare da lui, che avessi un figlio da uno sconosciuto…perché? Perché?” Domandai piangendo avventandomi con rabbia contro di lui da volerlo picchiare.

Gianni non negò niente, anzi ammise tutto:” È tutto vero amore quello che hai saputo!” Esclamò. “È stato più forte di me, non so nemmeno io perché, accaduto, è stato come un raptus, un desiderio folle che mi ha preso all’improvviso quello di saperti ingravidata da un estraneo. Mi eccitava pensarlo, era qualcosa che mi avvolgeva e quel giorno ho deciso di farlo e ti ho fatta ingravidare. Ma non cambia niente amore, io ti amo sempre come prima, più di prima e Carletto è mio figlio a tutti gli effetti, per legge e nel cuore anche se non sono il padre biologico. Ti chiedo di perdonarmi Michela…” Disse cercando di abbracciarmi.

“Perdonarti cosa che ti sei divertito a farmi fecondare, a fare ingravidare tua moglie?

Provavo una forma di odio per lui, mi aveva ingannata, aveva carpito il mio amore, la mia fiducia. Lo aggredii e picchiai, lo graffia anche in faccia e sul collo, le sputai addosso e me ne andai a dormire nella camera dei bambini. Per una settimana non gli rivolsi la parola, lui si avvicinava e cercava di spiegarsi, farmi capire, ma cosa c’era da capire? Che un cuckold per amore e desiderio umiliante può arrivare a fare ingravidare la moglie da un altro?

Mio marito Gianni mi disse che se volevo lasciarlo avevo tutte le ragioni del mondo, che non si sarebbe opposto, mi avrebbe passato gli alimenti per i bambini e si sarebbe preso lui la colpa di tutto, separazione compresa…

Riflettei, in fin dei conti mi amava mio marito, ed era vero che amava anche Carletto, lo sapevo e lo sentivo, era un buon padre e un buon marito a parte le sue manie sessuali. E poi io cosa avrei potuto fare?  Lasciarlo d’avvero? Denunciarlo, andare via da casa?  Dire a tutti la verità? Ché Carletto non era figlio di Gianni ma di un altro da cui lui mi aveva fatto ingravidare e dire cosa aveva fatto? Che era cuckold e che mi portava a fare sesso in giro? Avrei dovuto dirlo a tutti, parenti, amici, conoscenti e colleghi… Sarebbe stata la fine della sua carriera e peggio non avrei risolto niente facendogli del male. E poi cosa avrei fatto da sola? O l’accettavo così com’era, accettavo tutto anche quello che mi aveva fatto o lo lasciavo.

“Fui molto combattuta dentro di me, alla fine mi resi conto che lo amavo ancora. Decisi di perdonarlo, con le lacrime agli occhi lo feci mettere in ginocchio davanti a me a chiedermi perdono per quello che mi aveva fatto. Cosa che lui fece, si inginocchiò davanti a me chiedendomi perdono, lo umiliai, ma a lui forse piaceva essere umiliato da me...

 

Per tre mesi parlammo poco, lo schivavo, lui dormiva da solo e io con i bambini, poi tornai a dormire con lui e lentamente tornammo alla vita coniugale di prima, lui sempre amorevole verso di me e i bambini. Alla sera mi cercava sessualmente, ma lo allontanavo sempre, finché dopo sei mesi lo lasciai fare, ci ribaciammo in bocca e avemmo un rapporto sessuale, ma vuoto, molto deludente nonostante il suo impegno e il mio, Gianni non era un uomo da letto… bravissimo in famiglia e nel suo lavoro tanto da meritare encomi e promozioni, ma scarso sessualmente con la moglie che lui stesso aveva creato, vogliosa e libidinosa. E anch’io ero cambiata, avevo altre esigenze... sessualmente non mi bastava più lui.

Ancora adesso, quando siamo a letto continua silenziosamente nella sua insana passione, quando mi accarezzava mi chiede sempre se mi piace ricordare quello che facevamo.  Oramai è un cuckold a tutti gli effetti e io ne sono diventata diventai la moglie consenziente, la sweet. Lo sento friggere, patire di volermi chiedere se lo facciamo ancora, ma non ha il coraggio di farlo e io non gli ho più data questa soddisfazione.

I figli crescono, lui è sempre rispettato. L’altra sera mi ha chiesto apertamente se facciamo qualcosa di diverso:” Che piace a te!” Ha detto. Non ho risposto, l’ho solo guardato. Forse nei prossimi giorni gli risponderò di sì… ma se lo faremo, anche se ho 44 anni e sono in premenopausa lo praticheremo davvero con l’anticoncezionale a spirale o con la pillola… e sono anche disposta a farlo cornuto in ogni modo, davanti e dietro e oralmente anche se non l’ho mai fatto.

E così siamo tornati ad essere una copia al di sopra di ogni sospetto, rispettata, stimata e invidiata, con due figli e il nostro vizietto o doppia vita come si vuole dire… Sono stata una moglie delusa, pensavo di trovare una vita d’amore, convenzionale e invece mi sono ritrovata un marito cuckold che amavo e assecondavo in un amore trasgressivo fatto di sesso e lussuria. Oggi sono una moglie rispetta che prosegue una parte della propria vita, quella sessuale nel vizio e nel piacere.

 

Michela (Una moglie delusa.)

 

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