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STORIE E RACCONTI EROTICI
VIETATI AI MINORI DI 18 ANNI
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UN GIOCO D'AMORE RISCHIOSO

VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI
UN GIOCO D'AMORE RISCHIOSO
SECONDA PARTE
“Passeggiata alla spiaggia all’aria aperta.”
UN GIOCO D’AMORE RISCHIOSO (amore, sesso, tradimento.)
Alessia non riusciva a stare ferma, poco dopo ci alzammo e andammo ancora a ballare, Alessia danzava e rideva sempre più accaldata ed euforica, si muoveva in modo frenetico come se avesse troppo vigore in corpo, con l'unico obiettivo di divertirsi ed esprimersi liberamente non curandosi che in quel modo a braccia alzate il vestito ascellare le scendeva dal seno e doveva tirarselo su, perché rischiava che le saltassero fuori i capezzoli. Danzava senza seguire una sequenza di passi prestabilita, reagendo alla musica e all'ambiente o a chi gli stava di fronte in modo spontaneo.
Con le braccia alte praticava il cosiddetto ballo del serpente, muovendo le anche, il sedere e il seno da una parte all’altra insieme agli altri danzanti, ridendo e ondulando eroticamente il corpo mostrando le curve senza una coreografia predefinita ripetendo:” Qué guay! Què guay "
Domandai a Lucia cosa significassero quelle parole che pronunciava:” Significa che bello! Che figo! L’avrà sentito dire da qualcuno o qualcuna che balla vicino a lei, forse da Paco stesso.” Oppure invasata esclamava: “Wow! Ola…ola… “
E sempre vergognosamente spostava il bacino avanti e indietro imitando Paco dinanzi a lei scimmiottando come ballava lui, mimando un rapporto sessuale, spingendo la pelvi avanti e il sedere indietro muovendo la testa e i capelli lateralmente e ridendo a squarciagola. Si vedeva che era ubriaca e quasi sballata e stava per superare il limite della decenza. Non era da lei comportarsi così né in privato e men che meno in pubblico, dovevo intervenire in qualche modo.
Lei mi osservava e rideva, non che io lo fossi meno brillo di lei, ma ero meno euforico e in parte mi controllavo.
La musica techno continuava a pulsare forte, il locale era pieno di gente che ballava e si divertiva. Io pur scherzando e accettando le moine di Lucia osservavo Alessia e Paco con il viso brezzo e teso.
Osservandola continuare a perdere la razionalità mi avvicinai a lei mormorando:” Abbiamo esagerato con gli shottini Alessia! Andiamo a sederci ora. Stai esagerando adesso.”
Lei imbronciata uscì dalla pista con me urtando un ragazzo che ballava e andammo al tavolino, io mi sedetti sudato con Lucia vicino che si mise ad accarezzarmi il braccio per stimolarmi a compiere qualcosa con lei, mentre Alessia restò in piedi davanti a me con Paco vicino. Mi guardò e sorrise confusa, respirava forte:” Siediti un po' Ale!” La esortai.
Paco affianco si voltò verso di lei con un sorriso scemo: «Sempre a sentire il tuo fratellone.” Pronunciò come se fosse geloso di me, ma Alessia si sedette e anche lui vicino a lei.
Era svampita, guardava attorno la folla e il caos nella pista. Paco le stava adiacente, pensando che oramai si erano formate le coppie, io con Lucia e lui con Alessia e che potevano stare tranquillamente da soli… Anche lui era accaldato ma per niente stanco e continuava a corteggiarla e lusingarla. Seduti Paco sudato come lei, parlando ad alta voce riprese a corteggiarla incurante di me che apparivo suo fratello: “Sei bellissima quando ridi lo sai!?” Le disse piegando la testa di lato per osservarla da una prospettiva diversa. “Hai un’immagine che spacca tutto il resto.”
Alessia guardandomi rise di nuovo, confusa tra l’alcool e il calore del complimento. Sentiva le gambe leggere, la pelle viva, e dentro di sé il desiderio scomodo di divertirsi, forse di lasciarsi andare non pensare a me, non pensare a nulla.
Dopo alcuni minuti di sguardi anche tra di loro con lei che si sventolava sempre il collo con la mano, Paco le chiese: “Vieni a ballare di nuovo?” E le passò le dita sul braccio facendola ridere senza un motivo preciso.
“Meglio di no…!” Risposi io osservandoli e pareva che la mia affermazione avesse sortito l’effetto voluto, perché restammo seduti, in silenzio, con la musica, il caos, il caldo e quello bevuto.
Lucia vicino mi osservava, segno che le piacevo, ma lei a me pur essendo un tipo femminile mediterraneo non piaceva, preferivo le tipe nordiche come Alessia, ma non glielo dissi, per me era solo un mezzo per poter controllare loro. Parlava sia con me che con Alessia e Paco, mentre io con lo sguardo intenso e gli occhi pieni di un fastidio che non riuscivo più a nascondere per il comportamento indipendente e di confidenza che si pigliava Paco con Alessia e la mente vuota e leggera lo osservavo e ascoltavo. La confidenza che si arrogava Paco e quella che le concedeva Alessia alterata era troppa, mi confondevano peggio dell’alcol. Purtroppo non riuscivo a dire niente, a reagire a impedire che ci fosse quella confidenza e lei euforica e inconsapevole si lasciava andare, continuava a chiacchierare con lui come se fosse un vecchio amico.
All’improvviso la voce alta di Paco superando la musica Esclamò: “Fa caldo qui, si muore, manca l’aria, perché non usciamo fuori a fumarci una sigaretta e respirare un po'! Possiamo andare alla spiaggia a vedere il mare? Tra non molto ci saranno i fuochi d’artificio.” E rivolgendosi verso Alessia la invitò “Vieni!?” Le disse compiendo un cenno con la testa e allungando il braccio verso lei.”
Alessia aveva il viso accaldato e sudato e con mia sorpresa annuì, rendendomi inquieto, non sapendo più se per l’alcol che avevo bevuto, la musica che mi rimbombava in testa o per lo sguardo di Paco su di lei che non la infastidiva più e la osservava con desiderio.
Manifestai ancora subito la mia contrarietà e Paco in risposta asserì rivolgendosi a me e a Lucia:” Voi potete restare qui se volete, noi ci concediamo una passeggiata, prendiamo una boccata d’aria e ritorniamo subito.”
Feci per parlare io, ma Alessia mi anticipò: “Da soli no! …” Esclamò:” Andiamo tutti…!” Dichiarò. E rivolgendosi a me sorridendo stupidamente mi sollecitò.” …vieni anche tu, fratellone.”
Mi aveva fatto piacere il suo intervento, significava che era ubriaca ma capiva, ma non mi andava che uscisse fuori con Paco nientedimeno da sola con lui. Ero stanco, brezzo, strinsi le labbra e dissi. “No, dai resta qui Ale…”
Lei mi guardò con una espressione affettuosa da coccole, accarezzandomi il braccio e ripetendo:” Dai andiamo Maury?” Compiendo il gesto di staccare il sedere dalla poltroncina per alzarsi.
Ma la presi per il polso, non forte, ma abbastanza da fermarla: “Hai bevuto troppo Ale...” Dissi:” …ora resta un po' qui seduta con me.”
«Ma sto bene Maury, sono soltanto allegra!” Ribatté lei ridendo con lo sguardo esaltato, seccata che l’avessi presa per il polso.” Aggiungendo con un’espressione allegra forse cercando di distendere l’atmosfera: “Dai, rilassati un po’ Maury. Sto solo scherzando con Paco, ballando, mi diverto. Ne abbiamo già parlato no…?” Esclamò.
Presi la sua mano fraternamente e stringendola e battendole sul dorso davanti a Paco risposi: “Divertirti sì, ma non in questo modo. Ti sto dicendo che sei troppo ubriaca. Vieni vicino a me.”
Lei si spostò con il sedere verso di me e io mi avvicinai al suo orecchio e bisbigliai: “No, non stai bene Ale, non sei allegra, sei quasi ubriaca e lui lo sa...” Poi staccandomi guardai Paco, per la prima volta senza sorridere. Mi riavvicinai ancora all’orecchio di Alessia e aggiunsi: “Ti ha riempito di alcol soltanto per farti perdere la testa.”
Dovendo parlare con un tono alto per via della musica, Paco sentì o intuì leggendomi le labbra, alzò le mani. Dicendo: “Hei Maurizio… calmati. Non sto costringendo nessuno a fare niente. Tua sorella è libera e maggiorenne, o no? Se vuole uscire da sola con me lo può fare…!”
Una cappa burrascosa scese sul tavolino, lui mi guardò in malo modo, le luci della sala lampeggiavano e la musica sembra diventare ancora più assordante, mentre noi tre ci trovavamo in un conflitto palpabile con Lucia che vicino a me ci osservava aspettandosi le mie attenzioni e intervenendo mi sussurrò:” E lasciali stare…che fastidio ti da sé sta con Paco?” Non risposi, non potevo certo dirle che non era mia sorella ma la mia fidanzata.
Paco, notando la tensione e la discussione tra me e Alessia si avvicinò. “Ti vuole proteggere il tuo fratellone. “Ma lasciala stare Maurizio, tua sorella è con me adesso.” Pronunciò serio.
Lo guardai con rabbia: «Non è con te Paco, perché è mia sorella.” Risposi irato:” Non so cosa credi, ma qui lei è con me non con te. Ripetei deciso facendomi coraggio.
Vedendo che la situazione non si sbloccava Paco avvicinandosi ripeté rivolto all’orecchio di Alessia:” Dai… Fa un caldo assurdo qui dentro, usciamo un po’.”
E vedendo che lei voleva che ci fossi anch’io, costretto si rivolse a me infastidito sollecitandomi: “Dai vieni fuori anche tu? Solo due passi. Aria fresca.”
Dopo quel siparietto agitato tra me, Paco e Alessia stravaccato sulla poltroncina con Lucia vicina ero preoccupato del comportamento di Alessia. Eravamo nella fase più intesa dell’ubriachezza la sua esplicazione massima su di noi. Paco e Lucia lo reggevano molto meglio essendo abituati a bere, noi no.
Ero stordito e arrabbiato, mi contraddiceva davanti a loro e quello mi dava un fastidio enorme, ma non volli dire nulla per non fare discussioni, l’aria era effettivamente calda, noi su di giri e Alessia seccante con il suo modo insolente e sfrontato di obiettare quello che dicevo. Non volevo che degenerasse tutto in un litigio senza sapere come sarebbe finito, in fin dei conti anche se lei dissentiva avevo tutto sotto controllo; la vedevo allegra, felice, euforica, ma proprio per questo anche vulnerabile.
Vedendo la sua intenzione e esitazione di uscire Paco continuò a fomentare: “Dai Alessia andiamo alla spiaggia che c’è senz’altro più fresco…”
Vidi lei annuire ancora. “Si…!” Ripeté con l’enfasi di chi è accaldata e divertita e senza nessun’altra intenzione che quella di prendere fresco…
“No, meglio di no…” Mi intromisi ancora io con Lucia vicino intervenendo e sovrastando il fragore della musica per far valere la mia avversità ad uscire.
“Ma perché?” Esclamo lei guardandomi stupita:” Cosa c’è di male? Dobbiamo restare dentro questo forno a arrostire?”
Risposi con la prima cosa che mi venne in mente: “Fuori c’è poca gente, ci potrebbe essere qualche malintenzionato…”
“Ma no!” Rispose Paco intromettendosi ridendo…: “Qui non fanno rapine, è una zona tranquilla… Là fuori ci sono decine di coppiette, ci sediamo un po' sulla sabbia vicino al mare e guardiamo i fuochi d’artificio…”
“Si dai!” Ripeté Alessia d’impeto verso di me guardandomi con lo sguardo perso d’ebrezza ma ricco di contentezza.
“Dai retta a tua sorella… Al massimo troviamo qualche coppietta che fa sesso…” Dichiarò sorridendo Lucia con l’intenzione di uscire anche lei insieme e probabilmente di appartarsi con me.
“Ma non essere così isolazionista, dai…!” Aggiunse Paco sollecitandomi:” Ci prendiamo una boccata di aria fresca.”
Ma io contrariato e serio ripetei ancora: “No.… dai Alessia…restiamo qui!” Guardandola anch’io stordito dall’ebrezza.
“No, io vado!” Ribatté testarda:” Qui fa troppo caldo, si soffoca…” Si staccò da entrambi e si mise in piedi, un po’ barcollante con le mani appoggiate allo schienale della poltrona di vimini e con lo sguardo lucido esclamò: “Sono stanca di essere il terreno di guerra tra voi due. Non sono di nessuno e faccio quello che voglio.” Era chiaro che con quella frase dimostrava che non era più lei, aveva perso i freni inibitori e fosse in pericolo e mi guardava con provocazione…” So badare a me stessa!” Aggiunse prendendo la borsetta.
Paco la fissò con uno sguardo simile all’ammirazione. Mentre il mio sembrava perso.
“Ha ragione tua sorella. Ma dai! Ci godiamo i fuochi d’artificio…” Ribatté.
C’era tensione e preoccupazione da parte mia, chiaramente era ubriaca o quasi ma se analizzavo Paco dal suo punto divista maschile, giustamente come avrebbe fatto un qualsiasi ragazzo ci provava con Alessia che era una bella figa. La mia apprensione era dovuta che nella sua confusione e euforia, non connettere e cadesse in tentazione con lui e comunque quella sera una incrinatura forse irreversibile si stava formando tra di noi.
Le chiesi nuovamente di risedersi, ma lei preferì restare in piedi a chiacchierare con Paco che la invitava e ripeteva:” La spiaggia è vicina, è un luogo tranquillo è fresco dove stare ora…” Atteggiandosi anche a poeta:” … dove il rumore delle onde si mescola al profumo di salsedine e dei pini mediterranei sotto il cielo stellato…” Aggiungendo a un certo punto con voce e atto autoritario: “Be noi usciamo a prendere una boccata d’aria e fumarci un’altra sigaretta…” Ribadì:” Voi fate come volete.”
Lui le porse una mano dicendole in modo severo:” Su dai andiamo noi, vieni con me a fare due passi in spiaggia… Lui resta con Lucia, ci pensa lei al tuo fratellone…” Quel suo modo perentorio verso Alessia ebbra non mi piacque, ma lei guardandomi in quel momento di smarrimento per lei, prese la sua mano senza esitazione e si mosse facendosi tirare su da lui dicendomi ancora:” Dai vieni anche tu Maury!”
“Ma lascialo perdere il tuo fratellone andiamo io e te…” Ripeté Paco con una smorfia perfida.
Stava diventando una situazione pericolosa che poteva sfuggirmi di mano, ma era troppo tardi per tornare indietro e dire la verità a Paco che non eravamo fratello e sorella ma fidanzati, avrebbe senz’altro reagito male e forse mi avrebbe picchiato davvero e comunque in quella mia ebrezza ero convinto di avere ancora la situazione sotto controllo e gestirla.
Alessia guardandomi mentre lui la tirava per farla uscire ripeté nuovamente:” Vieni anche tu Maury dai!” Segno che non voleva restare da sola con lui e alzandomi facendo cenno anche a Lucia esclamai:” “Vengo anch’io!” Guardando Alessia alterata e su di giri che mi sorrideva con gli occhi.
Lui la prese appoggiandola a sé e tra la confusione si avviò all’uscita, lei arrendevole si lasciò guidare, farei meglio a dire trascinare, zigzagando scontrandosi tra corpi sudati sotto le luci stroboscopiche che pulsavano. Accostata a Paco, camminò fuori dalla sala, con il respiro affannoso e la mente confusa, sudata e accaldata da non sembrare più lei. A quel punto appoggiandomi con Lucia uno sull’altro a fatica ci alzammo e li seguimmo non volendo lasciarli soli e ci avviammo con loro verso l’uscita e quindi la spiaggia vicina.
Lasciammo l’interno del club beach trasformato in discoteca con centinaia di ragazze e ragazzi accaldati ed euforici di saltare, bere e divertirsi
Uscimmo da una porta laterale di sicurezza e poi dal cancello d’ingresso. Il rumore della musica fu subito ovattato dalle mura, si sentiva soltanto il sottofondo. L’aria estiva esterna ci investì con il suo profumo di polvere e pini e salsedine dalla brezza marina. Il cielo sopra di noi era nero velluto, trapunto di luci di stelle vere che brillavano e non false come all’interno del locale e di una luna piena spettacolare, luminosa, che rischiariva a giorno quasi. Camminammo un poco nella stradina, c’era fresco in confronto all’interno della discoteca, ma comunque sempre caldo.
Vedendoli vicini fuori, mormorai con tono carico di raccomandazione guardando Alessia negli occhi: “Non camminare insieme a lui Ale…” Lei sapeva che non mi piaceva che lo facesse e nemmeno quella loro pseudo amicizia interessata e di confidenza da parte sua.
Paco sentendo si voltò:” Che c’è di male? Te l’ho detto già dentro, adesso è con me…!” Esclamò avvicinandoci maggiormente a lei.
Quel gioco di mostrarci come fratello e sorella aveva preso una brutta piega, inaspettata e iniziava a preoccuparmi.
Alessia svampita mi guardò sorpresa della mia richiesta e reazione che appariva allegra, scherzosa ma risentita dal mio controllarla rispose: «Siamo amici Maury… camminiamo vicini in amicizia… e nient’altro.” E sorrise ma controvoglia. E ancora una volta conveniva con quello detto da lui e non da me.
A sentire quelle parole Paco intendendole a suo favore esclamò: “Giusto Alessia! Tu che vuoi da noi Maurizio?!” E ridendo le passò il braccio dietro la schiena tirandola e stringendogliela a sé nonostante che lei non lo gradisse…:” Tu hai Lucia!” Esclamò e le lanciò un’occhiata che in quel momento non seppi interpretare, ma era senz’altro di complicità.
Il rapporto con quel gioco si faceva sempre più pericoloso, non mi piaceva più, lui dal canto suo la considerava libera e quindi conquistabile visto che appariva come mia sorella.
Mi trattenni dall’esplodere, non ne avevo nemmeno la forza e brillo com’ero inciampai e mi appoggiai a Lucia che sorridente si fece addossare volentieri da me, visto che le piacevo… Ero un bel ragazzo biondo con gli occhi chiari… e mi sorrideva sempre cercando di distrarmi da Alessia, di calmarmi e allontanandomi da loro…ripetendo:” Ma lasciali stare soli, vieni con me tu…” Ma la loro confidenza che rischiava di sfociare in intimità, mi ingelosiva.
Camminammo in silenzio ancora per qualche metro, poi Paco vedendo che traballavamo si fermò. E le chiese: “Ti va di sederti?” indicando il muretto basso che recintava il beach club e portava alla spiaggia.
Alessia rispose affermativamente e si sedette accalorata nelle viscere e nel sangue dagli shottini del girone dei dannati bevuti, inspirando forte per sentirsi fresca anche dentro ma invece con quelle inspirazioni profonde non faceva altro che iperventilarsi aumentando l’affanno, le vertigini e la confusione mentalmente ancora di più. Paco si sedette accanto a lei, lasciando qualche centimetro di spazio tra di loro. Tanto da avvertire il calore del suo corpo e del suo profumo a fargli vibrare corpo.
“Ci stai bene con me? Ti diverti?” Si permise di chiederle appena accomodati.
Lei rise chiudendo gli occhi non rispondendo.
Paco prese il suo silenzio per un sì e la guardò sorridendo soddisfatto. “Hai bisogno di qualcuno che ti faccia respirare Alessia, tu sei una ragazza viva. Non di qualcuno che ti stringe e ti tiene al laccio come tuo fratello.”
Lei non rispose, sorrise ancora guardando la spiaggia, ma i suoi occhi apparivano assenti, altrove e io non replicai per non fare discussioni. Non vedevo l’ora che passasse la serata con i fuochi e ce ne tomassimo in albergo.
Mentre loro erano seduti io e Lucia restammo in piedi a pochi metri nella semioscurità rischiarata dalla luna e da un lampione, Lucia si accollò a me sempre accarezzandomi, Alessia poggiò i palmi delle mani lateralmente al sedere sul muretto in cui era seduta, guardando davanti a sé inespressiva, Paco con la sua mano facendolo sembrare accidentale le sfiorava e toccava il mignolo pensando di non essere visto. Lentamente. E vedendo che lei non lo toglieva si fece audace e osò di più, con le sue dita salì e la sfiorò sul dorso della mano davanti a me che in silenzio guardavo fingendo di non accorgermene, era come se stesse sondando le sue reazioni, pareva chiederle il permesso per continuare ad accarezzargliela prima di potergliela stringere. Lei non la spostava lasciava che il dito di Paco come una mosca che camminava sulla pelle la sfiorasse sul dorso e sulle sue dita. E proprio come una mosca bastava una mossa della mano che sarebbe volata via da sola, così per lui, se Alessia avrebbe reagito, l’avrebbe mosso la mano, lui avrebbe tolto subito la sua e invece la lasciò. Non era nessun gesto amichevole quello, ma una forma di preludio di ricerca di intimità.
A un certo punto Paco mormorò verso di me:” Perché tu e Lucia non andate laggiù in fondo a vedere il mare e i fuochi e io e tua sorella dall’altra parte …” Facendomi segno con il dito.
Capii che voleva chiavare Alessia e liberarsi di me e mi venne una sorta di angoscia.
A pochi metri da loro, nell’ombra, scrutando la passività di Alessia, fui preso dal risentimento e mi appoggiai a Lucia, ben lieta di avermi addosso, che mi strinse a sé anche lei passandomi la mano dietro la schiena e sulla vita, facendomi capire in tutti i modi che gli piacevo e mi voleva. Ma non reagii, non dissi nulla, stavo lì accostato a lei a farmi stringere davanti al muretto all’esterno del disco-club a fissarli, cercando di mantenere il controllo su Alessia e l’equilibrio tra me e Lucia. Il cuore mi batteva in gola e provavo disagio a che Alessia non ritraesse la mano e che Paco con le dita avanzasse sfiorandole sempre più lentamente. Repentino lo vidi spostarsi più vicino a lei che guardando in giro probabilmente non accorgendosene lo lasciava fare. Sentivo che dovevo fare qualcosa, rompere quel contatto fisico tra di loro prima che l’agitazione e la rabbia che avevo rompessero qualcosa dentro di me o succedesse l’irreparabile. Capii che era gelosia quella che provavo, ma non solo, era gelosia accompagnata da umiliazione a vederla davanti a me a non retrarre la mano alle sue carezze e le sue voglie. Lo vivevo come una forma di tradimento. E mi prese la sensazione e il presentimento che stavo perdendo la persona che amavo senza nemmeno combattere, soltanto con il silenzio e l’assenza. Dovevo fare qualcosa…ma cosa che ero mezzo ubriaco?
Sempre appoggiato a Lucia che a sua volta mi abbracciava e accarezzava, feci un passo per avvicinarmi, ma inciampai contro una lattina che fece un suono metallico, secco, Alessia si voltò di scatto e mi fissò, distaccandosi da lui anche con la mano, ma ormai avevo visto e capito la sua debolezza verso di lui, che tutto sommato gli piaceva e non si poteva più fingere incosciente di quello che accadeva.
Mosse le gambe e si assestò la posizione con la schiena dritta guardando avanti e con quella postura il seno spinto in avanti apparì maggiormente evidente. Le gambe istintivamente le collocava pendenti o accavallate, a volte dondolandole o giocando un piede con l’altro o con le caviglie, sollevando verso l’alto accidentalmente senza intenzione la mini dell’abitino scoprendo maggiormente le cosce, fino quasi agli inguini. Con lei che cercava di tirare giù il tessuto a coprirle non riuscendoci, mostrando le sue lunghe e affascinanti gambe e cosce lisce e abbronzate a Paco; ed erano molto seducenti perché fingendo non curanza lui le guardava con lussuria.
A quel punto mi staccai da Lucia feci un respiro profondo, mi avvicinai a lei con passo deciso ma gli occhi pieni di tenerezza. Da fuori sentivamo in sottofondo la musica techno pulsare, e dissi a Paco:” Permetti che parli da solo con mia sorella?”
“Ancora?!” Esclamò lui scocciato che guardava Lucia ridente. “Ma lasciala in pace…”
Ma io insistetti e lui controvoglia si mise vicino a Lucia parlando tra loro e guardandoci, mentre io con il volto teso mi avvicinai a lei. La osservavo, con gli occhi chiedendole di controllarsi. Senza dire una parola, solo con lo sguardo, di seguito le presi la mano con una forma di timore dicendo:” Non litighiamo…” Il nostro contatto fu un misto di forza e dolcezza, come se volessi dirle senza parole che ci sarei stato per lei, a prescindere da tutto.
“Perché non andiamo via Ale, sei troppo ubriaca.” Le dissi tendendole la mano.
Lei mi guardò sorpresa e sorridendo e con una espressione evasiva rispose: “No, voglio restare un po' qui Maury, si sta bene, c’è fresco.” Intanto lui ci osservava a pochi metri, con un sorriso sottile trattenendo a stento una smorfia di delusione perché dava retta a me. Alessia aveva il viso disteso, con una manifestazione del viso accalorata, pareva che connettesse con la realtà saltuariamente, gli occhi gli brillavano sotto il riverbero della luce gialla del lampione e di quella pallida della luna. Paco con Lucia parlottando continuavano a osservarci e confabulare, forse si accordavano su qualcosa, ma allora non lo immaginavo.
Alessia mi osservò, allungò la mano e con una smorfia di sorriso me l’appoggiò sulla maglietta e mormorò a bassa voce quasi biascicando: “Stai Tranquillo Maury, sto soltanto parlando con Paco e sono seduta vicino a lui… nient’altro” Pronunciò senza alzarsi, ma si capiva che non era in sé:” Cosa c’è di male? Mi fa bene respirare un po’, la dentro c’è l’inferno.” Affermò facendomi segno con il mento il beach club disco.
“Certo!” Risposi:” Peccato che fuori ci sia anche lui.” Ribattei a bassa voce senza nemmeno guardare Paco, dandogli le spalle.
“Uff…Maury, non fare così.» Esclamò in un momento di consapevolezza:” Lo sai! ...”
“Così come? Come un innamorato a cui importi?” Ribattei.
Avevo la voce che tremava e cercavo di non inciamparmi sulle parole.” Sai cosa sei per me. Sai che ti amo e da quanto tempo ci amiamo. E ora mi dici che preferisci stare a chiacchierare fuori con uno che conosci da tre- quattro giorni?” Domandai.
Alessia si alzò in piedi, lo sguardo acceso e ribatté: “Ma dentro fa caldo Maury, non resisto…mi sento soffocare. Cerca di capirmi, con te, ogni gesto che faccio diventa un peso, motivo di discussione. Ogni respiro sembra dover chiederti il permesso per farlo.” Brontolò.
“Ma che dici Alessia?” Indietreggiai colpito e sorpreso dalle sue parole.
Paco restava in silenzio, le mani in tasca, non provocava, non interferiva, ma era lì con Lucia che guardava, presenza viva e scomoda.
“Non ti riconosco più,” Mormorai quasi al suo orecchio.
“Ma io non sto facendo niente di male…” Rispose Alessia, senza rabbia:” Io amo te lo sai…” Bisbigliando quasi che non capivo cosa dicesse, la lasciami respirare.
Lei l’improvviso disse ad alta voce:” Vuoi tornare in albergo? Va bene torniamo in albergo.” Facendo il gesto barcollando di tornare indietro.
Paco sentendo disse:” Ma no...perché tornare in albergo? Ci sono i fuochi d’artificio tra dieci minuti a mezzanotte…”
E Lucia si avvicinò a me accarezzandomi:” Dai su non fare così Maurizio, le stai rovinando la vacanza a tua sorella, lasciala in pace…”
In quel momento Paco visibilmente arrabbiato dichiarò ad Alessia: “Torniamo a sederci?”
Lei annuì, si girò e fece qualche passo, poi si fermò come se non fosse nella realtà, come se non si rendesse conto della situazione e mi esortò: “Se vuoi andare nella Disco ad aspettarci vai pure. Stai tranquillo, io resto ancora un po' qui, guardo i fuochi e vengo dopo…prima mi rinfresco ancora un po’.”
Era assurdo quello che diceva, non era lei, come potevo essere tanto incosciente a lasciarla lì ubriaca da sola con Paco avendo capito le sue intenzioni su di lei: “No resto con te…” Pronunciai.
Lucia vedendo che Paco era tornato a sedersi vicino a lei, silenziosa mi guardava, aspettava qualcosa mentre la musica techno continuava a farsi sentire in sottofondo e all’improvviso disse: “Ma non dovevamo andare in riva al mare a vedere i fuochi?” Per toglierci da lì, da quella tensione e situazione.
“Si!” Rispose Alessia alzandosi dal muretto.
E anche se non era quello che volevo Lucia ci spronò: “Su andiamo in riva al mare…”
Si alzarono e ci avviammo andammo verso la riva allontanandoci ancor di più dalla musica, dalle luci, dal caos. C’era soltanto la luna che luminava. L’aria fresca della notte sulla battigia ci accolse, Lucia venne ancora contro me, baciandomi sul collo, mentre Paco si avvicinò a Alessia, riformando le coppie.
Io e Lucia camminavamo fianco a fianco urtandoci nello sbandare come Alessia con Paco e a ridere nonostante la mia apprensione. E mentre iniziavo a camminare nella sabbia verso la riva appoggiato a Lucia pensavo: “Ma che sta accadendo? Siamo giunti a Ibiza carichi di amore e aspettative per questa vacanza estiva, pronti a staccare dalla routine e a vivere giorni di spensieratezza e divertimento e ora per colpa di quel maledetto gioco di presentarci come fratello e sorella ci troviamo prigionieri dei nostri personaggi, di una situazione che condiziona il nostro stare insieme in pubblico il nostro rapporto d’amore e d’intimità. Questa stupida recita ha creato equivoci che rischiano di farci litigare tra noi…”
E osservavo poco distante da me alticcio e frastornato con crescente disagio interiore, la passività inaspettata di Alessia nei confronti di quel Paco, nei suoi tentativi di toccarla di tenerle la mano anche se lei rifiutava e le dà fastidio. E valutavo:” Anche se in questo momento si trova in questo stato alterato non significava niente… spesso ragiona.” E a un certo punto sentii la mia mano essere presa da quella di Lucia… Mi voltai di lato, la guardai negli occhi scuri e mi sorrideva… Ero agitato, le tempie mi pulsavano ed avevo caldo ed ero anch’io pieno di ebrezza e alcol. Gliela lasciai subito, non volevo che Alessia mi vedesse, ma lei la riprese e la tenne stretta in modo che non la potessi allontanare, guardandomi negli occhi e sorridendo. In quel momento si voltò Paco che era poco avanti a noi e vedendoci mano nella mano fece girare Alessia dicendo:” Anche loro sono diventati amici…” E rise. Mentre Alessia mi guardava con un sorriso appena accennato.
Notando che Alessia mi osservava in silenzio, io mi staccai dalla mano di Lucia aiutandomi con l’altra e in quel momento sentii dire:” E dai… dalle la mano!” Era Paco:” Non vedi che le piaci…” Con un sorriso ironico.
Pieno di rabbia e gelosia riguardai Alessia vicino a lui, avrei voluto svelare tutta la verità, ma avevo paura a farlo che Paco reagisse male e non vedevo l’ora che finisse tutti …
La osservai, anche se alticcia e spettinata era bella e attraente, illuminata dalla luna con il biondo oro dei capelli mossi e lunghi sciolti sulle spalle che le incorniciavano il viso delicato, a tratti esaltato e in altro assente, ma sempre divertito, con lo sguardo smarrito e profondo. I suoi occhi verdi erano vivi e grigi nella penombra e riverbero della luna, curiosi e incerti, riflettendo esternamente quella confusione che aveva dentro in sé e la accompagnava nell’ebrezza.
La pelle leggermente abbronzata con la rifrazione della luna pareva pallida e contrastava con il rossetto delle labbra color vermiglio, increspato da un sorriso timido e assente o da una risata aperta e sguaiata. Il suo muoversi era leggero, scoordinato, quasi danzante, ancor di più sulla sabbia, come se cercasse sempre un equilibrio tra lo stare in piedi e la voglia di sdraiarsi.
Paco vicino a lei era più alto, aveva il fascino immediato della canaglia, misterioso e ribelle, con un comportamento sfrontato. Capelli neri corti e occhi scuri penetranti che tradivano una natura passionale e carnale. Il suo volto, spesso serio, si illuminava di lussuria quando guardava Alessia e il sorriso aperto e disinvolto lo rendevano anche simpatico, ma dietro quell’aria spensierata si nascondeva un ragazzo abituato a ottenere ciò che voleva. Fisicamente era atletico, portava con sé un’aria di sicurezza mista di energia e vigore, con la pelle abbronzata, sarebbe meglio dire bruciata dal sole e i tatuaggi tribali a vista anche sul collo.
Io in quella situazione ero sempre vicino a Lucia, mi seguiva come un’ombra, avevo il fascino o l’attrazione del bello e bravo ragazzo, con capelli biondi leggermente spettinati e gli occhi chiari che diventavano seri quando la gelosia prendeva il sopravvento. Amavo profondamente Alessia, ma quella sera stordito faticavo a gestire le emozioni contrastanti dentro di me. La mia reazione di reagire partiva diretta e sicura, ma poi mi fermavo per timore, ero incapace di proseguire mostrando a me stesso una impotenza inaspettata, da non essere nemmeno capace di proteggere la vulnerabilità della mia fidanzata, della mia donna...
Andammo ancora verso la riva, sempre con loro poco davanti a noi. A un certo punto Paco le prese la mano, lei osservando me la allontanò, ma lui la riprese e fu così per tre volte, alla fine se la lasciò tenere. Dentro di me speravo che lo facesse soltanto come aiuto a deambulare sulla sabbia. La tenne per mano in quello stato alterato, anche lui e Lucia avevano bevuto come noi, ma certamente tolleravano meglio l’alcol o c’erano abituati. Continuai a camminare con Lucia poco dietro loro.
Facemmo alcuni metri, assurdamente sembravamo due coppie innamorate mano nella mano che a tentoni, ridendo, inciampando e alzandosi camminavamo nella sabbia, io e Lucia e Alessia e Paco. Inverosimilmente apparivamo come due coppiette, solo che la mia fidanzata era in coppia con Paco e io con una sua amica ed ex… La spiaggia era lunga e lui tenendole la mano sotto il mio sguardo le parlava facendo segno con il dito all’orizzonte e la costa con lei che ascoltava ridendo. A un certo punto gliela lasciò e l’appoggiò sulla schiena, la zona lombare poco sopra il sedere, muovendola in su lentamente facendo apparire il gesto casuale, senza che lei la togliesse… e a quel punto Lucia mi prese a braccetto appoggiando la testa sulla mia spalla e camminammo tenendoci su a vicenda.
Senza rendercene conto alticci anche noi parlando della temperatura li superammo e dopo qualche metro giunti quasi alla riva ci fermammo, c’eravamo soltanto noi e qualche altra coppia in lontananza. Stordito casualmente mi voltai, e mi venne un colpo…… erano in piedi dietro di noi, con Alessia ferma impassibile e Paco che la baciava in bocca, senza che lei si tirasse indietro confusa tra l’ebbrezza dell’alcol e forse la sorpresa o l’attrazione di quel gesto...
Pur abbracciato da Lucia gridai incredulo e spaventato…:” Alessia!! Che fai?”
Lei soprassalì a sentire gridare il suo nome si voltò verso di me guardandomi smarrita, non so se si rendesse conto di quello che aveva fatto. Mi faceva rabbia guardarla, era li ferma sorpresa e confusa e con un gesto istintivo e involontario si sfregava le labbra tra di loro dandomi l’impressione sbagliata come se volesse assaporare ancora il gusto del suo bacio. Paco invece si staccò da lei e come se niente fosse stato il mio richiamo passandole il braccio dietro il collo e sulle spalle, come se fosse davvero la sua ragazza vennero verso di noi. Alessia mi osservava sorpresa, timida e in soggezione, io ero incredulo, mi sembrava impossibile quello che era accaduto e avevo visto, lei, la mia fidanzata si era fatta baciare in bocca con la lingua da quello stronzo… Nello stesso momento Lucia mi abbracciò e baciò davanti a loro sul collo e sulle labbra, io d’istinto mi allontanai andando indietro con la testa… ma intanto Alessia aveva visto…guardava e non diceva nulla. Ero sbalordito e stupefatto dal suo comportamento, si erano baciati in bocca, non potevo crederci. Li guardai con occhi pieni di rabbia.
“Forse è meglio che andiamo via Alessia…” Dissi quando vennero vicino.
“Ma no tra poco ci sono i fuochi d’artificio… e poi lei vuole restare. “Ripeté Paco.
“Vuoi restare tu? “Domandai girandomi verso di Alessia:” Non è meglio che ce andiamo?”
“Ma no restiamo ancora qui!” Ripeté Paco supportato da Lucia.
Friggevo, ce l’avevo con Paco e anche con lei, ero incredulo di quello che avevo visto: “Quando torneremo in albergo mi sentirà! Dovrà darmene conto, spiegarmi e chiedermi scusa del suo comportamento e del bacio…” Pensavo irato interiormente.
Procedemmo nella spiaggia verso il mare, Alessia era tra me e lui che mi osservava con il braccio di Paco sulle spalle. Mi guardava con uno sguardo intenso e accattivante, dall'espressione facciale entusiasta ma distratta, come se fosse persa nei propri pensieri mentre io ero tra lei e Lucia che mi abbracciava alla vita. Ci scrutavamo negli occhi come a chiederci:” Ma come siamo finiti in questa situazione? Ognuno di noi abbracciato ad un altro invece di essere insieme?”
Lei nonostante la situazione illogica a tratti era allegra, in preda all’ebrezza, muoveva il corpo e la testa e seguiva e canticchiava la musica di sottofondo passo …passo … e le parole che dall’interno arrivano rimbombando fuori e distorte sulla spiaggia.
Camminammo ancora un po’ con Alessia che faceva battute alla luna e alle stelle e si rideva, anch’io nonostante la situazione ridevo. Ero altalenate con lo stato d’animo a volte depresso per quello che accadeva, altre euforico nel non pensare a niente.
Senza accorgercene ci distanziammo ancora un poco, loro avanti e noi dietro.
In quella ebrezza, Alessia con Paco andò verso la battigia vicino al mare con noi dietro, si fermò dicendo a Alessia:” Senti che luogo tranquillo, siamo nel punto dove il rumore delle onde si mescola al profumo di salsedine e di quei pini mediterranei…” Disse facendo segno con la mano poco lontano a una decina di metri lateralmente da noi.
Lucia sorrise e scosse la testa:” È romantico stasera, vieni!” Mi disse. Facemmo alcuni passi e iniziarono i fuochi d’artificio:” Oh che belliii! Quanti colori…!” Urlò Alessia. E ci sedemmo a guardare il cielo e il mare illuminato dagli scoppi e dai colori io con il mio malessere e la gelosia nel cuore. Alessia prima di sedersi sulla sabbia con le mani stiro la minigonna sul sedere verso il basso, in modo che la coprisse bene e si accomodò sulla sabbia e lo stesso facemmo noi in fila laterale a guardare il cielo, la lontananza e chiacchierare. A ripetere quanto erano belli e Alessia a esagerare:” Uhh… guarda quello là, che grande bum…e quell’altro guarda quanti colori…bum…bum…” Con le gambe piegate, le ginocchia alte e le braccia e il mento su di esse, avendo avuto cura di rassettarsi bene la mini sotto tra le cosce, in modo che seppur scuro, Paco non vedesse oltre. Cambiando spesso posizione o postura con le braccia tese dietro che aiutavano il busto e la schiena a restare eretti. Ancora in quella disattenzione per i fuochi artificiali, Paco le sfiorò e accarezzò il dorso della mano e le lunghe dita affusolate con le unghie laccate di rosso. La toccava sulle dita...e sulla mano. Io brezzo ritenendo quel gesto meno importante del bacio, come se fosse un pensiero lontano continuavo a riflettere dentro di me:” Si è lasciata baciare… si è lasciata baciare da lui…” E la guardavo parlare, sorridere e ridere con Paco e con Lucia come se niente fosse, come se non si rendesse conto e mentre guardava i fuochi… ripensavo:” Quando arriveremo in albergo mi sentirà, le chiederò spiegazioni per quello che ha compiuto, come ha potuto lasciarsi baciare in bocca da Paco? Meno male che diceva che non gli piaceva e se gli fosse piaciuto che avrebbe fatto??”
Paco si accese la sigaretta e sapendo che anche lei fumava le fece segno con la mano e le mise il filtro con la sigaretta accesa in bocca e Alessia, sorridendo la prese nelle sue dopo che era stata sulle sue labbra, se la lasciò appoggiare e iniziò a fumare praticando tirate e espulsione di fumo lunghe. Tutte piccole cose che mi davano fastidio, mi ingelosivano.
Sarebbe stato tutto romantico e bellissimo se fossimo stati soltanto io e lei, il posto era riservato e appartato, lontano dal frastuono della musica che sentivamo come sottofondo e dalla confusione della gente. Solo l’infrangere delle onde sulla sabbia e una luna piena enorme con la sua tonalità bianco-bluastra-nero che schiariva a giorno il mare, noi e la sabbia bianca. I fuochi d’artificio terminarono riportando il silenzio, lasciando sentire meglio le nostre voci.
Lui riprese a cercare di sedurla, a dirle parole lusinghiere a farle i complimenti: “Sai non capita spesso di incontrare qualcuna e avere subito desiderio di lei. Tu sei una di quelle rare volte.” Le disse Paco diventando audace.
Alessia cercò di sorridere compiaciuta, il complimento le faceva piacere ma si voltò a guardare verso me con gli occhi persi, rendendosi forse conto che ora Paco effettuava battute spinte parlando in modo esplicito di desiderio per un secondo motivo, che era sessuale; osservandomi taciturno vicino a Lucia.
Lui accorgendosene infastidito domandò:” Perché guardi sempre tuo fratello? ...Non guardarlo, lascialo stare, lui ha Lucia… è insieme a lei!” Senza che io per non fare scoprire quello stupido gioco sulla nostra situazione reale di non essere fratello e sorella e per timore della reazione di Paco dicesse la verità con un:” Non è vero… siamo fidanzati io e lei…”
Ero intrappolato in quel ruolo di fratello e nelle sue dinamiche, paure, limitazioni, gesti e schemi mentali, prigioniero di me stesso e del mio ruolo, in quel momento per me e per loro ero il fratello di Alessia e non il fidanzato…
Alessia mi guardava stordita e imbarazzata come se non fosse in lei, vedeva i miei occhi e sentiva la mia voce nella testa e li chiudeva per riaprirli. In quella condizione mi prese il ricordo delle notti passate insieme, delle promesse che ci eravamo fatte, e che tra un mese ci saremmo sposati, ci sarebbe stato il nostro matrimonio ed era tutto assurdo. Eppure ora era seduta lì sulla spiaggia, con Paco vicino che cercava di sedurla e con me poco distante che impotente osservavo.
Paco si avvicinò un'altra volta a lei, lentamente strisciando sulla sabbia il sedere dicendo. “Mi piace quello che vedo adesso, cioè tu!” Si fermò a pochi centimetri da lei che voltandosi verso di me mi guardò ancora, certamente era imbarazzata forse infastidita e sotto l’effetto dell’alcol. Non la toccò. Non ne aveva bisogno, era l’elettricità del suo stato fisico che aveva attorno a sfiorarla come dita invisibili sulla pelle.
Alessia vedendomi imbronciato mi sorrise spontaneamente e genuinamente.
Successivamente incurante di me e di Lucia, Paco chiese quasi sussurrando.” Ma davvero hai ancora quel tipo a Torino? Hai fatto pace con lui?”
Alessia esitò, mi guardò e sospirò. La risposta corretta sarebbe stata sì, che aveva rifatto pace con lui e non avrebbe messo in imbarazzo me che l’avevo confermata quella versione, anche se mentire appariva la via più facile per uscire da quella situazione paradossale kafkiana. Ma ridendo stupidamente la voce le uscì spezzata ed evasiva. “Ma …non so! Ci siamo sentiti…Ci devo pensare … ma è complicato.” Affermò ridendo.
Io brezzo ascoltavo senza dire nulla, avrei voluto che confermasse quello che avevo detto io in discoteca invece di giocare ancora… e non reagii, quella ebrezza anestetizzava la mia gelosia e pure il disagio della confidenza rapportuale tra di loro, che non pareva evidente ma c’era dentro di me con diversi livelli di intensità. Ogni tanto gettavo delle occhiate a osservare cosa facevano e li vedevo parlare. In quella fase anch’io avevo sbalzi d'umore, subito di collera trattenuta oppure mi mettevo a cantare in quello stato di euforia alcolica facendo ridere tutti. Spesso ridevo e parlavo anch’io, mentre Alessia straparlava di tutto… di architettura e cazzate varie senza mai dire la verità, mentre Paco lucido o quasi, dimostrava che reggeva l’alcol bevuto e cercava di manipolarla.
Alessia osservando il mare e la costa lateralmente domandò a Paco: “Laggiù cosa c’è?” Puntando il dito indice affusolato con la sua unghia rosso fuoco verso una parte laterale dell’isola con luci sulla costa e poi in mezzo al mare, mentre con l’altra si metteva a posto i capelli sudati.
“Laggiù c’è una parte di Formentera e quelle luci sul mare sono barche in rada.” Rispose lui.
“Formentera siamo stati ieri…” Disse sorridendo:” … è molto bella.” Poi spostando il dito al centro chiese:” Ma quelle barche pescano?!”
“No, non sono barche da pesca, sono yacht, gente con i soldi, sono lì si divertono…!!
“E laggiù cosa c’è?!” Domandai io indicando la parte sinistra della spiaggia da dove eravamo seduti noi:”
“La si va verso il centro, ci sono gli stabilimenti balneari e il porto…” Rispose lui.
“E di là!” Chiese ancora Alessia indicando la parte opposta a quella segnalata da me:” Quegli alberi cosa sono?”
“Quello è un retrospiaggia, la zona retrostante la spiaggia, dove spesso si trova la vegetazione, viene lasciata perché fa parte dell’habitat naturale dell’isola.”
“Cos’è un boschetto?” Chiese ancora.
“No, sono macchie…macchie mediterranee… sono piccoli raggruppamenti di alberi sulla spiaggia in un'area specifica, formati da piante tipiche della vegetazione litoranea. È soltanto una macchia di vegetazione con flora che cresce sulla sabbia. “
“Cosa c’è dentro?” Domandò ancora ridendo curiosa mentre Io e Lucia alienati li guardavamo.
“Niente di particolare, qualche albero e piccolo spiazzo di sabbia interno, quelle che vedi sono gruppi al massimo di dieci metri quadrati di ampiezza!”
Intanto che parlavano io guardavo il mare e li ascoltavo come assente, come se fossero voci lontano, distanti e lo facevo in uno stato di ridotta vigilanza e iporeattrività agli stimoli ambientali.
All’improvviso parlando della macchia sentii Alessia dire ridendo: “Ci si può fare la pipì?”
“Certo!” Esclamò Paco… vuoi che ti accompagno?” Pronunciò con un sorriso malizioso.
“No…no …grazie!” Rispose lei declinando l’invito.
“Ma scusa non potevi andare dentro il locale…?” Mi intromisi io.
“La non mi scappava!” Esclamò sorridendo.
“Meglio qui fuori all’aperto che la dentro dove ci sono quatto gabinetti per più di cinquecento persone, con tutti i WC e ei pavimenti pisciati e cagati…” Disse ridendo Lucia, aggiungendo probabilmente non vista guardando paco negli occhi:” Se vuoi ti accompagno, la devo fare anch’io…” Si propose.
“Grazie!” Rispose Alessia accettando sorridendo e osservandomi.
A quel ringraziamento Lucia si alzò e prendendola per mano tirò su pure lei che esclamò scherzosa:” Noi andiamo a fare pipì al gabinetto naturale… quello ecologico!” E risero.
“L’AVVENIMENTO.” UN GIOCO D’AMORE RISCHIOSO (amore, sesso, tradimento.)
Mentre loro andavano a urinare io e Paco restammo seduti poco distante l’uno dall’altro sulla sabbia guardando verso il mare, voltandomi vidi di spalle Alessia e Lucia allontanarsi arrancando sulla sabbia e sostenendosi tra di loro ridendo andando verso la macchia mediterranea… Alessia con il suo vestitino chiaro colorato a fantasia camminava con difficoltà con spostamenti limitati a zig zag che mettevano in risalto maggiormente le sue forme seducenti e Lucia con il suo vestito a linee bianche e blu orizzontali un po' più eretta le era di fianco. Le osservavo e compivo respiri profondi e lunghi come a riossigenarmi, che in quello stato mi stordivano di più. Quando restai solo con Paco, mi sdraiai quieto con la schiena sulla sabbia a guardare il cielo e le stelle parlando con lui che pareva che mi ascoltasse, proferivo un sacco di cazzate e effettuavo discorsi sull’astronomia, la fisica, i pianeti.
” Lo sai che la luce di quella stella sopra noi, che vediamo ora luminosa, quella a destra che brilla di più delle altre, è partita dalla fonte ai tempi dei romani, duemila anni fa, quando sulla terra c’erano loro e arriva qui adesso che ci siamo noi a vederla…” In quella posizione sdraiata, dall’euforia ero passato in uno stato di torpore, distratto e brezzo, ero come assente guardavo il cielo e le stelle e non pensavo a nulla e parlavo, continuavo a parlare probabilmente da solo, quando senti un fruscio di sabbia spostata arrivare verso di me e al mio fianco e vidi Lucia che in piedi si risedeva vicino a me.
La guardai, mi tirai su con il busto appoggiato sui gomiti osservandomi attorno e non vedendo Alessia con lei chiesi:” Alessia dov’è?”
“Adesso arriva…” Rispose sorridendo senza dire nulla di più.
Guardandomi ancora attorno non vidi nemmeno Paco e domandai:” E Paco dov’è?”
“Boh!... Sarà andato a orinar pure ello…” Esclamò metà in spagnolo e metà in italiano ridendo, cacciandosi su di me baciandomi, accarezzandomi il collo, la testa e la nuca mormorando: “Tu me gustas…!” (Tu mi piaci…) cercando di slacciarmi la cintura dei pantaloni per toccarmelo dall’interno.
Non volevo fare sesso, non mi piaceva lei, era adulta e volgare e come detto non era il mio tipo e poi non volevo tradire Alessia. Guardai ancora verso quella macchia e non vedendo niente allontanai da me Lucia con il braccio chiedendole” È andato anche lui la dentro dove c’è mia sorella da sola? La spia urinare?” Domandai.
“Non so cosa è andato a fare, ma ho visto che è andato là!” Rispose probabilmente pensando che sapendo che era con lui da sola avrei desistito dal cercarla mentendo sul motivo e cacciandosi ancora addosso a me cercò di baciarmi in bocca toccandomi con la mano sopra il sesso. Ma sentendosi rifiutata di nuovo stupita mi domandò ridendo: “Eres gay?” (Sei omosessuale?) ...credendo che non volevo praticare sesso con lei perché ero gay, visto che la respingevo sessualmente.
“No…non lo sono.” Risposi risentito, ma inquieto decisi di andare a vedere nella macchia cosa era andato a fare Paco visto che avevo un brutto presentimento. Mi alzai a fatica con Lucia che insisteva tenendomi per il braccio che restassi lì a fare sesso con lei… Ma determinato seppur a fatica per il mio stato di stordimento dovuto all’ebrezza mi sollevai confuso esclamando:” Vado anch’io a pisciare!” E quando fui in piedi camminai sprofondando e a volte cadendo in avanti sulla sabbia facendo anche qualche passo a carponi per poi rialzarmi eretto e oscillare. Non so quant’era la distanza dalla macchia a me, dieci, massimo quindici metri e non so quanto tempo ci misi ad arrivarci, so soltanto che giunto entrai, meno male che c’era la luna e il reverbero delle luci che schiariva molto l’interno in modo da poter guardare.
Mi osservai attorno, ero accaldato con il respiro affannoso della camminata difficoltosa sulla sabbia e dello stato di ebrezza in cui versavo e all’improvviso sentii parlare.” Questa è Alessia ...!” Pensai:” E la sua voce…!” Mi voltai da dove veniva e osservando li vidi all’interno in piedi tra la vegetazione a circa cinque metri da me o forse meno, che parlavano. Sospirai... Feci per avvicinarmi, ma lui il quel momento ancora una volta le prese il volto tra le mani, la tirò a sé e la baciò sulle labbra … Restai sorpreso, Alessia era ferma davanti a lui ma non lo allontanava, non partecipava al bacio ma lo lasciava fare, si lasciava baciare ancora in bocca.
Fu un attimo e non lividi più, in quel momento arrivò dietro di me Lucia, che mi prese il braccio:” Vieni andiamo via…” Sussurrò. Volevo avvicinarmi prendere Alessia e andare via ma Lucia mi fermò:” Lasciai stare che se lo interrompi adesso Paco si arrabbia, diventa cattivo e reagisce male, già ce l’ha con te perché sei sempre addosso a tua sorella e non può mai restarci solo insieme… adesso che c’è se lo interrompi sono cazzi tuoi…”
Quella parola” sorella” mi suonò nella mente e mi portò alla realtà nel mio stordimento, dove loro credevano che Alessia fosse mia sorella e non la mia fidanzata.
Nel mentre cercavo di allontanare le mani di Lucia da me senza perderli di vista guardandoli tra la vegetazione lui inaspettatamente dal volto abbassò le mani e le porto lateralmente sul seno, verso le braccia di Alessia, prese il margine superiore del vestito ascellare e con un colpo deciso e unico che nemmeno lei come noi si aspettava, glielo abbassò e tirò giù fino all’ombelico, scoprendole completamente il seno e il busto. La luce riverbera schiariva tutto in un colore che pareva bianco, nero, bluastro come i vecchi film e nonostante la tonalità del colore si evidenziarono le mammelle certamente pallide, non coperte dall’abbronzatura del sole come invece era il resto del torace, perché per metà protette e celate dal tessuto della parte inferiore del reggiseno del bikini.
Guardavo incredulo, le conoscevo bene, erano belle, luminose come la luna, non grosse, sode con il capezzolo rosa che incominciava a inturgidirsi sporgendo in fuori sotto la sua mano scura e abbronzata dal sole che lo sfiorava e accarezzava. Paco non parlava, non diceva nulla, inaspettatamente si piegò con il capo sulle mammelle e iniziò a leccarle e di seguito a succhiarle i capezzoli alternandoli, con Alessia che inspiegabilmente ferma sospirando e guardando nel vuoto della penombra davanti a lei lo lasciava fare.
Volevo uscire, e dire a Paco:” Ma che cazzo fai Lasciala stare?” Ma non ne ebbi la forza, forse il coraggio, c’ero ma era come se non ci fossi, mi sentivo leggero e restai fermo, assente qualche secondo a occhieggiare che la palpava. La baciava dappertutto, sulla bocca, sul collo e il seno, all’improvviso si abbassò tirando giù anche lei in ginocchio uno di fronte all’altro.
Lucia vicino a me, all’orecchio leccandomelo e accarezzandomelo ripeteva tenendomi per un braccio per timore che in un momento di follia andassi da loro:” Ma lasciali stare… che fastidio ti danno, non vedi che tua sorella ci sta…le piace!”
La lontananza attutiva leggermente il rimbombo della musica tecno della discoteca che sarà stata a cento-centocinquanta metri. Paco eccitato forse non accorgendosi di noi o forse si fregandosene, con le mani mentre era in ginocchio ai lati delle cosce le prese la minigonna elasticizzata dell’abitino e da mezza coscia gliela tirò su, scoprendola tutta, le cosce interamente e ancora più su evidenziando il perizoma, l’addome e i fianchi. Di conseguenza la mini si alzò anche dietro il sedere che con la string nel solco intergluteo pareva nudo arrivando a fargliela arrotolare alla vita, sull’ombelico e i lombi, lasciandola inginocchiata nella sabbia soltanto con il perizoma. La sentii pronunciare distrattamente qualcosa come:” No dai! ...” E con la mano cercare di tirarla giù a ricoprirsi, ma poi cedette alla sua energia e arrendevole non intervenire a impedirlo.
Io in piedi con Lucia vicino, accaldato e sudato mi sostenevo a lei che continuava a provocarmi toccandomi. Intravvidi che sostenendola con una mano sulla schiena la sdraiò dolcemente sulla sabbia e subito le mise la mano sopra il triangolo del perizoma iniziando a sfregarle il sesso con le dita sul tessuto, per poi scavalcando l’elastico infilare uno, due tre dita e frugare all’interno sui peli e probabilmente infilare un dito all’interno della vagina a compierle un ditalino con lei che non partecipava attivamente ma smaniava passiva. Avvertii una sensazione di angoscia in gola, non capivo perché restavo fermo a guardare in quello stato di stordimento e malessere senza intervenire ascoltando le parole di Lucia che mi avevano messo paura di Paco. Osservavo con uno sguardo assente e privo di emozione, pur sapendo che era Alessia, la mia Alessia a lasciarsi masturbare da lui, era come se vivesse nell’assenza della realtà, con gli occhi spenti e privi di vitalità, avendo perso la loro solita brillantezza insieme al ridere e scherzare. E anch’o vivevo un distacco dalla realtà.
All’improvviso lui girò la mano all’interno, prese il triangolo trasparente del perizoma tra le dita e lo tirò forte verso sé, tanto da strapparglielo.
In quella visione notturna in bianco e nero restai sorpreso da tanta veemenza e ardore da parte di Paco, lo stesso Alessia di quel gesto inaspettato e impensabile di sentirsi strappare letteralmente con brutalità il perizoma e lo guardava con gli occhi fissi in volto incredula, ma senza dire nulla, senza reagire. Fu un attimo, lui si slacciò la cintura e abbassò i pantaloni e lo slip insieme a mezza coscia, mentre con l’altra mano piegandole le allargava le gambe, si avvicinò strisciando le ginocchia e insalivandosi il glande si mise tra di loro. Il cuore mi batteva a mille avrei voluto, dovuto intervenire ma vigliaccamente debole e incapace mi giustificavo con le parole di Lucia che mi ripeteva:” Lascialo stare, non interromperlo ora perché Paco si incazza … già gli stai sui coglioni e da incazzato è veramente cattivo. Oramai lasciagliela chiavare a tua sorella. “
In quello stato quasi catatonico di immobilità e ridotta consapevolezza intravvidi che si sdraiò sopra di lei, probabilmente puntandole il glande contro la fessura della vulva, tra le grandi labbra, scorsi il suo sedere pallido senza abbronzatura premere, spingere e penetrarla; avvenne quasi subito. Quell’atto la sorprese e mi sorprese, la sua asta energica entrò in lei e la riempì della su carne dura facendola sussultare con un gemito sordo che all’introduzione crebbe e si allungò nell’aria calda e scura di quella notte. Tutto si svolse in breve tempo, meno di un minuto da quando li vidi sdraiati, nemmeno il tempo di realizzare cosa stesse succedendo che accadeva.
“La sta chiavando…” Pensai incredulo e agitato:” La sta chiavando davvero…” Subito mi prese una sensazione di riluttanza e rifiuto a quello che assistevo e di seguito un malessere, sostituito in breve da un gran calore in tutto il corpo, specialmente in faccia e nella zona genitale. Avvertivo una sensazione di vertigine e mancamento a rendermi conto che la stava chiavando davvero e sentendomi turbato con la testa che mi girava mi appoggiai involontariamente a Lucia, che subito mi strinse e mi baciò sul volto e sulla bocca mentre impotente osservavo il mio amore, la mia fidanzata nonché futura moglie chiavare con Paco.
Volevo urlare ma non ci riuscivo, era come se fossi afono.
Quel loro accoppiarsi era sconvolgente, un'azione frenetica, una sequenza di eventi che si susseguivano rapidamente in modo incalzante, a un momento che osservavo ne seguiva immediatamente un altro, senza pause, senza darmi il tempo di concretizzare, riflettere, comprendere appieno ciò che stava accadendo realmente ma soprattutto piangere da quel che vedevo e dal tradimento che subivo. Era come se ogni azione o evento fosse uno scatto fotografico, un fotogramma di una pellicola dove prima che potessi mentalizzare e realizzare quello visto, ne seguiva immediatamente un altro, a cui ne sarebbe seguito ancora un altro dopo, senza pause. La stava possedendo, si stava chiavando la mia Alessia… era assurdo… Il ritmo degli eventi era così serrato che era difficile stare al passo con la sorpresa, la realizzazione e suo svolgimento con la mente, che a tratti si manifestava distaccata, proprio come la visione di una clip erotica, creando una sensazione maggiore di confusione e di difficoltà nel tenere il passo mentale da parte mia.
Seppur frastornato e amareggiato, nell’ebrezza oltre a un forte sentimento di tristezza, delusione, provavo emozione a osservarli, una emozione strana, malata, di sgomento e batticuore e avvertivo risentimento ostile verso di lei che si lasciava chiavare da Paco senza reagire, senza allontanarlo, ma anzi iniziando a partecipare all’amplesso. Lo vivevo come un'ingiustizia subita, una frustrazione personale, un tradimento, un fallimento di me stesso.
Sentii la voce di Lucia vicino all’orecchio che sussurrava:” Su dai! Ora hai visto cosa fanno, lasciali chiavare in pace e andiamo via.” Mentre continuava ad accarezzarmi.
In quello stato di ebrezza e con quello che vedevo dinanzi a me non riuscivo a riflettere appieno su cosa stesse accadendo e perché soprattutto, sudavo, era come se ci fosse stato una sospensione delle mie facoltà mentali. Tutto avveniva rapidamente in un continuo, un atto, uno dopo l'altro, senza tregua senza arrestarsi, in modo ininterrotto e tutto a un ritmo vorticoso, come un turbine che non mi dava tempo di considerare, di ragionare su cosa stesse succedendo, ma che mi lasciava soltanto vedere quelle scene sessuali dove Alessia quasi nuda si lasciava possedere da lui.
Mentre lucia mi accarezzava il torace sentendo il cuore battere forte, io con la mia voglia di piangere senza riuscirci mi tormentavo pensando con la mente debole e offuscata dall’alcol…: “Forse è una punizione divina per il gioco di fratello e sorella che realizziamo?” Cercavo una giustificazione a quello che avveniva, reale o irreale, materiale o spirituale.
L’aveva penetrata oramai, lo sbalordimento aveva lasciato il posto alla rassegnazione che lo stava lasciano all’accettazione di quello che accadeva e questo alla riluttanza ed essa a una forma nuova di emozione e turbamento. Ero incredulo, accaldato e con il viso sempre più sudato dalla tensione, mi portai la mano sulla fronte, mentre lui sdraiato su lei continuava a baciarla, muoversi tra le sue cosce larghe e a chiavarla. Non sapevo che fare, avrei voluto tornare indietro nel tempo e impedire tutto, ma ormai stava avvenendo, tutto si stava consumando davanti ai miei occhi.
Per un attimo pensai:” No… non può essere, non la sta chiavando… non è possibile. Non è vero che la chiava… È solo la proiezione mentale della mia preoccupazione, disperazione, del mio inconscio e della mia gelosia che la chiava… che essendo ubriaco dentro di me queste emozioni si amplificano e mi provocano allucinazione ma non è vero! Alessia, la mia Alessia non sta chiavando con quel Paco…Non può farlo…” Ma purtroppo era tutto vero, era come se vedessi in una clips hard...o in un incubo un rapporto sessuale in bianco e nero tra due persone ed una delle due fosse Alessia.
In quella penombra illuminata dal riverbero delle luci del cielo e del mare, scorgevo lei, le sue lunghe gambe abbronzate piegate e larghe e lui tra esse con il suo culo nudo e in parte chiaro per via del costume muoversi; e immaginavo la sua asta di carne dura dentro la vagina di Alessia che si muoveva su e giù, che le dava colpi decisi e spinte profonde. Non riuscivo nemmeno a considerare come avveniva, che la sua asta scorresse dentro la vagina di Alessia, la mia fidanzata e il suo glande percuotesse la sua cervice uterina.
Nella penombra pareva completamente nuda con il vestito arrotolato alla vita e su di lei Paco sudato che la penetrava con gioia. Notai lei scossa da un brivido infinito ed esplodere sentendo le sue labbra sul seno a leccarlo e succhiarlo. Nella notte al chiaro di luna, vedevo la sclera bianca dei suoi occhi aprirsi e richiudersi che lo osservava mentre la possedeva... Sentire il suo gemere e ansimare mi umiliava e agitava. In alcuni momenti volevo intervenire, ma subito pensavo:” Dio… e se si incazza? Se reagisse male e mi prendesse a pugni?” E ancora:” …E se scoprissero chi siamo realmente ci troveremmo di fronte a uno scandalo… se si venisse a sapere. Chissà come reagirebbe lui?”
Volevo davvero piangere anche per il ruolo quasi una imposizione di doverla osservare chiavare da Paco, certo potevo scappare, ma ero come paralizzato, non riuscivo a muovermi, andare avanti o indietro intervenire o fuggire, non riuscivo a decidere cosa fare. Vivevo quell'esperienza frustrante e di impotenza di dover assistere a Alessia che si lasciava chiavare da Paco, era come un obbligo, provavo un’assurda forma di disgusto e fervore in me, emozioni sessuali assurde, sconosciute e scellerate che provavo a reprimere.
In quel momento di distrazione mentale Lucia mormorò:” Andiamo! Che fai? Stai a guardare tua sorella follar (chiavare) con Paco…?”
“Io non voglio che la chiavi…” Biascicai rattristato in volto con il desiderio di fermare tutto e tornare indietro nel tempo.
“Probabilmente invece Alessia vuole chiavare con Paco, non vedi che ci sta, si muove sotto di lui e partecipa e gode… le gustas. Dai vieni, appartiamoci anche noi…” Mi invitò sorridendo tirandomi per il braccio.
“No!” Esclamai angosciato.
“Ma non fare il guardone…” Ripeté:” … non è bello spiare la propria sorella mentre pratica sexo esplicido…” E sorridendo continuò alterando spagnolo e italiano, o mischiandoli insieme entrambi storpiandoli:” Te gusta mirar a tu hermana follar? (Ti piace guardare tua sorella chiavare…?)”
“No…no… ma non voglio che la chiavi nemmeno Paco…che se la folla.)” Bisbigliai mezzo in spagnolo.
“Es tarde… È tardi…da ora diventa la sua chica… la sua ragazza…” Continuando in quel discorso sempre in un linguaggio misto. “Tienes problemas porque se la sta folando Paco?” (Hai problemi perché se la sta chiavando Paco?) “Sussurrò divertita come se fosse contenta e compiaciuta che lo facesse. Non capiva perché ero in quello stato, in quella condizione e non mi piaceva come mi trattava e dicesse quelle parole, ma lei continuò:” Non è la prima volta che Paco chiava le turiste e non sarà l’ultima…”
Ma ascoltandola io pensavo sempre a loro a pochi metri da me in quell’assurdo amplesso per me adultero, con lei che si lasciava possedere da quel tipo quel maschio spagnolo che praticamente non conoscevamo nemmeno e che mi diceva non gli piaceva e lo prendeva in giro insieme a me.
Osservando scorgevo Alessia sussultare a ogni colpo e spinta profonda che gli dava Paco in vagina facendole urtare il glande all’utero e lei ne godeva, correndo con le mani sulla sua schiena spingendo il bacino verso di lui e lo graffia sotto le scapole, segno che la faceva godere molto.
Continuando a guardare passivo la vidi portare le cosce sui suoi fianchi e i piedi sul suo retro coscia, avvinghiandosi a lui spingendo anche lei con i ritmi del suo bacino, possedendolo a sua volta aderente e abbracciati l’uno all’altro come se fossero un corpo solo, una carne unica. E con le mani portate poco più in basso sui glutei lo sollecitava a spingere più forte e a fondo e a muoversi rapido, gemendo e graffiandogli anche le natiche. Era impressionante osservare, vederla in quello stato che si scuoteva con tutto il corpo come se fosse invasata e spiritata, muovendo la testa e i capelli. a destra e a sinistra per poi fermarsi e baciarlo istintivamente sul volto e la bocca. Mi faceva quasi paura vederla in quello stato lussurioso oltre che ubriaca gioire carnalmente in quel modo. Era scioccante, impressionante.
Le sue labbra emettevano gemiti, sospiri, sussurri, soffiava dal godere e altre espressioni sonore sessuali involontarie, contribuendo a manifestare il piacere intenso e le contrazioni muscolari pelviche che compiva nel suo godere fino all’orgasmo.
Godeva senza avere il tempo di pensare, realizzare provando un piacere forte. Intenso e inaspettato che annullava ogni collegamento di lucidità residua che l’alcol aveva lasciato alla ragione. E in quell’aria dal colore cinereo, bluastra e luminosa con lo sguardo su Paco, su il suo volto, i suoi occhi in alcuni istanti smarriti parevano chiedersi: “Ma dove sono? Cosa sto facendo? Cosa mi sta succedendo? “
Ma non lo verbalizzava lo esprimeva quelle considerazioni con lo sguardo, frastornata come me non riusciva a parlare a chiederselo, in quel momento non era Alessia, ma solo un bel corpo femminile eccitato di cui Paco ne godeva la bellezza insieme a lei che ansimava. Per lui era soltanto una delle tante turiste in vacanza che chiavava, una femmina calda e accogliente, una straniera posseduta sdraiata sulla sabbia a gambe larghe da un bagnino, un salvavidas, nuda o così pareva con soltanto quel vestito strarless minidresss ascellare senza spalline arrotolato tra l’addome e il torace sulla vita come se fosse una cintura larga di stoffa colorata, che proprio perché di quel modello aveva favorito il suo spogliarla quasi nuda in un attimo. Lui sembrava invasato, uno stallone… la baciava, la leccava e la succhiava dandole spinte intense e profonde con il suo fallo eretto in vagina e da qualche parte nella memoria ripescai l’immagine di noi in un nostro rapporto sessuale dolce e delicato, come le effusioni di quella mattina che non aveva voluto terminarle in un amplesso ma nella masturbazione.
Lucia mi guardava nella penombra, si era eccitata a vedere Paco chiavare Alessia, mi prese una mano e se la mise sopra la mini sul suo sesso e sotto la sua me la fece premere e muovere sul tessuto, mentre con l’altra dal torace scese sui miei pantaloni, sulla cerniera iniziando a palparmelo e sfregarmelo esternamente.
Non volevo che me lo manipolasse, toglievo la sua mano ma insisteva: Te gustas…” Diceva: “Lo tieni eretto…”
Era vero, lo avevo duro, eretto come diceva lei, ma non sapevo se la mia erezione era dovuta a quel suo manipolarmi o perché assistevo alla visione di Alessia chiavata da Paco. Era terribile, la situazione in cui mi trovavo, forse Lucia o forse Alessia mi avevano procurato turbamento e l’erezione e lei lo sentiva duro sotto la stoffa.
“Se inclinamo y follamos a quí encluso noi? (Ci abbassiamo e facciamo sesso qui anche noi?)” Sussurrò eccitata pure lei dai gemiti di piacere di Alessia e dall’irruenza vigorosa di Paco che la chiavava.
“No…” Dissi eccitato anch’io mio malgrado: “Continuiamo così… “Ero in uno stato emotivo complesso sia nella sfera fisica che in quella psichica, ero in preda al timore, la vergogna, l’umiliazione e l’eccitazione. Ero ansioso con il respiro affannato e disorientato dallo stato di ebrezza.
“Voyeur de tu hermana…Guardone di tua sorella!” Disse Lucia sorridendo.
Tolse la mano da sopra i pantaloni, si alzò la minigonna ai fianchi e tirò giù le sue mutandine a mezza coscia, mi riprese la mano e se la mise nuovamente sopra la vulva dicendomi:” Ahora masturbame praticame la digitación, yo te tu a my. (Adesso masturbami praticami il ditalino io lo faccio a te…e tu lo fai a me)” E dicendo così mi slacciò la cintura, tirò poco giù i pantaloni e lo slip e rovistando me lo prese in mano dicendo” Oye, es pequeño…comparado a quelo di Paco. (Ehilà è piccolo in confronto a quello di Paco)” Umiliandomi maggiormente quella stronza e iniziò a masturbarmi mentre con l’altra mano sulla mia mi spingeva a farlo su di lei. Affianco l’uno all’altro, rivolti a verso il punto dove Paco e Alessia chiavavano, guardando loro le infilai il dito medio nella figa e le feci la digitación come lo chiamava lei il ditalino mentre lei con il mio pene in mano masturbava me facendomi una sega.
Fu terribile e perverso quello che feci con Lucia, mi rovinò la sessualità, ce l’avevo duro con lei che me lo masturbava mentre a pochi metri da noi riparati da una parte della vegetazione Alessia la mia fidanzata che loro credevano mia sorella veniva chiavata da Paco…
Ero accaldato, sudato e eccitato e dietro la pressione della sua mano sulla continuai a muoverlo nella fessura vaginale che sentivo calda e bagnata e di riflesso mi veniva da pensare a quella di Alessia con Paco immaginando anche la sua bagnata dal piacere che le dava lui. Lucia godeva da quella situazione, capii che era una perversa diversa da noi e aveva trascinato anche a me nella sua depravazione e fianco a fianco, adiacenti, in silenzio ci masturbavamo a vicenda osservando e sentendo i loro gemiti e Lucia dandomi anche fastidio mi leccava l’orecchio iniziando a bisbigliare.
” Paco è bravo a follar, (chiavare) vedrai che te la rende donna la tua bella hermana (sorella)…le mujer que follar (le donne che chiava) le fa innamorare di lui…” Provocandomi:” Ascolta come le aggrada a ella e gode la tua hermana. “E sorrideva eccitata, trasmettendo anche a me quella forma di eccitazione malata e perversa mai provata.
La vedevamo avvinghiata a Paco e sentendo i suoi gemiti, Lucia eccitata, eccitando anche me continuava:” Paco è virile…” Aveva la voce ansimante e rotta dal piacere anche lei, capii che parlava di lui e Alessia per eccitarsi anche lei. E proseguiva a sussurrarmi nell’orecchio insieme alle sue slinguate: “La tua hermana bonita le aggrada Paco…” L’assurdo era che a sentire quelle parole su Alessia mi eccitavo anch’io anche se non volevo. Ma lei continuava a masturbarmi e io a fare lo stesso a lei con la sua mano sopra la mia e mi sentivo leggero, assente. Non so quanto tempo passò, credo pochissimo, a un certo punto sentii i testicoli contrarsi, venirmi duri e iniziai a eiaculare con lei che muoveva più veloce la mano dicendo mentre venivo:” A mira Paco che Follar tua hermana... a mira come gode ella, the gusta mirar… (ti piace guardare).” E mi fece avere l’orgasmo in un piacere malato, muovendo a colpetti il bacino e il pene e eiaculando con la mia asta nella sua mano con la visione di Alessia che godeva chiavata da lui.
Quando venni Lucia guardandomi negli occhi e ansimando con il mio dito medio nella figa me strinse il pene duro in mano quasi da farmi male, con un’espressione di piacere: “Mi fai male Lucia…” Mormorai mentre lei digrignava i denti ansimando eccitata, prendendole la mano cercando di fermarla.
Lei sorrise. Lasciò la mia mano e tirai fuori dalla vagina il dito bagnato dai suoi umori. Sempre guardandomi prima che lo pulisse mi esortò:” Chiucalo (ciucalo)” Che significava ciuccialo, succhialo.
“Mah…come ciucalo?!” Mormorai sorpreso da quella richiesta. Ma lei non perse tempo, mi prese il polso e mi portò la mano sulla bocca ripetendo:” Chiuca mi placer (succhia il mio piacere.)” E me lo spinse tra le labbra e aprendo la bocca assurdamente e scelleratamente eccitato lo succhiai, sentendo un gusto salato e pizzicante … della sua vagina. Con umiliazione mi succhiai il dito medio con i gusti della sua figa e del suo piacere. Ci rimettemmo a posto, mi pulii il glande e tirai su lo slip e i pantaloni mettendoli a posto. Lucia fece lo stesso, se l’asciugò con in fazzolettino, tirò su lo slip e abbasso la mini a coprirsi, si avvicinò mi prese e mi baciò.
“Vieni, a mirar…” Mi disse e ancora mi portò in un punto scarsamente riparato dove anche loro potevano vederci a continuare a osservare l’amplesso di Alessia con Paco.
A osservarli ancora subendo e oramai accettando di fatto quel rapporto sessuale tra di loro e le reazioni che avevo avuto io con Lucia provavo malessere nel mio stato di stasi mentale, per quello fatto da me a lei e quello fatto da lei a me. Guardavo Alessia oramai con rassegnazione, sottomissione, e fatalismo. Era sempre stata mia ed era la prima volta che praticava sesso con un altro uomo, quasi uno sconosciuto. Avvertivo anche sensazione fisiche di caldo e leggerezza mentre lui incurante di me, probabilmente sapendo che c’eravamo continuava energico a chiavarla. La possedeva profondamente cambiando anche posizione delle sue braccia tenendole allungate in alto sulla sabbia spingendo con il bacino contro di lei e il fallo in vagina in modo che urtasse meglio contro l’utero, come se volesse sfondarla, entrare sempre più dentro con cattiveria e vigore, fino in fondo a congiungere la sua peluria sessuale e gli inguini con quelli di Alessia, senza nessun riguardo e considerazione alla dolcezza e al romanticismo. Ad ogni affondo che vedevo ormai nella sopportazione del loro amplesso, tramite i glutei di lui che tra le cosce larghe di Alessia spingevano da farle avere sussulti con l’espressione godente in volto di chi si sentiva aprire e possedere piacevolmente dall’asta di carne dura che era in lei. Invidiavo Paco e la sua virilità Erano momenti, minuti che a me parevano una eternità. Anche lei sapeva che c’ero, mi vedeva tra la vegetazione, con Lucia vicino che sorrideva, Alessia sapeva che ero lì in piedi a pochi metri a osservarla e mi guardava assente con occhi godenti e perduti, aprendo e chiudendoli come se non ci fosse mentalmente E io con Lucia vicino, accaldato e ebbro e forse febbricitante per quello che vivevo mi ripetevo mentalmente:” Oh mio dio… mio dio… non è possibile…”
Osservavo la sua bocca aperta nel piacere dove Paco come un padrone infilava e tirava fuori la sua lingua insalivata tra il riflesso dei suoi denti bianchi perfetti e regolari che nei differenti gradi di luminosità della luna che li colpiva riverberavano il candore. La osservavo tra rabbia, gelosia e rassegnazione oramai, ripetendomi sconfortato anche per quello che avevo praticato con Lucia:” Ma come è potuto accadere… come è potuto accadere?”
Non so quanto durò il loro rapporto sessuale, lui andò avanti a possederla per un tempo e con un’intensità superiori a qualsiasi delle prestazioni sessuali che lei aveva avuto con me, sentendomi umiliato anche per quello, per la sua virilità maggiore della mia. Lui vedendola oramai sua e godente le lasciò le braccia tese e lei abbassandole le riportò sulla sua schiena e lo abbracciò ancora, lo baciò e lo strinse a sé. Dopo ci fu il vuoto improvviso, l’assenza e vidi le sclere bianche dei suoi occhi nell’oscurità girarsi verso l’alto guardando il cielo e le stelle, mentre lui muovendosi rapido e facendola godere e soffiare maggiormente la portò all’ennesimo orgasmo. Alessia lo abbracciò ancora per il piacere che provava, trattenendolo a sé per sentirlo ancora dentro di lei, mentre lui voleva sfilarsi, tirarlo fuori. In quel momento capii che in lei c’erano due distinte volontà, una di desiderio a sentire e trattenere quel piacere ancora dentro di lei e l’altra di razionalità di allontanarlo, come se fosse un istintivo scontro con sé stessa, se lasciarsi andare all’orgasmo che provava lui o essere razionale e fermare il piacere in quel momento. A un certo punto la vidi smaniare tutta, muovere la testa sulla sabbia e alzarla, mentre con la pelvi spingeva contro di lui come a volerlo di più dentro di lei e più a fondo. Senza provare vergogna ebbe l’orgasmo intenso ed esplosivo davanti a noi stringendo a sé Paco scuotendosi tutta, corpo e testa come una tarantolata, lui respirando velocemente le afferrò forte i capelli mentre ansimava, le sollevò la testa e avvicinandosi gli portò ancora la lingua nella bocca aperta infilandola dentro quella di Alessia, facendole avvertire ancora il caldo-umido della sua saliva. Lei aspirò aria dentro di sé come se boccheggiasse, con il volto trasfigurato dal piacere, con le guance che apparivano pallide e bluastre dal riflesso lunare, ma che erano arrossare e incandescenti dal piacere. Si sentiva soffocare dal godere. Lui seppur trattenuto da lei uscì improvvisamente, lo sfilò fuori dalla vagina spezzandole il respiro con quell’atto improvviso di sospensione e di orgasmo di lei ancora in corso, ed eiaculò sul suo addome. Finalmente era tutto finito.
In quel momento sentii tirami per il braccio, era Lucia:” Vieni andiamo via da qui ora! “Mi sussurrò e la segui assente mentalmente mentre tenendomi per mano mi portava fuori dalla macchia. Appena all’esterno mi baciò le labbra:” Vuoi fare l’amore con me, follar?” Domandò.
Quando sentii la parola amore pensai a Alessia e riflettei mentalmente:” Il mio amore è lì dentro con quel bastardo…”
Ma lei vedendomi silenzioso proseguì: “Non ti piaccio perché ho qualche anno più di te?” Domandò.
Dopo quello che era successo tra noi mi dispiaceva dirle la verità, farla restare male, in fondo anche se complice di Paco come sospettavo mi sosteneva e ci eravamo masturbati a vicenda e risposi mentendo:” No…non è questo, tu mi piaci, davvero mi piaci Lucia, ma stasera ho bevuto troppo e poi quello che è successo a mia sorella non me l’aspettavo…”
“Tua hermosa?” E sorrise:” Lasciala stare con Paco la tua hermosa bonita che ci pensa lui te la soddisfa bien…” Aggiungendo:” Ci vediamo domani sera allora? Ma facciamo l’amore, il sexo esplicido come loro però?”
“Si…sì...! “Risposi imbarazzato.” Domani facciamo il sexo esplicido…” Ripetei sapendo che non sarei più andato da loro.
E accarezzandola io per abbonirla sussurrai:” Senti Lucia… quello che è successo tra noi…”
“La masturbación?” Chiese sorridendo.
“Si e anche della digitación… non parlarne con Paco e Alessia te lo chiedo per favore, non dirle nulla:”
“Te avergüenza. (Ti vergogni che tua sorella sappia che ci siamo masturbati a vicenda?)”
“Si!” Risposi.
“Si va bien ma potevamo praticare sexos come ella (fare sesso come lei), ma domani noche pratichi el sexo esplicido con my, me gusta muy (mi piaci molto …)” Mi strinse e mi baciò.
Ero deluso e mi sentivo tradito da Alessia, pensavo al nostro amore… la fiducia…il matrimonio già pronto il 21 settembre. Avevo tanta tristezza nel cuore e un sentimento profondo di malinconia, sconforto, risentimento e rancore verso di Paco che me l’aveva chiavata… e ragionavo nella mia ebrezza:” E ora che faccio? Quando arriviamo in albergo devo litigarci per forza...e poi? Cosa succede…ci lasciamo? Ma io l’amo… Ma però non posso fare finta che non sia successo niente, devo dire e fare qualcosa con lei…si è lasciata chiavare da Paco a un mese dal matrimonio…” Ma in quei momenti ancora mezzo stordito non volevo pensare a quello.
Poco dopo uscirono pure loro dalla macchia, con lui che teneva Alessia per mano e con l’altra se lo toccava sopra i pantaloni e se lo metteva a posto, perché probabilmente ancora duro gli dava fastidio. Mi venne una rabbia a vederli così come una vera coppia di innamorati che se ne avessi avuto il coraggio, la capacità e la forza lo avrei preso a pugni. Sia io che Lucia li guardavo venire verso di noi. Lucia con un sorriso verso Paco e una espressione compiaciuta verso Alessia e le mormorò quando fu vicina:” Hai visto che lo hai fatto, sei stata sessualmente di Paco?!”
Io non potevo dire né fare niente in quel momento, Alessia mano nella mano faticava a camminare sulla sabbia appoggiandosi a lui che approfittando dell’instabilità lasciò la mano e si avvicinò arrestandosi a pochi passi da noi, Alessia restò un poco indietro, abbassò lo sguardo incapace di osservarmi negli occhi. E mentre si riordinava ancora il vestito per non guardarmi, Paco venne vicino a me e vedendo il mio stordimento e malessere mi passò la mano sulla spalla come due vecchi amici dicendo: “Dai Maury…capisco che è tua sorella, in fin dei conti è stata soltanto una bella chiavata la nostra e poi hai visto anche tu, ha goduto parecchio. Vedrai che glielo fatto dimenticare per sempre quello scemo del suo ragazzo… Ora sono alla pari, è un cornuto anche lui.” Invitandomi:” Dai su andiamo a berci ancora qualcosa un disco che lei è contenta…”
Mi sentivo frustrato, umiliato, con un senso di inettitudine e insoddisfazione per la situazione. Dopo quello che avevo visto non mi importava se si staccava o no da lui e se si tenevano per mano. Cercavo di avere l’espressione dura con lei e gli occhi mi bruciavano di un misto di dolore, rabbia e umiliazione.
Loro non lo sapevano che non eravamo fratello e sorella, ma noi si che eravamo fidanzati e dovevamo sposarci e provavamo un forte senso di disagio, vergogna e perdita di dignità per la nostra recitazione e quello accaduto di conseguenza.
“Facciamo ancora un salto in discoteca?” Disse Lucia.
D’accordo rispose Paco…. E ci incamminammo per quella cinquantina di metri per arrivare alla strada nel silenzio più assoluto, sostenendoci a vicenda, mentre la musica di sottofondo avvicinandosi aumentava di volume… Arrivati sulla strada ci fermammo ancora a togliere la sabbia dalle scarpe e dai vestiti. Alessia si fermò sotto il lampione, la guardai negli occhi, con i miei pieni di rabbia e sconforto e lei con i suoi pieni di disagio e vergogna. Non c’erano più attenuanti scuse a quello che aveva fatto e avevo visto. Io almeno non l’avevo tradita con un rapporto sessuale completo con Lucia.
Era frastornata e instupidita, spettinata con della sabbia nei capelli, sulla nuca che Lucia l’aiutava a togliere passandoci le mani. La guardai, il rossetto sulle labbra era sfatto dai baci... Lei mi osservava in silenzio, intimorita, forse senza rendersi conto pienamente di cosa fosse successo.
Una volta riordinatoci andammo avanti, rientrammo dal cancello e rimasi fermo all’ingresso della discoteca con il respiro corto e il cuore che mi batteva forte come se mi volesse sfondare il petto. Entrammo, lui davanti a noi tenendo Alessia per mano oramai sua conquista e assoggettata…Pur essendoci tantissima gente il caos della discoteca sembrava improvvisamente lontano, come un rumore di fondo che non riuscivo più a sentire. Un amico spagnolo di Paco passandogli vicino e vedendolo mano nella mano con Alessia fischiò a Paco che si voltò a guardarlo e lui sorridendo compiendo con il gesto della mano il segno di chiavare, mostrò il pugno chiuso muovendolo su e giù, ripetendolo più volte verso il basso e gridando:” Oye Paco, te follaste la bonita senorita turista? (Ehi Paco, hai chiavato la bella signorina turista?)”
Lui sorrise arrogante e sbruffone, rispondendo in spagnolo “Sí, con mucho gusto! (Si con molto gusto)” Alzando il pollice della mano libera facendo compiacere i presenti, Lucia compresa che era con me, mentre Alessia abbassò gli occhi con una espressione di tristezza e vergogna pubblica.
Non so se capiva appieno di certo c’era che eravamo meno confusi di prima, la sbornia lentamente stava scemando. Mi avvicinai a lei e dissi:” Non bere più niente…” Lei annuì con la testa. Ma oramai era successo, avremmo dovuto farlo prima di non bere, ora era come chiudere il recinto quando i buoi erano scappati.
All’interno del beach club discoteca alle luci la guardai bene, la osservai appoggiata a Paco, il volto sconvolto dal piacere provato nel rapporto sessuale inaspettato con lui, ma ancora luminoso per l’ebbrezza che stava decrescendo, nonostante le guance arrossate e il sorriso spento, diverso da quello che aveva quando uscimmo e alla spiaggia, ora sembrava un cane spaventato. Quella visione di lei così diversa da come l’avevo sempre conosciuta mi strinse il cuore in una morsa gelida.
La osservavo, ma non era solo gelosia la mia, per la prima volta nel vederla vicino a Paco che dopo averla chiavata e fatta godere l’abbracciava pubblicamente, le passava il braccio intorno alla vita e la stringeva a sé dandoli bacini come se fosse sua, mostrandola come un trofeo conquistato ammiccando ad amici e conoscenti facendo capire a tutti che l’aveva posseduta carnalmente, mi intimoriva. Lei ferma e impassibile, quasi distratta e estraniata da tutto anche dalla musica si lasciava mostrare e osservare appoggiata a lui. Per la prima volta avvertii la paura di perderla, di vedermela sfuggire tra le dita senza poterla trattenere. Sentivo l’angoscia salire come un nodo alla gola, la rabbia mi gli bruciava dentro insieme all’alcol e al mal di testa pronta a esplodere. Mi calmai e insieme a loro mi feci strada tra la folla, cercando di non mostrare troppo la mia agitazione per quello era accaduto e avevo visto, loro sapevano che eravamo fratello e sorella e non fidanzati, ma ogni passo era un peso, ogni sguardo che qualcuno lanciava involontariamente a Alessia sorridendo strizzandole l’occhio e ammicava era un colpo di stiletto al petto.
Quando arrivammo al nostro tavolino, già preso da altra gente che conosceva Paco, lui mi sorrise in modo sottile, con aria di trionfo con quella che credeva mia sorella al suo fianco, come a sfidarmi senza parole soltanto con lo sguardo e l’espressione del volto. Strinsi i pugni, poi presi Alessia per il braccio, e con la voce bassa, ma tagliente vicino all’orecchio le bisbigliai: «Dobbiamo parlare.»
Lei mi guardò, ancora confusa, certamente per l’alcol e per la tensione che si era creata nella nottata e annuì ancora con la testa. Io non potevo più aspettare, dovevo chiarire.
Quello accaduto nella macchia segnava una linea netta tra ciò che era stato e quello che dovevano essere e affrontare della nostra vita.
E mentre Paco parlava agli amici, la presi per mano e ci allontanammo dalla confusione del tavolino e della pista, sotto lo sguardo attento di Paco che la seguiva pur chiacchierando, credendola oramai sua e a me considerandomi soltanto come un terzo incomodo, il fratello rompi coglione. Andammo in un angolo appartato, dove le luci stroboscopiche erano fioche e il suono e il caos si affievoliva lasciando spazio alle parole e dichiarai con voce bassa e tesa: “Ma che hai fatto Alessia, cosa diavolo sta succedendo tra te e Paco?” Lei stordita e ancora confusa, cercando di mantenere la calma con un filo di voce tremante mi prese la mano e pronunciò:
«Non è come pensi, Maury. Io…io… non ti ho tradito! “Mormorò.
Ma la interruppi:” Ti sei innamorata di lui?!” Domandai con la morte nel cuore.
“No te lo giuro… io amo te! Solo te! Maury e lo giuro, con lui c’è soltanto amicizia.”
“Anche dopo quello che è successo?”
“Si…non c’è niente te giuro.”
E stringendo i pugni, guardandola negli occhi lucidi dall’alcol o dalla voglia di piangere domandai: “Allora perché stai così vicina a lui? Ti rendi conto di cosa hai fatto in quella macchia mediterranea? E mi dici che è solo un amico?”
Alessia ribatte inciampando e balbuzziando le parole con la lingua: “Non lo so… Perché volevo evitare guai... e perché non voglio vederti arrabbiato.”
“La vacanza è rovinata.” Dissi:” E forse anche la nostra vita… Alessia io ti amo, ma quello che è successo e grave.”
Con le lacrime agli occhi ripeté: “Non ti ho tradito Maury. Ero confusa. Non sapevo cosa facevo e non voglio stare senza di te!”
La vedevo realmente smarrita, sincera restai un attimo in silenzio e poi con rabbia dissi:” Allora parliamone Alessia, devi dirmi tutta la verità e stare lontana da lui.”
Lei stringendomi la mano mormorò;” Si te lo prometto andiamo via.”
Mentre il battito della musica lontana si faceva sentire di nuovo e tra noi, in quel momento tra me e Alessia c’era solo un fragile filo di speranza, capii che dovevamo restare soli per parlare, spiegarci e dicemmo agli altri che era tardi e dovevamo tornare in albergo, e con lo smartphone richiamai il taxi che ci aveva accompagnati lasciato il suo numero. Telefonico.
“LA VERITA’, LA CHIAREZZA e la REALTA’.”
UN GIOCO D’AMORE RISCHIOSO (amore, sesso, tradimento.)
Paco ci invitò a restare ancora un poco:” Dai, non sono nemmeno le due…” Disse.
Ma Alessia fece presente che non stava bene, che aveva bevuto troppo e io la risollecitai a tornare in albergo.
“È stato il tuo follar… a hecho gioir mucho la bonita senorita Paco, Qué haces con las mujeres? (E? stata la tua chiavata alla bella signorina…l’hai fatta godere troppo Paco, che ci fai tu alle donne?)” Disse ridendo un suo amico affianco a loro.
Lui si rivolse ad Alessia dicendo: “Sempre pieno de atencion e premuroso il fratellone. Va bene vi accompagno. “ E districandoci tra la folla uscimmo all’aria fresca e anche Lucia ci seguì… Dopo dieci minuti circa arrivò il taxi e appena giunse la presi per mano e salutai tutti tra il frastuono. Lucia mi venne vicino e mi baciò sul collo e sulla bocca, mettendomi in imbarazzo davanti ad Alessia che guardava:” Peccato per stasera!” Pronunciò:” Me gusti mucho querido (tesoro)… Ci vediamo domani sera, ricorda la promessa…!” Esclamò ancora guardandomi negli occhi. Io arrabbiato pur di andare via confermai …: “Si…sì… domani alla tarda…” Lei mi sorrise e accarezzò, le piacevo davvero, avrei potuto benissimo chiavarla, ma non volli per mille ragioni, la prima che amavo Alessia.
Salutammo anche quello stronzo di Paco che era sempre addosso ad Alessia a sbaciucchiarla. La volle baciare ancora anche lui, e lo fece sulla bocca con la lingua dentro davanti a me a Lucia e ai suoi amici che ammirati lo guardavano, con Akessia ferma che lo lasciava fare e io collerico e impotente che guardavo.
” Ci vediamo domani mattina in spiaggia…” Disse. Non rispondemmo, salimmo sul taxi e partimmo, dicendo all’autista di riportarci nell’albergo dove ci aveva preso. Senza parlare, il viaggio fu lungo e silenzioso tra il buio e le luci della città. Arrivati pagai e scendemmo e passammo davanti alla reception prendendo il pass dalla tasca, camminando a fatica ognuno per conto proprio ma restando in piedi da soli e poi con l’ascensore su al quarto piano sempre senza parlarci ma ogni tanto guardandoci negli occhi.
Entrammo nella nostra stanza con un’atmosfera densa di tensione che ci seguiva come un’ombra. Saranno state le due e mezzo della notte, nemmeno tardi per essere a Ibiza, ma la voglia di confrontarci era tanta e non poteva aspettare tutta la notte. La porta con una mia spinta si chiuse dietro di noi con un tonfo pesante, a sigillare la rabbia e il timore che bruciavano nell’aria. Nel silenzio ovattato della camera il rumore era solo un sussurro lontano.
Appena dentro Alessia disse soltanto:” Fammi andare a lavare a togliere la sabbia e il sudore con l’odore di Paco…”
Tolse l’abitino ed era nuda, senza mutandine, e d’istinto esclamai:” E le mutandine, il perizoma dov’è?”
“Non l’ho più trovato…” Rispose senza nemmeno guardarmi.
“Quindi sei venuta senza?”
Annuì con il capo e poi si infilò in bagno sotto la doccia fresca che le schiariva le idee e l’aiutava a smaltire prima del tempo fisiologica l’ebrezza dell’alcol degli shottini di quel maledetto giro dei dannati. Si insaponò e restò venti minuti sotto l’acqua a lavarsi e svegliarsi, dalla porta sentivo arrivare lo scroscio continuo dell’acqua sul suo corpo, mentre io guardavo la tv senza volume...
Uscì dalla doccia, senza asciugarsi per il caldo lasciandosi i capelli bagnati restò nuda, il suo perizoma, quello bello, di marca di Perilla Harlow strappatole da Paco era restato della sabbia della macchia e forse domani o dopo qualche bambino giocando o qualche altra coppia che si appartava l’avrebbe trovato. Oppure forse, lo aveva preso lui e messo in tasca, e l’avrebbe mostrato come trofeo ai suoi amici e nello stabilimento dove lavorava come salvavidas , avevo anche quel dubbio, che fosse capace anche di quello.
Asciugandosi si fasciò il corpo con un asciugamano rosa di spugna e se lo mise intorno come se fosse un pareo piegando i lembi sul seno uno dentro l’altro per farlo restare su da solo e fu naturale che si accendesse la discussione… con chiarimento su quello successo e perché.
Mentre ancora si pettinava i cappelli pronunciai: “Ti rendi conto di cosa hai fatto Ale? Mi hai tradito!” Mi sentivo geloso e ferito e l’ubriacatura della serata stava lentamente passando lasciandoci un senso di intorpidimento e malessere.
Subito non rispose continuando a pettinarsi, io mi appoggiai al muro di fianco al letto con lo sguardo fisso su di lei che restava in piedi al centro della stanza, le braccia sui capelli e lo sguardo verso il basso che mostrava oltre che tristezza e riflessione, imbarazzo e vergogna a guardarmi negli occhi.
“Mi vuoi dire cosa cazzo è successo e perché con Paco se fino dopo cena dicevi che non ti piaceva c’hai fatto sesso? “Chiesi con la voce roca per l’emozione trattenuta in me.
Alessia scrollò le spalle, cercando di mantenere la calma. “Non è successo niente di come pensi tu Maury!”
“Niente di come penso io? E come penso io Ale…?” Domandai.
“Che ti ho tradito…” Rispose.
“E non è così? Non mi hai tradito? Avete fatto sesso!” Ripetei incredulo della sua risposta con la rabbia per il suo cercare di giustificarsi che mi serrava il petto. “E tu non ti sei nemmeno allontanata da lui quando ci ha provato?”
“Non l’ho respinto è vero perché non ci riuscivo, non ero in me, non ero io. Ma non ti ho tradito mentalmente, non c’era volontà di farlo, ero confusa. Cerca di capirmi.”
“Si però ti ha chiavata! Telo ha messo duro dentro la figa…” Risposi irato e agitato.
“Non essere volgare per favore Maury, usa altri termini appropriati…” Rispose infastidita dal mio linguaggio da strada che non lo sopportava.
Feci un passo avanti con il viso teso. «Allora dimmi cosa significa quello che hai compiuto stanotte con lui visto che dici che non è successo niente, perché io non riesco a capire. Hai avuto un rapporto sessuale con lui, godevi tra le sue braccia e non è successo niente?”
Lei mi guardò con occhi pieni di lacrime trattenute. “Non lo so neanche io cosa è successo Maury.” Esclamò.
Un silenzio pesante calò tra noi.
“Sai cosa mi fa più male?” Le sussurrai. “Che tu non sei più sicura di volere me ora.”
Alessia si avvicinò lentamente, con le mani tremanti prese le mie. “Non è vero Maury, io amo te, voglio solo te, ero soltanto confusa, ubriaca.”
“Ma allora perché quando siamo arrivati alla spiaggia hai lasciato che ti prendesse la mano?” Domandai agitato.
“Ma io pensavo che eri consenziente, anche tu la prendevi a Lucia, credevo che fossi d’accordo a che flirtassimo in quel modo, tu la davi a quella Lucia la mano e io a Paco. Eravate mano nella mano anche voi e pensavo che nel gioco per provocarlo anche noi dovevamo fare lo stesso, tenerci per mano…che potevamo farlo se lo facevi tu… che era parte del gioco e della serata…”
“Ah… quindi adesso la colpa è mia? Vuoi farmi credere che hai compiuto quelle azioni sessuali con lui perché le stesse cose le ha fatte Lucia con me? Per ripicca dunque?” Esclamai.
“Ma no Maury, non per ripicca, non farei mai una cosa del genere lo sai. Ero ubriaca, non ero in me, come d’altronde tu e vi vedevo scambiarvi effusioni…”
“No!... Non c’è stato nessun scambio di effusioni tra me e Lucia…” Precisai:” … era lei ad accarezzarmi e baciarmi e non io a lei… E il bacio? Perché sulla spiaggia ti sei lasciata baciare da Paco?” Domandai adirato.
“Quello è stata una sorpresa, un atto che non mi aspettavo, me l’ha dato all’improvviso ed ero confusa e non ho reagito perché non sapevo che fare, d’altronde anche tu… con Lucia lei ti baciava.”
“Te lo ripeto Ale, io non l’ho mai baciata a Lucia, è stata lei a strusciarsi e a baciare me.”
“Tu no, ma lei ti baciava sul collo, sulle labbra e si faceva vedere da noi…da me e tu non dicevi nulla e io pensavo che se tu lo lasciavi fare a lei per gioco acconsentivi che Paco lo facesse a me.”
“Ma non capisci che erano d’accordo per provocarci e indurci a comportarci come loro? A lasciarci andare! Cosa credi l’abbia portata a fare lui a Lucia? A tenere a bada a me mentre lui si dedicava a te!” Esclamai arrabbiato.
Ci fu un attimo di silenzio e poi lei rispose imbarazzata: “Sembravamo due coppie, anche tu camminavi mano nella mano sulla spiaggia con lei che si strusciava su di te. Cosa dovevo dire io? Non sapevo che fare, lui ci provava, e compiva gli atti all’improvviso…”
“Si, va bene, ma io a Lucia non l’ho mai chiavata anche se avrei potuto…tu invece da lui ti sei lasciata chiavare…” Affermai fregandomene del suo perbenismo, omettendo di dire per vergogna quello che era successo tra me e Lucia, che ci eravamo masturbati a vicenda osservandola praticare sesso con Paco.
Prosegui: “Vuoi rinfacciare a me un comportamento che hai avuto tu.?” Esclamai: “Sai è stato uno shock per me vederti in quella posizione sdraiata quasi nuda sulla sabbia a gambe larghe a praticare sesso con quello là, provavo un senso di irrealtà, paura e dolore fisico e psicologico, non potevo crederci che eri tu Alessia.”
“Ma te l’ho detto Maury, io pensavo che eri favorevole!” Replicò.
“Favorevole io? … Che ti chiavasse Paco?” Risposi sarcastico con un sorriso vuoto.
“Nooo…! “Gridò lei.” Questo no Maury …” Iniziando ad avere un’espressione da pianto.” … Pensavo consenziente di comportarci in quel modo sulla spiaggia, di giocare a flirtare mano nella mano e non di fare sesso….
“Ssssssshhhhhhhh!!!! …” La redarguii:” … Non gridare, discutiamo con calma a bassa voce come persone civili.”
“Si ma tu non mi fai parlare, mi prendi in giro… mi tratti come se io ti avessi voluto tradire.” Rispose con le lacrime agli occhi.
“Va bene spiegati Ale…” Dissi e lei iniziò.
“Io non ti ho tradito Maury, non c’era volontà di farlo. Anche se fisicamente ero presente, mentalmente non ero in me, non ero responsabile della partecipazione o dell’azione che compivo. All’inizio mi pareva solo un flirt consensuale tra tutti e quattro, tra noi e loro, una continuazione del nostro gioco di fratello e sorella. Anche se percepivo una tensione sessuale tra me e lui, capivo che lui mi voleva sessualmente, ma io non mi concedevo… e non l’avrei mai fatto e ho resistito finché ce l’ho fatta, finché ero razionale e in me.” Proseguì nella sua dichiarazione: “L’alcol ha eroso qualsiasi flebile autocontrollo che avevo, eliminando o affievolendo i freni inibitori, purtroppo i disastri succedono Maury.
Tu mi rinfacci il bacio che mi ha dato, chiamandolo il bacio del tradimento e allora io cosa dovrei dire di te con Lucia?”
" Te l’ho detto Ale, a me era Lucia che li dava i baci e più volte l’ho allontanata, ma poi tornava sempre e lo faceva per farsi vedere da te …”
“E allora anche per te Maury deve valere lo stesso principio, se non volevi non te li facevi dare neppure tu i baci da Lucia anche se lei voleva… e non deve essere valido solo per me… anch’io lo allontanavo a Paco ma lui riprovava…” Ribatté Alessia:” Cosa credi ero gelosa anch’io di quella stupida sai…! Provavo rabbia e tristezza… e non menefreghismo a vederti baciare da lei. “Ci fu una pausa silenziosa e poi esclamò:” Io quando Paco mi ha preso e posseduta, non ero in me…”
“Da quello che si vedeva non sembrava, collaboravi con lui, partecipavi e ti piaceva…” Risposi sarcastico.
“Sai solo essere cattivo e non costruttivo, non ti sforzi minimamente di capirmi mentre io mi sforzo di capire te, il dolore che provi, di aiutarti a fartelo superare e ristabilire la fiducia e l’amore tra di noi...”
A quella risposta moralista replicai: “A sì…! Sai cosa ho provato io quando vi ho visti chiavare insieme? Ero sconvolto a osservarti in quella posizione sdraiata quasi nuda sulla sabbia a gambe divaricate con lui sopra di te che praticavate sesso.”
“Ero ubriaca Maury e lo sai anche tu! Solo adesso mi sto riprendendo e capendo cosa è accaduto e ho compiuto, me ne pento sinceramente e ti chiedo perdono… “ E prima che pensassi qualcosa si inginocchiò davanti a me mettendo le mani giunte esclamando:” Ti chiedo perdono Maury, te lo chiedo in ginocchio, so che ho sbagliato e ti ho ferito, ma io non volevo, non ero in me, io ti amo…” Sorpreso dalla sua reazione la presi per il braccio e la tirai su:” Ma che fai Alessia, non ti devi inginocchiare, non fare queste cose, ragioniamo da persone civili, Il perdono da parte mia se ci sarà, sarà alla fine del nostro chiarimento…” Risposi facendola alzare in piedi e nel farlo si sciolse la piegatura dei lembi uno dentro l'altro sul seno, cadendo l’asciugamano che la fasciava apparendomi nuda davanti bellissima… Raccolsi l’asciugamano e passandoglielo, per comodità se la mise solo alla vita come se fosse una gonna, inserendo i margini tra loro lasciando il seno perfetto scoperto, pallido con i capezzoli rosa che poche ore prima aveva leccati e succhiati quel bastardo. Li osservavo con turbamento, con una forma di eccitazione inconscia a pensare a immaginarli nella sua bocca e vedermeli di fronte. E per distrarmi e continuare dissi:” Calmati Ale e bevi ancora un po' di acqua.”
“Si ma tu non mi lasciare…!” E dopo aver bevuto l’acqua riprese a discorrere:” Essere in quello stato di ebrezza mi ha disinibito probabilmente e ero incapace di intendere e di volere pienamente. Cerca di capirmi… Non potevo acconsentire al sesso con lui, ero ubriaca. Una persona ubriaca non può dare il consenso…” Affermò.
Subito risposi: “Quello accaduto Ale può essere motivato dall'alcol ma di sicuro non giustifica le azioni compiute.” Proseguendo: “Lo sai che giuridicamente essere ubriachi non discolpa da un atto che si compie…? Se uno ubriaco ammazza, stupra, ruba, non è giustificato perché è ubriaco. Essere ubriachi non rimuove la responsabilità nei confronti di quello che si compie e verso il tuo partner. Questa è la realtà Alessia. In Italia, il tradimento non può essere "giustificato" dall'alcol in termini legali. Tu facendo così, hai minato la fiducia e hai alterato l'armonia della nostra coppia in modo tale da rendere intollerabile la nostra unione, perché te lo dico in italiano, volente o nolente, mi hai fatto cornuto… Si sono cornuto ora a un mese dal nostro matrimonio…. Puoi avere tutte le attenuanti che vuoi, che l'alcol ti abbi ridotto se non annullato le inibizioni, che ti abbia fatto aumentare il desiderio sessuale, ma questo non esonera dalla responsabilità delle tue azioni.”
Avevo parlato in termini legali e lei non sapeva che dire, cosa rispondere:” Tu sai queste cose perché sei avvocato…” Mormorò. Aggiungendo:” … ma se non sono giustificata legalmente, almeno moralmente lo sono, perché io non ti volevo tradire. Io non ti ho tradito Maury…” Proseguì:” … il mio non è stato un tradimento, non l’ho voluto io è stata una reazione fisica involontaria la mia dovuta all’alcol. Sarebbe tradimento se io mi fossi volontariamente proposta e donata a lui, ma sai benissimo che non è così, la mia mente era offuscata come la tua, eravamo ubriachi.” Aggiungendo: “È naturale provare una reazione fisica e emotiva piacevole a seguito di manipolazioni sul corpo che possono portare all’eccitazione e al desiderio. Ma invece di concentrarsi sui dettagli di quello che è avvenuto come i baci, sarebbe più utile elaborare e superare tutto, affrontare le emozioni che si sono vissute e perché. Non rinfacciamoci colpe che non abbiamo per reazioni motivate dall’assenza della nostra volontà Maury. Io lo so che soffri e non voglio farti soffrire, io ti amo…” Mormorò con le lacrime agli occhi:” Mi basta già l’umiliazione che ho dovuto subire quando siamo ritornati in discoteca che mi mostrava come un trofeo e faceva capire a tutti che mi aveva posseduto… e quel tipo, il suo amico che faceva segno con la mano…Dio che vergogna… Capivo ma non avevo la forza di reagire. Non lasciamo che il dolore e le emozioni primarie affondano il nostro amore. Cerchiamo con il dialogo tra persone civili e culturalmente superiori, di discutere e essere comprensivi se vogliamo salvare la nostra relazione. Lo so che non è facile soprattutto per te, ma che vuoi fare? Picchiarmi? Ripudiarmi? “Disse con gli occhi velati di lacrime… “Se capiamo le cause possiamo ricostruire la fiducia Maury. Io non so più che dirti, che fare… Per me non sei cornuto, sei una persona meravigliosa, che amo e con cui voglio vivere tutta la vita...! “E due lacrime le solcarono le guance.
La guardai con il cuore spezzato e confuso, nonostante tutto l’amavo e risposi: “Anch’io ti amo Alessia e voglio vivere con te… ma allora dimmi cosa facciamo ora? Come possiamo superare quello che è accaduto? Come possiamo dimenticare”
Lei non rispose subito, fece solo un sospiro, poi un passo verso di me. “Dobbiamo chiarirci bene Maury e poi dimenticare tutto per tornare a stare insieme e ad essere quelli di prima.”
Quella discussione era partita animata e spesso con toni conflittuali alti e parole taglienti, con mancanza di comunicazione e incomprensione, ognuno con le sue idee e punti di vista, ma dovevamo chiarirci e capirci se volevamo comprenderci e perdonarci. In fondo anche io e Lucia ci eravamo masturbati a vicenda guardandoli praticare sesso e quello che mi faceva rabbia era che mi era piaciuto godere in quel modo, osservandola godere con Paco, ma non lo potevo certo dire. Non potevo assolutamente dirle di Lucia che mi masturbava mentre mi forzava a osservare Paco che si chiavava quella che pensavano fosse mia sorella. Era tremendo, rifiutavo mentalmente quella forma di piacere malato, ma mi attraeva. In me c’era tensione e un sentimento di rabbia per come mi ero comportato, in lei dispiacere, come se non avesse compiuto il fatto. Niente, non si sentiva colpevole e questo mi faceva più rabbia.
Penso che chiunque altro al mio posto si sarebbe comportato in modo diverso da me se fosse stato fatto cornuto dalla fidanzata, ma in quel momento la mia preoccupazione non era più il rapporto sessuale consumato con Paco, ma la paura di perderla, che pensasse che non la volessi più o che mi lasciasse lei e forse per lui e non volevo perderla, l’emozione della paura mi faceva capire che l’amavo…
Vivevo in me rabbia, tristezza, frustrazione, ma più parlavamo più sembrava che la distanza tra noi aumentava. Ci ascoltavamo ma non ci capivamo, la nostra discussione era aperta e sincera provando a metterci ognuno nei panni dell'altro, cercando di capire io i suoi punti di vista e le sue emozioni e lei le mie.
A quel punto turbato le dissi:” Siediti Ale, parlami come hai vissuto questa esperienza tu e io ti dirò come l’ho vissuta io e poi ci confronteremo, ma dobbiamo farlo con onesta e senza menzogne come abbiamo sempre fatto tra di noi e le commenteremo man mano che ci spiegheremo. Ci chiariremo, così almeno riusciremo a comprenderci e capirci maggiormente e poi valuteremo… ma parti dall’inizio.”
“Da dove?” Mi domandò.
“Dal bacio in spiaggia.” Affermai.
“Va bene, anche se mi sentirò imbarazzata e mi vergognerò di me stessa ti dirò la verità… perché ti amo e voglio essere perdonata da te.” Mi sedetti nel bordo del letto tirando la poltroncina davanti a me, lei bevve ancora un bicchiere d’acqua che deglutì guardandomi e si sedette di fronte iniziando a dire…: “Il bacio in spiaggia Maury fu improvviso e inaspettato mentre scendevamo in giù verso la riva e tu eri mano nella mano con Lucia o lei teneva la tua come dici tu. Paco che aveva la mia nella sua, mi tirò il braccio facendo modo che voi passaste davanti e appena lo foste inaspettatamente si fermò mormorando:” Aspetta!” Mi prese il volto tra le mani, si avvicinò e io confusa dall’ebbrezza dell’alcol e la sorpresa di quel gesto improvviso, prima che capissi che intenzioni avesse mi baciò in bocca forzandomi le labbra e infilandomi la lingua all’interno contro la mia, facendomi sentire il gusto della sua saliva. Rimasi smarrita da quel gesto, ma lui continuò a baciarmi muovendo la lingua all’interno e contro la mia…”
“Ti limonava… E perché non ti sei tirata indietro, non l’hai allontanato?” Domandai interrompendola.
“Perché ero talmente sorpresa e perplessa e non me l’aspettavo da essere rimasta senza parole. Per questo non mi sono tirata indietro, non capivo bene, come ti ho detto pensavo che facesse parte di quella nostra recitazione e poi lui mi teneva con le sue mani le guance inoltre non ero lucida. Soltanto quando sentii la tua voce gridare:” Alessia che fai!?” Mi staccai e fu come se mi destassi, ma ancora non capivo il tuo comportamento e vedendo che Lucia si addossava a te e ti baciava il volto, pensai che facesse parte del gioco, che tu fossi condiscendente.” Rispose.
Tirai un sospiro di sopportazione:” Figurati se io ero accondiscendente che quel peones spagnolo baciasse la mia fidanzata…” Dissi con rabbia e dispetto verso Paco. Continuando…: “Subito dopo in coppia con lui venendo in giù verso di voi, prima mi appoggiò la mano sui lombi accarezzandomeli verso il sedere, poi portò il braccio sul fianco opposto tirandomi e stringendomi a sé. Successivamente dal fianco prese la mano e me la tenne con il suo braccio teso passato dietro la schiena. Tu eri mano nella mano con Lucia, mi guardavi e non dicevi niente…”
“Non dicevo di niente ma friggevo di rabbia, speravo che gliela togliessi…” Mormorai serio.
“C’ho provato Maury… ma lui me la riprendeva sempre e allora ho pensavo che giocassimo a flirtare, per questo non reagivo e mi appoggiavo a lui, non perché volessi stargli addosso e farmi abbracciare, ma perché a camminare sulla sabbia con le scarpe e il tacco oscillavo, perdevo l’equilibrio e lui mi sosteneva a sé. Lo ammetto, ci sono stati momenti in cui ero euforica, ma per quello bevuto non certo per il piacere di essere vicino a Paco. E scusa se te lo chiedo Maury, tu perché non sei intervenuto a staccarmi…?”
“Perché non volevo che capissero che ero geloso non come fratello, ma come tuo fidanzato.” Risposi infastidito:” E poi eri tu che dovevi staccarti da lui…” Specificai.
“Perché non dici la verità anche tu Maury, che eri ubriaco e non avevi la forza o il coraggio di venire a staccarmi…”
“Coraggio…?” Sorrisi beffardamente, ma capii cosa intendesse dire, che avevo timore di Paco.
Mi sentivo turbato dalla sua narrazione, le guardavo le spalle, il collo e il seno, immaginandomi che erano stati baciati e leccati da lui, in un misto di emozioni contrastanti, dolce amare anche eccitanti. Mi sentivo ambiguo, non sincero nei suoi confronti e dentro di me quella spiegazione e l’immaginazione comparsa all’improvviso nella mente mi turbavano, ma volevo che la facesse e continuasse perché mi metteva in uno stato di agitazione e tensione psichica anche piacevole. E proseguì:” Successivamente come sai quando sono iniziati i fuochi d’artificio siamo andati a sederci tutti insieme sulla sabbia. Terminati i fuochi ricordi, fu come un momento magico per tutti noi, la calma, la tranquillità e la luce notturna della luna si mescolavano con noi. La sabbia era ancora tiepida del giorno, il profumo di mare e la brezza notturna creavano un'atmosfera di sollievo e iniziammo a parlare della costa e delle barche… rammenti?”
“Si ricordo!” Dissi sospirando:” Era una situazione da innamorati e avremmo dovuto essere la da soli io e te per godercela e non con quella gente.”
“Tra le altre cose si parlò della macchia mediterranea…” Riprese Alessia:” … e a me con quello bevuto venne voglia di urinare, era da quando eravamo usciti dall’albergo che non urinavo, in discoteca non mi piaceva, c’era troppo caos e me la tenni finché non fummo là in spiaggia, ma poi non ce la facevo più. Il resto lo hai visto anche tu, Paco si offerto di accompagnarmi nella macchia di vegetazione ma gli ho detto di no e ho rifiutato. Se avessi voluto appartarmi con lui avrei detto di sì Maury e invece gli ho detto di no e seppur su di giri ho accettato la proposta di Lucia e mi ha accompagnata lei.”
“Si, vi ho visto di spalle mentre tu brilla e spesso a tentoni camminavi appoggiandoti a lei sprofondando con i tacchi, facendo fatica a tenere la stazione eretta e spesso cedendo nella sabbia. Vi avviaste dal bagnasciuga verso la macchia. In quel momento ero tranquillo, Paco era poco lontano e dietro me. Pensa che in quel momento capì che quella bugia e recitazione di essere “fratello e sorella” era giunta al punto che non poteva continuare e che in qualche modo ne dovevamo uscire e una volta tornati in albergo ne avrei parlato con te per il come…” A quel punto feci un sopirò e domandai: “Poi cosa è successo?”
E Lei continuò: “Nella macchia entrò prima Lucia e io dietro di lei e ci fermammo subito nel primo spiazzo di sabbia e ci mettemmo vicino a un cespuglio, ero imbarazzata a urinare all’aperto, con lei vicino e in quel modo. Lei fu la prima a tirare su la minigonna e giù le mutandine e accovacciarsi, io esitai mi sembrava sconveniente farla insieme a una estranea, tant’è vero che ridendo disse:< Se aspetti ancora un po' te la fai addosso!> Non ce la facevo più a quel punto anch’io tirai su la minigonna del vestitino elasticizzato, giù il perizoma e mi accovaccia affianco a lei per timore del buio intorno. Lucia mi allungò la mano dicendo:” Dammi la tua?”
“Perché?” Domandai stupita.
“Perché con il contatto mentre uriniamo ci scambiamo energia positiva, non lo fate voi in Italia?’”
“No…” Risposi:” … a parte che io l’ho sempre fatta nel bagno sul vater e da sola, al massimo con mia madre vicino, ma questa non l’ho mai sentita.” Comunque gliela diedi e urinammo così, mano nella mano come le bambine…”
“Che cazzata!” Affermai ascoltandola domandandole ironico. “Anche la cacca fanno così?” quasi sorridendo controvoglia.
“Non so! Non credo, comunque io non connettevo bene. Fu una liberazione urinare, avvertii proprio un senso di piacevolezza nel farla svuotando la vescica, prima la feci a intermittenza e poi uno zampillo continuo che se non veniva assorbito dalla sabbia avrebbe creato un lago sotto di me. Lucia ne fece meno di urina, fu più veloce si alzò, tirò su lo slip e giù la mini del vestito a righe bianche e blu mentre io ero ancora accovacciata a urinare dicendo:” Uh…i fazzolettini...! Li ho dimenticati nella borsa corro a prenderli, aspetta, torno subito… ci metto un attimo.” E uscì veloce dalla macchia.
“Non importa… non lasciarmi sola” Gridai, ma lei era già esternamente a quella poca vegetazione marina. Pochi secondi dopo mi alzai su, mi spostai da dove avevo urinato, il tempo di tirare su il perizoma e giù la mini a coprirmi che vidi un’ombra entrare venire verso di me. Pensavo che fosse Lucia che tornava indietro con i fazzolettini, invece all’improvviso mi trovai davanti Paco che sorrideva.
“Che fai qui!” Gli dissi sorpresa quando riconobbi che era lui.
“Sono qui per te!” Rispose:” Ti voglio baciare ancora…”
“Ah disse così lo stronzo…!” Esclamai interrompendola.
“Si!” E lo sollecitai ad andare via: “No usciamo che se ci vede Maurizio qui insieme si arrabbia...” Non finii quella parola che disse:” Dovresti preoccuparti che non mi arrabbi io con il tuo fratellone, che adesso mi ha proprio rotto i coglioni, la prossima volta che si intromette tra di noi gli metto le mani addosso. Non mi fa paura, se serve questa volta lo affronto una volta per tutte… gli darò una lezione che se la ricorderà per un pezzo. “Quelle sue parole mi inquietarono e preoccuparono e mentre ero immobile, come successe alla spiaggia di sorpresa mi mise le mani sulle guance tenendomi il volto fermo avvicinandosi e baciandomi ancora in bocca…” Io ero agitata, alterata non connettevo bene, si staccò dalla bocca e gli dissi ancora di no, ma lui mormorò:” Dammi solo un bacio e vado via, ma bene, dammelo anche tu con la lingua…” Mi sollecitò.
“No…!” Risposi, ma lui si avvicinò nuovamente cercando di baciarmi di nuovo in bocca...”
“E tu che hai fatto?”
“Non so Maury ero stordita… mi girava la testa, non capivo, non ero in me … non sapevo cosa fare in quel momento…”
“E ti sei lasciata baciare di nuovo da lui e lo hai baciato anche tu … vero?”
“Si, ma io in modo passivo, con la speranza che andasse via, non volevo che tu lo incontrassi lì e litigaste dopo le parole che aveva detto…”
“Cioè, cosa vuol dire baciare in modo passivo Alessia?” Le domandai sarcastico.
“Vuol dire che subito tenevo chiusa la bocca, ma lui spingeva la lingua forte tra le labbra finché è riuscito a aprirmele e entrare…”
“E ti ha baciata con la lingua in bocca? Ti ha limonata giusto?”
“Si, ma non capivo niente credimi Maurizio... ero accaldata, mi girava la testa.” Ripeté.
“E poi che ha fatto. Vai avanti?”
“Non so, ricordo che mi toccava e accarezzava in tutto il corpo, poi si è staccato, mi ha guardata negli occhi, ha preso la parte superiore del vestitino sotto le ascelle e inaspettatamente con un gesto energico e rapido lo ha tirato giù fino allo stomaco e subito di seguito all’ombelico denudandomi la parte superiore del corpo, facendo uscire il seno di fuori. Restai allibita dalla sua audacia e sfacciataggine, non potevo pensare che arrivasse a compiere un atto simile e cercai di coprirmi le mammelle con le mani, ma lui me le tose sorridendo guardandole.”
Bassai lo sguardo e le guardai le mammelle anch’io mentre spiegava, nude, arrotondate belle e non potevo fare a meno di pensare infervorato a lui che gliele osservava eccitato.
“In seguito che hai fatto, te le sei lasciata guardare da lui? Che ha detto?!” La sollecitai con un certo accaloramento.
“Oh Maury… ma bisogna proprio parlarne di questa cosa, entrare nei particolari?”
“Si perché voglio capire, non certo perché sono un morboso…” Risposi mentendo a lei e a me stesso, avvertendo dentro di me un malessere che pareva una forma di eccitazione, come quando Lucia mi masturbava e invitava a guardali chiavare e precisai:” Dobbiamo essere onesti tra di noi Alessia, come lo siamo sempre stati in tutti questi anni, senza segreti ne vergogne, tu stessa prima hai detto mi vergognerò ma ti dirò tutto…. Soltanto in questo modo, con la chiarezza e l’onestà, senza nasconderci niente nemmeno i dettagli e le sfaccettature di quello che è accaduto e abbiamo vissuto. Anche se possono apparire morbosi sono invece elementi e aspetti interessanti e risolutivi. Non c’è nulla di curiosità insana e innaturale a parlarne tra di noi, perché è proprio tra le pieghe di queste minuzie che si evidenzia la verità che completa la nostra analisi. Quindi parlare e valutare pure i particolari nel nostro contesto non è morboso…” Affermai mentendo:” Perché oltre che dall’atto in sé stesso che hai compiuto anche dal comportamento e dalla conseguenza di quest’ultimo con tutte le curiosità che ne derivano avviene il chiarimento. Parlandone Alessia riusciremo a capirci, ricostruirci e superare l’accaduto.” Esortandola nuovamente a parlarmi liberamente di come aveva vissuto, cosa aveva compiuto e provato dall’amplesso con Paco.
Imbarazzata sospirò. “Si, probabilmente hai ragione…” Proseguendo:” … mi ha guardata, ha osservato il seno e ha fatto degli apprezzamenti.”
“Di che tipo?”
“Ha detto che bel seno che hai, è bello poter vedere anche la sua parte pallida, non è abbronzata sempre nascosta dal reggiseno del bikini. Lo ha toccato, accarezzato e all’improvviso si è gettato sopra con il volto incominciando a baciarmelo, leccare le mammelle e succhiarmi i capezzoli e se ne è messo uno in bocca incominciando a succhiarlo, chupar come dicono loro, ciucciarlo. e li credo di aver avuto forse un primo l’orgasmo.
“E tu?! Non l’hai impedito!” Chiesi esagitato nascondendo la mia emozione.
“Ti dico la verità Maury, io…io… in quella circostanza non capivo niente, avevo dei momenti di lucidità subito sommersi dal disorientamento, mi sentivo smarrita dalla sua audacia e spudoratezza. E lo ammetto, sotto un certo aspetto era anche piacevole, apprezzavo che me lo baciasse e leccasse. Non capivo niente era già tanto se ero in piedi, mi si piegavano le gambe… “
“E poi?”
“Poi si è avvicinato e mi ha abbracciata, ho sentito l’odore pungente del suo sudore alle narici e la sua asta dura contro di me sopra il pube e tenendomi le braccia e premendo verso il basso sussurrò:” Qui è pulito…” E mi fece scendere e inginocchiare insieme a lui sulla sabbia e nuovamente ho sentito la sua lingua leccarmi seno e capezzoli. In quel momento ho avvertito le sue mani sulle cosce accarezzarle, dalle ginocchia in su fino ad arrivare alla mini del vestito, prendermi il bordo inferiore del tessuto e all’improvviso e inaspettatamente come aveva compiuto sopra, rapido lo tirò su scoprendomi tutta la parte inferiore del corpo, davanti cosce, mutandine e addome e dietro il sedere, portando praticamente il vestitino elasticizzato arrotolato sulla vita.” Ebbi un tuffo al cuore.
“Tu hai reagito?” Le chiesi.
“No, non realizzavo Maury, non mi rendevo conto delle sue intenzioni o forse si, ma ero incapace di fermarlo. “
“O non volevi?” Precisai-
“Non lo so! Ricordo che mettendomi che mi ha fatto sdraiare sulla sabbia con lui inginocchiato affianco a me, mi sono sentita coricare dolcemente accompagnata dal suo braccio sulla schiena. Essere sdraiata mi ha dato subito una sensazione di piacevole leggerezza e assopimento, con la testa e i capelli appoggiati nella sabbia guardavo in alto tra la vegetazione rischiarita e vedevo il cielo stellato. Appena sdraiata ha incollato le labbra sulle mie. Tu mi avrai visto ricambiare il bacio, ma non so nemmeno io perché ho aperto la bocca ed ho infilato la lingua nella sua scambiando con lui quel lungo bacio mentre prendevo a stringerlo a me, mi sentivo accaldata, vuota, assente.
“E lui cosa faceva?” Domandai avvertendo sempre una forma maggiore di eccitazione alla sua spiegazione che sopprimevo.
“Lui continuò…” Rispose:” …con le mani mi ha accarezzava dappertutto e accaldati e sudati ci siamo baciati sulla bocca mentre una sua mano si infilava tra le mie cosce. Fu un bacio lungo e umido della sua saliva e in quel momento ho sentito che mi infilava la mano dentro il triangolo del perizoma.”
“E tu che facevi?” Domandai guardandola negli occhi che cercava sempre di abbassare, mentre io non facendomi notare da lei emozionato dei particolari deglutii la saliva.
“Ma che volevi che facessi? Che potevo fare Maury…? Come ti ho detto indipendentemente da me Il mio corpo reagiva ai suoi stimoli, in quel momento non avevo la mente vigile e attiva e lui era pratico di quelle situazioni, prendendomi le caviglie mi ha divaricato le gambe e me la guardava e toccava… Era come se avessi il fuoco nella pelvi, nella vagina e incominciai a ansimare forte, a soffiare come gli animali in calore scuotendomi tutta, gambe, braccia e testa. Nel mentre la sua mano si era intrufolata sulle labbra della vulva e le sue dita ruvide la toccavano insieme al clitoride e mi davano assurdamente e vergognosamente un grande piacere, come delle scosse al corpo. Mi vergogno a dirlo, ma in quella mia sospensione mentale mi piaceva Maury. Mi toccava, il sesso, i peli, ha fatto scorrere il dito medio verticalmente tra le mie grandi labbra poi si è fermato e inaspettatamente lo ha inserito dentro e tolto quasi subito dicendo…” E all’improvviso si fermò dallo spiegare smise di parlare. Notai che gli erano venuti i capezzoli turgidi e sporgenti a spiegare si eccitava anche lei a ricordare e narrare gli avvenimenti di poche ore prima.
“Che ti ha detto? Parla Ale, lo stiamo facendo civilmente.” La sollecitai ormai eccitato dietro la parvenza della mia espressione seria.
“Ma non mi va di dire certe cose Maury…” Mormoro a disagio.
“Come non ti va? Ne abbiamo già parlato prima di questo aspetto Alessia. Te l’ho detto che noi non guardiamo questo chiarimento sotto il punto di vista sessuale o morboso, ma solo costruttivo, solo per capire e recuperare quello che si è rotto tra noi. Ma se non vuoi parlare essere reticente non importa chiudiamo qui.” Dissi provocatorio. Probabilmente a spiegare riviveva quei momenti con un senso di eccitazione come capitava a me, nascondendolo anche lei e non voleva ricordare, se ne vergognava.
E alla mia diffida esclamò imbarazzata: “No…no…! Voglio che ci chiariamo bene anch’io, perché ti amo.”
“E allora cosa ti ha detto Paco?” Domandai curioso dentro di me.
E lei proseguì: “Quando tolse il dito da dentro la mia vagina disse sorridendo:< …sei già bagnata…> “
“E lo eri?” domandai io sentendomelo diventare duro.
Alessia annuì senza parlare abbassando la testa mormorando solo:” Non so nemmeno io perché…”
“E successivamente cosa ha fatto?”
“Lo ha rinfilato dentro il perizoma e mentre mi baciava prese a masturbarmi esternamente e internamente la vagina senza che io riuscissi a reagire.”
In quel momento intervenni io affermando: “Io quando ti guardavo ero turbato, agitato. Ma tu perché ti lasciavi masturbare e contemporaneamente baciare da lui?” Esclamai infastidito.
“Perché mi sentivo disorientata, assente, distaccata da me stessa e dall’ambienta circostante, ero come depersonalizzata, ero sdraiata sulla sabbia e mi girava la testa, guardavo in alto e vedevo soltanto il cielo stellato. Poi a un certo punto ha smesso di masturbarmi, ha tolto il dito dall’interno della vagina, e dentro il perizoma ha girato la mano con il dorso sulla vulva e il palmo verso l’esterno e con le dita ha preso il triangolo d stoffa davanti e l’ha tirato con forza verso sé… non riuscivo a capire cosa facesse. Quando sentii la sua mano tirare la stoffa del triandolo sulla vulva avvertii di conseguenza le string del perizoma sui fianchi e dietro nel solco intergluteo tendersi a segnarmi la pelle del sedere resistendo. I gancetti dorati di regolazione delle string premere contro la pelle segnandomela da farmi quasi male, non ebbi tempo di pensare che all’improvviso più niente, cedettero, le sentii sfilarsi dai fianchi del bacino e dal sedere passando sul perineo e vidi lui che aveva il triangolo di stoffa, praticamente il perizoma in mano, me l’aveva strappato. A quel gesto e sensazione brutale di sentirmi strappare letteralmente le mutandine con la mano in una foga sessuale da bruto, Il cuore mi si accelerò raddoppiando i battiti cardiaci, avvertendo una sensazione strana, assurda, di mancamento e di piacere dentro il petto e la vagina con mio stesso stupore. Con la mano mi aveva strappato il perizoma Maury.”
“Ti ha strappato il perizoma con la mano? Praticamente ti ha strappato la mutandina? Dissi io.
“Si!” Rispose lei arrossata in viso e a disagio perché quel rammentare le rivangava sensazioni piacevoli...
“Che animale… che bastardo…” Borbottai schifato dai suoi modi, tra una sensazione di malessere e irritazione e un senso di turbamento eccitatorio, memorizzando le parole che mi aveva detto Lucia su di lui, la sua virilità e capacità sessuale bruta, mormorando:” È proprio un selvaggio…”
“E tu?! In quel momento ti ho visto che eri lì in piedi con quella Lucia, perché non sei intervenuto?” Esclamò ancora Alessia verso di me come a difendersi e giustificarsi.
“Non sono intervenuto perché non ne avevo la forza ero scioccato da quello che accadeva, che vedevo, incredulo che fossi tu, Alessia, la mia fidanzata quella ragazza sotto dii lui, al punto di farsi chiavare da quel bagnino…” Esclamai con disprezzo per Paco e la sua professione.
“Tu eri lì con Lucia…” Mormorò ancora Alessia guardandomi.
“Si ma non abbiamo fatto niente noi…” Dissi mentendo: … lei ci ha provato, voleva che facessi sesso con lei, che la chiavassi anch’io li vicino a voi, ma io non ho voluto perché ti amo.” Facendola sentire ancora maggiormente in colpa e presi a esporre dal punto che l’avevo vissuto io: “Ricordo che ero sdraiato in riva al mare all’improvviso ho sentito rumori di piedi e sabbia spostata, mi sono voltato e ho visto Lucia che si sedeva vicino a me abbracciandomi, mi sono guardato attorno e non vedendoti ho chiesto a lei:” Dov’è Alessia”
“E ancora la!” Mi ha risposto.
Poi guardando bene non ho più visto nemmeno Paco e le ho domandato:” E Paco dov’è?
Lei mi ha guardato sorridendo:” Lascialo stare a Paco…” E sorrideva quasi a ridere e prendermi in giro.
“No, dov’è?” Insistetti.
“Ma sarà andato a fare pipi anche lui.” Rispose.
A quelle parole mi alzai e barcollando mi avviai con Lucia dietro di me verso la macchia, con lei che ripeteva:” Ma lasciali un po' tranquilli! Lascia un po' in pace tua sorella le sei sempre addosso. Lasciali tranquilli.”
Quando arrivai curvo con il fiatone vi ho visto in piedi, il tempo che riprendessi fiato e che focalizzassi se eravate voi, vidi lui abbassarti il pezzo sopra del miniabito e baciarti il seno con te ferma che te lo lasciavi baciare.
Avrei voluto intervenite fermare Paco, ma nel frattempo dietro me arrivò Lucia, ero accaldato, come se avessi la febbra con quella scema vicino che sorrideva accarezzandomi e tirandomi per andare a fare la stessa cosa che praticavate voi anche io e lei. Mi appoggiai a un albero con la schiena, mi girava la testa e tutto intorno, avrò avuto la temperatura del corpo a 40°, faticavo a respirare ma decisi di intervenire. Ma Lucia mi prese per il braccio tirandomi:” Lasciali stare, guarda se vuoi…ma non interromperli…” Pronunciò a bassa voce:” … se lo scocci ora Paco si arrabbia e te le suona, ti rompe il bel faccino che hai…” Dichiarò dandomi un bacio.
Ricordo che ripetei:” Come me le suona?”
“Te picchia! Te mena… te busca…” Rispose mezzo in spagnolo e in italiano ridendo preoccupandomi.
Il tempo che lei mi aveva fermato a parlare e a mettermi in guardia, quando mi voltai non c’eravate più, ricordo che provai a chiamai:” Alessia!” Ma lei mi zitti. Ripetendo: “Guarda che si incazza davvero…le vuoi buscar davvero stasera?”
“Ma perché buscar? Chiamo mia sorella?”
“Tua hermana (sorella) Ora è con lui…che se la deve follar…”
“Come follar?” Ripetei conoscendo il significato di quella parola spagnola.
“Si! Se la deve follar… chiavare come dite voi in Italia…”
Restai sorpreso e incredulo. Lei mi tirò per il braccio, facemmo pochi passi e vi vedemmo sdraiati, lui con le tue mutandine in mano. Ero intontito da quel riverbero lunare che rendeva bianco- blu luminoso l’ambiente e mentre stavo pensando di intervenire lo vidi abbassarsi i pantaloni e sdraiarsi sopra di te, mettersi tra le tue gambe piegate e divaricate e intanto che ti guardavo, ti ho visto inarcare mentre lui ti penetrava. Fu tremendo Alessia impressionante, ero impotente e incapace di intervenire.” Dissi.
Lei in silenzio ascoltava, si allungo verso di me seria, con gli occhi lucidi prese la mia mano e l’accarezzò sul dorso senza dire nulla mentre io seguitavo.
D’istinto ho gridato:” Nooo!” Ma senza voce, dentro di me… quella stupida di Lucia mi aveva messo paura di Paco e restai inetto e impossibilitato ad agire a osservare il suo culo pallido tra le tue cosce divaricate iniziare andare su e giù... È stato terribile Alessia, sconvolgente vedere la donna che amo, della mia vita, chiavare con un altro uomo…”
Lei si alzò e si sedette affianco a me con gli occhi umidi mi accarezzò ancora il dorso della mano…:” Mi dispiace Maury, ti capisco, perdonami...” Mormorò appoggiando il capo su di me sulla mia spalla sussurrandomi:” Avevi paura di lui?”
“Si!” Risposi passandomi la mano sulla fronte. Ero agitato e le dissi la verità:” Si, avevo paura che se intervenivo, lui si rigirasse contro di me e mi picchiasse…”
“Per questo hai lascito che mi possedesse?” Domandò ferendomi ed eccitandomi con quella domanda.
“Si, anche per questo, per paura, ma soprattutto perché anch’io ero ubriaco…” Affermai con gli occhi lucidi umiliandomi davanti a lei, ad ammettere anche che avevo lasciato che Paco la chiavasse perché avevo paura di lui.
Lei mi strinse e mi bacio… riprendendo il discorso interrotto dalla mia emozione:” Io ricordo che ero sdraiata, ho sentito divaricarmi maggiormente le gambe e piegarmele in posizione ginecologica e lui mettersi tra esse disteso su di me baciandomi in bocca. Non riuscivo neppure a pensare, ero ansiosa, sapevo che sarebbe accaduto qualcosa che non volevo e non dovevo fare, ma in fondo dentro me oramai in quella condizione desideravo che accadesse e non riuscivo a mandarlo via. Non ero in me Maury, ero confusa dall’alcol, non connettevo mentalmente. Probabilmente avvicinò il suo fallo eretto al mio sesso, con calma, senza fretta, non lo guardavo in faccia e nemmeno vedevo la sua asta eretta e rigida, ma la immaginai.
Non so, è stato in quel momento ero brezza, euforica ma capii in quel preciso istante che il cervello non reagiva, era in tilt e di conseguenza il corpo e assurdamente desideravo che mi penetrasse, ero eccitata. I baci che mi aveva dato aumentarono l’impeto e le sue mani mi frugavano dappertutto.
Mentre ero preda di quella sensazione avvertii il contatto del suo glande contro la mia vulva, tra i peli e la mia fessura. Lo sentivo premere contro e lentamente il vigore della sua asta di carne ereta e dura e del suo glande dischiusero e divaricarono le grandi labbra umide ed entrarono in me, scivolando dentro come un serpente che entra nella tana. Fu una sensazione particolare presi un respiro lungo, sentivo l’aria che mi mancava alla sua penetrazione e lui entrava dentro di me anche se non volevo, senza riuscire a fermarlo e lo sentivo farsi strada. Avvertivo il suo glande e la sua asta scorrere lungo le pareti vaginali strisciandole internamente, facendomi sussultare e inarcare verso di lui, fin quando non arrivò in fondo e lo sentii urtare l’utero con il glande e subito mi baciò in bocca e iniziò a muoversi avanti e indietro, mi stava possedendo percuotendomi l’utero con il glande. Mi sentivo piena della sua carne, era più voluminoso e lungo del tuo Maury e in questa diversità capii che non eri tu. Lo avvertii possedermi, darmi colpi e invasata da un piacere involontario, inconsapevole e non cercato iniziai a gemere, a muovermi con lui, con il mio bacino contro il suo e a godere…Dio che vergona se ci penso… era come se lo volessi. Iniziai a ritmare anch’io con la pelvi e senza volerlo mi donai completamente e definitivamente a lui che impossessandosi di me mi stava mostrando tutto il suo vigore, la sua virilità.”
“Ho visto che gli graffiavi anche la schiena dal godimento…” Pronunciai.
E lei proseguendo dichiarò:” In un momento di lucidità disperata sospiravo e pensavo:” Ma che sta accadendo?” Quando realizzai mormorai:” Oddio no…no…!” Ma era troppo tardi, non avevo la forza di reagire, di oppormi e lui era dentro di me. E lui sentendomi dire no…no lui sussurrò invece: “Si…!” guardandomi negli occhi avendolo dentro di me…!”
“Quindi capivi cosa stava accadendo? Eri consapevole che ti stava penetrando e ti voleva possedere?” La interruppi io.
“Si, era come per te Maury, in alcuni momento ero lucida e in altri confusa, ma prevaleva lo smarrimento, ma non riuscivo a connettere, a ribellarmi… ero come in uno stato di trance, di depersonalizzazione. Come se non fossi io in quei momenti, comprendevo cosa accadeva ma ero sospesa, perduta fra il desiderio. Il piacere e il rifiuto. Il cervello non reagiva più alla razionalità e di conseguenza al corpo e confusa e ubriaca partecipavo all’amplesso, mentre la sua asta entrava fino in fondo e si ritraeva quasi a uscire dalla vagina di Alessia, per riprendere a entrare e ritrarsi e così via. Io godevo tra lo stordimento e lo sfregamento del suo sesso dentro il mio.
Quel godere era una reazione allo stimolo, allo sfregamento e all’improvviso sentii le contrazioni vaginali intorno al suo fallo, le pareti lo fasciavamo e lo sentivo bene. Avevo le braccia attorno al suo collo, mi ha posseduta facendomi sobbalzare con il suo fallo come se fossi stata un fuscello. È stato lì che godevo molto e ho raggiunto un lunghissimo orgasmo, che mi pareva non finisse più. In quel momento fu come se il tempo si fosse fermato, mi sentivo stordita e girare la testa, le sue mani muoversi sul mio corpo quasi nudo come se fosse di sua proprietà. Sentivo leccarmi il seno dalla sua lingua salivosa e ruvida e i capezzoli succhiati dalle sue labbra. Mi pareva di vivere in un'altra dimensione come se fossi allucinata, finché non vidi Lucia e te tra la vegetazione che mi guardavi sorpreso.”
“Certo che ero sorpreso, ma continua dimmi cosa provavi, le tue emozioni…” La sollecitai.
Alessia senza più imbarazzo e pensando che non fosse morboso, continuò a esporre e descrivere anche le minuzie come chiamavamo noi i particolari, credendo che fossero utili al nostro chiarimento. Mentre io fingendo distacco, in silenzio ascoltavo eccitato.
“In quei momenti tra lucidità e confusione provavo dispiacere e esaltazione. Lo sentivo dentro me darmi delle spinte profonde e dei colpi in vagina a urtare l’utero… ma non riuscivo a impedirlo. Mi vergogno di dirtelo Maury, ma in quel momento e in quella condizione non essendo in me scelleratamente mi piaceva.”
“Perché ti piaceva? Godevi!? Ce l’aveva più grosso del mio da farti godere maggiormente?” La interruppi sconvolto ed eccitato da quello che diceva avendo visto direttamente quello che ora sentivo dire da lei e agitato proprio perché provavo eccitazione che non avrei voluto, mi passavo disperato la mano sui capelli.
Lei riprese e rispose: “Non c’entrano le dimensioni o le capacità Maury, ero tanto esaltata che sarebbe bastato un dito a darmi piacere, ma la verità è sì Maury, in quel momento non so come ne perché ma godevo anche se non volevo, lo abbracciavo pur rifiutandolo, e …” Fece una pausa volontariamente abbassando lo sguardo e disse:” … lo baciavo anch’io o meglio ricambiavo i suoi, mi muovevo con lui ma era come se non fossi io…” Ripeté:” … Non ero io poche ore fa Maury devi credermi, non ero quella che sono ora qui con te adesso a ragionare, non era Alessia quella che provava piacere e godeva a praticare sesso con Paco.”
“E chi era allora se non eri tu?” domandai irato e frustrato oltre che umiliato dalle sue parole.
“Era un’altra Alessia, ubriaca, smarrita, persa.”
Ci fu un lungo silenzio e poi con rassegnazione pronunciai…” E comunque ti ha chiavata!”
Non mi rispose, mi guardò triste e poi in un tentativo istintivo di difesa ripeté:” Perché non sei intervenuto a fermare tutto...?”
“Te l’ho detto Ale, perché, cosa credi che se potevo non lo avrei fatto?” E con impulsività, d’impeto senza nemmeno ragionare le chiesi nuovamente:” Cosa provavi, cosa sentivi con lui?”
“Provavo soltanto quello che ti ho detto, piacere si…. ma non lo amo e non lo voglio più rivedere. In quel momento come ti ho detto era diverso, era una situazione anomala colpa di quegli shottini del girone dei dannati…. Oltre quello che ti ho detto non c’è niente, lo sentivo anche senza doverlo guardare che sessualmente non eri tu, questo sì, che era un altro diverso da te. Sia per il modo vigoroso con cui mi possedeva … e sia per la pelle del viso con la barba non rasata sfregarmi sul volto, quella sensazione nella mia mente perduta mi faceva capire che non eri tu che sei sempre con la pelle del viso liscia e ben rasata e non secca e ruvida bruciata dal sole come la sua. …” E non continuò e io non le chiesi altro.
“E’ un dramma, non mi aspettavo che ti facessi chiavare da lui…” Mormorai risentito:” Era l’ultima cosa al mondo che poteva capitarmi, non l’avrei mai immaginato.”
“Ma io non mi sono fatta chiavare da lui come dici tu…” Usando anche lei per la prima volta la parola chiavare:” …come te lo devo dire Maury, e poi te l’ho detto non usare quei termini volgari che non mi piacciono, non sono da noi e nel nostro vocabolo… Io non volevo fare sesso con lui, ma ero ubriaca, su di giri, non connettevo bene da reagire e avere la forza di bloccarlo, allontanarlo e allontanarmi e poi se lo vuoi sapere avevo paura di una sua reazione.”
“Avevi paura che ti picchiasse?”
“Si, ma non a me, ma a te!” Esclamò d’istinto guardandomi.
“All’ora dovrei dirti grazie che lasciandoti chiavare da Paco hai evitato che mi picchiasse…”
“Ma no Maury, non è questo, non cambiare il senso alle parole, era soltanto una mia preoccupazione in alcuni momenti… ma non ho lasciato che mi possedesse perché temessi che ti picchiasse, anche se fosse servito l’avrei fatto, per te farei qualsiasi cosa per proteggerti… Ma non ero in me… come te lo devo dire per fartelo capire.”
Si alzò da vicino me e bevve ancora un po' d’acqua, parlare dopo l’ubriacatura le asciugava la bocca. In piedi le guardai ancora il seno e i capezzoli succhiati da lui, sempre evidenti forse ancora turgidi. Restai in silenzio mentre lei bevendo mi guardava, mi sentivo demoralizzato, umiliato, mi alzai e dopo lei bevvi un bicchiere d’acqua anch’io, pure io avevo la bocca asciutta e la testa mi ronzava e finito di deglutire pronunciai piano:” L’ho visto quando eravate sdraiati alzarti le braccia lungo la sabbia, mettere le sue mani aperte sulle tue e intrecciare forte le dita tra di voi, con te che ricambiavi stringendo le tue a quelle di Paco. “Pronunciai.
Lei subito pronta e schiarita dl bicchiere d’acqua bevuto ribatté: “Ma erano momenti falsi, allucinati dall’alcol. Ero assente, confusa, annebbiata come se l’ebrezza mi avesse spento il cervello e le reazioni del corpo e poi non capivo più niente, te l’ho detto Maury, l’ho ammesso che mi piaceva e godevo, come ammeto il mio rammarico, lo sconforto e capisco il tuo dolore per questo ti chiedo di perdonarmi… d’altronde l’hai visto anche tu, eri lì, ma non ero io quella, la tua Alessia.
” Mi guardò imbarazzata:” È stato perché era una reazione fisica e non mentale.” Ripeté.
Ci osservavamo e ripetevamo sempre gli stessi concetti, le stesse cose, lei che non era in sé detto in mille modi diversi e io che insistevo che l’avevo vista godere, detto in altrettanti modi diversi. Eravamo ripetitivi fino a stancarci. I nostri discorsi erano un disco rotto che giunto a un certo punto tornava indietro a ripartiva a ripetere le stesse cose. Ero frastornato anch’io.
E quasi parlando da solo in un malessere eccitatorio le comunicai: “Mi pareva impossibile, vero che tu chiavavi con Paco e io stordito vi guardavo … Ero anch’io confuso Ale, depersonalizzato dall’alcol, lo ammetto e poi c’era Lucia che oltre provarci con me mi ripeteva:” Lasciali stare da soli, lasciali chiavare che se lo interrompi ora Paco si incazza e te le suona…” Proseguendo:” ... Vorrà dire che tua sorella farà un cornino al suo fidanzato. Tirandomi il braccio per andare via con lei, mentre io vi osservavo nel vostro amplesso sconfitto e impotente con la bocca aperta e ripetevo mentalmente:” La sta chiavando, la sta chiavando davvero la mia Alessia… mio Dio… “E tu sotto di lui che partecipavi abbracciandolo, muovendo il bacino verso paco che ti baciava e stringeva il seno con le mani ruvide passandoti la lingua sul collo e sul volto. Ecco questo era quello che vedevo.”
“Li conosci i fatti e inutile che ti menta Maury, si è vero quello che hai detto, ma ti ripeto ero sconvolta, mi dispiace, so che soffri...” Disse con gli occhi lucidi.
Ma io preso dalla sua spiegazione e malgrado li condannassi eccitato da quello che carnalmente aveva compiuto continuai a colpevolizzarla emotivamente per inferire su di lei: “Ti sentivo gemere con lui, ti vedevo avvinghiarlo con le cosce sui fianchi e i piedi sul sedere e muoverti, darci insieme a lui. A un certo punto vi ho visto abbracciare e baciare maggiormente e lui muoversi più energicamente e poi fermarsi, penso che lo abbia tirato fuori con te che ancora lo abbracciavi e credo che ti ha eiaculato sull’addome… È andata così Alessia? Per me fu terribile. Ti aveva chiavata.”
“Si, più o meno …” Rispose dispiaciuta precisando:” … le mie sono state tutte reazioni fisiche istintive e non volontarie, anche quando l’ho cinto ai fianchi con le cosce e Paco si è messo a possedermi con foga e con il glande mi urtava dentro contro l’utero e io godevo.”
“Ma come è finita?” Domandai.
“Non hai visto?” Rispose.
“Si e no, perché Lucia mi tirava fuori… voleva fare sesso. Che non ho fatto…IO…!” Risposi rimarcando l’io.
Alessia riprese a esporre:” È finita che lui era molto eccitato e non è durato molto e quando ha sentito che anch’io avevo l’orgasmo si è lasciato andare e abbiamo goduto insieme e io ho continuato a farlo finché non l’ho sentito tirare fuori ed eiacularmi sull’addome, mi sono sentita inondare dal suo sperma, fuori, sull’addome e mi baciato ancora a lungo. È stato incredibile ricevere lo sperma caldo sulla pelle, non avevo mai provato questa sensazione oscena e denigratoria per una donna, noi non l’avevamo mai fatto Maury!” Disse.
“No…noi di queste porcate non ne abbiamo fatto Ale e poi lo abbiamo sempre fatto con il preservativo.”
Mi guardò e aggiunse come ricordandosi:” Quando lo sfilò ebbi un’impressione strana, essendo più corposo del tuo lo sentii uscire avvertendo aria fresca che entrava. “
“E poi?”
“Poi è stato un porco Maury! Lui non era dolce e delicato come te. Nella penombra quando lo tirò fuori dalla vagina eiaculante, sorridendo me lo mostrò svettante e lo vidi che mi oscillava davanti e a sapere che era stato dentro di me, nella mia vagina e mi aveva dato piacere mi vergognai da morire e sentii persa. Subito dopo in quella scena illuminata dalla luna e dal caldo soffocante, si alzò e io restai ancora un momento in quella posizione ginecologica assente, vuota come a godermi il piacere e il fuoco che avevo provato ed era ancora dentro di me.”
“Già! …” Borbottai:” …Anch’io lo vidi baciarti nuovamente in bocca e sul volto ricambiato da te e poi alzarsi su in piedi lasciandoti sdraiata sulla sabbia praticamente nuda a gambe larghe come una donnaccia, con il sesso esposto.”
“Si vi ho visto… con Lucia!” Rispose lei:” … Non so perché avessi quella sensazione, ma per un attimo assurdamente ho pensato che anche tu fossi consenziente e accettassi quel rapporto sessuale…”
“Io consenzienteeee!!... A che lui facesse sesso con te? Se avessi avuto il coraggio lo strozzavo…” Risposi alzando la voce e guardandola negli occhi e subito mi calmai. “Tu cosa hai fatto dopo?” Precisando è solo curiosità.
Mi osservò dicendo: “Alzai la testa dalla sabbia e mi guardai intorno, ripensando a tutto quello che era successo e appena Paco mi ha aiutata a tirarmi su non stavo quasi in piedi, mi girava la testa e mi tremavano le gambe e mi rassettai. Passando la mano mi tolsi tutta la sabbia dalle natiche nude e dal solco intergluteo e lui mi passò il fazzolettino per pulirmi dallo sperma sull’addome. Mi sono guardata attorno nella sabbia a cercare il perizoma, non l’ho visto, non so dove fosse, non l’ho più trovato. Così, mi sono tirata su il vestitino, prendendo la parte superiore arrotolata alla vita alzandola di nuovo fino sotto le ascelle a ricoprirmi il seno e poi dalla vita, tirai giù quella inferiore a coprirmi sesso e sedere fino a metà coscia… e restai senza mutandine battendo la mano sul tessuto per scrollare la sabbia. E anch’io sentivo la faccia bruciarmi…” Mi vergognavo da morire, volevo sprofondare… mi domandavo:< ma è successo davvero?>”
Intervenendo affermai i:” “Però quando siete usciti dalla macchia vi ho visto parlare, che ti metteva di nuovo il braccio sulla spalle come se fossi la sua ragazza…”
“Si!” Dichiarò:” Soltanto ero confusa e piena di vergogna, e l’ho visto venire da te che eri con Lucia che rideva.”
“Si quella scema era divertita e contenta che ti avesse chiavata e mi chiedeva perché facessi tante storie perché Paco avesse chiavato mia sorella…< Lei almeno si è fatta una bella follada… quella che invece non abbiamo fatto noi …>” Ripeteva pungente, aggiungendo:” <… e poi in fondo te l’ha fatta godere bene, hai visto anche tu che Paco e bravo a far sesso con le donne, specie se sono turiste, ne so qualcosa io …Lo sai che una volta era il mio ragazzo…” E rise. L’avrei presa a calci in culo.” E proprio in quel momento Paco è venuto verso di me che lo osservavo stordito, mi ha guardato sorridendo e mi ha detto sarcasticamente:” Tranquillo Maury come dite voi in Italia le ho fatto soltanto una bella chiavata alla tua sorellina e vedrai che se la ricorderà per sempre. Venne più vicino con Lucia che guardava e ascoltava, mi passò la mano sulla spalla dicendo: “Dai…in fin dei conti è stata soltanto una chiavata, potrà dire alle amiche che si è fatto anche un catalano nella sua esperienza sessuale e poi hai visto ha goduto parecchio, è una ragazza calda, caliente, vedrai che glielo fatto dimenticare quel loco del suo ragazzo… Ora sono alla pari, è un cornuto anche lui. Tanto il suo hombre non saprà niente…” E mi batté la mano sopra la spalla in modo amichevole. Peccato che il tuo hombre ero io e avevo visto tutto… e inoltre continuò: “Dai su andiamo a berci ancora qualcosa che lei è contenta e soddisfatta… e ora ha sete.”
“Contenta io?” Ribatté Alessia sentendo quella frase:” Ero confusa non contenta.”
“Si eri confusa… ma ti è piaciuto, hai goduto, hai avuto anche l’orgasmo…” Affermai istintivamente per l’ennesima volta ferito in quello stato d’animo altalenante tra eccitazione repressa ad ascoltarla e delusione manifesta nel confrontarmi.
“Ma che centra Maury cosa mi vuoi dire con sto < però ti è piaciuto, hai goduto…> che continui a ripetere, che se lo facevo e non godevo allora andava bene? Non ti procurava dolore se non provavo piacere? Te l’ho spiegata è stata una reazione fisica e sessuale la mia, con il corpo e indipendente dalla mente, anche tu avresti goduto se Lucia ti avrebbe toccato e stimolato sul sesso…” Pronunciò non conoscendo quello che era successo tra me e Lucia e proseguì:” … a sentirmi toccare, accarezzare, sfregare e possedere è stato una reazione corporea. Non ti ho tradito Maury, di certo con la volontà, ero passiva, il mio corpo reagiva meccanicamente, come quando uno si masturba o viene masturbato e lo sfregamento provoca piacere con assenza di volontà e così è stato per me…Io ti amo Maury, non ti avrei mai tradito volontariamente.” Disse con gli occhi pieni di lacrime:” Non continuiamo a ripeterci le stesse cose, ora ci siamo spiegati… sappiamo come sono andati i fatti. Anch’io ho riflettuto sai… In quegli istanti assaporando il piacere mi chiedevo <Come può essere successo? Come siamo arrivati a questo punto.> E mi chiedevo come aveva fatto ed era riuscito Paco a possedermi, a entrare sessualmente in me. Non mi Chievo cosa avevo compiuto, ma come ero arrivata a compierlo.” Affermò aggiungendo:” Tutta colpa di quello stupido gioco di farci passare per fratello e sorella…!”
Restai in silenzio, Alessia dava la colpa al gioco, non capiva la gravità di quello che era accaduto, lei si giustificava e autoassolveva perché era ubriaca, non sorrideva, era nervosa, probabilmente si poneva le mie stesse domande in modo inverso.” E che fare ora…? La lascio?? Non la sposo più visto che volente o nolente mi ha reso cornuto davanti a me stesso?” Ma riflettevo, io amavo Alessia, l’amavo sinceramente dal profondo del cuore, più del sesso e delle corna che per me mi aveva fatto. Decisi che era meglio dimenticare, non ricordare più niente di quello avvenuto, scordare questa vacanza.
E sbuffai:” Maledetto bastardo…”
Lei mi osservò nervosa dicendo: “Quanto deve durare ancora questo chiarimento amore? Ci siamo spigati … prendi la tua decisione e io l’accetterò qualunque sia, capisco che ti ho ferito e causato dolore, ma non volevo …” E intanto piangeva in silenzio.
A quella risposta e vederla reagire così, fragile e vulnerabile e piangere non so cosa mi prese, con le mani che tremavano dallo stress della nottata scoppiai a piangere anch’io. “Alessia... io ti amo.” Mormorai con la voce rotta dall’emozione. “Ti amo così tanto che mi fa male amarti. Non riesco a immaginare un giorno, un ora, la mia vita senza di te, ma ho paura... paura di perderti.”
Lei sorpresa e commossa dalla mia reazione, si lasciò andare abbracciandomi piangendo insieme a me e mi sussurrò dolcemente: “Anch’io ti amo, Maury, quello che è accaduto non deve intaccare il nostro amore. Io amo te, voglio restare e vivere con te davvero, mettitelo bene in testa Maury”
In quell’abbraccio si spostarono i capi dell’asciugamano inseriti uno dentro l’altro e ancora l’asciugamano cadde a terra lasciandola nuda, bellissima perfetta e la scrutavo sapendo che poche ore prima era stata chiavata da Paco. La rabbia mista all’eccitazione che ancora covavo dentro di me si sciolse, lasciando spazio al sentimento profondo e fragile dell’amore.
Non raccolsi l’asciugamano come poco prima, ma cii abbracciammo forte, come se in quell’abbraccio trovassimo la forza per dimenticare e andare avanti e ci baciammo bocca a bocca… con la lingua. Non era un bacio impulsivo o violento. Era lento, quasi delicato, ma pieno di significato sentendo finalmente il peso della riconciliazione alleviarci. Sentivo il suo seno nudo contro dime, anch’io avrei voluto abbassare la testa e succhiarglielo come aveva fatto Paco, ma seppur eccitato non lo feci ero preso dall’emozione. Quel pianto comune, quella confessione aperta e franca anche dei particolari, segnarono un punto di svolta almeno nella mia vita. Nonostante tutto, il nostro amore era più forte di ogni dubbio. Non le dissi quello che avevo compiuto con Lucia, che masturbandomi mi aveva spronato a guardarla mentre faceva sesso con Paco e ne avevo provato piacere. Non ne avevo il coraggio di dirglielo.
Non so quanti minuti restammo abbracciati a piangere uno sull’altro, allacciati in quell’abbraccio di assoluzione ci liberavamo e perdonavamo tutto. Ci baciammo ancora, le labbra si incontrarono in un altro bacio dolce e lento, che sembrava fermare il tempo. Il mondo di quella sera svanì e insieme ad esso anche Paco e Lucia si dissiparono, lasciandoci soltanto la sensazione di essere finalmente insieme, l’uno con l’altro ad amarci, pronti a continuare insieme un altro capitolo della nostra vita. Le mormorai soltanto copriti amore, lei si infilò solo le mutandine, uno slippino bianco e una camicetta leggera... Con le lacrime agli occhi andammo sulla terrazza tenendoci mano nella mano, guardammo il mare quella volta da soli, ed era veramente romantico. Alessia mi sorrise, appoggiando la testa sulla mia spalla.
Ci scambiammo un altro bacio leggero, dolce come il primo respiro del nuovo giorno che all’orizzonte l’aurora iniziava a schiarire...
“Niente sarà facile…” Dissi io “…ma se siamo sinceri e onesti tra di noi e restiamo insieme, ce la faremo.”
“Si, sono pronta…” rispose lei “…a vivere la mia vita con te e questo episodio che è accaduto non scalfirà il nostro amore.”
Mi spogliai e lei si tolse la camicetta e andammo a letto, con dentro di me emozioni contrastanti, ero arrabbiato ma anche ancora eccitato, felice che c’eravamo chiariti, perdonata e restati insieme ma anche afflitto da quello che avevo visto e provato, sia in negativo che in positivo, non sapendo e non volendo indagare oltre riguardo alle sue emozioni con Paco, se mi aveva detto la verità. Lei mi accarezzò e baciò sul volto e la fronte, mi amava e quello mi bastava. Ci addormentammo mano nella mano.
Il giorno dopo quando mi destai il sole filtrava dolcemente dalle tende chiuse, lei era sdraiata quasi nuda soltanto con il perizoma, era bellissima, l’amavo, mi accorgevo e capivo guardandola che nonostante quello accaduto l’amavo e per un attimo pensai a Paco che la notte prima aveva goduto del suo corpo.
Non dormimmo molto quella notte, cinque sei ore e non fu un sonno tranquillo e credo nemmeno il suo, nel buio pensavo a quello che era successo, soprattutto che mi era piaciuto vederla posseduta da Paco… alla sua spiegazione data, alle sue pause e ripetitività dei concetti che non era in lei e guardandola negli occhi mentre spiegava avevo capito che entrambi sessualmente eravamo cambiati, non saremmo più stati quelli di prima, i ragazzi spensierati che scherzavano e si amavano. Paco ci aveva rovinato la nostra sessualità dolce e pulita, non eravamo più noi e senza dircelo pensavamo a loro.
Quando si svegliò si alzò e solo con il perizoma era meravigliosa e poche ore prima involontariamente l’avevo condivisa con Paco. Ci vestimmo con calma e uscì a sedersi sul terrazzo, con lo sguardo perso verso il mare e l’orizzonte. “Vuoi che usciamo a fare una passeggiata questa mattina?” Domandai.
“No…” Rispose appoggiandomi la mano sull’avambraccio sulla poggia braccia della sedia e osservandomi negli occhi:” “Voglio che andiamo via Maury!” Esclamò sorridendo.
“Via dove?” Domandai.
“Via, che rientriamo in Italia a Torino, che partiamo oggi stesso e torniamo a casa nostra, non voglio più restare qui respirare quest’aria e vedere quelle persone…” Si riferiva a Paco e Lucia, intuendo che anche se non me lo diceva, come me li pensava…
Annuì:” Va bene amore…” Sussurrai dandole un bacio in fronte. Scendemmo e facemmo colazione, poi telefonai all’aeroporto e alla compagnia.
All’aeroporto, i posti nel volo per l’Italia c’erano, eravamo nel momento stagionale fermo, che non c’erano grandi arrivi e partenze. Chi doveva arrivare per la settimana di ferragosto lo aveva già fatto e lo stesso per le partenze di chi doveva rientrare, partenze in quei due tre giorni di culmine vacanziero ce n’erano poche, non eravamo ancora nel grande rientro che ci sarebbe stato giorni dopo, per la settimana successiva. Ci trovavamo in un punto morto, vuoto di viaggi aerei. Come detto i posti c’erano nel pomeriggio, Ibiza-Torino Caselle, ma avremmo dovuti pagarli ex novo, quelli che avevamo prenotato e già pagato non potevano spostarceli né anticipare al giorno prima, né ce li rimborsavano, li avremmo perduti.
Ma decidemmo di partire lo stesso, di fuggire come due ladri da Ibiza, di non incontrare più nessuno e soprattutto Paco e Lucia se ci avessero cercato. Prenotammo il volo e avvisammo a casa del nostro rientro anticipato di un giorno, informandoli che io con la cucina piccante non ero stato bene...
Avevamo ritrovato il nostro amore e la nostra complicità e volevamo dimenticare tutto il resto, Paco, Lucia e quello che era avvenuto.
Arrivati con il taxi all’aeroporto ci incamminammo mano nella mano sorridendoci, l’incubo era finito. Alessia era molto bella e attraente quel pomeriggio, aveva indossato un vestitino a fiori che lasciava intuire il bel fisico che aveva sotto e nei passi mostrava le gambe lunghe, affusolate e abbronzate e sopra la vita stretta e un seno discreto, stretto dalle coppe del reggiseno bianco come la sera prima era stato stretto dalle mani ruvide di Paco. Indossava dei grandi occhiali da sole dietro cui nessuno poteva vedere la luce meravigliosa che aveva negli occhi. Non parlammo più dell’accaduto.
In quel tragitto verso la biglietteria, avevo l’impressione che tutte le persone che incrociavamo ci guardassero come se sapessero cosa fosse successo la sera prima, che Paco il bagnino aveva chiavato Alessia. Era come avere le allucinazioni o essere in alcuni film, vedevo e immaginavo le persone che incrociavamo che mi sorridevano e ridevano e poi una volta passati si voltavano e mi apostrofavano:” Cornuto! ...Sei un cornuto…!” Anche se non era vero ed era soltanto una proiezione della mia mente, era segno e sintomo che dentro di me inconsciamente non avevo dimenticato niente e che mi sentivo cornuto.
Lei si voltava guardandosi intorno com’era al solito fare, ma a me pareva come se cercasse qualcosa o forse qualcuno e per un attimo ebbi la sensazione che cercasse Paco. Ero stressato, non vedevo l’ora di partire da quel posto, quel paese e quell’isola e terminare la vacanza o per meglio dire l’incubo.”
Quel bastardo si era chiavata la ragazza che amavo, la mia futura moglie e …. l’aveva chiavata davvero alla mia Alessia. Quello stupido gioco di ruoli, fratello e sorella e di recitazione e interpretazione era finito male.”
Davanti alla biglietteria pagai i nuovi biglietti e ci sedemmo al dehors del bar, lei vicina a me, bevemmo qualcosa di analcolico e quando fu il momento che annunciarono il volo ci incamminammo in silenzio sorridendoci, tirandoci i trolley dietro noi, un passo dopo l’altro verso l’aereo. All’improvviso mi fermai le tirai su gli occhiali e la guardai negli occhi e la baciai.
“RITORNO A CASA” UN GIOCO D’AMORE RISCHIOSO (amore, sesso, tradimento.)
Ritornati a casa a Torino, dopo i convenevoli con la famiglia e gli amici riprendemmo la nostra vita dietro ai preparativi del matrimonio.
L’l'esperienza di sentirmi tradito e aver perdonato Alessia non fu semplice, specialmente con quei ricordi intrusivi che mi arrivavano all’improvviso in testa facendomi rammentare Paco e Lucia, suscitandomi emozioni forti e profonde. Da solo elaborai tutto l’accaduto, di lei con Paco e di me con Lucia, del dolore e della delusione provata, ma anche dell’eccitazione ignota e oscura che mi pervadeva ancora quando rammentavo; e inoltre sulla decisione, difficile e controversa, di perdonare. Accettai la sua giustificazione che era ubriaca e non connetteva e così chiudemmo l’accaduto, ma avevo una sensazione di irrealtà, di complessità a credere a quello che mi aveva spiegato e avvertivo una percezione di vuoto. Provavo emozioni di rabbia, tristezza, ma purtroppo anche una forma di turbamento.
Lentamente in quei giorni e settimane ricostruii il rapporto e la fiducia in lei, anche se fu difficile. Alessia non mi faceva pesare quella notte, da buoni borghesi non ne parlavamo ma la pensavamo e con i miei pensieri intrusivi la immaginavo spesso tra le braccia di Paco, con le cosce divaricate a godere di lui, a graffiargli la schiena dal piacere; e consideravo di me che mi era piaciuto essere masturbato da Lucia e guardarli…
Avevamo capito la situazione, anche se tra mille perplessità mi ero voluto persuadere che era come diceva lei e forse lo era davvero che non era proprio un tradimento il suo. Ne accettai la causa e la conseguenza senza volermi porre tante domande.
La ricostruzione della fiducia richiedeva tempo e pazienza, ma noi avevamo iniziato.
Passata una settimana circa dal rientro avemmo il primo rapporto sessuale dopo che era stata di Paco. Lo consumammo un pomeriggio a casa nostra, nella casa dove saremmo andati a abitare e vivere dopo il matrimonio. Ci baciammo a lungò, ci spogliammo uno con l’altro e poi sorridendo e giocando ci gettammo nel letto. Alessia mi baciava e muoveva la lingua in bocca in modo differente da prima, probabilmente come faceva Paco con lei. Era più passionale, oserei dire quasi lussuriosa.
L’atmosfera quel pomeriggio era tesa nonostante la nostra intesa ritrovata, senza dircelo l’uno all’altro avvertivamo la presenza del terzo incomodo che era Paco e io del quarto che era Lucia. Come facevo sempre l’accarezzai sul corpo e il seno, la baciai con dolcezza, le toccai il sesso e mi accorsi che era già umida sui peli. A quella sensazione pensai a paco e mi venne subito l’erezione. Presi il preservativo, aprii il blister appoggia l’anello sul glande e lo srotolai coprendolo di lattice rosa. Quando fui pronto lei sul letto piegandole divaricò le gambe pronta a ricevermi, la guardai, era nella stessa posizione di quella notte quand’era sulla sabbia che Paco l’aveva chiavata e assurdamente mi eccitava pensarlo. Mi avvicinai e appoggiai il glande con il serbatoio del profilattico al centro della fessura, tra le grandi labbra, premetti e la penetrai. Non sussultò come fece con lui e nemmeno mi abbracciò, ma mi strinse ed eccitato presi a chiavarla e baciarla pensando a quello che le aveva fatto Paco. Non volevo pensarci, ma non ci riuscivo, mi eccitava farlo e ricordavo anche Lucia quando mi masturbava e ripeteva: “vedrai che te la farà godere bene…”
Alessia mentre la chiavavo chiudeva gli occhi e si estraniava, godendo maggiormente, avvertivo le contrazioni vaginali sul mio pene e ansimavo anch’io insieme a lei che a occhi chiusi probabilmente pensava di avere Paco al mio posto. Era come se si lasciasse andare ai ricordi, lo stesso era per me… Anch’io possedendola scelleratamente e assurdamente pensavo a Paco che la chiavava al posto mio, a lei sdraiata a gambe divaricate e lui tra loro dare colpi in profondità facendola godere, mentre io la guardavo e mi eccitavo di più pensando a quei momenti di Alessia con Paco. Ma nessuno dei due diceva nulla all’altro, cercando di dimenticare ci accettavamo a praticare sesso in quel nuovo modo perché ci piaceva, pensando a Paco e Lucia e perché non volevamo più parlare di loro.
Nonostante tutto fu una bella chiavata, ma eravamo in tre, lei non smaniava come quella notte con Paco, ma virtualmente partecipava anche lui.
Avemmo l’orgasmo, lei muoveva il bacino contro di me dando spinte in avanti ritmate, come a volerlo di più dentro, probabilmente come compiva con Paco e strusciava il sedere sul lenzuolo ed eiaculai nel preservativo. Al termine lo tirai fuori con lo sperma all’interno e restando sdraiati a baciarci ancora… ci guardavamo in silenzio ma non dicevamo niente su cosa pensavamo… Non fu certo un amplesso come quello avuto con Paco, ma avevamo ripreso anche la nostra vita sessuale e lo facemmo ancora nelle settimane seguenti, sempre tacitamente in tre…
Ci convincemmo che quello avvenuto alla spiaggia fu un episodio accaduto perché eravamo ubriachi, anche se per me non fu facile…nei nostri ricordi inconsci appariva sempre Paco e lo vedevo come uno stallone per la monta della mia Alessia. E andammo avanti così, non più a fare l’amore come prima, ma sesso in tre con il terzo incomodo virtuale.
Il 21 settembre ci sposammo giorno di fine estate e inizio autunno.
Erano passati settimane da quella vacanza, il ricordo di Ibiza era lontano e l’amore brillava ancora nei nostri occhi ma quello che era successo anche se lo mascheravamo aveva lasciato un segno indelebile dentro di noi. Per colpa di uno stupido gioco avevamo affrontato difficoltà, il tradimento, i litigi e momenti di dubbio e perdita di fiducia tra noi, e tutto questo prima di sposarci, a un mese dalle nozze mi aveva fatto cornuto. Ma ogni ostacolo lo avevamo superato e ci aveva resi più forti e più uniti.
Il sole di quel pomeriggio settembrino filtrava tra le tende della piccola casa arredata da poco a Torino, Alessia era indaffarata con una tazza di tè caldo tra le mani, mentre io sistemavo con cura alcuni mobili.
La vidi fissarmi e le chiesi:” Cosa c’è Ale?”
Lei si avvicinò e la guardai, i suoi occhi erano pieni di amore e complicità. “Sai…” disse: “non avrei mai pensato che prima di sposarci avremmo vissuta una esperienza simile. Quella vacanza ci ha messo alla prova, ma il nostro amore è stato più forte di tutto…” Mormorò sorridendo.
Alle sue parole le presi la mano e la strinsi piano. “Meglio così, abbiamo già provato tutto anche se per uno stupido scherzo. Sono felice che siamo riusciti a superare tutto. Insieme.” Pronunciai.
” Quello accaduto è stata solo una meteora.” Rispose lei sorridendo. “Ma basta giochi stupidi e soprattutto di fratello e sorella…” Disse con un sorriso spento. Aggiungendo: “Sai che non ti tradirei mai Maury, Il nostro amore è unico.”
Eravamo a casa felici, con il sole che filtrava tra le tende: “Qualunque cosa arriverà, l’affronteremo insieme, con il cuore sempre aperto all’amore.” Dissi.
Lei sorrise, e senza dire null’altro mi abbracciò e baciò il volto, il naso, gli occhi, la bocca. In quel gesto c’era la promessa di un futuro condiviso, ancora di sogni da inseguire fianco a fianco, anche se in alcuni momenti vivevamo il ricordo che ci aveva segnato.
Alessia mi strinse a sé, il cuore le batteva forte, quel stringerci era un apprezzamento a noi stessi, entrambi avevamo sbagliato, entrambi avevamo superato l’ostacolo. Ci abbracciammo ancora come per non lasciarsi scappare quell’attimo fragile, prima lo facemmo timidamente, poi con più forza, nella nuova casa che sarebbe stato il nostro nido d’amore. In quel momento le sussurrai contro i capelli:” Non voglio perderti.”
Lei rispose sincera. “Nemmeno io.”
Arrivò il giorno del matrimonio tra mille tensioni organizzative, Alessia era veramente stressata, oltre quello accaduto a Ibiza era logorata e stanca dal programmare, pensava a mille cose ma era felice e io lo stesso. Ci sposammo nella Basilica di Maria Ausiliatrice, fu un matrimonio sia civile che religioso, con una cerimonia intima e bellissima, con Alessia in abito da sposa bianco luminoso, seducente e brillante come lei e io in smoking blu scuro con un papillon bianco argentato come la camicia. Fu un momento di festa e gioia, organizzato con cura e attenzione ai dettagli. Ricordo che per un attimo pensai:” Mi sposo già cornuto e consapevole…” Ma scacciai via subito quel pensiero.
Dopo il ristorante ci fu il viaggio di nozze negli Stati Uniti, un'esperienza indimenticabile di venti giorni, con un tour on the road nei parchi nazionali, un soggiorno romantico a New York e un'avventura in California. Avendo sempre la nostra vita sessuale con il terzo incomodo presente.
Rientrammo verso la metà di ottobre stanchi e più stressati di prima di quando eravamo partiti. Alessia aveva incominciato a non stare bene già a New York, si sentiva affaticata e spossata, ma non volle andare a farsi visitare nei medici locali americani.
Ritornati in Italia, dopo qualche giorno mi disse che tra le altre cose si sentiva un peso sopra la vagina e il pube, che quando urinava le bruciava e che le si erano fermate le mestruazioni e mi confidò che era preoccupata che Paco avendo fatto sesso con lei senza preservativo, le avesse trasmesso qualche malattia… e dopo quasi due mesi fu la prima volta da quel giorno del chiarimento che parlammo di lui. Tra l’altro preoccupata mi disse:” “Meno male lo facciamo sempre con il preservativo, perché se è qualcosa che mi ha trasmesso lui te la saresti presa anche tu. “
“Ma vedrai che non è niente, sarà soltanto una infiammazione, ti ricordi che due anni fa ti era già venuta una situazione simile…” Dissi per tranquillizzarla.
“Ma Paco è una persona promiscua… ha avuto rapporti sessuali senza protezione con molte donne.” Disse disagiata Alessia.
“Già, quel bastardo chiava tutte basta che abbiano la figa, turiste e locali senza preservativo, è un promiscuo…” Esclamai.
Essendo abituati e affiatati Alessia informò anche a sua madre dell’infiammazione che pensava di avere e ritardo mestruale, naturalmente non dicendole nulla di Paco, e lei la sollecitò ad andare dal suo ginecologo:” Sarà un ritardo da stress, è capitato anche a me molte volte, una irregolarità del ciclo dovuta alla tensione fisica della preparazione e del matrimonio.” Dichiarò. “Vai di corpo?” Le domandò.
“Poco!” Pronunciò lei imbarazzata.
“Sarà costipazione, non vai di corpo e senti queste sensazioni…comunque una visita dal ginecologo la farai, te la prenoto io…”
Quel giorno che andammo dal ginecologo dovevamo essere io e Alessia, invece venne anche sua madre. Il medico prima le fece l’intervista chiedendole se aveva altri sintomi, cosa si sentiva e Alessia le disse del malessere, della stanchezza e del senso di peso in vagina. Poi la visitò sul lettino, la fece mettere in posizione ginecologica, mise i guanti e la lampata frontale, prese lo speculum per divaricare le grandi e piccole labbra e la visitò internamente, le palpò anche le mammelle.
Dopo circa dieci minuti di visita disse:” Tenga si pulisca e si vesta pure signora…” Quel sentirla chiamare signora ci faceva un certo effetto.” Le passò delle salviette mono uso, si pulì la vulva e si venne a sedere. Appena Alessia si accomodò vicino a me, mia suocera domando preoccupata al ginecologo:” Allora dottore cos’à la mia bambina?”
Lui sorrise per il termine bambina e esclamò guardando Alessia:” Lei è incinta signora, di quasi due mesi… Ha l’utero che inizia a crescere e sta assumendo una forma più arrotondata…”
Mia suocera entusiasta esclamo:” Incinta!? Ma è una bellissima notizia. Sa dottore sono sposini… “E la baciò.
Io e lei ci guardammo negli occhi, li sbarrammo era incinta, la prima cosa che pensammo insieme fu Paco…
“E’ di Paco…” Pensai io.
“Quel bastardo oltre che chiavarsela me l’aveva messa pure incinta.”
“Ma il fatto che le brucia quando urina, che ha la sensazione di peso come mai dottore?” Domandai curioso.
“Sarà una cistite, beve poco, avrà le urine concentrate, deve bere di più…ha una piccola infiammazione, il resto, la vagina e l’utero sono a posto…”
“Non ha malattie?”
“No, assolutamente, è solo incinta…” Ripeté e sorrise.
Uscimmo dallo studio medico con mia suocera festosa che le diceva:” Stasera ti prendi un lassativo, bevi di più e vedrai che domani starai meglio…” E si vedeva che non stava più nella pelle da dire a tutti che Alessia era incinta e aspettavamo un figlio e lei un nipotino. Nel dubbio sperando che il ginecologo potesse aver sbagliato la prima cosa che facemmo tornando a casa fu il test di gravidanza, passai dalla farmacia, lo acquistai e giunti a casa lo fece subito. Quando vedemmo le lineette orizzontali ci venne un colpo, Alessia era davvero incinta e non da me, ma di Paco visto che noi avevamo rapporti completi protetti soltanto con il preservativo. Ci guardammo negli occhi e restammo in silenzio, era chiaro che se non ero stato io, era lui Paco ad averla ingravidata, visto che eravamo gli unici due uomini che l’avevano posseduta carnalmente … E visto che se non ero io che mettevo sempre il preservativo, l’unico era lui che aveva chiavato Alessia senza. La realtà era quella, Alessia era incinta di Paco. Aspettava un figlio dal salvavidas…
Quella sera dopo una cena quasi silenziosa parlammo, lei era preoccupata e malinconica e le domandai:” Ma come ha fatto a eiacularti in vagina? Hai detto che ti è venuto sull’addome?”
“Ma sì! Mi sono anche pulita dal suo sperma…” Rispose.
“Ma pensaci bene Ale a quei momenti, non ti sentivi anche la vulva bagnata?”
“La vulva? Ma si, quando mi sono toccata era bagnata, ma nel buio non vedevo che cos’era, ero eccitata, pensavo che fossero umori vaginali o del piacere e non certo lo sperma di Paco e mi sono anche pulita con il fazzolettino che mi ha passato lui e poi l’ho gettato a terra senza guardarlo.”
“Ma tu quando lui veniva, che eiaculava lo trattenevi? Dimmi la verità Alessia?”
“Ma non so! ...Non ricordo, forse sì, in quel momento nel piacere l’avrò trattenuto, ma poi è uscito e venuto sull’addome… L’addome era sporco di sperma…” Asserì.
Riflettei ed esclamai: “Probabilmente ti ha eiaculato la prima parte dello sperma in vagina e la seconda sulla pelle dell’addome.” Informandola:” Lo sperma Alessia non viene eiaculato tutto e solo in una volta, ma viene espulso attraverso le contrazioni muscolari pelviche e perineali, che causano un getto intermittente dello sperma durante l'orgasmo, dicono che sono tre polluzioni a distanza di attimi da farla sembrare una sola …. Quindi è facile che la prima espulsione l’abbia fatta in vagina e la parte seguente sulla pelle della dell’addome.”
Restammo in silenzi, non conosceva queste cose, poi mormorò spaventata guardandomi con gli occhi lucidi:” Cosa facciamo ora Maurizio?”
“Cosa vuoi fare? Se non c’era tua madre ed eravamo soltanto io e te si sarebbe potuto pensare di non dire niente a nessuno e se eravamo d’accordo ad abortire, ma ora lei l’avrà detto a tutti e se non porti avanti la gravidanza si faranno e ci faranno mille domande… e poi abortire non è semplice…è anche contro i nostri convincimenti morali e religiosi.”
“E quindi cosa facciamo Maurizio?” Ripeté prendendomi la mano con gli occhi lucidi.
Assurdamente alla notizia che era incinta non mi disperai, non la presi con disperazione, non mi arrabbiai e non imprecai, ma lo accettai in una sorta di arrendevolezza passiva, di eccitazione a saperla ingravidata da lui e demoralizzazione da non essere stato io.
“Che vuoi fare? Niente, lo tieni, porti avanti la gravidanza…” Dissi con una sensazione scellerata, sottile di piacere, come se fossi contento che Paco anche senza volerlo l’avesse ingravidata… visto che non mi aveva dato retta a non uscire dalla discoteca…”
“Ma io ho paura, non lo voglio un figlio da lui Maury!” Esclamò con gli occhi umidi.
Le scelte sono due Ale “O ce lo teniamo amore o abortisci … non ci sono altre vie. Che vuoi fare abortire il tuo primo figlio? Io sono contrario, di tu l’ultima parola sarà tua.” Pronunciai proseguendo:” E poi sarà nostro Ale, anche mio, le darò il mio cognome, non ti lascerò da sola. A quelle parole si cacciò sulla mia spalla e iniziò a piangere…” Facciamo quello che dici tu…” Rispose dandomi una responsabilità che non avevo e io dissi:” l’ho teniamo. Dobbiamo accettare la realtà, ricordi cosa ci siamo detti poche settimane fa? Che supereremo tutto insieme. Questa è la seconda prova, dopo l’amplesso con lui, ora la gravidanza … E comunque incomincia a pensare parenti stretti della tua famiglia che hanno capelli neri e occhi scuri, io farò lo stesso, perché non nascerà certo biondo con gli occhi chiari come noi…” Dissi cinico.
Lei piangendo ripeté:” Non lasciarmi Maury, stai con me, io ti amo, non abbandonarmi, faro qualsiasi cosa che vuoi, ma resta con me.”
Lo accettammo e lo accettai, non potevamo fare diversamente, l’amavo. Fu seguita anche da sua madre durante la gravidanza e in quei nove mesi individuammo parenti con le caratteristiche somatiche mediterranee da poter vantare caratteristiche se ascendenza simili a Paco.
A maggio nacque un bel maschietto, chi ci vedeva il nonno, chi il naso di uno zio, chi la bocca di mio suocero, io ci vedevo la faccia di Paco, uguale a lui, capelli e occhi scuri.
Oggi nessuno sa niente, il bambino ha tre mesi, Alessia è leggermente ingrassata con la gravidanza e dovrà perdere qualche chilo. E noi a nostro modo siamo felici.
Mi domando come evolverà il nostro matrimonio, il nostro amore con i miei desideri estremi che aumentano continuamente ogni giorno e con la gravidanza si sono acuiti maggiormente da desiderare di rivederla compiere sesso ancora con Paco o adesso addirittura anche con un altro, come quella notte.
Che accadrà in futuro? Ho paura che con il tempo insisterò e tenterò di convincerla a rifarlo di nuovo e di diventare cuckold… e lei Alessia, la bella moglie di un cuckold…”
Grazie di aver seguito la mia narrazione. Maurizio.
Nota di immoralex.
Questa storia un po' amara ma erotica per ora finisce qui, così come me l’ha raccontata il protagonista, ma sono ancora giovani e si amano e secondo me, penso che per Alessia e Maurizio inizierà un'altra fase della loro vita, nel loro amore, nel loro matrimonio. Senza volerlo si sono aperti la strada al cuckoldismo e non lo sanno ancora, sarà soltanto questione di tempo, qualche anno forse e Maurizio convincerà la bonita Alessia di sua moglie a provare a farsi chiavare ancora da qualcuno davanti a lui, per gioco le dirà naturalmente. Lei subito dirà di no…farà l’offesa, ma dopo una incessante insistenza che potrà durare anche anni, alla fine cederà e curiosa accetterà” ma soltanto una volta per provare…” gli dirà. Una prova, gioco o divertimento magari compiuto in vacanza con il bambino tenuto dalla nonna o baby sitter e poi lentamente come è capitato a migliaia di coppie sposate riproveranno ancora una volta, “…ma l’ultima però…” si diranno"…perchè a me non piace andare con altri uomini che non sei tu …" dirà lei e che poi si trasformerà in una prova o un gioco definitivo praticato saltuariamente ma spesso. E chissà che non decidano tra qualche anno di ritornare in vacanza a Ibiza… come dice la canzone “…Stessa spiaggia e stesso mare…” e magari stesso salvavidas…
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