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STORIE E RACCONTI EROTICI
VIETATI AI MINORI DI 18 ANNI
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UN GIOCO D'AMORE RISCHIOSO

VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI.
UN GIOCO D’AMORE RISCHIOSO
Per comprendere meglio la narrazione di questa storia accaduta realmente e da me sceneggiata e romanzata, devo fare una premessa, parlarvi un po' di noi, di come eravamo, per poi procedere dentro la vicenda vera e propria della nostra assurda vacanza.
Maurizio.
“NOI…” UN GIOCO D’AMORE RISCHIOSO (amore, sesso, tradimento.)
Io e Alessia ci eravamo conosciuti al liceo classico Vincenzo Gioberti della nostra città, Torino. La prima volta che la vidi aveva 15 anni e io 16, mi parve subito bellissima, alta snella, con i capelli biondo oro sulle spalle e un viso angelico. Mi piaceva e anch’io a lei, ci sentivamo attratti l’uno all’altro in quegli incontri che avevamo quasi casuali nell’atrio o nel cortile dell’istituto, fatti di sguardi sfuggenti, sospiri e sorrisi trattenuti.
Un giorno mii feci coraggio e mi presentai, la corteggiai e lei ricambiò le mie attenzioni e la invitai a uscire con me a passeggiare nei giardini e li ci baciammo e scoppiò l’amore, il nostro amore. Ci innamorammo durante la scuola superiore. Innamorarsi al liceo fu fantastico, eravamo adolescenti e ci dava modo di crescere e modellarci insieme e fu intenso e influì su vari aspetti della vita e nostra maturazione culturale, come i risultati scolastici e il benessere emotivo.
Il nostro 'innamoramento fu una fase dell'amore caratterizzata da un'intensa passione e attrazione fisica, che ci accompagnò parecchi anni nell’adolescenza, tanto intensa da influenzare la percezione e la formazione di noi stessi e le relazioni con gli altri. Passeggiavamo ci tenevamo la mano, ci abbracciavamo, sorridevamo e baciavamo sulle labbra incuranti della gente attorno a noi, con il desiderio di intimità. Oltre che innamorati eravamo anche amici, complici con aspetti e sentimenti simili che tendevano a confondersi.
Il nostro non era un amore passeggero, fatto soltanto di foto, dediche di canzoni e messaggi allo smartphone, era una parte importante della nostra vita A volte litigavamo, ma poi non riuscivamo a stare l’uno senza l’altro e tornava la pace…
Alessia era una ragazza di una bellezza che andava oltre la superficie estetica, una combinazione di bellezza fisica e di personalità affascinante, giovane e fresca... Alta, con una figura slanciata, i lineamenti del viso delicati, con sguardo espressivo e un sorriso accattivante. I suoi occhi erano il suo tratto più magnetico: grandi e di un verde intenso, con sfumature che ricordavano le acque cristalline del mare che tanto amava. C’era in quegli occhi una luce curiosa di vita e svago, come se portasse dentro di sé ricordi dolci e voglia di divertirsi. Capelli lunghi e mossi, di una tonalità che variava dal castano chiaro al biondo oro e che alla luce del sole assumevano riflessi dorati come onde di grano baciato dall’estate. Li portava spesso sciolti, con alcune ciocche sfuggenti e pendenti, che incorniciavano il viso dai lineamenti delicati ma decisi. La pelle chiara e delicata, leggermente abbronzata dalla vita all’aria aperta, liscia e vellutata specialmente sul volto, le donava un’aria fresca e naturale che emergeva dai suoi occhi e dal suo sorriso che rallegrava.
Fisicamente oltre che snella era agile, con movimenti graziosi e leggeri che parlavano da soli della sua personalità libera e indipendente, senza perdere il comportamento gentile ed educato, sempre rispettoso tranne quando scherzava e prendeva in giro con me qualcuno. Era intelligente, curiosa e possedeva una grande capacità di empatia che la caratterizzava e la rendeva aperta e comunicativa con tutti. Aveva uno stile semplice ma curato, elegante, con un occhio di riguardo per i dettagli. L'abbigliamento era casual, con un mix di abiti pratici e alla moda. Vestiva preferendo tessuti leggeri e colori naturali, spesso impreziositi da piccoli dettagli, come un ciondolo o un braccialetto fatto a mano. Il suo sorriso, quando emergeva era spontaneo e contagioso, capace di illuminare anche i momenti più tesi.
Le piaceva ballare, come me amava la musica, il suo gusto musicale era tecno e latino americano, anche se apprezzava la musica soft, ma si lascia travolgere dalla techno perché le dava un senso di libertà e indipendenza da tutto, almeno in quei momenti in cui ballava seguita da me, anche se non era proprio il nostro genere.
Aveva le sue manie e piccoli tic, quando era nervosa o indecisa, giocherellava con il braccialetto al polso o si mordeva leggermente il labbro inferiore.
Praticava dieta e sport per apparire come tutte le ragazze ventenne della sua età più bella, attraente e desiderabile di quello che era. Le piaceva piacere e anche a me che piacesse agli altri, che ci giocasse li provocasse insieme a me e li lasciasse a bocca asciutta… tra le nostre risate riservate e nascoste. Mi compiacevo che me la guardassero e mi invidiassero.
Io non ero geloso, lei mi amava e io amavo lei, se c’era gelosia in me nasceva dal bisogno di proteggerla e non di possederla. La fedeltà era fuori discussione, mi era profondamente fedele e io a lei e non ci saremmo mai traditi. Il mio gusto musicale era simile al suo, ma in più amavo il rock e il pop energico che mi caricava. Quando ero nervoso o arrabbiato, stringevo i pugni o schioccavo le dita in modo compulsivo.
Sono ed ero biondo con capelli leggermente mossi e scompigliati e molto bello come ragazzo, dal fascino intenso, piacevo molto alle ragazze e spesso lei si ingelosiva. Occhi chiari, capaci di passare da uno sguardo dolce e protettivo a uno carico di rabbia e gelosia in un battito di ciglia. Il viso ben definito, con una mascella ovale e una leggera peluria che aggiungeva maturità al mio aspetto giovane e dolce. La pelle chiara e liscia, con poca peluria chiara e senza tatuaggi, a volte abbronzata dal sole. Fisicamente ero magro, poco muscoloso ma ben definito frutto della passione per lo sport. Ero impulsivo e passionale.
Vestivo in modo semplice ma curato, alla moda, d’estate t-shirt aderenti, pantaloncini corti e scarpe da ginnastica o sandali. Mi abbigliavo in modo personale e originale, sia casual che elegante in base al mio gusto del momento.
Ero abbastanza indipendente, sia a livello familiare che sociale, impegnato negli studi universitari di giurisprudenza. I miei interessi erano gli stessi di Alessia la musica, lo sport, la tecnologia, il cinema, la lettura, eccetera.
Quando ancora giovani ci frequentavamo, i primi mesi furono soltanto baci, poi carezze e coccole e dopo sei iniziammo a masturbarci, io a farle ditalini e lei a masturbarmi… Questo per quasi un anno, sempre più innamorati. La prima volta che avemmo rapporti sessuali completi, lei aveva 16 anni, io 17 anni.
Alessia era vergine e lo ero anch’io non avendo mai avuto rapporti sessuali, quindi si può dire che consapevolmente ci sverginammo insieme, e anche quello legò di più il nostro amore.
Avvenne in casa di sua nonna, mentre lei era ricoverata per cure all’ospedale delle Molinette.
Eravamo entrambi preparati e pronti a farlo, a concederci l’uno all’altro, desideravamo entrambi fare sesso completo, ci sentivamo maturi.
Il nostro si può dire fu un approccio e una deflorazione da manuale, come capita ancora oggi a molte giovani coppie adolescenziali, visto che non avevamo aiuti e consigli esterni su cui contare, ma puntavamo su quello che sapevamo, sullo studio di anatomia e fisiologia del corpo umano che avevamo compiuto, sui discorsi delle amicizie ma soprattutto sul nostro istinto sessuale e d’amore. Naturalmente internet fu essenziale.
Quella prima volta in camera di sua nonna, con lo smartphone mettemmo della musica dolce di sottofondo, oscurammo un po' la stanza abbassando la tapparella e incominciammo a praticare effusioni sessuali tra di noi. Non ero molto pratico lo ammetto, se non per aver sentito dire e letto come si facesse, avevo timore ed ero ansioso, ma il desiderio e la voglia di lei, di possedere carnalmente Alessia erano tali che ancora in piedi le misi la mano tra le cosce e le tirai su la gonna fino alla mutandina a toccarle il sesso. Fu come toccare il paradiso e visto che era pronta, predisposta e disponibile, baciandola e scostando il margine laterale dello slip infilai le dita dall’inguine sotto il tessuto e le accarezzai i peli della figa osservandola in viso e capendo che quel mio gesto di palparla lì nella sua intimità le dava piacere e voleva che continuassi. Quello mi diede coraggio fino a farmi osare sempre più e a giungere con la falange del dito sulla fessura vulvare come facevo quando ci masturbavamo, ma quel giorno in preparazione a quello che dovevamo compiere fu come sentire la scossa a toccarle il sesso.
Lentamente iniziai a spogliarla, a toglierle i vestiti. Avevo letto di non avere fretta a farlo, che iniziava tutto da li, dallo spogliarla e feci lentamente e con calma apparente ma dentro di me ero teso e ansioso come lei. Le tolsi la gonna per primo, aiutata da lei che se la sganciò da sola e lasciandola scendere lungo le lunghe gambe la sfilò e subito la piegò e ordinatamente la mise sulla sedia. Io davanti a lei, prendendo inferiormente e tirandola su le tolsi anche la maglia dalla testa e poi dalle braccia facendola restare in mutandine e reggiseno. Con ardore la baciai sulle labbra e passai a massaggiale e baciarle il collo, con lei che piacevolmente lo piegava lateralmente in modo da rilassarsi completamente e io potessi baciarglielo meglio. Di seguito scesi sulle spalle, le baciai e accarezzai le braccia baciandola sul petto e accarezzandole la schiena. Come in un esame mi ripetevo mentalmente la lezione di cosa dovevo fare dopo una determinata azione, accarezzare o baciare… e andavo avanti.
Tentai di sganciarle il reggiseno, non ci riuscii con una mano soltanto, l’altra l’avevo dentro il suo slip, ero emozionato e dovetti usarle tutte due aiutata da lei che praticamente sorridendo portandosi le mani dietro le scapole lo sganciò da sola. Subito lo tirai a me, staccai le coppe del reggiseno dalle sue mammelle sode pallide con i capezzoli rosa già turgidi e dritti, feci scorrere le spalline sulle braccia e lo tolsi soffermandomi a guardarlo eccitato, bello, fiorente e palpitante sotto i suoi respiri e iniziai a toccarlo, accarezzarlo. Mi abbassai con il capo a leccarle i capezzoli dolcemente come avevo letto o mi avevano detto di compiere i più grandi. Metaforicamente parlando credo che ci furono scintille tra la mia lingua e i suoi capezzoli.
Tornai su con il capo e la baciai nuovamente in bocca, ci limonammo mentre lei passandomi le braccia intorno al collo, poggiava le mani sulla mia schiena stringendomi a sé e io sui suoi fianchi tirandola a me, premendo il mio sesso duro ed eretto contro il suo monte di Venere. Continuando misi i pollici all’interno dell’elastico della mutandina e mentre ci baciavamo iniziai a tirarle giù piano alle cosce e smettendo di baciare mi abbassai alle ginocchia, dove lei sgambettando come una puledrina le fece cadere ai piedi mostrandomi il suo bel triangolo di sesso peloso e rigoglioso da 16enne. Abbassandosi le raccolse mettendole sulla sedia. Si vergognava a farsi vedere completamente nuda da me anche se ero il suo ragazzo, era la prima volta che qualcuno oltre sua madre la vedeva nuda. Restai sorpreso ed eccitato, ma anche impaurito e a disagio a vedermela nuda davanti a me pronta a donarsi.
Prestavo attenzione alle sue reazioni, lei mi sorrideva, segno che era contenta e soddisfatta di me di cosa compivo e come mi comportavo, mi desiderava, era pronta. Ripresi ancora un po’ a baciarle il seno, poi accompagnandola la feci sedere nel letto della nonna, sopra l’asciugamano di protezione che aveva posizionato per evitare di sporcare con il sangue il copriletto ricamato. In un attimo mi tolsi la maglia, slacciai la cintura e abbassai i pantaloni insieme allo slip e li tolsi, e chinandomi presi a baciarle l’addome e le cosce.
Lei era eccitata e intimorita come me, che ce l’avevo in erezione e me lo guardava eretto oscillare. Come avevo letto, prima di sdraiarmi su di lei, la baciai ancora e la massaggiai sul corpo. Il desiderio era tanto ma avevo in me il timore da prestazione, cioè di non riuscire a penetrarla. Presi il blister del preservativo dalla tasca dei pantaloni, lo aprii e appoggiai l’anello di lattice sul glande davanti a lei e lentamente lo srotolai fino alla radice coprendolo tutto, mentre probabilmente eccitata mi osservava. A quel punto agitato e inquieto come lei ero pronto.
Come sapevo già fare le stuzzicai il clitoride dolcemente con le dita, insalivandolo insieme alla fessura, lo stesso feci sul preservativo che calzava il fallo, insalivai anche quello e mi sdraiai tra le sue cosce divaricate. Quando fui sopra di lei, mi prese una sorta di batticuore, timoroso sudavo e cercavo il “buco” come chiamavamo noi ragazzi l’orifizio vaginale, con la cappella tra i peli frugavo con disagio e incapacità e agitato ero in difficoltà a trovarlo con il solo glande.
Non riuscendo a trovare soltanto con il glande l’orifizio vaginale racchiuso dentro la fessura vulvare sotto i peli pubici, come mi avevano spiegato i più grandi passai il dito lungo la giuntura delle grandi labbra e premendo sentii il punto di depressione dove entrava la falange, rilevando subito la porta che già tante volte avevo violato con il dito medio masturbandola, ma che agitato e emozionato, con la cappella non individuavo. Seguendo il dito guida appoggiai la cappella contro i peli e spinsi sempre tenendo il dito come riferimento e appena sentii entrare il glande, tolsi la falange del dito e agitato spinsi ancora socchiudendo le grandi e piccole labbra vaginali penetrando un po'. La strada era giusta, l’ingresso era quello ed ero contento. Lei mi osservava negli occhi con i suoi ansiosi e timorosi e le mani appoggiate sulle mie spalle, premetti ancora ma sentii resistenza, non entrava, capii che era l’imene. Provai a spingere lentamente ma non riuscivo a penetrala, allora mi tornarono in mente i consigli:” Se non entra dalle un colpo secco… e la svergini. “E così feci, allontanai il glande dall’imene senza farlo uscire dalla vagina e mentre lei mi fissava spinsi veloce il bacino in avanti e lo sentii urtare ancora l’imene forte e all’improvviso cedere, cessare la resistenza e entrare tutta nel vuoto, in lei la mia asta di carne dura, mentre lei emetteva un gemito e con le braccia sulle spalle mi abbraccia forte. L’avevo penetrata. Per lei era la prima volta, ma anche per me che entrava in una vagina, ci eravamo sverginati a vicenda. Spinsi, ancora e lo sentii entrare maggiormente, fu bellissimo sentire il caldo umido della vagina vergine di Alessia che amavo, intorno al mio cazzo.
La rottura dell'imene le causò la perdita di un po' di sangue, non molto, non le feci molto male, era lubrificata e eccitata. Non potete immaginare come mi sentivo in quel momento che riuscivo a chiavarla, era come se fossi entrato in paradiso. Ero contento, gioioso, l’avevo penetrata e distinto iniziai a muovermi, a fare avanti e indietro con il bacino in modo goffo, come mi veniva d’istinto e pescando nelle mie conoscenze acquisite nei mesi precedenti di visioni anche di video porno, prendendo il ritmo iniziai a chiavarla con le sue mani appoggiate sui miei fianchi o sul mio viso oppure sulla schiena e celermente andai a fondo.
Proseguii a muovermi avanti e indietro con il bacino iniziando a chiavarla. Quel giorno avvenne il nostro primo rapporto sessuale completo che fu emozionantissimo, lo facemmo nel letto di sua nonna. Possederla e baciarla nuda sotto di me era così naturale e meraviglioso che lasciai che le cose andassero da sole. Distesi e abbracciati lei mi accarezzava e io sentii il desiderio di fare lo stesso. Iniziai con vari palpeggiamenti, strusciamenti e via dicendo, tutto era sensuale e coinvolgente in quel momento.
Avvertivo le sue dita sulla pelle oppure che mi frugavano tra i capelli e la sua lingua calda in bocca che baciandomi mi tratteneva e tirava a sé.
Nonostante il preservativo sentivo la sua vagina calda e umida avvolgere il mio cazzo e la sua bocca, la sua lingua e saliva nella mia mentre la baciavo e chiavavo; era magnifico, bellissimo. Non potevo crederci, la stavo chiavando …. stavo chiavando Alessia, il mio amore, la mia passione dopo averla desiderata tanto. In quel momento mi sentivo capace e potente e constatai che sapevo chiavare anch’io.
Come detto era la prima volta che possedevo una ragazza e oltretutto che amavo … ed era Alessia, la mia Alessia, il mio amore bellissimo…il mio sogno, la mia vita. Ero pieno di gioia e muovendomi su di le la stringevo, baciavo e accarezzavo e lei ricambiava e la sentivo godere. Si! … godeva, quindi significava che tutto sommato ero bravo a chiavare…e mi rassicurai e calmai, la tensione sparì così come pure il timore di non riuscirci, l’ansia da prestazione.
Perso tra i baci e le carezze dell’amore, nel sottofondo delle nostre canzoni d’amore, sentii la sua voce ansimante gemere.
Non so quanto durò quel rapporto sessuale, forse pochi minuti o di più, sentii lei avere l’orgasmo, tirare su le ginocchia e allargare le gambe sui miei fianchi continuando a gemere e ad ansimare stringendomi forte in un: “Ooooooooohhhhhhhhh!!!!!!” Non resistetti, stavo avendo l’orgasmo anch’io, il primo della mia vita a chiavare e con la donna che amavo. Eiaculai nel preservativo e restammo abbracciati alcuni secondi, poi spostandomi lo sfilai dalla vagina con il preservativo sporco di sangue e pieno di sperma, anche lei vide il sangue e si mise a piangere… era emozionata, era diventata donna. La coccolai con amore e tenerezza, ci pulimmo prima con dei fazzolettini di carta e poi ci lavammo. Ero al settimo cielo, l’avevo chiavata, finalmente l’avevo chiavata, era mia …ero felice.
Dopo aver fatto sesso completo il mio amore per lei si elevò all’ennesima potenza, divenne la mia principessa, la mia vita… tutto per me e il resto non mi importava.
Dopo quella prima volta, presi sicurezza e lo facemmo ancora, Il sesso piaceva a entrambi, lo praticavamo volentieri ogni volta che potevamo, l'ormone dell’amore che avevamo in corpo contribuiva al legarci e a una maggiore intimità.
Da quel giorno con Alessia, saltuariamente iniziammo ad avere anche rapporti sessuali completi con il preservativo, non per motivi igienici, ma per evitare eventuali gravidanze indesiderate...
Avemmo anche un altro tipo di rapporto, quello orale, provammo, ma non le piaceva praticarlo, lo fece soltanto una volta, me lo baciò e leccò soltanto, non era capace a fare i pompini.
I nostri genitori si conoscevano e senza dirlo apertamente dietro il nostro incontrarci spesso furono favorevoli che ci frequentassimo, difatti anche per loro diventammo fidanzati, accettando di buon grado visto che eravamo entrambi di buone famiglie torinesi. Come mentalità erano aperte, pur immaginando che avessimo rapporti sessuali completi non ci dissero mai nulla, io e Alessia ci rispettavamo.
Con il tempo, negli anni facemmo anche progetti di vita a breve, medio e lungo termine, come quello di sposarci appena terminata l’università e avere figli, condividere sogni ma anche responsabilità.
Passarono gli anni tra studio e divagazione e naturalmente settimanalmente avevamo rapporti sessuali completi. Presa la maturità io mi iscrissi alla facoltà di giurisprudenza e lei mi seguì l’anno dopo con architettura.
Oltre che innamorati eravamo anche amici, complici. L’ Intimità e il legame emotivo che ci legava l’uno all’altro era forte e profondo e portava anche a giocare tra noi, a verbalizzare e farci sentire a nostro agio in reciproca compagnia.
Naturalmente c’era anche gelosia ed esclusività l’uno sull’altro e sesso. La sessualità in noi giovani ragazzi era una scoperta reciproca, anche se io cercavo di farmi passare per esperto pure se non lo ero. Con il tempo e lo studio si è stabilizzato diventando quello che chiamano amore maturo e non più adolescenziale, una qualità che ci distingueva dalle altre coppie. Amavamo scherzare tra di noi e con gli altri anche a loro insaputa, non scherzi fisici, ma verbali, recitativi, di immedesimazione, caratterizzati da quel senso dell'umorismo di divertirsi insieme che creava maggiore complicità e amore, per poi farci delle risate innocue tra di noi che rafforza il nostro legame e ci rendeva più vicini. Prendevamo in giro l'altro in modo leggero, fingendo di essere quelli che non eravamo.
A volte imitavamo e o interpretavamo personaggi, situazioni, con l'obiettivo di creare un momento di risata e di gioia condivisa solo per noi. Erano situazioni improvvisate, non premeditate che nascevano sul momento e per questo più divertenti. Tra noi quando le compivamo utilizzavamo la mimica, i gesti e le espressioni facciali per capirci davanti all’ignaro, bastava guardarci negli occhi e sapevamo cosa dire e fare. Recitavamo con toni di voce e accenti o di ruolo veritieri, come se recitassimo tra noi una parte, per poi soli, ridere alle spalle dell’ignaro o degli ignari. Era divertente. Ci piaceva l'improvvisazione e la creatività rendeva tutto ancora più spiritoso. Spesso scherzando ci piaceva darci del lei in modo ironico, fingendo di non conoscerci, lei osservandomi, all’improvviso mi diceva:” Che fa mi guarda il sedere?”
Io rispondevo:” Ma no signorina si sbaglia…”
“No…no… mi stava guardando il sedere l’ho vista sa…”
E io continuando il gioco:” Ma no guardavo il tessuto che è molto bello…”
“Oh…non sia volgare sa!... Non faccia apprezzamenti sul mio sedere...”
“Ma no, io lo facevo sulla stoffa, cos’è cotone?” E mi avvicinavi e la toccavo.
“Ohhh!!...Ma che fa mi tocca il sedere? Come si permette? Guardi che lo dico al mio fidanzato…!”
“Oh e che fa il suo fidanzato?” Chiedevo.
“Le tira un pugno sul naso … la picchia.”
“Ah sì! E allora le dica anche questo al suo fidanzato!” E le davo un manato sul gluteo e finiva tutto lì, ridevamo e ci stringevamo e baciavamo… Ecco questo era lo spirito e il tenore del nostro divertimento, erano giochi simili, stupidi, infantili, da innamorati. Si trattava di giochi di comunicazione, in cui usavamo la menzogna e la verbalità per divertirci e creare momenti unici alle spalle del beffeggiato. A volte ero un medico, un marinaio, un manager, un insegnante, uno spazzino, altre ci fingevamo fratello e sorella e quei giochi erano solo dei passatempi e tutto avveniva in modo naturale.
Capitava a volte che con degli sconosciuti, non ci presentavamo per quello che eravamo una coppia di fidanzati ma come fratello e sorella… cugini… marito e moglie giovani, interpretando un "finto" legame famigliare che non c’era, con creazioni di situazioni anche eccitanti oltre che divertenti come quando capitava che qualcuno ignaro della realtà corteggiasse Alessia davanti a me. Era una simulazione esilarante e spiritosa, in un contesto controllato da noi, dal nostro egocentrismo arrogante, mostrando riservatamente un atteggiamento di distacco e derisione verso di loro a volte provando quasi insofferenza.
Durante gli studi universitari ci fu il covid e noi passammo quei quasi tre anni dal 30 gennaio 2020 al 5 maggio 2023 con mascherine, isolandoci come tutti dagli altri. Io e lei continuavamo a vederci e fare l’amore… senza mascherina naturalmente, praticammo tutti e tre i vaccini, anche perché l’università lo richiedeva. Studiavamo e ci incontravamo o a casa mia o a casa sua, i genitori oramai sapevano che ci frequentavamo e che al termine degli studi ci saremmo sposati. All’inizio del 2022 con il termine dell’emergenza incominciammo a uscire, a frequentare gli amici e andare in vacanza al mare. Il primo e secondo anno il 2022 e 2023 restammo vicini ai parenti, andammo a Loano, una carina cittadina ligure, dove i miei avevano l’appartamentino.
In seguito continuammo ad andare anche d’inverno nei momenti liberi, da Torino a Loano ci voleva un’ora e mezza di autostrada, spesso la domenica mattina presto partivamo in auto e alla sera tornavamo su. Loano era come base estate e inverno e anche lì scherzavamo, ci divertivamo anche a prendere in giro qualcuno e funzionava sempre, gli ignari beffati ci cascavano con nostro deridere alle spalle.
Nel 2023 a 24 anni mi laureai in giurisprudenza e andai a svolgere praticantato o più semplicemente tirocinio in uno studio legale di Torino, nell’attesa che l’anno successivo si laureasse Alessia e di seguito ci saremmo sposati tanto ci amavamo. Volevamo sposarci giovani e avere figli presto.
La sessione di laurea estiva in architettura quell’anno a Torino si concentrava e si svolse da giugno a luglio e lei si laureò e prese il dottorato in Architettura il 23 Luglio 2024. Divenne dottoressa e organizzammo una festa con gli amici e conoscenti per la nuova futura architetta. Intanto avevamo già preparato tutto per sposarci, anche la data, il 21 Settembre, organizzando durante l’estate per la cerimonia, gli abiti, il ristorante, la chiesa, il viaggio di nozze ecc…
Per riposarci un po' soprattutto Alessia che era stressata, decidemmo di compiere una breve vacanza, bella, divertente, ricca di vita, dove distrarci e non a Loano dove a mezzanotte chiudevano tutto e spegnevano la luce. Decidemmo di andare all’estero almeno una settimana per scaricarci e carburarci, stabilimmo di andare a Ibiza otto giorni, ma naturalmente era tutto completo, alta stagione, restavano soltanto alcune camere in alberghi di alta categoria, ma i prezzi erano elevati, quasi esorbitanti… Decidemmo di prenderlo lo stesso e prenotammo una settimana, da mille euro ciascuno, ma al momento di pagare ce lo regalò la madre di Alessia, mia futura suocera, perché la sua bambina si riposasse e si distraesse dopo tanto studio e la laurea.
Trovammo libero e prenotammo dal 12 al 19 agosto, sembrerà stano, un paradosso, ma la settimana più affollata dell’isola, nei grandi alberghi si trovava ancora qualche posto, vuoi per disdette date o perché non vengono proprio prenotate sapendolo il periodo più caotico dell’anno e quindi meno adatto per alcuni benestanti per riposarsi.
Prenotammo un volo diretto da Torino Caselle a Ibiza, andate e ritorno con le date stabiliti alla Ryanair, Il volo diretto senza scali durava circa 1 ora e 45 minuti. 453 euro andata e ritorno a testa.
“ARRIVO A IBIZA” UN GIOCO D’AMORE RISCHIOSO (amore, sesso, tradimento.)
Prima di atterrare l’aereo fece il giro dell’isola, Alessia come una bambina guardò fuori dal finestrino e chiamò anche a me a farlo, il mare turchese che brillava sotto di noi e il cielo limpido sembravano chiamarci a gran voce. Eravamo carichi di aspettative e amore per quella vacanza estiva, pronti a staccare dalla routine quotidiana, dallo stress dello studio e a vivere giorni di spensieratezza.
L’aereo sfiorò la pista di Ibiza e atterrò dolcemente e appena la porta si aprì, mentre scendevamo dalla scaletta, un soffio di aria mediterranea, calda e salmastra profumata di mare e di fiori d’arancio ci accolse. Il caldo dell’isola ci avvolse come un abbraccio improvviso, mescolandosi all’odore di salsedine che proveniva da lontano, promettendo giorni infuocati di sole luminoso e divertimento. Appena scesi Alessia inspirò profondamente, il cuore già ci batteva più forte per l’emozione, inforcò gli occhiali da sole che calò sul naso e con la testa piena di aspettative mi sorrise.
Appena ci fermammo quasi solenne le dissi scherzoso: “Benvenuta a Ibiza signorina...”
Lei mi sorrise rispondendo:” Grazie signore.” E ridemmo abbracciandoci…
Una volta presi i bagagli nel nastro di riconsegna, insieme ad altri turisti ci avviammo all’uscita. Io dietro di lei trascinavo i trolley con un sorriso leggero e gli occhi che le correvano addosso, come se fossi un estraneo che la osservava, era bellissima….
Era tutto troppo luminoso, Il cielo, il rumore delle risate degli altri turisti che come noi arrivavano, i colori sgargianti dei taxi parcheggiati fuori dall’aeroporto. Dopo mesi di università, pioggia, nebbia e silenzi pesanti, quell’esplosione di vita sembrava quasi violenta. Il sole estivo baciava la pelle e il ritmo vivace della musica lontana in sottofondo sembrava già pervadere ogni angolo dell’isola.
“Siamo qui davvero?!” esclamò Alessia, con un sorriso sgargiante mostrando tutti i suoi denti bianchi regolari e perfetti:” Non mi sembra ancora reale. Non vedo l’ora di staccare tutto e iniziare a divertirmi.” Rispose, tirando su il trolley e guardandosi intorno.
“Si, finalmente siamo arrivati!” esclamai, spalancando le braccia come per abbracciare tutto il mondo con un sorriso largo che mi illuminava il volto e, guardandomi attorno, aggiunsi: “Anch’io amore non vedevo l’ora di scappare dalla città e venire qui.” Alessia ricambiò il mio sorriso con un entusiasmo genuino, ridacchiò seguendo il ritmo delle mie parole quando aggiunsi “Sarà un’estate diversa, lo sento.”
Il mio sorriso e entusiasmo erano contagiosi e anche lei sentì il cuore battere più forte sentendosi pronta a lasciarsi andare sull’isola.
Il taxi ci portò al nostro albergo passando accanto a piccoli locali affollati di gente felice e ridente, a bar con gruppi di turisti che già ballavano all’aperto. Le voci, i suoni e i rumori si mescolavano all’aria calda creando un’atmosfera di festa che sembrava non avere fine. E con quella promessa tra di noi, la nostra avventura a Ibiza era appena iniziata.
Avevano prenotato in un albergo a San Antonio, vicino al mare, con la terrazza vista tramonto. Avevamo parlato per settimane di questa vacanza, progettando ogni dettaglio. Ma ora che eravamo lì, volevamo pensare a divertirci e a nient’altro.
Giungemmo alla reception, luminosa e discreta, ci registrammo ad un personale gentile e riservato.
L’albergo era un rifugio con un’atmosfera accogliente, la stanza arredata con gusto semplice ma curato, pareti dai toni caldi, letto matrimoniale con lenzuola bianche e morbide, tende leggere che si muovevano con la brezza della sera. Un piccolo balcone si affacciava sulla strada e la spiaggia sottostante, da cui si sentivano i rumori e i suoni lontani della vita notturna dell’isola che iniziava presto, un contrasto tra quiete e caos.
La nostra vacanza era una commistione di eccitazione, abbandono, ricerca di allegria e divertimento.
Quella sera dopo aver messo a posto i bagagli e esserci rinfrescati, ci preparammo con abiti leggeri e attenti al nostro aspetto vacanziero uscimmo cercando di curiosare le bellezze dell’isola.
Andammo al ristorante a cenare e poi ci mettemmo a camminare tra le stradine acciottolate, punteggiate di palme e negozietti dipinti da mille colori, tra la folla di turisti festanti, bar con tavolini all’aperto e luci al neon vivaci. Le luci dei locali cominciavano a scintillare già mentre il sole scendeva lentamente dietro l’orizzonte, dipingendo il cielo di un rosa e arancio. In alcuni punti c’era musica dal vivo, dove ragazzi e ragazze si preparavano a vivere notti indimenticabili. già pronti a immergersi nella festa. Le luci e le risate si mescolavano all’aria calda creando un’atmosfera di pura euforia. E noi ci scambiavamo sguardi carichi di promesse, amore e intenzione da realizzare.
Ci comportavamo in modo spensierato, camminavamo mano nella mano con momenti diventanti attraverso scherzi o battute tra di noi giocosi. In vacanza volevamo vivere emozioni forti, diverse dal solito ed eravamo inclini a rischiare o a fare cose che normalmente non compivamo a Torino. Quella vacanza doveva essere anche un momento di crescita e di unione, per saldare il nostro amore.
Era l’inizio di un’estate che nessuno dei due avrebbe mai dimenticato.
Dal lungomare si sentiva il ritmo pulsante della musica elettronica, un’onda di suoni elettronici e latino americano, salsa… e risate che sembravano fondersi con l’energia dell’estate e il caldo dell’aria. un richiamo irresistibile. Il suono si faceva sempre più nitido mentre ci avvicinavano a un piccolo locale dove un gruppo di ragazzi ballava e rideva sotto le stelle.
“Dai, andiamo a vedere!” disse Alessia afferrandomi la mano con entusiasmo. Ci accomodammo in un dehors a bere due Margarita e osservare i balli, i ballerini e ascoltare la musica che dava il ritmo.
Quando ci alzammo, pagai ed eravamo pronti a farci una passeggiata sul lungomare che era più fresco, si sudava pure a restare fermi…
Vedendo il mare le dissi: “Vieni andiamo a riva…”
Alessia sorrise e annui “Sì!” rispose avvicinandosi maggiormente a me. “Voglio vedere il mare…” E tenendola per mano mi seguì, lasciandosi trasportare dalla leggerezza di quel momento e da me.
Scendemmo lentamente lungo la spiaggia, ci togliemmo le scarpe tenendole in mano, camminano lentamente verso la riva, la sabbia era ancora calda sotto i piedi lasciando una sensazione di benessere, ed era talmente fina che ci scivolava tra le dita dei piedi, mentre la brezza leggera portava con sé il sapore salato del mare ad accarezzarle la pelle. Il mondo sembrava lontano, l’Italia, Torino e per un attimo ci dimenticammo di tutto ciò che avevamo lasciato dietro.
Passeggiammo in silenzio, un passo dopo l’altro finché mi fermai e la guardai negli occhi e senza preavviso, mi avvicinai, sfiorai la sua guancia con le dita e la baciai sulle labbra che si unirono alle mie in un bacio dolce e lento che sembrava fermare il tempo. Non era un bacio impulsivo, fu lento, quasi delicato, ma pieno di significato d’amore. Il mare davanti a noi era calmo e silenzioso, quasi a rispettare la delicatezza di quell’istante.
Ci fermammo a pochi passi dall’acqua, io presi la mano di Alessia, intrecciando le dita con delicatezza alle sue. Era un momento magico, particolare, molto romantico il mare si infrangeva dolcemente con la luna che lo illuminava. Mi avvicinai ancora a lei, le sfiorai una ciocca di capelli con finezza, i piedi nudi affondavano nella sabbia bagnata e il mare lento accarezzava la riva e i nostri piedi con onde leggere e delicate. La luna oramai era uscita e Il sole completamente tramontato, tingendo il cielo di sfumature rosate e scure.
“Pensa, questa è solo la prima sera! Chissà cosa ci aspetterà ancora. Questa sarà un’estate che non dimenticheremo Ale…” Sussurrai accanto a lei osservandola negli occhi con una scintilla di complicità: “Guarda che ambiente romantico, che meraviglia, il mare la luna, la spiaggia, la musica e noi…”
Lei sorrise felice e mi strinse a sé sentendosi amata, pronta a lasciarsi andare con gli occhi che brillavano di voglia di vivere e del riverbero della luce della luna sul mare.
“Lo spero davvero Maury…. Spero solo che sia un’estate indimenticabile.” Ripeté accoccolandosi su di me. “Sai amore…” Affermò:” …. Spero proprio che Ibiza non sia soltanto festa e musica per noi, ma qualcosa di più.”
Sorridendo le dissi: “Eh… come sei romantica Ale, è questo ambiente che ti ispira?”
Lei mi guardò, i suoi occhi verdi brillavano di una nuova luce, diversa da quella stanca e svogliata delle settimane precedenti, una luce viva e d’amore.
“Qui dobbiamo divertirci Ale.” Continuai. Restammo ancora in silenzio per un momento, abbracciati ascoltando il suono lieve delle onde che lambivano. Lei sorrise appoggiando la testa sulla mia spalla, sentendo il calore del mio corpo contro il suo volto.
“Anch’io ti amo Maury.” Ripeté come un mantra o un disco incantato mentre continuavamo a stringersi, baciarci e a ripeterci che ci amavamo.
Ci scambiammo un altro bacio leggero, dolce come il primo respiro di quella notte che stava arrivando. Il mare davanti a noi mormorava piano, e le stelle incominciavano a illuminare il cielo che scuriva sempre più.
Agosto portava alla luce il lato più vibrante, vivace ed energico di Ibiza! Il clima era caldo, la folla elettrizzante e l'isola era piena di vita. La vita notturna in quel periodo era al suo apice e l’isola piena di persone che emanavano una vivacità particolare di allegria e di festa. Ibiza era nel pieno della sua alta stagione, con un clima rovente e soleggiato e temperature diurne che superavano i 30°-35° gradi e quelle notturne i 25 gradi, da sembrare temperature tropicali. L’umidità alta rendeva le temperature percepite ancora più elevate di quelle che erano. Notammo dalla brochure pubblicitaria presa in albergo che nel periodo in cui ci saremmo fermati noi ci sarebbero stati numerosi eventi sull’isola, tra cui spettacoli pirotecnici e il Bloop Festival, un evento gratuito che combina arte, musica e tecnologia e altre mille cose.
Quella sera dopo il romanticismo in spiaggia passeggiammo ancora un po', vedemmo esternamente alcune discoteche o bar-disco come le chiamano loro, sul mare che iniziavano a riempirsi con il proposito di diventare sempre più intense. Era il mese ideale per gli amanti della vita notturna, con feste ai beach club, ai bar-disco e anche sulla spiaggia del centro sempre affollati.
Verso mezzanotte tornammo in albergo, eravamo stanchi dal viaggio, ci spogliammo e andammo a letto, ma io eccitato volevo fare l’amore e iniziai ad accarezzarla.
“Dai Maury non sei stanco?” Mormorò
“No, con te mai, ti voglio, voglio fare l’amore Ale…” Sussurrai.
La baciai e iniziai ad accarezzarla con dolcezza il corpo e internamente le cosce, presi il suo slip per l’elastico e lo tirai giù alle cosce e poi alle ginocchia e lei piegando le gambe a sé lo tirò ai piedi e lo tolse. C’era emozionalità tra noi, nuda era molto sensuale e prese vita il nostro legame profondo. Le divaricai le gambe e abbassando il mio slip e misi tra le sue cosce accarezzandola e baciandola. Presi il blister del profilattico sul comodino, lo aprii e calzai srotolandolo sul mio pene eretto. Appoggiai il glande contro la fessura della vulva tra le grandi labbra vaginali ricoperte di peli e spinsi e la penetrai con lei che subito mi abbracciò e baciò. Iniziai a muovermi avanti e indietro coinvolgendo insieme a lei mente, corpo ed emozioni, attraverso gesti e parole dolci sussurrate all’orecchio. Prosegui a muovermi, sudavamo nonostante l’aria condizionata, perché lei non poteva sopportarla era intollerante e le faceva venire la tosse e spesso per respirare aria pura apriva le finestre vanificando il condizionamento in fubzione. Faceva caldo ma continuammo ad amarci, lei mi abbracciava e bacia e io ricambiavo e l’accarezzavo, in breve avemmo l’orgasmo, godette anche lei ed eiaculai dentro lei nel preservativo. Restammo per un po' di tempo abbracciati accoccolandoci, poi pieno del mio sperma lo sfilai dalla vagina tenendo il profilattico alla radice. Poco dopo si alzò lei e andò a lavare, quando tornò andai io a farmi la doccia e tornato a letto di baciammo nuovamente e tenendoci per mano ci addormentammo.
Fu un rapporto sessuale romantico oltre che carnale, composto anche di parole, sussurri, sguardi e carezze. Ogni gesto era intriso di dolcezza, di rispetto e attenzione al benessere dell'altro con l’unione del corpo e della mente. Un godere dei sensi sentimentale e passionale, al ricordo delle sensazioni d’amore vissute poche ore prima passeggiando in riva al mare.
La mattina dopo colazione, con le nostre sacche da turisti al mare uscimmo dall’edificio, ma non andammo alla spiaggia dell’albergo, che anche se bella era troppa affollata e di gente snob… forse come noi, ma in quel momento noi non lo desideravamo essere, volevamo essere fuori dagli schemi e divertirci e ci avviammo per il lungomare con i nostri cappellini in testa e gli occhiali da sole sul viso a cercare uno stabilimento balneare adatto a noi.
Camminammo un po' esplorando aree turistiche meno affollate e con gente meno raffinata, poi dopo quasi settecento-ottocento metri sulla nostra sinistra quasi in periferia ne vedemmo uno che ci piacque, c’era gente giovane e semplice ed entrammo:” Buongiorno, avete un ombrellone e due sdraio o prendisole?” Chiese Alessia alla direzione.
Un attimo signorina rispose l’impiegata:” No, ci spiace, siamo pieni in questo periodo…” Alla nostra rassegnazione e intenzione di proseguire a cercare aggiunse subito:” Ma se per voi va bene vi posso far aggiungere un ombrellone e due sdraio verso l’ultima fila e vicino allo steccato. Davanti nelle prime file non c’è più niente.” Disse.
Ci guardammo in faccia e annuimmo, non cercavamo la bellezza della prima fila, la posizione di spicco e d’importanza o di esposizione sociale, ma la comodità e riservatezza. Ci registrammo e pagammo.
” Quanto vi fermate?” Domandò.
“Otto giorni!” Rispose Alessia.
“Bene vi faccio preparare subito il posto, c’è da attendere qualche minuto. Poco dopo la voce femminile si sentì dire all’autoparlante:” Paco in direzione…Paco in direzione…”
Ci sedemmo nel dehors del bar interno a bere e nel frattempo vedemmo arrivare un ragazzo, alto, palestrato, un fisico scolpito, abbronzato e pieno di tatuaggi, capelli scuri e mossi che parò con l’impiegata, ci guardò si soffermò con lo sguardo su Alessia e sparì. Parecchi minuti dopo sentimmo dire alle nostre spalle:” Se i signori mi seguono il posto è pronto.” Ci voltammo, era quel Paco che avevano chiamato all’autoparlante... Lo osservammo e l’impressione che ci fece era del tipico ragazzo del sud della Spagna un po' come i meridionali da noi, carnagione scura bruciata dal sole, capelli bruni e tatuaggi.
A vederlo sembrava un tipo come gli altri. Non era bello e lui lo sapeva, ma era un tipo, sveglio, simpatico, un ragazzo dal sorriso facile con gli occhi scuri come la notte. Aveva un suo fascino e lo usava per influenzare e suggestionare gli interlocutori, anche se non sempre ci riusciva. Mi dava l’impressione del tipico bagnino che ci provava con la turista di turno quando qualcuna le piaceva, mi portava a pensare a quei tipi che si credono belli e non lo sono e pensano che tutte le donne cadono ai loro piedi e che quando guardano una ragazza, dentro di sé dicono…” Io ci provo…gli piaccio!”
Ci alzammo e ci accompagnò, non smettendo di staccare gli occhi da Alessia che sorrideva per educazione e non certo di piacere. Fu più che gentile… ci aprì l’ombrellone e la sdraio… e quando Alessia fece per darle la mancia non la volle rispondendo: “Io sono qui per voi!... Se avete bisogno di me chiamatemi pure tranquillamente …” E tornò giù sul trespolo insieme a un suo collega, non senza lanciare un ultimo sguardo di considerazione a Alessia.
Quando sparì, restati soli ridemmo dei suoi sguardi su di lei, ma non ci demmo peso.
La spiaggia era un luogo dove potevamo riposare e divertirci.
Poco più tardi andammo in riva al mare a bagnarci i piedi, la sabbia era fine e dorata, morbida sotto di noi e rilasciava un leggero profumo di salinità nell’aria. Il mare era di un azzurro cristallino, calmo, con onde lievi che accarezzano la riva con un ritmo lento e ipnotico. Il cielo celeste, mentre il sole si spostava dolcemente, accendendo di luce calda la sabbia, i volti e i corpi delle persone.
Passeggiammo con i nostri cappelli e occhiali scuri in riva al mare, Alessia con il bikini ridotto rosa corallo su giallo a motivo floreale, annodato sui fianchi e alla moda, con la catenina girocollo, era un incanto, sexy con le sue gambe lunghe affusolate con un corpo stupendo e vedemmo quel Paco sul trespolo in riva al mare che accortosi di Alessia la continuava a osservare nel corpo e sulle sue gambe lunghe quasi con avidità.
Alessia aveva un fisico bellissimo caratterizzato da una figura slanciata in equilibrio armonioso e proporzionato tra le varie parti del corpo, Il seno non eccessivamente prosperoso era caratterizzato dalla forma arrotondata e dalla fermezza che lasciava intuire che era sodo, con il volume e la proiezione verso l’esterno del torace. Era di dimensioni medie, una terza di reggiseno, tonico e ben sviluppato, coperto in parte dal tessuto del bikini a mezze coppe ridotte a triangolo, che ne mostravano la metà superiore, ma che io conoscevo bene e sapevo che sotto di esso vi erano le areole proporzionate e i capezzoli sporgenti, specie se si eccitava o sentiva freddo, di color rosa. Il punto vita sottile e ben definito con curvatura fisiologica concava verso l’interno e i fianchi continuazione inferiore della vita erano proporzionati e curvi convessamente verso l’esterno e insieme le davano una forma sinuosa, sensuale e femminile. Anteriormente l’addome piatto, leggermente incavato all’interno, con la linea muscolare definita verso i fianchi, senza gonfiore o parti in eccesso. Posteriormente sotto la schiena e sopra le gambe feline, si formava il sedere, alto e arrotondato diviso dal solco intergluteo lungo e profondo che formava due glutei sodi e tonici che davano la forma prominente al suo bellissimo culo nonostante la parte fosse coperta dal costume.
Ai passi sulla sabbia si apprezzavano le gambe lunghe e snelle, con delle cosce toniche e affusolate e la muscolatura morbida.
In poche parole aveva un bel corpo snello e armonioso da modella, con fianchi curvati e sensuali, le spalle proporzionate a tutto il resto e una silhouette sinuosa che con il bikini ridotto si evidenziava benissimo. Passeggiammo un po' e vedemmo questo Paco sul trespolo in riva al mare che continuava a guardare Alessia e mangiarsela con gli occhi, quasi con libidine imbarazzandoci. Tornammo a sederci sulle sdraio e a prendere il sole.
“CONOSCENZA di PACO” UN GIOCO D’AMORE RISCHIOSO (amore, sesso, tradimento.)
Alle 13.00 andammo nel ristorante-tavola calda dello stabilimento balneare a pranzare, dove ci trovammo anche lui. Era seduto con dei turisti e quando si accorse che c’eravamo anche noi parlando con loro si mise a osservare Alessia pensieroso, mentre con le dita si sistemava continuamente una ciocca di capelli. Ci accorgemmo che ci guardava o meglio osservava Alessia e capimmo che il suo imbarazzo era dovuto alla nostra presenza, a quella di Alessia a dire il vero che si capiva dagli sguardi che gli lanciava che le piaceva. Noi accorgendoci del suo interesse per lei e guardandoci tra di noi negli occhi, comprendendo cos’erano quei pensieri intensi che aveva quando la scrutava, ridevamo di lui fingendo di farlo per altro… prendendolo in giro con lui ignaro:” Hai un ammiratore! “Mormorai sotto voce ad Alessia.
Lei sorrise guardandolo e lui fraintese che quello sguardo e quel sorriso fossero per lui... che ricambiò.
Dopo averci osservati un po', probabilmente prese coraggio e si avvicinò al nostro tavolino sempre sorridendo: “Ola…. de donde eres? Vacaciones? (Salve… di dove siete? Qui in vacanza?)” Esclamò in spagnolo.
“Italia! “Siamo italiani.” Risposi io guardandolo insieme ad Alessia. Aveva trovato l’ardire di farsi avanti.
“Italiani? Bella Italia a me piace, io parlo un poco italiano con i turisti…”
“E noi parliamo un poco spagnolo …” Rispose sorridendo Alessia mostrando i suoi bellissimi e perfetti denti bianchi.
“Di che città siete di Italia?” Domandò.
“Torino!” Risposi...
“Ah Turin…” Ribatté in spagnolo.
Alessia rise:” Anche nel nostro dialetto si dice Turin…” E ridemmo tutti.
“Quanti anni avete?” Si interessò.
“Io 25 anni e lei 24 anni…” Risposi.
Ci guardò, osservò Alessia e domandò nuovamente:” Siete fidanzati? Sposati… maritati?”
A quella richiesta prima che lo facesse Alessia guardandola negli occhi risposi:” No siamo fratello e sorella…”
“Ah siete fratello e sorella! “Ripeté lui compiaciuto di apprenderlo: “Hermano e Hermana…” Pronunciò in spagnolo sorridendo E la guardò ancora.
“Si!” Confermai io spostando il piatto ormai vuoto.
Alessia capì che volevo giocare con lui, prenderlo in giro e stette al gioco.
“Siete qui in vacanza?”
“Già,» aggiunsi io, fingendo di sorridere forzatamente. “Un’estate da fratello e sorella come ai vecchi tempi.” Risposi:” Purtroppo lei viene fuori da una situazione sentimentale particolare, ha litigato con il suo fidanzato perché l’ha tradita e ora è in crisi…”
“Oh mi spiace! Ma come ha fatto a tradire un fiore bello come te?” Pronunciò rivolgendosi direttamente a lei, guardandola e dandole del tu.
Lei non rispose e osservò me che continuai:” Lo ha fatto! Ora lui la cerca… vuole essere perdonato… si è pentito e lei si è presa una pausa di riflessione prima di decidere qualcosa. Pensa che si devono sposare a fine estate…” Aggiunsi stupidamente personalizzando la menzogna e facendo entrare parte della nostra vita e noi stessi in quello stupido gioco.
“Ci credo che vuol essere perdonato e sposarti!” Ribatté con un sorriso.
“E così…” Aggiunsi io:” … siamo qui insieme, lei a dimenticare e riflettere … a fare passare questa fase di tristezza e io ad accompagnarla, l’ho voluta portare una settimana qui in vacanza in modo che non pensi a quello stupido, le tengo compagnia, da sola non se la sentiva di venire.” Continuai.
“Hai fatto bene, vedrai che qui lo dimenticherai…” Mormorò rivolto ad Alessia:” …. Mi spiace è proprio uno stupido a tradire una ragazza come te.” E mentre io e lei guardandoci complici sorridevamo con gli occhi aggiunse:” Se volete io vi posso aiutare a distrarvi? Conosco bene l’isola…”
Guardai Alessia che seria rideva con gli occhi al punto fa tirarsi giù sul naso gli occhiali da sole per non mostrarli…:” Ma vedremo…” Risposi.
E lui invece di andarsene si invitò: “Posso sedermi? Chiese.
“Prego!” Dissi io.
Si accomodò proseguendo con il discorso per fare la nostra conoscenza: “Cosa fate di bello nella vita?”
“Io sono avvocato …” Dichiarai mentendo…essendo ancora un praticante.
Lui allungò il braccio verso me dicendo:” Piacere io sono Paco…” E mi strinse la mano con vigore mentre io rispondevo:” Piacere Maurizio…Maury…”
“E la sirena di tua sorella come si chiama?! Ce l’ha la lingua? ...” Esclamò scherzoso guardandola e tendendole la mano.
Sorridemmo di quell’appellativo di sirena e se avesse la lingua, ma a lei fece piacere. “Io sono Alessia, Ale… per chi mi conosce e ce l’ho la lingua, soltanto che la uso quando serve e quando mi va…” Esclamò con una espressione divertita mentre io aggiungevo: “Lei si è laureata in architettura a luglio… anche per questo l’ho accompagnata a distrarsi… è stressata e in crisi dallo studio oltre che della sua vicenda personale…”
“Oh un’arquitecta…!” Pronunciò in spagnolo:” Doctor en arte…” E sorrise insieme a lei.
“E tu qui che fai qui…il bagnino?” Domandò dandogli anche Alessia del tu.
“Si, il salvavidas?”
“Il salvavidas? “Ripeté Alessia e sorrise.
“Si, se dice così in spagnolo…”
“E Salvi chi annega?” Domandò ironica.
“Si!” Ribatté lui fiero, e non perse tempo, sorrise e raccontò di sé: “Qui lavoro come salvavidas da quattro anni, ho salvato delle vite davvero, ragazze, signori e signore e… bambini. D’inverno girò l’Europa tra una stagione e l’altra. Ibiza per me è solo casa e lavoro.” Ogni parola sembrava un invito a un’avventura e Alessia giocando volle conoscere sempre di più.
E lanciandomi un’altra occhiata complice con una espressione provocatoria, pronunciò sarcastica continuando il gioco: “Quindi posso essere tranquilla a fare il bagno, che se annegassi … mi salveresti?” Era un gioco che già altre volte in modo diverso avevamo compiuto anche a Torino con sconosciuti, ed era divertente vedere la loro reazione.
“Certo, e non solo ti salverei, ma ti farei la respirazione bocca a bocca anche…” Replicò.
Io e Alessia ci guardammo e ci venne da ridere, ma facemmo i seri e lui non capendo quella espressione di serietà improvvisa sui nostri volti, ma pensando che dipendesse per la sua battuta spinta si affrettò a correggersi:” Ma professionalmente però!” Precisò.
“Ah…” Rispose Alessia maliziosa guardandolo fingendo ammirazione e lo interpellò curiosa: “Sei fidanzato tu?”
“Lo ero… ora non più…” Rispose:” Sono libero come te!” Aggiunse.” Sai qui sull’isola ci sono molte turiste e per un salvavidas è difficile restare fedele.”
“Ma è facile conquistare le turiste…?” Chiese lei.
“Se vorrei cambierai una turista a sera…” Esclamò vantandosi.
“Ma cosa intendi per conquistare?” Domandai curioso.
“Conquistar da noi si intende follar…”
“E follar che significa?”
“Follar nella vostra lingua vuol dire…” Guardò Alessia e sorrise e continuò:” Follar significar praticare il sexo esplicido…” E rise osservando sempre Alessia che ribatte:” Ah...comprendito…” Aggiungendo con un sorriso malizioso e divertito:” Tieni mucho muchace… (hai molte ragazze…)” E lui annuì con il capo sorridendo superbo.
Io e lei ci osservammo ancora di quella spiegazione e del fatto che avesse molte donne e Alessia per provocarlo, aizzarlo come dicevamo noi quando eravamo soli, cambiando argomento per adularlo proseguì: “Complimenti hai un bel fisico. E dei bei tatuaggi.”
Lui sorrise orgoglioso replicando: “Anche tu hai un bel corpo, da fata, da infarto… e non solo quello, ma anche il viso.” Esclamò.
Non perdeva tempo, appena era venuto a conoscenza che eravamo fratello e sorella era partito in quarta a corteggiarla. “Eh… non esagerare. “Dichiarò Alessia.
Gli apprezzamenti di Alessia su di lui erano segnali a me che intendeva continuare il gioco. Lei si complimentava falsamente con lui, adulandolo, mentre viceversa Paco con lei lo faceva con interesse e attenzione reali. Gli chiedemmo qualcosa sulla sua vita privata e ridemmo a labbra chiuse.
“Guardi anche le ragazze in mare?” Domandò sempre provocatoriamente Alessia continuando divertita il gioco, avendoci preso gusto a prenderlo in giro.
“Si! Anche se preferirei stare qui a parlare e guardare te! “Replicò Paco.
“Oh Dio…!” Esclamò lei e sorrise fingendosi imbarazzata di quella forma di corteggiamento esplicito e davanti a me il suo fidanzato reale, vero e Paco vedendomi silenzioso e credendomi suo fratello mi chiese addirittura il permesso:” Ti dà fastidio se faccio qualche battuta con tua sorella…”
“No, per niente…” Risposi guardando Alessia che tirava su e giù gli occhiali in fronte.
E alla mia risposta pronto domandò:” E se te la corteggio?... Educatamente si intende… ti incazzi?” Disse in Italiano ridendo.
Restai colpito dalla sua sfacciataggine e del suo voler flirtare con lei, ma divertito dai suoi tentativi che sapevo già sarebbero stati a vuoto passai la palla ad Alessia: “A me non dai fastidio, è mia sorella non è mica la mia fidanzata…” Affermai falsamente:” … devi chiedere a lei però se gli dai fastidio… ma ricordati che mia sorella è già fidanzata.” Affermai.
Alessia lo osservò e abbassandosi ancora gli occhiali che aveva appena alzato, dalla fronte sul naso per non guardarlo negli occhi cambiò discorso: “Allora se faccio il bagno davanti al trespolo quando ci sei tu guardi anche me, e potrò stare sicura?” Si informò.
“Ma certo…” Rispose lui convinto:” … ma io non ti guardo soltanto quando sei davanti al trespolo a fare il bagno, ti ho già guardata quando sei arrivata e lo farò oggi e lo farò anche domani e dopodomani e ora che so che siete soltanto fratello e sorella sono contento e ti guarderò ancora di più…” Dichiarò con un sorriso convinto alzando gli angoli della bocca in una espressione interessata.
In quel momento lo chiamarono con l’autoparlante…” Paco al trespolo.”
“Ora devo andare, devo dare il cambio al mio collega, inizio il turno, c’è già gente in acqua e devo stare sul trespolo… ma spero di rivederti ancora, vieni a fare il bagno davanti al trespolo, sarà come se danzassi per me quando nuoti …” le disse e si allontanò.
Appena soli io ridendo con la mano sulle labbra mormorai: “Hai fatto colpo sul salvavidas!”
“Ma dai Maury questo è scemo non l’hai capito, hai sentito cosa ha detto, che potrebbe avere una turista a sera e con ogni turista follar come dicono loro. Per me è solo un borioso e presuntuoso e poi che se faccio il bagno davanti al trespolo sarebbe come se ballassi per lui…Dio…!” E rise.
“E tu fallo amore, divertiamoci, siamo in vacanza…”
“Ma lo hai visto bene…” Esclamò tagliente.
“Non è brutto come ragazzo dai, è un tipo presuntuoso, più grade di noi!” Ribadii
“Sembra un terrone della Mirafiori degli anni70, uno zarro… (tamarro in torinese) tutto pieno di tatuaggi.” Pronunciò ridendo e mettendosi la mano davanti alla bocca:” Ha un bel fisico questo si, deve andare in palestra tutto il giorno d’inverno, ma di faccia e di intelligenza lascia molto a desiderare…?”
“Non ti piace?”
“Assolutamente no!” Rispose passandosi la mano sulla coscia a togliere delle briciole come se volesse togliere lui.
“Non è il tuo tipo?” Domandai provocatoriamente.
“Ma scherzi Maury? Mi sembra un Baròt!” Esclamò, che nel nostro dialetto piemontese significava persona semplice, individuo di bassa estrazione sociale, dai modi rozzi e poco raffinati.
“Un barot… “Ripetei ridendo:” … ma se ti va se ci giochiamo un po', ci divertiamo!? Non ci devi mica andarci a letto, ma solo adularlo un po'.” Precisai mentre si accendeva la sigaretta e dava una boccata.
“Andare a letto con quello lì? Piuttosto mi faccio monaca di clausura…” Affermò ridendo, chiedendo:” Tu vuoi che ci giochiamo un po’?” Facendo uscire il fumo dalle labbra dopo la prima aspirata.” Guarda che però il tipo mi corteggia davvero…”
“E lasciati corteggiare un po’, lascialo sognare, intanto non farà mai niente lo sai, ci rallegriamo e poi può essere utile.” Risposi stupidamente.
“E come?” Chiese Alessia fumando.
“Ci può fare l’inserviente, il valletto…”
Lei rise dicendo:” Il Gianduia.!” (Gianduia era la tipica maschera torinese e dare del gianduia a qualcuno significava darle del burattino…)
“Si, lui sa assai chi siamo realmente, si è bevuta la storia che siamo fratello e sorella!” Risposi divertito come lei: “Ma cerchiamo di non tradirci, di avere affettuosità davanti a lui, che se si accorge che lo pigliamo in giro si arrabbia… niente effusioni pubbliche tra me e te… faremo astinenza di coccole, effusioni, moine a e altro.” Dissi ridendo.
“D’accordo fratello…” Rispose divertita Alessia compiendo un'altra tirata alla sigaretta.
“D’accordo sorella…” Replicai io sorridendo a mia volta recitando la parte del fratello. Poi ci alzammo, pagai, uscii dal dehors e andammo a sederci in costume sulle nostre sdraio. Oltre che l’ambiente magnifico, avevamo trovato un modo divertente di distrarci come piaceva a noi.
E così iniziò la nostra avventura, il nostro…” Gioco d’amore rischioso…” quel gioco che ci deliziava a prendere in giro quel tipo salvavidas, fargli credere che eravamo fratello e sorella in modo che si spendesse nei tentativi vuoti di corteggiare Alessia anche davanti a me, era allietante per noi.
Passavamo il tempo in spiaggia o a fare escursioni, gite sull’isola o marittime, passeggiate e visite a luoghi del posto… La sera andavamo a passeggio, alle feste, ai disco-bar di cui era ricca l’isola o qualche discoteca vera e propria.
Le giornate si susseguivano una quasi uguale all’altra al ritmo delle più rilassanti e pacate abitudini borghesi. Ogni mattina ci alzavamo tardi facevamo una abbondante colazione. Infilavamo i costumi e ci precipitavamo in spiaggia. Il nostro programma prevedeva una pressoché infinita di cose, ma tra il sole caldo e la gente ne facemmo poche, passavamo la giornata sul prendisole e a mare… un mare bellissimo e quando eravamo in albergo ci coccolavamo un po’.
Alessia in camera si dedicava con cura a riservatissimi rituali nel piccolo bagno, le consuete e opportune abluzioni femminile, rifinitura della depilazione in varie parti del corpo e acconciatura per non perdere mai un filo di eleganza.
In spiaggia la musica, quella non mancava mai per ragazzi, ragazze, coppie giovani come noi e meno giovani padri di famiglia.
Al mare in quei giorni rappresentavamo l’immagine classica e vacanziera di fratello e sorella, di due famigliari adulti che condividevano momenti di relax, divertimento e complicità in un ambiente naturale incantevole. Evitavamo di abbracciarci pubblicamente per via di Paco, visto che in quel gioco che stavamo conducendo con lui ci credeva fratello e sorella. Il nostro era un prendere in giro deridere e schernire in modo privato, fargli credere possibili cose mai realizzabili per lui e divertirci a sua insaputa in modo allegro. L'intenzione era puramente scherzosa e visto che Alessia pareva libera, senza legami sentimentali, se non con il suo fantasioso fidanzato con cui aveva litigato a Torino, Paco la corteggiava, la osservava, le piaceva e lei si comportava … facendogli credere che poteva essere accessibile per lui.
Nello stabilimento balneare vivevamo momenti di svago, bagno insieme io e lei o in solitaria ognuno per conto proprio. Spesso passeggiavamo sulla riva parlando e scherzando o lei lo faceva individualmente con il suo bikini ridotto fingendosi sola e pensosa, con Paco che la osservava, gli parlava o gli faceva qualche complimento. Io poco distante dietro gli occhiali da sole ai passaggi di Alessia davanti al trespolo mi divertivo e poi ritornati nelle sdraio ridevamo dei suoi sguardi e reazioni. Altre volte dicevo ad Alessia di andare di proposito:” Vai a fare il bagno davanti al trespolo dove c’è lui…fatti vedere…” E lei effettuava il bagno davanti a Paco e nuotando fingeva di danzare per lui. Era pazzesco, ma non mancavano mai sguardi di complicità, la risata viva insieme, la gioia di condividere quel momento scherzoso tra me e Alessia beffandolo; e poi ci si rilassava sulla sdraio o in riva al mare sul telo da spiaggia.
Le effusioni e l’intimità la vivevamo e praticavamo soltanto quando eravamo soli, in città o in albergo oppure nelle escursioni dove Paco non poteva vederci perché al lavoro in spiaggia e spesso giocavamo tra di noi proprio di lui, a ricordare cosa aveva compiuto o detto quel boccalone di Paco in un determinato momento o in risposta a una battuta o a un gesto di Alessia... Allora ci abbracciavamo e baciavamo e camminavamo mano nella mano. Lo so era un gioco stupido ma ci allietava.
Paco in quei giorni al mare corteggiando Alessia lo conoscemmo meglio, non amava parlare molto di sé, manteneva una certa distanza emotiva che lo rendeva misterioso e nella sua rozzezza anche affascinante. Era più grande di noi di cinque anni e come noi prediligeva la musica elettronica, amava i ritmi veloci e ipnotici che rispecchiavano il suo modo di vivere intenso e a volte sfuggente.
I primi tre giorni le passammo così, alla sera andando in giro da soli e i pomeriggi se non facevamo escursioni, in spiaggia, dove Paco appena ci vedeva immancabilmente arrivava attratto da Alessia e ci chiedeva dove eravamo stati e cosa fatto la sera prima…
Il quarto giorno di vacanza, dopo una giornata alla spiaggia con il sole che bruciava, tornammo in albergo a lavarci e prepararci per uscire, volevamo fare una passeggiata nel centro di Saint Antonio, il cuore dell’isola. Scendemmo e ci avviammo verso il lungomare, guidati dalla gente e dalla musica che si riversava dai bar. Il profumo di salsedine si mescolava a quello dolciastro dei cocktail, e l’aria vibrava di possibilità e novità.
Quella sera non so se fu un caso, mentre ci muovevano tra la folla e le strade illuminate dell’isola vedemmo Paco tra la folla.
“Guarda chi c’è! “Mormorai a Alessia staccando la mia mano dalla sua senza che lui se ne accorgesse.
“Chi?” Domando curiosa lei.
“Il salvavidas… e ci ha visto, sta venendo verso di noi!”
Alessia sbuffo: Anche qui!?”
Difatti lui vedendoci sorrise e ci salutò alzando il braccio e muovendo la mano.
“Continuiamo a giocare a essere fratello e sorella?” Chiesi io, mentre camminavano fianco a fianco tra la folla.
Alessia rise: “Perché no! In fin dei conti fuori dalla spiaggia non l’abbiamo mai fatto!” E subito aggiunse con il sorriso:” Ma non siamo troppo diversi per sembrare parenti?”
“Ma che dici Ale, ci cascano tutti, siamo entrambi biondi con gli occhi chiari quasi dello stesso colore più o meno, e facile che la gente lo pensi e lui se l’è bevuta.”
“Va bene, continuiamo il gioco allora.” Rispose con una espressione divertita restando ad essere soltanto vicini fisicamente senza poterci dare la mano.
“Mi dispiace soltanto di non poterti stringere e accarezzarti quando c’è lui…” Pronunciai.
“Lo farai in privato. “Affermò lei con il sorriso malizioso:” In fondo questa finzione è solo un gioco, una recita per noi.”
Fingendo di non accorgerci che tra la folla veniva verso di noi, entrammo in un bar che dava sulla spiaggia, uno di quelli con i divanetti bassi, la musica era chic e i camerieri scalzi. Ordinammo due mojito mentre lei si lasciava cadere con il suo sedere seducente su un cuscino rosso, con i capelli sciolti sulle spalle color dell’oro e la pella chiara abbronzata color dell’ambra, era molto attraente, specie quando sorrideva con i suoi denti bianchi sotto le labbra vermiglie.
Vedendoci entrare e accomodare anche lui ci seguì all’interno e sorridendo con espressione contenta di chi incontra qualcosa o qualcuno sperato con passo lento e sicuro venne vicino a noi:” Ciao posso sedermi?” Chiese.
«Certo, accomodati!” Risposi, con un mezzo sorriso, mentre Alessia mormorava intanto che Paco con la mano spostava la sedia per accomodarsi:” Il salvavidas” E sorrideva.
Lui si sedette…” Posso offrire io?” Esclamò ordinando un Moijto anche per lui.
“No grazie, sarà per un'altra volta …” Dichiarò Alessia.
Lui la guardò” Non ti ho mai vista fuori della spiaggia, vestita si può dire, anzi devo dire che sei ancora più bella e attraente, truccata, sei molto elegante e affascinante.”
“Grazie Paco…!” Rispose lei lusingata.
In effetti era elegante, indossava un abito con motivi floreali sopra al ginocchio perfetto per una passeggiata serale, abbinato a sandali gioiello con tacco che le donavano eleganza e portamento. Un trucco leggero ma dai toni caldi su occhi e labbra che le dava uno sguardo profondo e labbra luminose. Orecchini pendenti, un braccialetto sottile e la borsetta elegante a tracolla. Era molto sexy, lui sembrava imbambolato a osservarla.
“C’è molta gente stasera!” Esclamò Alessia.
“Si tanta…” Proseguì lui:” … pensa che durante l’estate si arriva anche a due milioni e mezzo di visitatori. Menomale che io mi sposto in moto…” Aggiunse.
“Che moto hai?” Domandò interessata mentre io sorseggiando il cocktail fingevo di osservare in giro ma li ascoltavo.
“Una Yamaha MT-07…”
“Whoww ...” Esclamò lei, mentre io voltandomi su di loro aggiungevo:” Bella moto.”
“Voi avete la moto?” Ci domandò.
“No, noi per Torino d’estate giriamo con lo scooter.” Risposi.
Poi rivolgendosi ad Alessia la invitò:” Se vuoi ti porto a fare un giro in moto, anche stasera.” Disse.
Lei sorrise della sua audacia e mi guardò negli occhi rispondendogli: “Fai attenzione Paco con gli inviti, mio fratello è geloso della sua sorellina sai!”
Paco alzò un sopracciglio esclamando: “Allora spero che il tuo fratellone non sia troppo protettivo nei miei riguardi e ti lasci in libertà.”
“Oh, lo è! “Rispose Alessia, cercando di non ridere. «Ma a volte si distrae.” Aggiunse provocatoria e maliziosa per tenere alta la tensione del gioco.
«Quindi devo fare attenzione a tuo fratello? Interessante. Allora sarò prudente. “Dichiarò scherzando.
“Si… devi essere molto prudente con lui, mio fratello ha il vizio di rompere i nasi a chi mi importuna.” Continuò Alessia sorridendo con l’espressione simpatica e divertita.
“Wwwooww un picchiatore allora? Un picchiatore come me.” Rispose guardandomi.
“Non è vero!” Intervenni io sorridendo, scherza.
“Io invece lo sono davvero…” Dichiarò vantandosi, mettendo in mostra i suoi bicipiti e tatuaggi sulle braccia:” Se fanno i furbi e mi prendono in giro non spacco solo il naso ma anche la faccia…” E rise e sorpresa tanto come me da quella risposta Alessia mormorò:” Oh sei un picchiatore…”
“Si un bateador soprattutto se dovessi proteggere te!”
“Oh grazie allora!” Rispose piegando il capo di lato verso di me allargando gli occhi. E ridemmo tutti e tre…. Ma sotto quella risata c’era qualcosa di strano.
Seduto di fronte a noi con i suoi capelli scuri spettinati volutamente, la pelle abbronzata, i tatuaggi in mostra e uno sguardo che sembrava attraversarle la pelle scrutava Alessia. Appariva il classico tipo presuntuoso.
“Quante ragazze hai salvato e hai compiuto la respirazione bocca a bocca oggi…?” Pronunciò Alessia ridendo provocatoria.
“Nessuna!” Rispose lui sorridendo e mentre io lo osservavo notavo che le piaceva sempre più Alessia e lei ci scherzava e dava confidenza e mi dava antipatia il suo sguardo insistente su di lei…
La sera passò con lui, tra chiacchiere e bevute e passeggiammo insieme, poi ci salutammo con l’intento di vederci il giorno dopo alla spiaggia e con il taxi tornammo in Albergo.
Il giorno seguente dopo la colazione, seduti sulle sdraio vidi Paco venire verso noi, come se ricordasse improvvisamente di qualcosa, sorrideva, si guardava attorno e camminava fra gli ombrelloni e le sdraio. Alessia era stesa prona sul telo da mare davanti alla sdraio, con gli occhi chiusi e le gambe beatamente scomposte. L’aria di mare e il caldo rendevano dolce il suo riposo. È proprio mentre si godeva il sole di Ibiza, quando fu davanti a noi si fermò e sentimmo dire:” Ola!”
“Ola!” Risposi io guardandolo mettendo a fuoco la sua immagine.
Guardò Alessia ed esclamò:” Ola sirena…!”
Lei sorrise toccandosi i capelli:” Ola fusto…!” Ribatté.
Lo osservammo, lui piegandosi sulle ginocchia si accucciò tra di noi dicendo…:” Stasera vi invito a ballare… tutti e due precisò, capendo che Alessia non sarebbe mai uscita da sola con lui che era uno sconosciuto senza di me.
“Dove?” Chiese Alessia curiosa.
“In una discoteca techno dell’isola. Se mi dai il tuo numero di smartphone, ti invio un messaggio con la guida per arrivarci subito…”
Lei mi guardò e rispose seria: “No guarda Paco, non offenderti ma il numero dello smartphone non lo do a nessuno…! “
“Ma solo per inviarti un messaggio.” Insistette lui. Ma su questo fu risoluta e non glielo diede e questo lo apprezzai molto. Allora si rivolse a me:” Vuoi darmi il tuo?”
“Ma no… niente numeri di telefono, dicci dov’è che ci troviamo lì!” Replicai.
Al nostro diniego di dargli i numeri dei nostri smartphone non insistette più. “Ma venite?!” Si raccomandò come a certarsi che si saremmo stati.
Osservai Alessia e vedendo che lei annuiva, accettammo:” Sarà una serata diversa!” Affermò con un sorriso soffocato e ironico fatto per cortesia, con lo sguardo prolungato verso di me e una luce negli occhi.
“INVITO A BALLARE” UN GIOCO D’AMORE RISCHIOSO (amore, sesso, tradimento.)
Quella sera beffandoci del suo invito ci preparammo, Alessia mise un vestitino bianco a minigonna svasata a mezza coscia con spalline strette e sbracciata, sandali con tacco e la borsetta, era molto attraente oltre che bella, con l’abbronzatura ambrata che risaltava maggiormente in contrasto al vestitino chiaro. Io indossavo una t-shirt nera e jeans con mocassini.
Prendemmo il taxi arrivammo quasi davanti alla discoteca, che si chiamava” Amnesia”, dove lui era già fuori ad aspettarci con t short e jeans come me, ma meno elegante e più casual, con i tatuaggi sugli avambracci e i bicipiti in mostra. Come ci vide sorrise e ci venne incontro, anche noi gli sorridemmo.
“Benvenuti! “Esclamò. Rispondemmo con un grazie univoco e poi si rivolse a Alessia con i soliti complimenti:” Sei bellissima, sembri un angelo tutta bianca, stasera vorrei volare con te…”
“Oh come sei poetico …” Replicò lei girandosi verso di me con una espressione beffarda.
Entrammo in discoteca mentre lui ci informava:” Qui c’è dell’ottima musica... si è liberi con la mente e con lo spirito.” E fumando la sigaretta camminava affianco a lei con me poco dietro. La discoteca era techno, molto conosciuta e tipica di Ibiza. Luci stroboscopiche tagliavano il buio, la musica pulsava forte e vibrava nel petto, corpi sudati che si muovevano uno contro l’altro in una bolla irreale e l’aria era densa di euforia, alcool e odori di salsedine e profumi femminili.
Il locale era affollato, ci sedemmo a un tavolino trovato con fatica e Paco ci offrì un drink. Si avvicinò a noi dicendo per farsi sentire meglio in modo che la musica non sovrastasse la sua voce:” Qui a Ibiza si usa che ognuno offra un giro e si beve quanti siamo nel gruppo e noi siamo in tre, quindi parto io, cosa bevete?”
Guardai Alessia che pronunciò:” Io un cocktail, un Mojito...” guardandosi attorno a osservare la confusione.
“Anche per me un mojito ...” Aggiunsi io.
“Bien...vada per tre mojito …” Ribadì lui.
E ci fece portare tre mojito così un po' chiacchierando e un po' guardandoci attorno bevemmo perché in vacanza, anche se non eravamo abituati. Andammo a ballare tutti e tre in pista, inutile dire che Paco ballava verso Alessia, davanti a lei e io lateralmente a loro. Ballavamo, saltellavamo e anch’io mi sentivo allegro, rilassato, socievole con una lieve riduzione della percezione sensoriale e gradualmente più accaldato. Erano gli effetti del Mojito. La confusione era molta anche in pista, si ci spingeva e urtava senza volerlo uno contro l’altro e Paco quando era urtato posteriormente andava sempre a investire Alessia, contro di lei, scusandosi ma sporgendo in avanti il bacino per farle sentire la sua virilità conto l’abito. Alessia lo guardava negli occhi, rideva, capiva cosa significavano quei gesti in apparenza accidentali, quei colpi e strusciamenti dati da lui nella confusione e anch’io capivo che erano una forma di segnali sessuali. Altre volte fingendo casualità per proteggerla dagli urti degli altri ragazzi, appoggiava la mano sulla sua schiena o la sua spalla, spostandola senza che lei dicesse nulla, e quindi toccandola, ma anche se infastidito non dicevo nulla, faceva parte del gioco che credendola mia sorella la corteggiasse, ci provasse e la sfiorasse.
Dopo un’oretta tornati al tavolino, ordinammo e bevemmo il secondo mojito offerto da me, si era euforici, con i freni inibitori ridotti, ma ancora con le nostre facoltà mentali presenti... gli effetti dell’alcol incominciavano a farsi sentire insieme al caldo, avvertivamo una sensazione di leggerezza, ma pur ridendo e scherzando eravamo padroni di noi. Tutto sommato anche se ebbri ci controllavamo, Alessia meno di me.
Dopo un paio di ore tornati a sederci fu ordinato da paco e bevemmo il terzo mojito, perché in vacanza volevamo essere allegri e spensierati. Avrebbe dovuto offrire e pagarlo Alessia, ma lo feci io. Lei era scombussolata più di me ma divertita, si lasciava trasportare da quella sensazione di leggerezza e assenza mentale e fisica.
Durante il ballo Paco si avvicinava con il volto al suo e lei faceva lo stesso, fissandosi negli occhi e poi scoppiavano a ridere riprendendo a ballare, mentre io osservavo con tensione crescente.
Passarono più di due ore o forse tre o più, io ero seduto sul divanetto di vimini mentre loro ballavano sul bordo della pista davanti a me. Paco danzando con lei e ripeteva:” Ola…ola!” Muovendo il bacino verso di lei, mimando l’atto di un rapporto sessuale, con Alessia che invece di indignarsi rideva stupidamente divertita e rispondeva a lui osservandomi:” Ola...ola! Scuotendo le braccia alte e il corpo.”
Poco dopo guardando in pista, notai Paco che le parlava all’orecchio mentre ballavano e Alessia scuotere la testa in modo negativo, e accaldata e quasi barcollante uscire dalla pista da ballo con lui dietro e venire a sedersi affianco a me accarezzandomi e dicendo:” Mi ha invitato a fare un giro in moto con lui.”
“No…” Risposi io osservandola:” …nessun giro in moto.”
Paco si sedette anche lui, mi guardò dicendo:” Beh allora se non vuoi farla venire a fare un giro in moto andiamo fuori, al fresco a fumarci una sigaretta.”
Ma anche a quella richiesta risposi negativamente dicendo ad Alessia:” No! Resti qui! “
Lei accaldata mormorò soltanto:” Ma perché? Qui fa caldo, andiamo fuori davanti all’entrata al fresco, soltanto a chiacchierare e fumare. Ho caldo…!” Effettivamente aveva il viso arrossato dall’aver bevuto, ma non volli.
Paco ni guardava male, probabilmente gli avevo rovinato il piano, di portarla fuori mezza brilla, di farla salire in moto con la scusa di un giro e l’aria fresca e portarla in qualche posto cercando di chiavarsela visto che era in uno stato vulnerabile. Ma gli andò male.
Continuò a corteggiarla apertamente davanti a me ignorando che io fossi il suo fidanzato e non suo fratello, e questo era divertente sì, ma creava tensione e ambiguità sia tra Paco e Alessia, che tra lei e me che assistevo davanti a loro senza poter dire la verità. Recitavo la parte del fratello premuroso e attento della sorella.
A una certa ora brilli e su di giri uscimmo dalla discoteca, con lo smartphone chiamai lo stesso taxi che ci aveva accompagnato e ci aveva lasciato il bigliettino con il numero di telefono qualora ne avessimo avuto ancora bisogno, non so che ora fosse, ma era tardi. Paco ci accompagnò e prima che entrassimo nel taxi le prese le mani dicendo:” Non vedo l’ora che arrivi domani per rivederti.”
Alessia non rispose. Lo guardò e sorrise, fece solo un cenno lento e affermativo con il capo, e salimmo in auto, appena partimmo, Paco con la sua moto probabilmente arrabbiato per come era finita la serata, ci superò con un rombo fastidioso che sembrava un tuono, certamente imprecando contro di me, tanto che anche l’autista del taxi imprecò contro di lui per il modo in cui guidava.
“Stupido!” Mormorai io.
“Perché stupido?” Chiese Alessia.
Non gli risposi e lei non mi domandò più nulla.
Giunti in camera ci spogliammo e cacciammo nel letto, nonostante l’aria condizionata Alessia aprì un po' la finestra, eravamo alticci ma divertiti, ci addormentammo e ci svegliamo la mattina seguente con il sole già alto. CI vestimmo e preparammo ma non saremmo andati in spiaggia.
Quella mattina vidi Alessia che mi guardava con un sorriso ironico:” Sei arrabbiato?” Mi chiese con un gesto conciliatorio accarezzandomi il dorso della mano osservandomi negli occhi e parlando con calma. “Sei geloso?” Aggiunse.
“Io? ...No… figurati Alessia se sono geloso di quello là…” Risposi dispregiativamente “quello là” intendendo Paco.
Lei mi accarezzo e baciò sulla guancia:” Guarda che io amo te! Solo te e non vedo l’ora di sposarti Maury…!” Esclamò. Quella battuta mi fece sorridere e continuò: “Non devi avere paura Maury, so badare a me stessa…!”
Mi venne d’istinto dirle:” “Guarda che lui non si limita a corteggiarti, ma ci prova…”
“Oh ma Maury… ancora questa storia, ma lo sapevamo da subito che ci avrebbe provato quando lo abbiamo conosciuto in spiaggia, che entrava a far parte del nostro gioco. Ma stai tranquillo che intanto non ottiene niente…” Pronunciò sorridendomi.
“Ma è il modo come in cui vi guardate in alcuni momenti, scherzate, ridete che mi dà fastidio, lui ti appoggia la mano sulla schiena e tu non la togli…”
Sorrise maggiormente, mi prese per il naso e me lo mosse da un lato all’altro ridendo e baciandomi:” Sei proprio… Sei geloso…?!” Esclamò:” Guarda che se lo sei sono contenta…!” Enfatizzò proseguendo e spiegandomi:” Ma quelli sono gesti che non ci faccio nemmeno caso, anche altri spingendo nella confusione toccano. Con lui scherzavo e ridevo quando ballavamo, ma non ricordo nemmeno perché e su che cosa. E poi guarda in quella confusione non mi sono nemmeno accorta che Paco mi metteva la mano sulla schiena… e poi cosa c’è di male? Nella confusione si toccano tutti…hai visto anche tu.” E sorrideva dicendolo, mostrandomi i suoi bellissimi denti.
“Ma ti piace lui?” Domandai con malizia.
“Ma chi Paco?” Chiese meravigliata che le facessi quella domanda.
“Si!” Risposi
Rise…:” Oh Dio no! ...Assolutamente. Che domanda Maury…. È un tipo, un bel ragazzo fisicamente, ma non è certo il mio tipo, il mio sei tu!” Rispose abbracciandomi e baciandomi.
“Lo chiedevo per curiosità!” Mormorai:” Non certo per gelosia…” E le presi la mano, la strinsi e la baciai aggiungendo: “Si però …non dargli troppa confidenza… quella lì è gente che se gli dai il dito si prendono la mano e anche il braccio.”
“Ma non gliela do io Maury, è lui che se la prende, hai visto anche tu come è fatto, irrispettoso e irriguardoso, non vedi che ti guardo sempre quando parlo con lui. Il suo comportamento maleducato e irriverente fa parte della sua personalità del suo modo di essere e lo esplica al naturale in quel gioco che conduciamo.” Aggiungendo subito: “Comunque oggi non andiamo alla spiaggia, andiamo a visitare Formentera e stasera ce ne andremo al ristorante e a passeggio noi due per conto nostro, mano nella mano.”
La osservai rispondendo: “Guarda che se ti ho fatto questa annotazione non è che adesso non devi più parlare o scherzare con Paco perché a me ha dato fastidio la sua richiesta di portarti a fare un giro in moto. Ho fiducia in te e so che sai tenerlo a bada…” E ridemmo.
“Si, Maury, ma oggi la giornata e la serata la voglio dedicare tutta a noi, ho già fatto il programma, andiamo a Formentera.”
Con un pizzico di malizia le ricordai:” Eh, non so se ti ricordi visto che eri un po' brilla, ma guarda che quando sei salita sul taxi e Paco ti ha salutato, ha detto che oggi ti avrebbe aspettato evi saresti rivisti in spiaggia…”
“Ah sì! No ricordo…” Rispose canzonatoria. Non so quanto dicesse sul serio o scherzasse, ma aggiunse:” …comunque lasciamolo ad aspettare che gli fa bene.” E rise mentre io l’abbracciavo.
Paco si era illuso di piacere ad Alessia, ma non era così, non era ricambiato.
Quella mattina partimmo a prendere il traghetto per Formentera. Passammo la giornata e la serata sull’isola come due veri innamorati a guardare il mare mano nella mano che sembrava respirare insieme a noi, baciandoci anche per strada, di seguito andare al ristorante e successivamente avviarci a ballare da soli. Al termine traghetto e ritorno in albergo. Avrei voluto fare l’amore quella sera, ma lei era stanca, in verità lo ero anch’io così ci mettemmo a dormire.
“SERATA IN DISCOTECA” UN GIOCO D’AMORE RISCHIOSO (amore, sesso, tradimento.)
La mattina seguente mi sveglia eccitato, con ancora la voglia di fare l’amore, la guardai coricata affianco a me nel letto, era quasi nuda, soltanto con lo slip. Osservandola la annusai, mi piaceva il suo odore di femmina, la sentivo mia, delicatamente mi abbassai con il capo e presi a baciarla e leccarla sulla pelle nuda, calda del sole di Ibiza con il sapore di salsedine. Era nel dormiveglia attraversata dal sogno e sfiorata dalle mie labbra.
Le accarezzai le gambe partendo da sopra le caviglie salendo lentamente ai polpacci levigati dalle lezioni di Pilates due volte alla settimana che praticava in palestra a Torino. Baciai il retro delle ginocchia che era uno dei nostri segreti sessuali e sapevo che le procurava i brividi di piacere leccarla e sfiorarla in quel punto. Successivamente la mia lingua di affamato di lei arrivò alle cosce dedicandosi a esse, dove oltre leccare e baciare premendo con i denti dolcemente le davo i morsichetti. Le praticavo morbide carezze alternate da piccoli morsi e baci con ardore matutino. Ancora nel sonno le abbassai lo slip e scoprii il sedere baciandole i glutei arrotondati, sodi e perfetti, con la parte inferiore abbronzata e la parte superiore pallida perché coperta dal costume. Le osservai il solco gluteo, lungo e profondo che divideva in parti speculari e simmetriche il suo bellissimo sedere, mi abbassai e lo baciai, morsicai, le misi il naso contro quasi da infilato dentro il solco, ma non lo feci, ci giocai con il dito... Era qualcosa di meraviglioso Alessia ed era mia, era come se l’avessi creata io…
All’improvviso quando sentì i denti strizzarle un gluteo si girò anteriormente stirandosi sul letto. Voltandosi allungò le braccia mostrandomi il seno pallido, non abbronzato per via della parte superiore del costume, che pareva un reggiseno di pelle chiara trasparente, con i capezzoli rosa eretti e turgidi dal desiderio e piacere del sogno che si mostravano… Era eccitata e forse bagnata, con lo slip poco sotto il sesso, vedevo la sua bella figa pelosa, con i margini rasati e ben curati, ridotti per farli restare dentro il tessuto e che non uscissero dagli inguini fuori dal costume. Sorridendo mi guardò, pareva una gatta. Il suo viso era trasognato con un’espressione che evocava un senso di dolcezza, serenità e un'aura di pensieri o sogni interiori piacevoli e i lineamenti assonnati di Alessia erano delicati con un aspetto etereo in una proporzione perfetta tra gli occhi chiari e luminosi e la bocca in rapporto alle dimensioni del volto, con un aspetto fresco e riposato. Aveva lo sguardo malizioso, sopracciglia armoniose e ancora truccate, labbra piene ma non eccessive, e un nasino proporzionato, alla francese girato leggermente all’insù. Mi guardò e muovendo le labbra mormorando:” No.…i morsi no Maury…lo sai! Mi segnano la pelle e lasciano il segno e sono antiestetici specialmente al mare.
In ginocchio sul letto le presi il bordo dell’elastico delle mutandine sui fianchi e gliele tirai più giù dolcemente fino alle cosce, di seguito alle ginocchia e poi ancora più in giù, alle caviglie togliendogliele dai piedi. Restò senza, con il suo boschetto di peli ben curati sui margini. Mostrava un triangolo rovesciato perfetto, denso, bruno perché bionda. Una piccola foresta ordinata che lasciava intravvedere sotto di essi le sue grandi labbra carnose e la loro giunzione in una linea verticale seminascosta che era l’entrata dell’amore e della vagina.
Mi sorrideva, volevo fare sesso, possederla, ero eccitato già dalla sera prima e lei senz’altro bagnata e abbassandomi lo slip, feci uscire il mio pene già pronto ed eretto che oscillava davanti a me e a lei, con il glande richiamato dalla sua bella figa. Presi il blister del preservativo dal beauty da camera e stavo per aprirlo quando pronunciò:” No dai… il sesso no, non lo facciamo… Maury.”
“Ma amore da quando siamo venuti qui lo abbiamo fatto solo una volta…” Replicai.
“No dai adesso no, sono bella fresca e non voglio sudare, diventare tutta appiccicaticcia!”
“Ma c’è l’aria condizionala, l’accendiamo.” Dissi io.
“No, lo sai che mi fa venire mal di gola… e devo tenere mezza finestra aperta.”
“Ma se ti fa venire appiccicosa dopo ti fai la doccia…” Ribattei.
“No dai e poi non mi piace farlo al mattino, accarezzami e baciami come prima che mi piace di più…”
“E quando lo facciamo?” Chiesi.
“Domani te lo prometto, ma ora accarezzami e baciami come prima, fammi godere così Maury…” Mormorò.
“E io?” Domandai.
“Tu accarezzami che dopo io lo faccio a te…”
“Vuoi che ti accarezzo il culo e la schiena?” Domandai.
“Si, anche davanti, dappertutto, ma non darmi i morsichetti che mi rovinano la pelle.”
Non era la prima volta che giocavamo così sessualmente, soprattutto quando era mestruata, io le accarezzavo il sesso esternamente e lei dopo mi masturbava… Ma quel giorno non era mestruata, aveva finito il ciclo due giorni prima. Comunque l’accontentai, soddisfacendoci reciprocamente con la masturbazione.
Al termine di quel nostro modo di praticare il sesso, ci preparammo e andammo a fare colazione e di conseguenza ci dirigemmo al mare nello stabilimento.
Strada facendo Alessia pronunciò:” Se vuoi andiamo da qualche altra parte… invece che alla spiaggia…”
“Ma figurati! Ce ne andiamo tranquillamente alla spiaggia e continuiamo come prima…” Risposi io.
“Vuoi continuare il gioco con Paco e di fargli credere ancora che siamo fratello e sorella’” Domandò.
“Certo! Ci divertiamo ancora.” Risposi superbo:” Anche perché se ora gli diciamo o scopre la verità dopo cinque giorni, è capace di avere qualche reazione sconnessa e mettermi le mani addosso…” Affermai.
“Hai paura di Paco? Che ti picchia?” Mi chiese lei con un sorriso di stupore muovendo appena le labbra.
“Non si sa mai come reagisce questa gente qui…sono come gli extracomunitari, abbiamo incominciato così, mancano due giorni, finiamo così.”
“Si è meglio…” Rispose:”… anche a me dà l’impressione di essere un tipo manesco, è meglio continuare così, che pensi che siamo fratello e sorella, sarebbe capace davvero di prenderci a botte.” E rise.
“Si, a schiaffi e a pugni… ma non lo farà perché noi glielo metteremo in quel posto e fino all’ultimo ci burleremo di lui.”
“Si!” Dichiarò prendendomi a braccetto e stringendosi a me, allungandosi con il busto e il collo dandomi un bacio sul volto vicino alle labbra.
Non ci accorgevamo che il nostro gioco recitativo stava prendendo un’altra piega, stava perdendo il suo valore gioioso di divertimento e si stava trasformando in qualcosa di dannoso e negativo per noi. Ci portava a una forma di dipendenza, a trascurare altri aspetti della nostra vita affettiva e sentimentale, diventando ossessivo, influendo negativamente su di noi interpreti di quel gioco.
Comunque andammo allo stabilimento e alle nostre sdraio. Il sole era ancora alto quando Paco di passaggio ci vide e si avvicinò subito a noi dicendo imbronciato ad Alessia: “Vi aspettavo ieri…”
“Siamo stati a Formentera.” Rispose tirandosi sulla fronte gli occhiali da sole.”
“A capisco.” E osservandola con un sorriso disse:” Quanto vi fermate ancora?”
“Fino a dopodomani…” Risposi io.
“Perché?” Domandò Alessia curiosa.
“Perché stasera vi porto in un posto da vero divertimento, cocktail favolosi e poi si balla e ci sono i fuochi d’artificio e ho una sorpresa anche per te Maury!”
“Per me?” Risposi sorpreso.
“Si, verrà anche una mia amica, una vera ragazza spagnola, una chicas guapas caliente, non bonita come la sirena di tua sorella, ma simpatica e sveglia…”
Alessia mi guardò mormorando:” Non so se potremo venire…”
“No… non puoi dirmi di no! Anche tu Maury! Non è una discoteca vera e propria, è un beach club che qui a Ibiza è pieno.” E mi guardò.
“Cos’è un beach club chiese Alessia.”
“E’ una specie di discoteca più piccola, musica di qualità a pochi metri dal mare una specie di bar-disco… Ci divertiremo.”
Alessia mi osservò seduta con le ginocchia al petto e i capelli umidi dopo la doccia rinfrescante. Io ero affianco a lei che leggevo e ascoltavo. Non parlavamo molto quella tarda mattina, piena di silenzi sospesi. In quel momento con l’autoparlante fu chiamato in riva al mare d’urgenza e scappò subito. “Torno dopo.” Disse.
Appena lui se ne andò, senza voltarsi Alessia disse: «Hai sentito? Paco ci ha invitati di nuovo in una discoteca…”
Abbassai ancora il giornale dicendo scherzoso: “Ci ha invitati entrambi o solo te?»
“Dai Maury non essere così…non fare lo stupido, ci ha invitato tutte e due…” Rispose seccata della mia battuta:” …e hai sentito anche tu… porterà una spagnola caliente per te… devo essere gelosa?” Pronunciò guardandomi.
“No, non devi essere gelosa per me e lo sai che ti amo ed esisti solo tu e poi è stato onesto, ha detto che non è bonita come te.” E proseguii sorridendo sarcasticamente:” Ma che carino che è il salvavidas ci invita a ballare… e ha pensato di portare una ragazza pure per me…” Aggiungendo pungente:” … in modo da avere campo libero su di te.” Il mio tono di voce era sottile e scherzoso e quasi gentile. Ma lei riconobbe subito dalla mia voce che quando parlavo così era perché qualcosa non mi andava.
“Se vuoi possiamo anche non andare se ti dà fastidio. Anzi non andiamo proprio…” Replicò facendo scivolare gli occhiali da sole dalla fronte sugli occhi. Imbronciandosi.
Non volevo passare con Alessia per un tipo geloso e possessivo, che la condizionasse e fossi timoroso di Paco e non mi fidassi di lei. Ma capii la sua ironia e allungandomi e avvicinandomi a lei dalla mia sdraio alla sua la baciai sulla guancia: “No, andiamo. Voglio vedere cosa ha architettato il gianduia stasera e fino a che punto si spingerà a corteggiarti.”
“Vuoi andare? “Ripeté perplessa.
“Ma si…sì…! Ci divertiamo ancora un po' con lui” Ribadii:” Stai tranquilla, niente musi e poi voglio vedere chi è questa misteriosa spagnola guapas che mi ha preparato.” E risi.
“Non farmi ingelosire Maury…” Esclamo sorridendo tra il serio e lo scherzoso.
“Tu piuttosto…” Ribattei ridendo, non fare ingelosire me. Ma eravamo tranquilli, ci amavamo.
Quando tornò Paco confermammo e ci accordammo sui particolari dove era il beach club e dove trovarci.
Quella sera in albergo dopo cena ci preparammo. Mentre guardavo la tv cercando di avere notizie dal telegiornale italiano Alessia mi venne davanti con un perizoma a vita bassa di quelli tipo “G string” di Perilla Harlow, dove la "G" del “G-string” non ha un significato specifico, non sta per l’iniziale di una parola in inglese come credevo io, ma si riferisce semplicemente a un tipo di perizoma. Il triangolo anteriore era trasparente e le copriva il sesso e la peluria lasciandola intravvedere dietro la trasparenza. Posteriormente era solcato da una string verticale piatta che dal perineo saliva, si infilava e spariva nel solco intergluteo lasciandole le natiche scoperte con effetto nudo, uscendo sul sacro e unendosi alle due string orizzontali piatte sui fianchi. Erano del tipo regolabili sull’anca per via di due gancetti dorati che ne permettevano migliore adesione. Era molto sensuale, d’altronde poteva permetterselo, aveva 24 anni e un corpo stupendo e in oltre il perizoma con le string sarebbe stato invisibile sotto l’abitino aderente, non facendo notare segni esternamente sulla mini.
“Vuoi guardare la televisione o preferisci guardare me?” Disse all’improvviso con voce seccata mettendosi davanti tra me e il televisore con soltanto il perizoma.
“Naturalmente te amore e la tua adorabile fighetta…” Risposi sorridendo. Parlavamo così quando eravamo in intimità. Da seduto avendola in piedi davanti a me le abbracciai le cosce, la tirai e le strinsi verso di me aspirando e baciandole il sesso da sopra la trasparenza.” Te la mangerei tutta…!” Esclamai ridendo:” Ce l’hai profumata!”
“Lo credo, mi son appena lavata…! Rispose con una smorfia allegra.
“Cosa mi volevi dire?” Domandai.
” Cosa mi metto stasera?” Rispose. Era bellissima, un corpo da sogno, nel triangolo che le copriva il sesso, si ravvisava in trasparenza la peluria scura ed era eccitante.
La guardai:” Mettiti quel bel tubino di Armani, quello che hai acquistato in via Monginevro da Vanity a Torino...come si chiama starless…?”
“Strapless…” Rispose lei:” …quello a tubino sotto ascellare senza spalline che comprime sul corpo e sta su da solo?” Mi domandò.
“Si mettiti quello li che è bellissimo, ti rende elegante, è elasticizzato ed è leggero e morbido e ti lascia la parte superiore petto, spalle e dietro le scapole scoperte. Devi farlo diventare duro a tutti stasera quando ti guardano…” Aggiunsi divertito e provocatorio.
“Eh ma Maury… non essere volgare!” Esclamò però compiaciuta della mia battuta precisando per avere conferma.: “Quello chiaro con disegni a fantasia?”
“Si, quello che ti rende molto appariscente e super figa e ti farà osservare da tutti…”
Sorrise e ripeté ancora:” Stupido… non sei geloso se mi guardano?”
“Certo che lo sono, specialmente quando ti guarda Paco.” Risposi malizioso.
“Uff quello la sempre in mezzo…”
“Non ti piace essere ammirata da Paco?” E aggiunsi provocatorio:” L’importante è guardare ma non toccare…” E lei rise scuotendo la testa.
Alla fine indossò quello di abitino, lo strapless minidress a tubino e fantasia, quello che io chiamavo ignorantemente “ascellare”. Era aderente partiva da sotto le ascelle, davanti copriva la parte inferiore del seno e dietro quasi mezza schiena, lasciando le scapole a vista. Essendo senza spalline ma elasticizzato andava portato senza reggiseno e stava su da solo fasciando e modellando il corpo in tutte le sue forme, curvature, rilievi e depressioni fino ad arrivare a metà coscia, mostrando la figura sexy e attraente di Alessia. Era simbolo di femminilità e audacia quel miniabito. Calzò dei sandali eleganti che aveva acquistato a Torino, con tacco medio alto, cinturini e strisce regolabili intrecciate fino all’inizio del polpaccio, con punta aperta, e designan chic da schiava.
Io mi vestii di chiaro, maglietta t short con simbolo anteriore, pantaloni a tubo grigi leggeri e traspiranti e scarpe bianche da ginnastica con stringhe, vera pelle eleganti di Armani.
Fuori dall’albergo prendemmo un taxi per arrivare al night club bar che ci aveva indicato Paco, era in periferia e diedi l’indirizzo al tassista “Cami des Cavallet, vicino a El Chiringhito, sul mare.” Era a due tre chilometri dal centro di Ibiza, un luogo un po' isolato ma pieno di gente, ragazzi e ragazze che arrivavano in auto, in moto e bicicletta e anche a piedi e i più fortunati e disponibili come noi in taxi.
Era un ristorante, un grande edifico che alla sera si trasformava se non proprio in discoteca, in dance beach club disco, circondato da un muretto alto un metro con un cancello che fungeva da pre entrata. Si trovava davanti alla spiaggia a circa cento metri, sui lati e dietro c’era vegetazione mediterranea. Di fronte Formentera, a sinistra Ibiza e sant’Antonio e a sud il mare. Era un posto fantastico.
Arrivammo verso le 21.30 il tassista conosceva il posto avendo accompagnato nei giorni precedenti già altre coppie. Scendemmo e pagammo lasciandomi il suo numero telefonico per richiamarlo al ritorno. La struttura era all’interno del cancello in ferro battuto, con una fila interminabile di giovani sudati e brillanti fuori, che chiacchieravano o fumavano. Le luci viola dell’insegna pulsavano all’esterno come un cuore impazzito.
Paco ci aspettava vicino all’entrata, vestito di nero, con un bracciale fluorescente al polso con una ragazza vicina. Quando vide me, con lo sguardo cercò subito Alessia e il suo sorriso si accese quando la notò. Non mi salutò immediatamente.
Ci presentò Lucia (pronuncia Lusia), una ragazza mora spagnoleggiante che di caliente e bonito aveva ben poco, sembrava più una terroncella delle nostre parti, capelli come gli occhi e la pelle scuri, in confronto a quella di Alessia che seppur abbronzata era sul color oro, era più chiara della sua. Anche fisicamente non era granché questa Lusia, scompariva al confronto di Alessia, era magra con poco seno ed erotismo, in raffronto a lei Alessia era una bomba sexy, vita stretta e fianchi evidenti e curvilinei che davano la forma sensuale del corpo femminile. Sapemmo soltanto ore dopo che Lucia anni prima era stata la compagna di Paco e si conoscevano bene. Lusia indossava anche lei un miniabito ascellare, più lungo sulla coscia di quello di Alessia a strisce orizzontali di un centimetro, bianche e blu e ai piedi un paio di sandali neri bassi.
“Si vede che siete fratelli, lo sapete? “Mormorò guardandoci entrambi:” Tutte due capelli e occhi chiari… e siete tutti e due belli…” Dichiarò.
“Te lo ha detto Paco che siamo fratello e sorella?”
“Si” Rispose. Si capiva dal suo sguardo che provava invidia per Alessia, più bella, sexy, ben vestita e benestante di lei.
Alessia fu la prima a ridere della sua battuta, per smorzare la tensione di quel gioco che stava diventando rischioso e fastidioso avendo ormai ben poco se non niente di divertimento. “Si, siamo fratello e sorella …” Rispose Alessia guardandomi e ridendo.
Paco si avvicinò e le mise una mano sulla schiena, sopra le scapole nude. Un gesto naturale, quasi innocente, ma che era preludio delle sue intenzioni di quella sera, lasciandomi con Lucia. Ma io non mi separai da loro, segui Paco e Alessia con Lucia dietro di me. In quel momento capii che l’unica persona che contava davvero per Paco, era Alessia.
Quel night-club-bar a discoteca era un ambiente vibrante e caotico, pieno di luci stroboscopiche che tagliavano il buio come lame intermittenti. L’aria era calda, quasi soffocante, permeata dal mix di profumi, alcool, sudore, e un sentore metallico di adrenalina in corpo. Le casse tremavano al ritmo incessante della musica elettronica, un battito pulsante che sembra dominare i corpi e i pensieri dei presenti. La pista era un mosaico di corpi e colori che si muovevano rapiti, anime perse nella frenesia del momento.
Le pareti bianche erano decorate con graffiti fluorescenti e luci al neon creando un’atmosfera quasi surreale. Il bancone bar collocato sul lato sinistro offriva drink colorati di tutti i tipi, preparati da barman esperti che mescolavano ingredienti con rapidità e precisione.
Si intuiva che era un luogo dove le emozioni esplodevano, dove si perdeva la percezione del tempo e di sé stessi e dove gli avventori vivevano momenti di libertà.
Eravamo lì per divertirci e trasgredire e se di giorno bevevamo analcolici e dissetanti alla sera con moderazione ci lasciavamo andare a quelli alcolici che ci rallegravano. L’entrata era libera ma la consumazione obbligatoria.
Appena entrati a fatica trovammo posto in un tavolino in comune con altri che gridavano e si divertivano. Ci sedemmo e Paco a una delle cameriere che si districava tra la folla di ragazzi e ragazze urtandola e venendone urtati, probabilmente che conosceva, quando fu da noi ordinò in spagnolo:” Cuatro shottino de circulo de los condenados.”
“Che vuol dire?” Domandai.” Ordini tu per noi?”
“Stasera si! Voglio che sia una serata indimenticabile prima che ripartiate. “E osservò Lucia.
Lo guardai e fissai Alessia che mi fece uno sguardo snob come a dire:” Ma lascialo fare al Gianduia…”
“Va bene, ma che cos’è quello che hai ordinato? Cosa significa quello che hai detto circulo…?” Precisai.
” L’ho detto in spagnolo, in italiano significa quattro gironi dei dannati…”
“Perché si chiama così, girone dei dannati.” chiese Alessia curiosa.
“Perché è una mescolanza di vodka, gin, tequila e rhum bianco e l’assenzio che domina sugli altri e dal gusto gradevole e perché con questi Dante ci accompagnerà direttamente nel girone dei dannati… “ E rise aggiungendo: È un liquorino che scalda…” Ridendo e facendo sorridere Alessia tra il frastuono.
” E uno shottino cos’è? “Domandò ancora lei, non conoscendolo nemmeno io.
Lui ridendo rispose:” È un bicchierino che si beve in un colpo solo con la testa all’indietro e si chiama così dall’ inglese, dove shot significa colpo o sparo, perché ti fa l’effetto come se ti avessero sparato.” E rise nuovamente. “E’ il bicchiere perfetto per bere in un sol colpo. È un mini-drink.” Continuò sempre con il suo sorriso stupido.
“No dai, siamo già accaldati e su di giri…” Dissi io:” … meglio non mischiare sta roba…”
“Ma sono piccoli, nemmeno dieci millilitri, sono bicchierini, quattro di questi non fanno il volume di un Mojito…” Affermò.
Alessia sorrideva, era divertita, ogni tanto incontrava anche lo sguardo di Lucia su di lei che la scrutava con una sorta di ammirazione e animosità.
“Noi maschi paghiamo il primo e secondo giro!” Esclamò Paco:” Lucia (Lusia)e Alessia pagano il terzo e il quarto…si beve quattro volte affermò…” Io e Alessia ci guardammo e lei alzò nuovamente le spalle dicendo:” Proviamo dai Maury, siamo in vacanza.”
La ragazza addetta a servire sempre urtata dalla folla tornò con quattro bicchierini in mano passandoli a ognuno di noi. Appena ce li portò vedemmo che non erano grandi, ma piuttosto piccoli:” Tutto qui?!” Disse Alessia stupita osservandoli sorridendo.
“Si, tutto qui hai visto!” Rispose Paco.
Quando fu davanti a me mi diede il mio e pagando le passai 50 euro…” Ancora dieci…!” Esclamò lei. Dal portafoglio presi altri dieci euro e gliele diedi. E intanto che aspettava ci guardava, osservava Alessia e Paco ma soprattutto Alessia, con sguardo compassionevole, di pena… come se pensasse:” Poveretta, non sai cosa ti aspetta…”
Alessia accorgendosi dello sguardo della cameriera e interpretandolo come di gelosia e invidia, maliziosa chiesa a Paco:” Hai salvato la vita anche a lei…? Le hai fatto la respirazione bocca a bocca…?!” Con una espressione beffarda mascherata dal sorriso.
Lui sorridendo presuntuoso mentre la ragazza si allontanava dichiarò:” Si…l’ho salvata.!” Aggiungendo sbruffone:” Ho salvato anche Lucia qualche anno fa.” Lucia sorrise e lo guardò.
“Uhh…sembra che alle ragazze piaccia essere salvate e farsi fare la respirazione bocca a bocca da te…” Pronunciò sarcastica e maliziosa Alessia iniziando a provocarlo.
“Si, sono bravo e mi piacerebbe salvare anche te con tutto il seguito!” Esclamò lui provocatorio.
Alessia lo guardò con un sorriso ironico scosse il capo rispondendo:” Io ho il mio fidanzato che mi salva e pratica la respirazione bocca a bocca… a Torino.”
“Ma se ti ha tradito, vi siete lasciati ...” Ribatté Paco stupito.
“Si, ma in questi giorni grazie a mio fratello l’ho sentito con lo smartphone e perdonato, abbiamo fatto pace e a Settembre ci sposiamo…” E si voltò verso di me e mi osservò negli occhi che sorrisi.
“Sto fratello sempre a mezzo…” mormorò lui.
A quel punto su suggerimento di Paco prendemmo i bicchierini in mano:” Tutti insieme con la testa indietro…!” Disse e gridò:” Solo per stasera…” Aggiungendo alzando i bicchierini:” Dimenticate il mondo e via!... Pronti? In un colpo solo… cin… e indietro la testa. “
I bicchierini erano ghiacciati e quindi freschi e con quel caldo ci invitavamo a bere, li portammo sulle labbra e con il colpo del capo e gridando cin…, cacciando la testa indietro lo deglutimmo fresco e gradevole tutto in una volta, ridendo tra la musica assordante.
Lo ingerimmo con facilità, tanto che io e Alessia pensammo che fosse leggero non sentendolo bruciare in bocca, pareva meno alcolico di quelli che era.
“È gradevole, sa di anice…” Dichiarò Alessia.
“Non è anice, è assenzio… “La corresse Paco:” …la bevanda dei poeti del secolo scorso. È il sapore che mi è sembrato più adatto a te.” Aggiunse.
“E cosa ti fa pensare che è il più adatto a me se non conosci i miei gusti? “Ribadì, divertita e maliziosa.
“Li immagino…!” Rispose lui.
“Guarda che io non sono come le altre, sono esigente…di gusti particolari, non semplici.”
Paco si appoggiò allo schienale del divanetto e la fissò con quel mezzo sorriso da canaglia che sembrava nato per far perdere l’equilibrio alle ragazze.
“Non conosco i tuoi gusti. Ma mi incuriosisci.” Esclamò continuando a corteggiarla.
Io tossii leggermente per farmi notare, ma tra la musica nessuno mi diede troppo peso. Non mi andava più che ci scherzasse in quel modo, che lo provocasse facendogli credere che poteva conquistarla, lo aizzava soltanto. Lui la corteggiava, ma lei si lasciava corteggiare in una conversazione provocatoria e mi dava fastidio, stavamo uscendo fuori dal gioco della nostra recitazione… Alessia si voltò appena, colsi in quell’attimo il suo sguardo, incerto, sottile, sul punto di diventare qualcosa di più che un gioco beffardo. Ma rimase in silenzio. Ridacchiava guardando Lucia che le sorrideva. Era già Il suo secondo drink dopo quello preso al termine della cena prima di partire e la stavano rendendo allegra, si muoveva con il corpo già da seduta sulla poltroncina, canticchiando e dondolando il capo insieme alla musica.
Io invece ero silenzioso, teso, cercavo di non guardare la mano di Paco che ogni tanto fingendo casualità le sfiorava il braccio. Provavo a non prendermela per il suo modo poco educato di conversarle troppo vicino, con le labbra che le sfioravano l’orecchio quasi a toccarglielo e nemmeno perché ci stava troppo a lungo in quel parlare; che lui avrebbe certamente giustificato che altrimenti con la musica lei non avrebbe capito cosa diceva e avrebbe dovuto urlare o ripetere. Ma intanto le annusava il collo e il profumo che con il caldo vaporizzava rilasciando una fragranza buona e dolce che si avvertiva molto di più intorno a lei. Mi sforzavo soprattutto di non prendermela per le provocazioni maliziose che Alessia stupidamente giocando gli faceva e che Paco interpretava come interesse per lui.
Andavamo a ballare tutti e quattro mezz’oretta, poi tornavamo sempre più accaldati e bevevamo il giro di shottino fresco, ghiacciato, restavamo alcuni minuti in riposo tra battute, ridere scherzare e tornavamo e riprendevamo a ballare.
Bevemmo il secondo Shottino e soltanto dopo quello ballando iniziammo ad avvertire euforia e coordinazione ridotta nei movimenti del ballo.
Iniziai a sentirmi il battito cardiaco accelerato e certamente lo stesso era per Alessia. Osservandola da come si comportava che parlava e rideva capii che iniziava a perdere i freni inibitori, agitandosi, esaltandosi e diventando logorroica, parlando sempre, cantando e urlando ballando e la musica era diventata parte integrante del suo respiro.
Dopo una pausa, Alessia allungando la mano fece cenno a Lucia:” Vieni andiamo a ballare noi…” Lei si alzò sorridendo e si allontanarono verso la pista lasciandoci lì a me e a Paco come due poli opposti incapaci di attrarsi. Prima si alzò Paco e andò a ballare anche lui davanti a lei e poi lo seguii io che finii di fronte a Lucia. Lui continuava a ballare la musica latino americana e la tecno musica davanti a Alessia muovendo il bacino verso di lei come se mimasse un rapporto sessuale. Si guardavano e lei mi guardava come a volermi dire:” Hai visto cosa faccio fare a questo gianduia?” Ridendomi oltre che con le labbra con gli occhi.
Anche io e Lucia vicino a lei ballavamo insieme in modo scoordinato con movimenti spontanei ma divertenti, con lo sguardo che si incrociava di tanto in tanto tra di noi e lei mi sorrideva sempre. L’atmosfera si era scaldata ed eravamo euforici e allegri nel ritmo della musica. Alessia ballava con passione e vitalità contagiosa. Era vivace, irrequieta e piena di energia, non riusciva a stare ferma... I movimenti erano fluidi e i corpi il suo e quello di Paco, sudati si avvicinano e si allontanano con attrattiva erotica, quasi in una danza di seduzione e lussuria senza parole, con entusiasmo, trasmettendo una vibrazione di eros che si irradiava attorno a loro. Il loro ballare e la loro euforia evolveva, passando da movimenti lenti e sensuali a passi più vivaci e frenetici. Il volto di Alessia era illuminato dalla gioia, con sorrisi che scambiava con me e con loro, mentre gli occhi di Paco la fissavano con desiderio.
Quando finimmo il ballo e tornammo a sederci Paco gridò…:” Altro giro! e fu il terzo shottino.”
Ritornammo a ballare, lo facemmo per ore. La musica era un’onda che travolgeva tutto, il passato, i pensieri, le regole. Paco e Alessia ballavano sempre di fronte o di fianco e si perdevano tra i danzanti, tra le luci intermittenti e tra risate e sguardi sempre più lunghi tra di loro. Io li seguivo con gli occhi. Poi mi stancai e con Lucia tornammo a sederci mentre loro continuavano a ballare.
Avevamo una falsa sensazione di lucidità momentanea che ci portò a berne un altro aumentando l’alterazione. Erano le 23. 30, quasi mezzanotte quando bevemmo il quarto shottino, glielo aveva passato Paco. Lei rideva era lo shottino dell’ultimo giro e come me lo bevve tutto in un colpo, ridendo ancora senza una vera ragione. Poi per smaltirlo ci volle quasi tutta la notte.
Ad Alessia le guance le si erano arrossate e gli occhi le brillavano, non eravamo ubriachi, ma l’alcol alterava la nostra cognizione rendendoci euforici. Pur non essendo pienamente in me, mi preoccupai notando il suo comportamento e la perdita di controllo, smarrendo la percezione della realtà.
Con il suo comportamento sempre più sconsiderato era come se la vedessi peggiorare lentamente sempre di più davanti a me, purtroppo l'euforia ci produceva un senso di piacere, benessere e di disinibizione, facendoci socializzare di più con altri ma soprattutto con Paco e Lucia, rendendoci più aperti, disponibili ed espansivi nei loro confronti e quello aggravò la situazione.
La musica martellante avvolgeva tutto il locale e noi stessi in un turbine di suoni e brevi lampi di luci stroboscopiche che ci facevano girare la testa. Alessia probabilmente come me sentiva il ritmo vibrare nel petto e il cuore come un tamburo lontano che rimbombava e rimbalzava tra le pareti della sala del beach club disco.
Le era venuto il respiro affannoso, e la pelle calda, come se dentro di lei si fosse accesa la fiamma della dissennatezza e spavalderia che si espandeva e la bruciava gradualmente, diffondendole un senso di leggerezza, allegria e disinvoltura.
Le gambe come a me che sopportavo l’alcol meglio di lei, le tremavano sotto il peso del corpo e a ogni movimento, ogni passo sembrava fluttuare come se con il piede non si toccasse mai terra.
Era su di giri, Ballava sballata, si muoveva in modo frenetico con un’espressione di esaltazione, era agitata, danzava, rideva e cantava a voce alta o soltanto muovendo le labbra e parlava senza senso muovendosi e camminando in modo strampalato, un po' goffo, come se le gambe le dovessero cedere all’improvviso. Era fuori dagli schemi razionali con imprevedibili movimenti improvvisati e atteggiamenti corporei che non erano da lei, Il viso roseo nonostante le luci stroboscopiche si era arrossato, aveva gli occhi lucidi. Si sforzava di non perdere la stabilità, ma ogni suono e ogni luce la confondevano, facendole perdere il filo dei pensieri, di quello che voleva dire e alcune volte l’equilibrio. Le parole si mescolavano senza senso nella sua testa, eppure tutto avveniva con un brivido di euforia che la spingeva a non fermarsi, a continuare a ballare e non lasciarsi andare.
Il suo stato d'animo era altalenante, un momento aveva delle risate incredibili, poco dopo sembrava confusa e stordita e non si rendeva conto di quello che compiva con comportamenti imprevedibili associati all'alcol.
Aveva il volto felice e si divertiva esprimendo emozioni, sensazioni e la sua personalità in modo libero e non convenzionale. Non si preoccupava degli altri di cosa pensassero e di essere giudicata e nemmeno di me, si concentrava sulla musica e il piacere che ne derivava in quel momento e movimento della danza.
Non che stesse male fisicamente, era solo euforica, ma capiva e ricordava quello che succedeva anche se a volte perdeva la consapevolezza e si reggeva a me o a Paco per restare eretta e lui non sembrava dispiacersene, ma anzi apprezzare l’atteggiamento che ne derivava dal suo stato alterato.
Loro dopo aver ballato un po' accaldati e sudati tornarono a sedersi e assurdamente scherzavano tra di loro in una forma che a me dava fastidio. Lo sapeva Alessia, ne avevamo già parlato, ma probabilmente quasi ubriaca in quel momento non ricordava più niente della discussione avuta il giorno prima. Seduti uno di fronte all’altro Paco la fissava, lei con gli occhi verdi e assenti che brillavano ai lampi di luce stroboscopica.
FINE PRIMA PARTE, CONTINUA
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